17 gennaio 2009

Il paese immobile

Ci sono tanti tipi di paese: i paesi che si affacciano sul mare, quelli di montagna, paesi grandi e paesi piccoli. E ci sono tanti tipi di crisi: la crisi culturale, la crisi delle Istituzioni, politica e magistratura, la crisi dell’economia, la crisi della società che fa sempre il paio con la crisi della legalità

da Strill.it
di Claudio Cordova

Ci sono tanti tipi di paese e ci sono tanti tipi di crisi. Barcellona Pozzo di Gotto è un paese. Un paese in piena crisi. Barcellona Pozzo di Gotto è un paese di quasi cinquantamila abitanti: non è un paese piccolo, anzi. E’ il centro più popoloso dell’intera provincia di Messina.

PIEDI INCHIODATI

E’ un paese, però, immobile, fermo su se stesso, come se avesse in piedi inchiodati al terreno. Palazzi lasciati allo stato rustico, decine di strade interrotte che costringono a numerose deviazioni, anche per percorrere poche centinaia di metri.

Qualcuno dice che l’urbanistica di un luogo sia la cartina di tornasole per verificare il livello culturale (nel senso più ampio possibile) del luogo stesso. Ecco, l’aspetto di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, rispecchia perfettamente l’humus culturale di gran parte dei suoi abitanti: ristretto. Tutti chiusi in un involucro, difeso da un muro di gomma, contro il quale è impossibile non rimbalzare.

Gli eventi in ricordo di Beppe Alfano, assassinato l’8 gennaio del 1993, sono l’occasione per verificare, in maniera empirica, quanto sia rimasta immobile, nell’arco di sedici anni, Barcellona Pozzo di Gotto. I manifesti che “pubblicizzano” gli eventi in ricordo di Alfano sono pochi, alcuni anche strappati. Così com’è poca, pochissima, è la gente che partecipa ai dibattiti, agli incontri, della giornata: alcune decine, forse un centinaio, tra mattina e pomeriggio, in un paese che conta quasi cinquantamila abitanti.

SCELTE

Dal punto di vista culturale, il dato più sconfortante arriva, però, dal mondo giovanile: sono pochissime le scolaresche che aderiscono alla giornata del ricordo, mentre gran parte dei presidi di Barcellona negano il permesso di assistere agli incontri. Chi vorrà farlo autonomamente, da “disertore”, dovrà collezionare un’assenza sul registro: è una scelta che non fa quasi nessuno.

Una scelta coraggiosa la fa, invece, Chiara Siragusano, 17 anni. Decide di prendere le redini del primo movimento antimafia di Barcellona Pozzo di Gotto: raccoglie alcune adesioni. Non moltissime, ma è già qualcosa: i tempi difficili arriveranno, ma, per vedere l’alba bisogna, necessariamente, superare la notte buia.

LE VICENDE COMUNALI

Il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, il 4 gennaio, concede, sul proprio sito ufficiale, poche righe a Beppe Alfano. Lo stesso Comune dedica una piazza ad Alfano: prove tecniche di redenzione.

Quello stesso Comune che, per diverso tempo, ha rischiato di essere sciolto, come è capitato a quello di Terme Vigliatore, grazie alle denunce coraggiose del professor Adolfo Parmaliana. L’ex ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha cincischiato troppo, però. A lungo, la relazione della commissione d’accesso, è rimasta sul tavolo del responsabile del Viminale dell’ultimo governo Prodi, prima che il prefetto di Messina, Stefano Scammacca, optasse per il “non scioglimento”.
E questo, nonostante il coinvolgimento di alcuni membri della Giunta in inchieste giudiziarie e le dichiarazioni rese dal Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che, il 13 febbraio del 2007, al cospetto della Commissione parlamentare antimafia, ebbe modo di affermare che era “stata la magistratura, a seguito di alcune indagini, a rilevare alcuni fatti di una certa gravità ed a trasmettere una richiesta di accesso ispettivo al comune di Barcellona Pozzo di Gotto da parte del prefetto di Messina”.

PREFETTO PERFETTO

Niente da fare: il prefetto Scammacca suggerisce al ministro Amato di lasciare tutto com’è. Scammacca, commissario straordinario, a partire dal 1993, di S. Giovanni la Punta, cittadina a monte di Catania nella quale Scammacca a lungo aveva abitato e la cui amministrazione era stata sciolta per mafia. In quell’occasione il dottor Scammacca crea, per farsi collaborare nelle scelte amministrative, una “consulta cittadina”, all’interno della quale personalmente inserisce l’imprenditore multimiliardario Sebastiano Scuto. Con quest’ultimo Scammacca instaura anche rapporti di frequentazione personale, allargata anche alle rispettive mogli.

