7 febbraio 2009

La social card

I vantaggi della social card

da lucakiri



L'uomo che si è dimesso dalla vita

Adolfo Parmaliana ha passato anni a combattere i rapporti perversi tra istituzioni e malavita organizzata in Sicilia. Per questo è stato emarginato, e quando mandava lettere a Roma, non rispondeva nessuno

da www.illume.it

Così ha scritto l'ultima e si è buttato da un viadotto: la sua estrema sfida politica.Il treno arranca sulla Palermo-Messina ma a stridere in testa sono le parole della lettera-testamento del professor Parmaliana: “La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna, vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati”.

Adolfo Parmaliana, poco più di cinquant’anni, figlio di un operaio e di una levatrice, docente di chimica industriale dell’Università di Messina (tra i più apprezzati in Italia) era uno dei figli migliori della sinistra siciliana.

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Da sempre attivista politico (del Pci prima, dei Ds poi) con il vizio della legalità, il 2 ottobre scorso, dopo una vita di coraggiose e solitarie battaglie, si è suicidato lanciandosi nel vuoto da un viadotto dell’autostrada. A quattro mesi di distanza da una tragedia umana e politica, il silenzio attorno a questa storia resta imbarazzante.

Approfondimenti: Caso Adolfo Parmaliana

Il reportage di Walter Molino su Diario in edicola dal 6 febbraio 2009

6 febbraio 2009

Fuori i fascisti da Facebook

da http://unpercento.blogspot.com/

Come mai i quotidiani online si sono scaldati tanto quando su Facebook sono comparsi gruppi inneggianti alla mafia e ai suoi padrini, agli stupri di gruppo, e non hanno scritto una parola su un gruppo inneggiante a Mussolini con ben 40.000 iscritti? Come mai gli utenti di Facebook si scaldano tanto contro le stragi di foche in Canada e con chi abbandona i cani e non muovono un dito contro questi 40.000 fascisti dichiarati?

Saviano: non riscreverei Gomorra

''Quello che mi tiene in vita, la mia vera protezione, è l'attenzione nei miei confronti. Ma so benissimo che me la faranno pagare"

da www.irispress.it
del 03/02/2009

ROMA, 3 FEB - "Cerco solo di capire come, quando e perchè'. Non colpiranno quando c'è' molta attenzione. Cercheranno in tutti i modi di distruggermi, di delegittimarmi'': lo dice Roberto Saviano in una intervista a Euronews.

''Oggi, in tempo di crisi - spiega lo scrittore - la camorra è fortissima perchè' ha la liquidità. Sta entrando nelle grandi banche internazionali che non avendo liquidità accettano denaro sporco. Ne entra cosí tanto di denaro sporco nelle banche che la camorra determinerà la politica di queste banche quando ci sarà la ripresa. La camorra sta ipotecando il futuro del nostro continente''. Secondo lo scrittore, ''cio' che fa paura alla camorra non sono io, ma il mio lettore.

Questo loro non lo vogliono''. E poi Saviano conclude amarante: ''L'Italia non pensa alla mafia, pensa ad altro, al lavoro precario, alle intercettazioni. l'Italia crede che il problema mafioso sia uno dei problemi, non il problema''. In ogni caso, ribadisce, ''Gomorra non lo riscriverei, non ne posso piú, non ho alcuna simpatia per questo libro. Per me è peggiorato tutto, è esploso''.

4 febbraio 2009

Radio Mafiopoli n. 19: "Io ho paura"

Io ho paura, ma non ho paura di avere paura. Ho paura di questa sensazione liquida che ti entra nelle ossa più intime, di avere amici che ci pensano prima di girare le chiavi nella macchina. Ho paura di essermici abituato alla paura, di guardare solo per vedere, di ascoltare per sentire, di dovermi tenere da conto questo disturbo cronico viscidamente instabile

da radiomafiopoli.org


1 febbraio 2009

E’ morto Giuseppe Gatì, il giovane che “ridimensionò” Sgarbi

Vi ricordate il ragazzo che ad Agrigento si presentò alla presentazione del di Sgarbi apostrofando duramente il Sindaco di Salemi e definendolo “pregiudicato” perchè condannato in via definitiva per truffa allo stato? Era Giuseppe Gatì, siciliano e fortemente convinto della necessità di cambiare questa terra di Sicilia e questa politica delle collusioni

da osservatorio-sicilia.it

Era Giuseppe Gatì, perchè ieri, in un banale incidente sul lavoro, ennesima “morte bianca”, che gli è occorso all’interno del caseificio di proprietà del padre, è morto folgorato da una scarica elettrica, probabilmente a causa di un filo scoperto di cui non se ne era accorto.

Ma Giuseppe Gatì pensiamo, rimarrà nel ricordo di quanti, siciliani onesti e laboriosi, rifiutano la politica spettacolo e collusa della casta siciliana, e di quanti coombattono il sistema siciliano feudale fatto di tangenti, assistenzialismo, truffe e servilismo. Sarà ricordato, ne siamo certi, soprattutto da quei giovani che come lui combattono contro un sistema deviato per riaquistare dignità ed onore.

A ricordare Giuseppe Gatì, l’associazione vittime della mafia a cui operava. ” ”E’ con immenso dolore che vogliamo unirci alla tragedia della famiglia di uno dei più valorosi ragazzi conosciuti nel nostro cammino: Giuseppe Gatì. Avevamo offerto a lui il nostro sostegno quando, preoccupato per le reazioni che le sue grida “Viva Caselli, viva il pool antimafia” davanti al Sindaco di Salemi avevano suscitato, si era rivolto a noi.

E’ morto questa mattina, a poco più di vent’anni.
Il dolore per la sua morte è qualcosa di difficilmente spiegabile in parole perchè Giuseppe era diventato parte del nostro mondo e delle nostre battaglie e per questo si era conquistato la nostra stima ed il nostro affetto. Ci ha seguito ovunque e sostenuto sempre, spesso incontrando difficoltà ed ostacoli davanti ai quali non si è mai fermato. Ha condotto le sue battaglie investendo risorse ed energie fino al limite delle proprie possibilità dimostrando un valore ed una tenacia difficili da trovare.

Per questo ci eravamo affezionati a lui ed avevamo deciso di sorreggerlo e difenderlo dagli attacchi, fisici e verbali, che aveva ricevuto.
Sappiamo che il dolore della sua famiglia e dei suoi affetti più cari è inconsolabile ed insanabile ma vorremmo invitarli a lasciare che la fierezza per aver cresciuto un ragazzo con i sani valori che ha dimostrato avere prevalga sul dolore.

Di Giuseppe noi ricorderemo il coraggio, la fierezza e la forza delle sue idee”.

La contestazione a Sgarbi:contestazione Sgarbi ad agrigento