"Quinews" e chi scrive, per la propria responsabilità morale di far parte della nazione Italia, chiede scusa a tutti agli argentini ed a tutti i soggetti coinvolti nella tragedia dei Desaparecidos e di quegli anni bui della dittatura.
27 febbraio 2009
Pino Maniaci condannato in secondo grado per diffamazione (alla Bertolino)
Pino mi telefona qualche ora fa. Si parla dell’ultima “ammazzatina” a Borgetto, ci scambiamo qualche informazione come si fa di solito fra colleghi che da un anno ormai stanno sulle stesse storie, gorno per giorno, settimana dopo settimanadi Pietro Orsatti
da http://www.orsatti.info/
Poi, fra una battuta all’altra, mi dice che questa mattina è stata pronunciata la sentenza di secondo grado di una delle circa 200 querele per diffamazione che gli fatto la Bertolino (distilleria di Partinico al centro di ua quasi decennale battaglia di TeleJato). Condannato.
Ora si andrà in Cassazione. Se la condanna, ridotta da 16 a 9 mesi, dovesse essere confermata Pino rischia di passare un po’ di tempo nelle patrie galere. Il buffo è che mentre uno dei Vitale, Michele, membro del clan dei Fardazza, uscirà dal carcere, Pino rischia di prenderne il posto.
Prima di tutto c’è l’amicizia e la preoccupazione. Poi l’indignazione. Ma le cose vanno così. Forse l’unica cosa è rimettersi a alzare il livello di attenzione su Pino, sui rischi che corre lui e la sua famiglia per quello che fa e che racconta sul suo territorio. C’è anche un’altra notizia, proprio di questi ultimi giorni. Non è stata pubblicizzata, ma ne ho avuto conferma da Palermo. L’attenzione da parte delle forze dell’ordine sulla sicurezza di Pino è aumentata improvvisamente nelle ultime settimane. Nessuno si sbottona, ma un improvviso cambio di “attenzionamento” (come odio questo termine) su una persona già minaccita dalla mafia e che ha già ricevuto aggressioni e intimidazioni e attentati fa tremare i polsi.
Prepariamoci a difendere uno dei pochi spicchi di libera informazione rimasti in questo devastato Paese.
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25 febbraio 2009
Radio Mafiopoli n. 22: "Pino Maniaci per fortuna non c’ha la camorra"
Pino è un Don Quijote ma i mulini sono cambiati come cambiano i tempi: hanno facce, mani, testa, voce, ferro in tasca, soldi in borsa e avvocati. avvocati bravi, pagati bene. Il mulino che gli è rimasto più di traverso è la Distilleria Bertolino: una distilleria che inquina come vomito di Polifemo sopra Partinico
da radiomafiopoli.org
da radiomafiopoli.org
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Nasce: ''Il Clandestino"
Tre anni fa un gruppo di liceali si riunì in un garage del Modicano è diede vita a “Il clandestino”, un giornaletto d’informazione da diffondere nelle scuole, tra i giovanida siciliantagonista.org
di frenco
RAGUSA - “Il clandestino” nacque dalla consapevolezza dell’esistenza di un nesso tra informazione e impegno civile, tra un’informazione onesta, non chinata e una possibilità di cambiamento. “Il clandestino” sta facendo un passo avanti, infatti nascerà il mensile de “Il clandestino – con permesso di soggiorno –“.
Un mensile che sarà diretto da Pippo Gurrieri e che abbandonerà le copie fotocopiate alla meno peggio per approdare ad una veste più seria. Con “Il clandestino” collaboreranno firme importanti come quelle di Carlo Ruta, di Gianluca Floridia, di Peppe Cannella e sarà distribuito presso librerie, botteghe solidali, bar, circoli della Provincia di Ragusa.
La presentazione del giornale sarà Venerdi 27 febbraio, alle 18.30, a Modica presso il Palazzo della Cultura con un dibattito su mafia e informazione nel sud est siciliano. Al dibattito saranno presenti: Rosario Crocetta, sindaco di Gela, impegnato quotidianamente nella lotta contro la mafia; Carlo Ruta, giornalista d’inchiesta; Pippo Gurrieri, direttore responsabile de “Il clandestino”; Angelo Di Natale, giornalista Rai Sicilia; Gianluca Floridia, Libera – nomi e numeri contro la mafia -.
Un segnale forte quello che vuole essere lanciato dal gruppo de “Il clandestino”, in collaborazione con “Libera” per un’informazione indipendente e giovane.
Un’informazione che non sia strisciare ai piedi dei vari signorotti locali. Un’informazione che sia animata da queste parole di Pippo Fava: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”.
visita il blog: http://ilclandestinonline.blogspot.com/
24 febbraio 2009
A Trieste ronde intitolate allo squadrista Muti
La speranza è che sia frutto di un malinteso o di un errore giornalistico. Visti i tempi che corrono, invece, è più probabile che si tratti della cruda verità. Si parla di ronde. Quelle che il governo pochi giorni fa, con l’approvazione di un decreto sulla sicurezza, ha reso legali
di ro.ro.
da unita.it
di ro.ro.
da unita.it
A Trieste il Movimento Fiamma Tricolore ha deciso di mettere a disposizione dell'intero territorio provinciale un corpo di 100 volontari. “Tutti cittadini italiani”, beninteso, “molti dei quali esperti di arti marziali o ex appartenenti alle forze armate o a corpi di polizia per i servizi di sicurezza del territorio”, si legge in una nota. “I volontari saranno dotati unicamente di telefono cellulare, torce per la vigilanza notturna e spray anti aggressione, il cui utilizzo è divenuto ormai legale”. E avranno anche un nome. Un po’ particolare. Si chiameranno “Squadre Ettore Muti”.