Scuto, nel 2001, finisce in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma questa è un’altra storia.

PAESE VECCHIO

La nostra storia è quella di Barcellona Pozzo di Gotto e il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto si chiama Candeloro Nania ed è adesso al secondo mandato, avendo prevalso sugli avversari, con il 56,5% dei voti, nel 2007. Il vero capolavoro lo fece, però, nel 2001, quando fu eletto con l’81% dei consensi. In entrambi i casi, la sua candidatura è stata appoggiata da Domenico Nania, attuale vicepresidente del Senato e segretario regionale di Alleanza Nazionale.

Domenico Nania e Candeloro Nania sono cugini.

Il senatore Nania, anch’egli barcellonese, si spende continuamente per il proprio paese natio: Barcellona Pozzo di Gotto, che dista trentasette chilometri da Messina, ha due corsi distaccati dell’Università del capoluogo e circa 200 studenti. Una sede pagata dal Parlamento, che, nel 2003, approva una legge dal seguente titolo: «Interventi per l’espansione dell’università di Messina nelle città di Barcellona Pozzo di Gotto e di Milazzo». Ben 7,5 milioni di euro da spalmare in tre anni. Primo firmatario è il senatore del Popolo delle Libertà, Domenico Nania.

Un modo per far crescere il paese. Per ringiovanirlo.

Barcellona Pozzo di Gotto, tra le altre cose, è un paese destinato a invecchiare precocemente. Un paese nel quale per i giovani non c’è, non potrà esserci, futuro. E’ un paese dove non esiste nemmeno un pub per bere una birra in compagnia.

L’unico circolo ricreativo, non per giovani, è la Corda Fratres, un circolo fra i cui soci hanno militato insieme Domenico Nania, il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca (anch’egli barcellonese), Rosario Cattafi, estremista di destra in gioventù, legato a Pietro Rampulla (l’artificiere della strage di Capaci) in età adulta, il giudice Cassata, promotore del circolo, attuale procuratore generale di Messina, il capomafia Giuseppe Gullotti, condannato in via definitiva, in qualità di mandante, per l’omicidio di Beppe Alfano.

La Corda Fratres: una congrega di vecchi amici.

GIUDICI & C.

Si diceva all’inizio che Barcellona Pozzo di Gotto esistono tutte le crisi possibili: oltre a quelle già brevemente raccontate la più preoccupante sembra essere quella della magistratura.

Partiamo dal giudice Cassata, promotore della Corda Fratres.

Dal maggio del 2008 è procuratore generale presso la Corte d’Appello di Messina, dopo aver ricoperto, dal 1989 il ruolo di sostituto procuratore presso lo stesso ufficio. Le frequentazioni “particolari” del dottor Cassata cominciano nel 1974, quando è protagonista di un viaggio in auto a Milano in compagnia del boss Pino Chiofalo. Oltre alla frequentazione con Gullotti presso la Corda Fratres, ma non solo, Cassata è avvistato, nel 1994, da due carabinieri, mentre conversa in strada con la moglie proprio del boss Gullotti. Il dottor Cassata gestisce a Barcellona Pozzo di Gotto un museo etno-antropologico che riceve considerevoli finanziamenti dalla Regione Siciliana e da enti locali, quali il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la Provincia regionale di Messina, che operano nel territorio del proprio ufficio giudiziario.

Cassata è sodale del sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali, che, insieme al luogotenente della Guardia di Finanza, Santi Antonio Pino e all’appuntato dei carabinieri Antonino Granata, intrattiene rapporti con Salvatore Rugolo, medico, ritenuto inserito a pieno titolo ai vertici della mafia barcellonese, una “cerniera” tra gli ambienti criminali e gli ambienti istituzionali. Salvatore Rugolo è figlio di Francesco Rugolo, ucciso nel 1987 nel quadro della guerra di mafia tra barcellonesi e chiofaliani, allorquando era ritenuto il capo indiscusso della mafia barcellonese ed è il cognato del boss Giuseppe Gullotti.