Chi era Ettore Muti? Secondo Stefano Salmé, segretario regionale della Fiamma Tricolore, è “un eroe della militare della prima, come della seconda guerra mondiale”. Definizione che non risponde a verità. Non del tutto quanto meno. Ettore Muti era uno squadrista, un fascista della prima ora. E’ stato gerarca fascista fin dagli esordi, segretario del Partito Nazionale Fascista, e nel suo curriculum può vantare diversi assalti squadristi, e per l'occupazione della prefettura di Ravenna durante le operazioni della marcia su Roma. Muti è stato ucciso a Fregene durante il suo arresto da parte dei carabinieri il 24 agosto del 1943.
Chissà cosa ne penseranno i triestini di questa simpatica iniziativa e soprattutto se si sentiranno più sicuri se nella città gireranno civili armati di spray con nostalgie per il Ventennio che fu. E chissà, poi, che cosa ne penserà il ministro dell’Interno Roberto Maroni, fautore della norma e che ha sempre detto che le ronde non dovevano essere politicizzate.
«L’ipotesi di istituire le ronde è profondamente sbagliata – ha detto Sergio Cofferati sindaco di Bologna - perché introduce nell’ordinamento il principio che lo Stato delega ad altri l’esercizio di funzioni importanti e delicate come sono quelle rivolte a garantire la sicurezza dei cittadini». Secondo Cofferati, inoltre, «ad un'idea sbagliata poi si aggiunge l’aggravante di un'interpretazione che prefigura addirittura un ruolo dei partiti nella costituzione e nell' attività delle ronde stesse».
Insomma, per il sindaco sceriffo, il ruolo svolto dalle ronde «dovrebbe essere svolto dalle polizie di Stato», mentre «sono altra cosa le esperienze degli assistenti civici, che hanno funzioni non sostitutive delle polizie». La loro, ha concluso Cofferati, «è un'attività sussidiaria e nulla più: ben diverso da quello che si propone per le ronde». Specie a Trieste.
Chi era Ettore Muti? Secondo Stefano Salmé, segretario regionale della Fiamma Tricolore, è “un eroe della militare della prima, come della seconda guerra mondiale”. Definizione che non risponde a verità. Non del tutto quanto meno. Ettore Muti era uno squadrista, un fascista della prima ora. E’ stato gerarca fascista fin dagli esordi, segretario del Partito Nazionale Fascista, e nel suo curriculum può vantare diversi assalti squadristi, e per l'occupazione della prefettura di Ravenna durante le operazioni della marcia su Roma. Muti è stato ucciso a Fregene durante il suo arresto da parte dei carabinieri il 24 agosto del 1943.
Chissà cosa ne penseranno i triestini di questa simpatica iniziativa e soprattutto se si sentiranno più sicuri se nella città gireranno civili armati di spray con nostalgie per il Ventennio che fu. E chissà, poi, che cosa ne penserà il ministro dell’Interno Roberto Maroni, fautore della norma e che ha sempre detto che le ronde non dovevano essere politicizzate.
«L’ipotesi di istituire le ronde è profondamente sbagliata – ha detto Sergio Cofferati sindaco di Bologna - perché introduce nell’ordinamento il principio che lo Stato delega ad altri l’esercizio di funzioni importanti e delicate come sono quelle rivolte a garantire la sicurezza dei cittadini». Secondo Cofferati, inoltre, «ad un'idea sbagliata poi si aggiunge l’aggravante di un'interpretazione che prefigura addirittura un ruolo dei partiti nella costituzione e nell' attività delle ronde stesse».
Insomma, per il sindaco sceriffo, il ruolo svolto dalle ronde «dovrebbe essere svolto dalle polizie di Stato», mentre «sono altra cosa le esperienze degli assistenti civici, che hanno funzioni non sostitutive delle polizie». La loro, ha concluso Cofferati, «è un'attività sussidiaria e nulla più: ben diverso da quello che si propone per le ronde». Specie a Trieste.
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22 febbraio 2009
Il vento nuovo dei blog siciliani
Da esperienza di nicchia, il media-attivismo dell'isola si è trasformato in una rete solida e dinamica di opposizionedi Cesare Piccitto
da Notizie verdi - speciale informazione -
Il PDF scaricabile qui: speciale NV.pdf
“è arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto abbiamo l'obbligo morale di ribellarci. Questa è la mia terra ed io la difendo e tu?”
Sono le prime righe del blog di Giuseppe Gatì scritte su lamiaterraladifendo.it dal giovane agrigentino scomparso poche settimane fa per un banale incidente sul lavoro. Era tra i più recenti blogger siciliani, balzato agli onori della cronaca nazionale per aver ridimensionato l'onorevole Vittorio Sgarbi davanti ad una telecamera.
Dentro quelle poche righe ci sono la natura e lo spirito che animano i blog siciliani. Tutti esprimono nei propri post un forte legame con il territorio sfociante quasi sempre nella sua difesa. Denuncie pubbliche di aggressioni ambientale, nascite di associazioni antimafiose, rivendicazioni di diritti civili o spazi negati.