Su queste strane amicizie, su questi inquietanti intrecci, indaga, qualche anno fa, un giovane sostituto procuratore, De Feis che, però, ben presto riceve delle pressioni da parte di Franco Cassata, sostituto procuratore generale della Corte di assise e d’appello di Messina, da parte di Rocco Sisci, procuratore capo del tribunale di Barcellona, e dallo stesso Olindo Canali, che nonostante gli elementi compromettenti emersi a suo carico, sarebbe stato informato più volte proprio da Sisci, affinché le indagini venissero bloccate, insabbiate.

De Feis si ribella, racconta tutto ai carabinieri che svolgono le indagini. Ma il suo destino è segnato: dell’indagine non si sa più nulla, mentre sia il sostituto procuratore De Feis, sia il capitano dei carabinieri, che indagavano sul caso, Cristaldi, sono trasferiti.

Se nel resto del mondo tutto scorre, a Barcellona Pozzo di Gotto tutto resta immobile, compresi gli uomini di potere.

E’ sull’immobilismo che poggia la corruzione e il malaffare.

Barcellona: un paese immobile. Immobile come i suoi palazzi disastrati, privi di facciata. Quella facciata di posto tranquillo, sano, che la città vorrebbe mantenere.

Ma, ormai, non ci crede più nessuno.

16 gennaio 2009

La CNN conferma: "Israele ha rotto la tregua"

I media occidentali ripetono incessantemente che «Hamas ha rotto la tregua» durata sei mesi lanciando i primi razzi su Israele. La quale giustifica il mostruoso attacco a Gaza con la necessità di difendersi. Questa versione è stata ripetuta, ovviamente, anche da CNN. Fino al 6 gennaio...

da http://www.youtube.com/user/fuocopuro

Quando il giornalista Rich Sanchez, dopo aver sentito il deputato palestinese Mustafa Barghouti che sosteneva che era stato Israele a infrangere la tregua, ha promesso agli ascoltatori che avrebbe fatto una ricerca con la redazione internazionale del network, per appurare i fatti.

Ed effettivamente, Rick Sanchez ha detto in trasmissione: Israele ha violato per prima i termini della tregua, e precisamente il 4 novembre, con un attacco dentro il territorio di Gaza che ha ucciso 6 palestinesi (6).

E ha mostrato i giornali di novembre che avevano riportato il fatto.Naturalmente questo conato di verità informativa non ha ancora contagiato i media italiani.

Il video: La CNN conferma che a rompere la tregua è stato Israele

15 gennaio 2009

G8 Genova, Bolzaneto: pm depositano l´appello anche se la prescrizione è certa

Il mese prossimo sarà tutto prescritto. Le violenze, i soprusi. Un colpo di spugna, come se non fosse mai accaduto. Come se quei ragazzi non fossero mai stati costretti a mettersi carponi e abbaiare come cani


di Massimo Calandri
da La Repubblica
11.01.2009

E i loro compagni spogliati, derisi: il capo spinto dentro una turca, i colpi sui genitali. Tutto rimosso. Lo spettro della prescrizione si allunga su una delle pagine nere della recente storia italiana: caserma di Bolzaneto, per tre giorni e notti il carcere ‘temporaneo´ del G8. A febbraio i reati e le condanne penali saranno cancellati per sempre. Ma ieri a mezzogiorno i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno comunque detto di no. E per un´insopprimibile ansia di giustizia, di democrazia, di libertà - o più semplicemente, come spiegano loro, per "coerenza" - , hanno presentato appello.

Vogliono un nuovo processo, chiedono la condanna di tutti gli imputati e non solo di quei 15 appartenenti alle forze dell´ordine puniti nel luglio scorso. Lo pretendono, anche se sanno che è pura utopia. Perché nessuno rinuncerà alla prescrizione. Nessuno, tranne un vecchio ispettore di polizia che è già andato in pensione e di fatto non rischia nulla.Ieri anche Giuseppe Novaresi, Avvocato dello Stato, si è appellato alla decisione del 14 luglio scorso. I ministeri non hanno alcuna intenzione di pagare quei due milioni di euro di risarcimento a favore delle 252 vittime. Sostengono che nel 2001 si era interrotto il ‘nesso organico´: carabinieri, poliziotti e agenti di custodia non si comportarono da ‘servitori dello Stato´.

E all´inizio dell´anno avevano per primi chiesto un nuovo processo anche tre condannati ‘eccellenti´: Giacomo Toccafondi, ribattezzato ‘dottor Mengele´, il medico di Bolzaneto condannato a un anno e due mesi di reclusione; Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, che secondo i giudici fu l´unico ‘torturatore´ e sulla carta deve scontare cinque anni; Massimiliano Pigozzi, agente delle ‘volanti´ responsabile di aver strappato la mano ad un no-global divaricandogli le dita. Tre anni e due mesi di prigione.

Radio Mafiopoli puntata n. 16(video): Non c’è niente da ridere

Attenzione attenzione! Attenzionatevi! Radio Mafiopoli è inciampata per sbaglio in quel di Palermo. Sempre falsa, fastidiosa, strumentalizzante, strumentalizzabile, sciantosa, sciatta e menefreghista. È inciampata davanti alla Focacceria di San Francesco, anche se Radio Mafiopoli non è santa, ma nemmeno puttana. C’era gente, gentaglia, saccheggiatori di memoria e fastidiosi portatori unici di antimafia certificata. E dietro uomini, donne, ragazzi, contestatori, amatori, illusi e disillusi. Ma tanti. Lì per sbaglio, di sicuro, perchè l’altra strada era un senso unico. Senso unico convinto, creduto e voluto; come il nostro, alla Radio Mafiopolitana. Con Giulio Cavalli, Salvo Vitale, Pino Maniaci

da www.radiomafiopoli.org

13 gennaio 2009

Stadio intitolato al fratello del boss, i consiglieri: "È stato solo un grosso errore"

I consiglieri comunali del Pd: "Non conoscevamo la storia personale di Pasquale Alfano"

da 90011.it

BAGHERIA (PA) - Stadio intitolato al fratello del boss, i consiglieri: È stato solo un grosso errore Errore. Usano proprio questa parola i consiglieri comunali del Partito Democratico di Bagheria. Ammettono di aver commesso un grosso sbaglio nel votare quella mozione il 18 dicembre scorso, insieme agli altri consiglieri comunali presenti, sull’intitolazione dello stadio comunale a Pasquale Alfano, imprenditore fratello di Michelangelo Alfano, condannato per associazione mafiosa e morto suicida nel 2005.

La mozione è stata votata all’unanimità dei presenti, i consiglieri Castronovo (Sd) e Lima (Per risvegliare Bagheria) hanno abbandonato l’aula in segno di protesta. “Quel voto favorevole – dichiarano in una nota ufficiale – è stato un errore”, dovuto dalla “non conoscenza della storia familiare dello stesso” e “dalla sola valutazione dell’atto nel quale il signor Alfano Pasquale, deceduto parecchi anni fa, è stato presentato come ex presidente della squadra Bagheria calcio, imprenditore che ha dato lavoro a più di 500 persone presso la propria azienda e cavaliere del lavoro su proposta dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri in data 02.06.1971”.

Nessun riferimento alle parentele del "cavaliere", nel testo della mozione. Tanto è bastato per rendere automatica l´unanimità, in quel che è stato - come si ripete da più parti - "un voto frettoloso e distratto" Continua a leggere

Reazioni

Inviata una richiesta, su iniziativa popolare, alla Procura e alla Prefettura per valutare l'opportunità di sciogliere il Consiglio comunale di Bagheria: http://francescocappello.splinder.com/post/19553499/Bagheria...

12 gennaio 2009

Il paese che schedava i poeti

Post liberamento ispirato da ilblogdilameduck


"Il De André Fabrizio, noto cantautore, pur essendo studente universitario fuori corso in giurisprudenza, si interessa di questioni artistiche, provvede alla incisione dei dischi delle proprie canzoni, ha effettuato qualche spettacolo in televisione, ma non appare mai nei pubblici teatri. Accompagnato sempre dalla moglie, viaggia a bordo dell'auto Fiat 600 targata GE-293864 ed è titolare del passaporto nr. 5191279 rilasciato a Genova il 10.12.1969. Non risultano precedenti penali a suo carico, salvo una denuncia, risalente al 28.8.1959 ad opera della Polizia di frontiera di Bardonecchia, per danneggiamento su edificio destinato al culto. In linea politica, pur non essendo aderente ad alcun partito o movimento - viene indicato come simpatizzante per l'estrema sinistra extraparlamentare e frequenta, in Genova, persone note per tale orientamento o favorevoli al PCI e al PSIUP". (Questura di Genova, 1969)