Molti sono nati sulla spinta di importanti battaglie ecologiche: comitatocontroletrivellazioni.tk spazio autogestito dal movimento che si oppone alle trivellazioni petrolifere nella Val di Noto; partinico.blogspot.com voce del movimento ambientalista che si oppone, denunciandolo, all'indiscriminato inquinamento che produrrebbe La Distilleria Bertolino SPA di Partinico.
Dalle questioni ambientali alle lotte politico-sociali, spazi virtuali nascono per essere nodo di incontro e interconnessione tra blogger che condividono e propagandano una causa comune come avvenne per sostenere la candidatura di Rita Borsellino, diari virtuali che nascono per seguire precisi avvenimenti d'attualità come nel caso di “scrusciu”. Quest'ultimo ci racconta della chiusura del blog di Carlo Ruta, primo caso europeo dove un ewriter viene silenziato da una sentenza di tribunale.
La disavventura di Pietro Milazzo, sindacalista e attivista dei diritti civili destinatario di un provvedimento restrittivo per esser stato “troppo attivo”, la seguiamo su Kom-pa.net. I blog, quindi, diventano mezzo di diffusione, di controinformazione ma soprattutto producono informazione che viene spesso ripresa da altri media. Portano alla conoscenza pubblica fatti e avvenimenti che altrimenti non avrebbero nessuna copertura da parte dei “media ufficiali”. Si associa, spesso, all'attività informativa una attività di web activism: petizioni online, diffusione di banner, diffusione di documentazione e approfondimenti multimediale.
Una miriade i blog dediti a produrre e osservare l'informazione: riberaonline.blogspot.com che fa controinformazione direttamente dall'agrigentino; cittanuovecorleone.blogspot.com diretto dal noto giornalista e sindacalista Dino Paternostro ci racconta Corleone, 095.bloglist.it racconta un'altra faccia di Catania e fascioemartello.it di Palermo.
Oltre al numero cresce il livello di sperimentazioni. Con pochi mezzi, già alcuni blogger riescono a mettere in piedi canali web tv in grado di seguire un evento in diretta. La rete dei blogger siciliani cresce e racconta l'altra Sicilia possibile.
Sono le prime righe del blog di Giuseppe Gatì scritte su lamiaterraladifendo.it dal giovane agrigentino scomparso poche settimane fa per un banale incidente sul lavoro. Era tra i più recenti blogger siciliani, balzato agli onori della cronaca nazionale per aver ridimensionato l'onorevole Vittorio Sgarbi davanti ad una telecamera.
Dentro quelle poche righe ci sono la natura e lo spirito che animano i blog siciliani. Tutti esprimono nei propri post un forte legame con il territorio sfociante quasi sempre nella sua difesa. Denuncie pubbliche di aggressioni ambientale, nascite di associazioni antimafiose, rivendicazioni di diritti civili o spazi negati.
Molti sono nati sulla spinta di importanti battaglie ecologiche: comitatocontroletrivellazioni.tk spazio autogestito dal movimento che si oppone alle trivellazioni petrolifere nella Val di Noto; partinico.blogspot.com voce del movimento ambientalista che si oppone, denunciandolo, all'indiscriminato inquinamento che produrrebbe La Distilleria Bertolino SPA di Partinico.
Dalle questioni ambientali alle lotte politico-sociali, spazi virtuali nascono per essere nodo di incontro e interconnessione tra blogger che condividono e propagandano una causa comune come avvenne per sostenere la candidatura di Rita Borsellino, diari virtuali che nascono per seguire precisi avvenimenti d'attualità come nel caso di “scrusciu”. Quest'ultimo ci racconta della chiusura del blog di Carlo Ruta, primo caso europeo dove un ewriter viene silenziato da una sentenza di tribunale.
La disavventura di Pietro Milazzo, sindacalista e attivista dei diritti civili destinatario di un provvedimento restrittivo per esser stato “troppo attivo”, la seguiamo su Kom-pa.net. I blog, quindi, diventano mezzo di diffusione, di controinformazione ma soprattutto producono informazione che viene spesso ripresa da altri media. Portano alla conoscenza pubblica fatti e avvenimenti che altrimenti non avrebbero nessuna copertura da parte dei “media ufficiali”. Si associa, spesso, all'attività informativa una attività di web activism: petizioni online, diffusione di banner, diffusione di documentazione e approfondimenti multimediale.
Una miriade i blog dediti a produrre e osservare l'informazione: riberaonline.blogspot.com che fa controinformazione direttamente dall'agrigentino; cittanuovecorleone.blogspot.com diretto dal noto giornalista e sindacalista Dino Paternostro ci racconta Corleone, 095.bloglist.it racconta un'altra faccia di Catania e fascioemartello.it di Palermo.
Oltre al numero cresce il livello di sperimentazioni. Con pochi mezzi, già alcuni blogger riescono a mettere in piedi canali web tv in grado di seguire un evento in diretta. La rete dei blogger siciliani cresce e racconta l'altra Sicilia possibile.
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Cesare Piccitto
20 febbraio 2009
Adolfo Parmaliana nell'inchiesta di Diario
L'uomo che si è dimesso dalla vita. Il suicidio del prof. antimafia, lasciato troppo solo (anche dalla sinistra)
da liberainformazione.org
da liberainformazione.org
Inchiesta di Diario sul Caso Parmaliana. Più di quattro mesi sono ormai trascorsi dal suicidio del prof. Adolfo Parmaliana, sul viadotto che collega Patti Marina a Messina e il silenzio attorno a questo caso e alle denunce lasciate nero su bianco da Parmaliana sullo stato delle cose nel messinese, è imbarazzante:
In PDF l'inchiesta di Diario
Approfondimenti: Caso adolfo parmaliana
In PDF l'inchiesta di Diario
Approfondimenti: Caso adolfo parmaliana
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Gino Strada: «L’emendamento anti immigrati: una norma stolta prima ancora che perversa»
A oggi, in Italia, una legge vieta al personale sanitario di denunciare gli immigrati conosciuti per ragioni di cura, anche se la loro presenza in Italia non fosse regolareda http://emergencysiracusa.dotcoma.org/
di Gino Strada
Un emendamento approvato al Senato intende sopprimere questa norma.
Si metterebbero così gli individui nella condizione di scegliere fra l’accesso alle cure e il rischio di una denuncia; si spingerebbe parte della popolazione presente in Italia nella clandestinità sanitaria, con grandi rischi per sé e per la collettività.
Si vuole affidare ai singoli medici la scelta se garantire lo stesso diritto alla cura a tutti gli individui, nel miglior interesse del paziente e nel rispetto del segreto professionale, oppure se esercitare la facoltà di denunciare i loro pazienti irregolari.
Secondo tutti i medici che ho conosciuto e apprezzato, l’unico modo giusto e civile per fare medicina è garantire a tutti la miglior assistenza possibile, senza distinzione alcuna riguardo a colore della pelle, sesso, convinzioni politiche, religiose o culturali, nazionalità o status giuridico.
Questo è il modo in cui Emergency ha lavorato, per quindici anni in tredici diversi paesi, curando tre milioni di persone senza distinzioni.
Questo è il modo con cui continuiamo a lavorare, anche in Italia, nel Poliambulatorio per migranti e persone indigenti di Palermo.
Anche di fronte all’inciviltà sollecitata da una norma stolta prima ancora che perversa, sono certo che i medici italiani agiranno nel rispetto del giuramento di Ippocrate, nel rispettodella Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Nel rispetto, soprattutto, di chiunque si rivolga a loro avendo bisogno di un medico.
Si metterebbero così gli individui nella condizione di scegliere fra l’accesso alle cure e il rischio di una denuncia; si spingerebbe parte della popolazione presente in Italia nella clandestinità sanitaria, con grandi rischi per sé e per la collettività.
Si vuole affidare ai singoli medici la scelta se garantire lo stesso diritto alla cura a tutti gli individui, nel miglior interesse del paziente e nel rispetto del segreto professionale, oppure se esercitare la facoltà di denunciare i loro pazienti irregolari.
Secondo tutti i medici che ho conosciuto e apprezzato, l’unico modo giusto e civile per fare medicina è garantire a tutti la miglior assistenza possibile, senza distinzione alcuna riguardo a colore della pelle, sesso, convinzioni politiche, religiose o culturali, nazionalità o status giuridico.
Questo è il modo in cui Emergency ha lavorato, per quindici anni in tredici diversi paesi, curando tre milioni di persone senza distinzioni.
Questo è il modo con cui continuiamo a lavorare, anche in Italia, nel Poliambulatorio per migranti e persone indigenti di Palermo.
Anche di fronte all’inciviltà sollecitata da una norma stolta prima ancora che perversa, sono certo che i medici italiani agiranno nel rispetto del giuramento di Ippocrate, nel rispettodella Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Nel rispetto, soprattutto, di chiunque si rivolga a loro avendo bisogno di un medico.
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19 febbraio 2009
Mobilitazione contro l'ecomostro di Niscemi
Cresce a Niscemi e Caltagirone la preoccupazione per l'impatto ambientale delle nuove installazioni militari statunitensi. Il governo nazionale e quello regionale negano che ci siano motivi di allarme, ma i dati sulle frequenze elettromagnetice dei super-radar del sistema Muos sono in possesso solo del Pentagono
di Antonio Mazzeo
da http://www.carta.org/
di Antonio Mazzeo
da http://www.carta.org/
Nonostante quanto affermi il ministro della difesa Ignazio La Russa, non sono pochi coloro che in Sicilia si oppongono alla dilagante militarizzazione del territorio. Accanto ai coordinamenti «no-war» che dal tempo dei missili nucleari a Comiso denunciano la trasformazione dell’isola in una portaerei per le operazioni di guerra Usa e Nato, ci sono ambientalisti, comitati spontanei di cittadini, organizzazioni sindacali di base, testate giornalistiche ed emittenti radio, ed adesso, timidamente, persino alcune amministrazioni locali.
I gravissimi impatti socio-ambientali di alcune delle maggiori installazioni, la base aeronavale di Sigonella e la stazione d’intelligence di Niscemi in testa, hanno contribuito a dar vita a nuove campagne di mobilitazione e di lotta.
Un importante momento di confronto fra le differenti anime del movimento contro le basi è previsto per giovedì 19 febbraio a Caltagirone, città a metà strada tra Sigonella e Niscemi, che ospiterà la stazione di controllo terrestre del sistema satellitare Muos [Mobile user objective system], elemento chiave dei nuovi programmi di guerre stellari.