11 gennaio 2009

A Palermo i preti vanno a lezione di mafia e antimafia

Don Stabile: "La mafia attacca la fede" Quaranta seminaristi a lezione di mafia e antimafia a Palermo. L'iniziativa, la prima del genere nella città dove nel 1993 è stato ucciso il prete don Pino Puglisi, è stata promossa dalla diocesi guidata dall'arcivescovo Paolo Romeo

da cittanuovecorleone1.blogspot.com

Agli aspiranti sacerdoti sociologi, esperti dei fenomeni criminali e parroci spiegano l'organizzazione di Cosa nostra, quale l'atteggiamento ha assunto la Chiesa negli anni, l'impatto della mafia nel territorio e sui giovani soprattutto nelle zone ritenute più a rischio. Gli incontri sulla mafia, come riporta il Giornale di Sicilia, sono organizzati dal rettore del seminario arcivescovile don Raffaele Mangano e don Francesco Michele Stabile, storico della Chiesa e parroco a Bagheria (Pa).

Il prossimo appuntamento è in programma il 6 dicembre con la lezione della sociologa Alessandra Dino sul ruolo della donna all'interno di Cosa nostra e sulla religiosità degli uomini d'onore. Grande successo hanno ottenuto i primi tre seminari, con le lezioni di don Stabile, Rosario Giué, ex parroco nella chiesa di San Gaetano nel quartiere Brancaccio dove fu ucciso padre Puglisi, e Umberto Santino, responsabile del centro di documentazione Peppino Impastato.
"Su molti aspetti della mafia non c'é una buona informazione e il giudizio di alcuni clericali si base su luoghi comuni o articoli di giornale. Inoltre, la riflessione nella Chiesa che si era aperta dopo l'uccisione di don Pino Puglisi si è un po' fermata, allora bisogna coinvolgere il clero sempre di più per evitare che si adagi solo perché per le strade di Palermo non ci sono morti ammazzati".

Lo dice don Francesco Michele Stabile, storico della Chiesa e parroco a Bagheria (Pa), tra gli organizzatori delle lezioni sulla mafia e l'antimafia che coinvolgono quaranta seminaristi a Palermo. Per padre Stabile "il clero ha un compito specifico nei riguardi della comunità e c'é il rischio che si chiuda in un intimismo pericoloso, come se ciò che riguarda la società, in questo caso l'influenza della mafia, non importasse: ma la mafia é contro il Vangelo e quindi contro la fede religiosa". Il sacerdote guarda oltre ai seminari per gli aspiranti preti e auspica l'istituzione "di un osservatorio ecclesiale presso la Conferenza episcopale che raccolga, suggerisca e rifletta sulle modalità con cui le comunità devono affrontare il fenomeno mafioso". "Come Chiesa - prosegue - dobbiamo prendere atto di come la mafia inficia il modo di vivere la religiosità e attacca la fede". Per padre Stabile "é il Consiglio presbiteriale che deve decidere cosa fare, insieme all'arcivescovo".

Contestazione Sgarbi Agrigento

Le squallide contorsioni di Sgarbi sui professionisti dell'antimafia




Il dopo contestazione
2 Gennaio 2009
da http://www.lamiaterraladifendo.it/

In molti hanno visto il video della contestazione al pregiudicato Vittorio Sgarbi, ma forse non tutti sanno cosa è successo dopo.

Allego il breve riassunto che è sato pubblicato anche da Piero Ricca.

Con alcuni amici l’altro giorno mi sono recato presso la biblioteca comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare: la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta, per diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco che arriva, in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver preso la parola, naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose. Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre Giustificaqualcuno tra la folla mi rifilava calci e insulti.

Sgarbi, prima chiedeva che venisse sottratta la videcamera alla mia amica, e dopo cercava lui stesso di impossessarsene. Ma è importante sapere cosa succede dopo. I miei amici vanno via perchè impauriti, mentre io vengo trattenuto dai vigili. Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell’ordine e cerca di perquisirmi perchè vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non puo’ farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Arriva un altro personaggio, e minaccia di farmela pagare, ma i vigili lotengono lontano. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata della biblioteca, dove la polizia prende i miei documenti e il telefonino.

Chiedo di vedere un avvocato(ce n’era addirittura uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi rispondono di no. Mi identificano piu volte e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell’ordine in borghese e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un’ora e mezza mi dicono che non ci sono elementi per essere trattenuto ulteriormente, mi fanno fermare il verbale di perquisizione e mi congedano con una frase che non posso dimenticare: “Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro…”.

Facebook, mafia e censura

Si sta realizzando ciò che molti di noi sostengono da tempo: il social networking sta diventando il nuovo spazio pubblico

da rainews24