I pericoli della militarizzazione sarà il tema centrale del dibattito organizzato, tra gli altri, da Attac, Cobas, Patto permanente contro la guerra, Rifondazione comunista. «L’ampliamento di Sigonella comporta la cementificazione di fertili terreni agricoli, mentre vincoli ambientali ed archeologici vengono eliminati nei paesi limitrofi per meglio servire le esigenze strategiche della Marina Usa», denuncia Alfonso Di Stefano della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. «Ancora più pericolosi gli effetti del Muos, un sofisticato sistema di comunicazione che integrerà comandi, centri d’intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc..
Questo micidiale sistema è basato su onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e l’estrema vicinanza ai centri abitati di Niscemi e Caltagirone avrebbe dovuto destare maggiori preoccupazioni fra gli amministratori locali prima d’assecondare le priorità militari a scapito della verifica d’impatto ambientale e della minaccia alla salute dei concittadini». Gli studi sulle possibili conseguenze delle emissioni elettromagnetiche del Muos hanno talmente impressionato i comandi Usa da convincerli a trasferire la stazione terrestre da Sigonella a Niscemi, per allontanarla dalle piste di volo in cui decollano e atterrano i cacciabombardieri e, soprattutto, dai numerosi depositi di munizioni e armi presenti nella base aeronavale. Due società statunitensi, Agi e Maxim Systems, appositamente contattate dalla Us Navy, hanno infatti accertato che le emissioni elettromagnetiche possono innescare la detonazione degli ordigni. Continua a leggere
I gravissimi impatti socio-ambientali di alcune delle maggiori installazioni, la base aeronavale di Sigonella e la stazione d’intelligence di Niscemi in testa, hanno contribuito a dar vita a nuove campagne di mobilitazione e di lotta.
Un importante momento di confronto fra le differenti anime del movimento contro le basi è previsto per giovedì 19 febbraio a Caltagirone, città a metà strada tra Sigonella e Niscemi, che ospiterà la stazione di controllo terrestre del sistema satellitare Muos [Mobile user objective system], elemento chiave dei nuovi programmi di guerre stellari.
I pericoli della militarizzazione sarà il tema centrale del dibattito organizzato, tra gli altri, da Attac, Cobas, Patto permanente contro la guerra, Rifondazione comunista. «L’ampliamento di Sigonella comporta la cementificazione di fertili terreni agricoli, mentre vincoli ambientali ed archeologici vengono eliminati nei paesi limitrofi per meglio servire le esigenze strategiche della Marina Usa», denuncia Alfonso Di Stefano della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. «Ancora più pericolosi gli effetti del Muos, un sofisticato sistema di comunicazione che integrerà comandi, centri d’intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc..
Questo micidiale sistema è basato su onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e l’estrema vicinanza ai centri abitati di Niscemi e Caltagirone avrebbe dovuto destare maggiori preoccupazioni fra gli amministratori locali prima d’assecondare le priorità militari a scapito della verifica d’impatto ambientale e della minaccia alla salute dei concittadini». Gli studi sulle possibili conseguenze delle emissioni elettromagnetiche del Muos hanno talmente impressionato i comandi Usa da convincerli a trasferire la stazione terrestre da Sigonella a Niscemi, per allontanarla dalle piste di volo in cui decollano e atterrano i cacciabombardieri e, soprattutto, dai numerosi depositi di munizioni e armi presenti nella base aeronavale. Due società statunitensi, Agi e Maxim Systems, appositamente contattate dalla Us Navy, hanno infatti accertato che le emissioni elettromagnetiche possono innescare la detonazione degli ordigni. Continua a leggere
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18 febbraio 2009
Radio Mafiopoli puntata n. 21 : “Nani alti e Bassezze basse”
Ci sono tre coccodrilli ed un orango tango, tre piccoli serpenti e tanti piccoli nani. Nani mica per l'altezza nana o per il cappello rosso blando, nani per la prevedibilità con cui li si può aspettare ogni mattina fuori da qualsiasi miniera dove succhiare un po' di soldi sporchi e impolverati per bene perchè non si vedano per bene. E poi c'è Biancaneve. Ma non quella bianca neve che le 'ndrine usano spolverata per bene sopra tutta la repubblica di Mafiopoli da nord a sud. No, c'è la Biancaneve quella un po' mamma e un po' puttana, quella che ha le gambe larghe da starci dentro tutti, una sorta di "mammasantissima"...
da radiomafiopoli.org
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17 febbraio 2009
Caltagirone, 19 febbraio: Assemblea contro la militarizzazione
I pericoli della militarizzazione
Dal potenziamento di Sigonella alla costruzione del Muos a Niscemi. Mentre le finanziarie si succedono tagliando sempre più le spese sociali (scuola, sanità…), si dilapidano ingenti risorse pubbliche per potenziare le spese militari in scellerate politiche di guerra e costruire micidiali siti di morte nei nostri territori.
Giovedì 19 febbraio a Caltagirone
ore 17:30 Villino Milazzo - via S. M. di Gesù
Assemblea-seminario:
Coordina:
Alfonso Di Stefano(Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella)
Interverranno:
Nella Ginatempo (Patto permanente contro la guerra)
Antonello Mangano (Terrelibere), autore di “Un posto civile”
Avv. Santi Terranova (associazione bambini leucemici Manuela e Michele di Lentini)
Valerio Marletta (consigliere provinciale Rifondazione Comunista)
Rappresentanti comitati No Muos Niscemi
Segue dibattito: Patto permanente contro la guerra, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Fed. Ct Rifondazione Comunista, Attac, Cobas Ct
Dal potenziamento di Sigonella alla costruzione del Muos a Niscemi. Mentre le finanziarie si succedono tagliando sempre più le spese sociali (scuola, sanità…), si dilapidano ingenti risorse pubbliche per potenziare le spese militari in scellerate politiche di guerra e costruire micidiali siti di morte nei nostri territori.
Giovedì 19 febbraio a Caltagirone
ore 17:30 Villino Milazzo - via S. M. di Gesù
Assemblea-seminario:
Coordina:
Alfonso Di Stefano(Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella)
Interverranno:
Nella Ginatempo (Patto permanente contro la guerra)
Antonello Mangano (Terrelibere), autore di “Un posto civile”
Avv. Santi Terranova (associazione bambini leucemici Manuela e Michele di Lentini)
Valerio Marletta (consigliere provinciale Rifondazione Comunista)
Rappresentanti comitati No Muos Niscemi
Segue dibattito: Patto permanente contro la guerra, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Fed. Ct Rifondazione Comunista, Attac, Cobas Ct
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12 febbraio 2009
Chiedete scusa a Beppino Englaro
DA ITALIANO sento solo la necessità di sperare che il mio paese chieda scusa a Beppino Englaro. Scusa perché si è dimostrato, agli occhi del mondo, un paese crudele, incapace di capire la sofferenza di un uomo e di una donna malata
di ROBERTO SAVIANO
da repubblica.it
di ROBERTO SAVIANO
da repubblica.it
Scusa perché si è messo a urlare, e accusare, facendo il tifo per una parte e per l'altra, senza che vi fossero parti da difendere. Qui non si tratta di essere per la vita o per la morte. Non è così. Beppino Englaro non certo tifava per la morte di Eluana, persino il suo sguardo porta i tratti del dolore di un padre che ha perso ogni speranza di felicità - e persino di bellezza - attraverso la sofferenza di sua figlia.
Beppino andava e va assolutamente rispettato come uomo e come cittadino anche e soprattutto se non si condividono le sue idee. Perché si è rivolto alle istituzioni e combattendo all'interno delle istituzioni e con le istituzioni, ha solo chiesto che la sentenza della Suprema Corte venisse rispettata.
Senza dubbio chi non condivide la posizione di Beppino (e quella che Eluana innegabilmente aveva espresso in vita) aveva il diritto e, imposto dalla propria coscienza, il dovere di manifestare la contrarietà a interrompere un'alimentazione e un'idratazione che per anni sono avvenute attraverso un sondino. Ma la battaglia doveva essere fatta sulla coscienza e non cercando in ogni modo di interferire con una decisione sulla quale la magistratura si stava interrogando da tempo. Continua a leggere
Beppino andava e va assolutamente rispettato come uomo e come cittadino anche e soprattutto se non si condividono le sue idee. Perché si è rivolto alle istituzioni e combattendo all'interno delle istituzioni e con le istituzioni, ha solo chiesto che la sentenza della Suprema Corte venisse rispettata.
Senza dubbio chi non condivide la posizione di Beppino (e quella che Eluana innegabilmente aveva espresso in vita) aveva il diritto e, imposto dalla propria coscienza, il dovere di manifestare la contrarietà a interrompere un'alimentazione e un'idratazione che per anni sono avvenute attraverso un sondino. Ma la battaglia doveva essere fatta sulla coscienza e non cercando in ogni modo di interferire con una decisione sulla quale la magistratura si stava interrogando da tempo. Continua a leggere
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11 febbraio 2009
Radio Mafiopoli n. 20: "Il sugo della settimana"
Ci sono settimane in cui Mafiopoli dà il meglio di sè. Sono le settimana in cui accade tantissimo, se ne sparla di più e si informa molto poco; secondo l’antico proverbio mafiopolitano “succede qualcosa solo quando è scritta o al massimo sparata”. Una di quelle settimane al gusto rosso di chiasso distraente e qualche macchia di pomodoro
da radiomafiopoli.org

da radiomafiopoli.org

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G8 2001: violenza e senso dell’impunità Alla Diaz: «Pestaggi disumani»
L’irruzione nella scuola del Social Forum fu ingiustificata e violenta, ma non frutto di un complotto o una spedizione punitiva. Sui vertici della Polizia solo indizi, ma non prova certa o consapevolezza. Indagini “tiepide” della Polizia
da http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/
da http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/
Senso dell’impunità e violenza: «non può trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza»
Non ci fu un complotto contro gli occupanti (arrestati, in 93, pestati a sangue, due in fin di vita per alcuni giorni, uno con la milza spappolata, una sessantina i ricoverati in ospedale poi accusati di associazione a delinquere, assolti in istruttoria) la Diaz mentre erano nel sonno la notte dell’ultimo giorno del G8 del 2001 a Genova.
Ma la polizia si macchiò di violenze inaccettabili in uno stato di diritto godendo, nei fatti, di una sorta di impunità dimostrata poi dal “distacco” con cui la stessa polizia seguì le indagini, offrendo l’impressione di non volere andare a fondo. Al di là delle affermazioni che, in una lettera aperta , fece l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro (oggi sotto processo a Genova per la vicenda delle deposizioni ritenute falsate nell’indagine sul G8) in merito alle garanzie su una indagine interna e amministrativa e di piena collaborazione con la magistratura. Continua a leggere
Approfondimenti: g8 genova 2001
Non ci fu un complotto contro gli occupanti (arrestati, in 93, pestati a sangue, due in fin di vita per alcuni giorni, uno con la milza spappolata, una sessantina i ricoverati in ospedale poi accusati di associazione a delinquere, assolti in istruttoria) la Diaz mentre erano nel sonno la notte dell’ultimo giorno del G8 del 2001 a Genova.
Ma la polizia si macchiò di violenze inaccettabili in uno stato di diritto godendo, nei fatti, di una sorta di impunità dimostrata poi dal “distacco” con cui la stessa polizia seguì le indagini, offrendo l’impressione di non volere andare a fondo. Al di là delle affermazioni che, in una lettera aperta , fece l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro (oggi sotto processo a Genova per la vicenda delle deposizioni ritenute falsate nell’indagine sul G8) in merito alle garanzie su una indagine interna e amministrativa e di piena collaborazione con la magistratura. Continua a leggere
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Approvato al Senato il pacchetto sicurezza
I medici potranno denunciare all'autorità giudiziarie gli immigrati clandestini. Le persone senza fissa dimora saranno schedate
da osservatoriorepressione.org
La tassa per il permesso di soggiorno è fissata da 80 a 200 euro. Autorizzate inoltre le "ronde padane" ma non armate. Dopo che il governo ieri è stato battuto tre volte sulla stretta sui centri di permanenza e sui ricongiungimenti familiari, oggi il Senato è andato avanti rapidamente nelle votazioni degli ultimi dei 55 articoli e ha approvato il disegno di legge sulla sicurezza pubblica con 154 voti favorevoli, 114 contrari e nessun astenuto. Il provvedimento passa ora all'esame della Camera.
da osservatoriorepressione.org
La tassa per il permesso di soggiorno è fissata da 80 a 200 euro. Autorizzate inoltre le "ronde padane" ma non armate. Dopo che il governo ieri è stato battuto tre volte sulla stretta sui centri di permanenza e sui ricongiungimenti familiari, oggi il Senato è andato avanti rapidamente nelle votazioni degli ultimi dei 55 articoli e ha approvato il disegno di legge sulla sicurezza pubblica con 154 voti favorevoli, 114 contrari e nessun astenuto. Il provvedimento passa ora all'esame della Camera.Carcere e tassa permesso di soggiorno. Il Senato ha cominciato con l'emendamento della Lega che cancella la norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche. L'emendamento, passato con 156 sì, 132 no, un astenuto, oltre a dare la possibilità ai medici di denunciare i clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie pubbliche, prevede il carcere fino a quattro anni per i clandestini che rimangono sul territorio nazionale nonostante l'espulsione e fissa da 80 a 200 euro la tassa per il permesso di soggiorno.
Nasce il registro dei clochard. I clochard che vivono in Italia dovranno essere iscritti in un registro nazionale che verrà istituito presso il ministero dell'Interno. L'Aula di palazzo Madama ha approvato l'articolo 44 del ddl sicurezza che prevede la schedatura dei senza fissa dimora da avviare entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge.
Sì alle "ronde padane". Il Senato ha approvato l'articolo 46 del ddl sicurezza che istituzionalizza le cosiddette "ronde padane". Nella norma si prevede, infatti, che gli enti locali saranno "legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio ambientale". Ma, grazie a un emendamento del Pd, primo firmatario Felice Casson, le ronde non potranno girare armate e non potranno "cooperare nello svolgimento dell'attività di presidio del territorio" così come era stato previsto invece nel testo licenziato dalla commissione Giustizia del Senato.
Il provvedimento approvato oggi dal Senato e fortemente voluto dalla Lega Nord che permette ai medici di denunciare alle autorità giudiziarie gli immigrati clandestini è veramente un provvedimento razzista, di chiaro stampo neo-nazista e, soprattutto, un provvedimento dannoso e stupido - dichiara Paolo Ferrero segretario nazionale del Prc -Si tratta di una norma - continua Ferrero - che da un lato considera i clandestini come delle non-persone prive di diritti, anche quelli più elementari, e che dall'altro è stupido perché le malattie, a partire dalle epidemie, non s'interessano degli obiettivi razzisti e persecutori della Lega e non conoscono frontiere.
La salute è un diritto di tutti, anche degli immigrati clandestini, ed è un diritto che o funziona per tutti o semplicemente non esiste, come ribadiscono da sempre tutte le associazioni umanitarie. Bene ha fatto dunque la Funzione Pubblica della Cgil a invitare i medici e tutto il personale sanitario all'obiezione di coscienza ealla disobbedienza civile, rispetto alla possibilità che i medici si trasformino tutti in delatori di clandestini, appello che vogliamo rilanciare come Rifondazione comunista, invitando i medici a rispettare innanzitutto il codice etico e deontologico della loro professione.
La salute è un diritto di tutti, anche degli immigrati clandestini, ed è un diritto che o funziona per tutti o semplicemente non esiste, come ribadiscono da sempre tutte le associazioni umanitarie. Bene ha fatto dunque la Funzione Pubblica della Cgil a invitare i medici e tutto il personale sanitario all'obiezione di coscienza ealla disobbedienza civile, rispetto alla possibilità che i medici si trasformino tutti in delatori di clandestini, appello che vogliamo rilanciare come Rifondazione comunista, invitando i medici a rispettare innanzitutto il codice etico e deontologico della loro professione.
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08 febbraio 2009
Filmati su Milazzo e dintorni, nube della Vergogna e non solo
Nubi della vergona e della morte, incendio e pioggia acida nel messinese.
da youtube.com
http://it.youtube.com/watch?v=fi1rq4rkpLM
http://it.youtube.com/watch?v=ZxH2uzFBDdE
http://it.youtube.com/watch?v=6aAYBsM2j8A&feature=related
http://it.youtube.com/watch?v=6Y6aP8dnbLQ&feature=related
http://it.youtube.com/watch?v=KDiTZD0Gie0&feature=channel
http://it.youtube.com/watch?v=XkyFmrXn8g4&feature=channel
http://it.youtube.com/watch?v=L9nUKl1_3Xc&feature=channel
http://it.youtube.com/watch?v=SqdjnQ9j81w&feature=channel
http://it.youtube.com/watch?v=9QPl4M4679E&feature=channel
http://it.youtube.com/watch?v=b5aBAQ-Xl8Q&feature=channel
http://it.youtube.com/watch?v=yBksnIGOWXk&feature=related
da youtube.com
http://it.youtube.com/watch?v=fi1rq4rkpLM
http://it.youtube.com/watch?v=ZxH2uzFBDdE
http://it.youtube.com/watch?v=6aAYBsM2j8A&feature=related
http://it.youtube.com/watch?v=6Y6aP8dnbLQ&feature=related
http://it.youtube.com/watch?v=KDiTZD0Gie0&feature=channel
http://it.youtube.com/watch?v=XkyFmrXn8g4&feature=channel
http://it.youtube.com/watch?v=L9nUKl1_3Xc&feature=channel
http://it.youtube.com/watch?v=SqdjnQ9j81w&feature=channel
http://it.youtube.com/watch?v=9QPl4M4679E&feature=channel
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07 febbraio 2009
Barcellona P.G., 11 febbraio: In ricordo di Attilio Manca
Approfondimenti: http://www.attiliomanca.it/urologo/
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L'uomo che si è dimesso dalla vita
Adolfo Parmaliana ha passato anni a combattere i rapporti perversi tra istituzioni e malavita organizzata in Sicilia. Per questo è stato emarginato, e quando mandava lettere a Roma, non rispondeva nessunoda www.illume.it
Così ha scritto l'ultima e si è buttato da un viadotto: la sua estrema sfida politica.Il treno arranca sulla Palermo-Messina ma a stridere in testa sono le parole della lettera-testamento del professor Parmaliana: “La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna, vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati”.
Adolfo Parmaliana, poco più di cinquant’anni, figlio di un operaio e di una levatrice, docente di chimica industriale dell’Università di Messina (tra i più apprezzati in Italia) era uno dei figli migliori della sinistra siciliana.
*****
Da sempre attivista politico (del Pci prima, dei Ds poi) con il vizio della legalità, il 2 ottobre scorso, dopo una vita di coraggiose e solitarie battaglie, si è suicidato lanciandosi nel vuoto da un viadotto dell’autostrada. A quattro mesi di distanza da una tragedia umana e politica, il silenzio attorno a questa storia resta imbarazzante.
Approfondimenti: Caso Adolfo Parmaliana
Il reportage di Walter Molino su Diario in edicola dal 6 febbraio 2009
Adolfo Parmaliana, poco più di cinquant’anni, figlio di un operaio e di una levatrice, docente di chimica industriale dell’Università di Messina (tra i più apprezzati in Italia) era uno dei figli migliori della sinistra siciliana.
*****
Da sempre attivista politico (del Pci prima, dei Ds poi) con il vizio della legalità, il 2 ottobre scorso, dopo una vita di coraggiose e solitarie battaglie, si è suicidato lanciandosi nel vuoto da un viadotto dell’autostrada. A quattro mesi di distanza da una tragedia umana e politica, il silenzio attorno a questa storia resta imbarazzante.
Approfondimenti: Caso Adolfo Parmaliana
Il reportage di Walter Molino su Diario in edicola dal 6 febbraio 2009
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caso adolfo parmaliana
06 febbraio 2009
Fuori i fascisti da Facebook
da http://unpercento.blogspot.com/
Come mai i quotidiani online si sono scaldati tanto quando su Facebook sono comparsi gruppi inneggianti alla mafia e ai suoi padrini, agli stupri di gruppo, e non hanno scritto una parola su un gruppo inneggiante a Mussolini con ben 40.000 iscritti? Come mai gli utenti di Facebook si scaldano tanto contro le stragi di foche in Canada e con chi abbandona i cani e non muovono un dito contro questi 40.000 fascisti dichiarati?
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antifascismo
Saviano: non riscreverei Gomorra
''Quello che mi tiene in vita, la mia vera protezione, è l'attenzione nei miei confronti. Ma so benissimo che me la faranno pagare"da www.irispress.it
del 03/02/2009
ROMA, 3 FEB - "Cerco solo di capire come, quando e perchè'. Non colpiranno quando c'è' molta attenzione. Cercheranno in tutti i modi di distruggermi, di delegittimarmi'': lo dice Roberto Saviano in una intervista a Euronews.
''Oggi, in tempo di crisi - spiega lo scrittore - la camorra è fortissima perchè' ha la liquidità. Sta entrando nelle grandi banche internazionali che non avendo liquidità accettano denaro sporco. Ne entra cosí tanto di denaro sporco nelle banche che la camorra determinerà la politica di queste banche quando ci sarà la ripresa. La camorra sta ipotecando il futuro del nostro continente''. Secondo lo scrittore, ''cio' che fa paura alla camorra non sono io, ma il mio lettore.
Questo loro non lo vogliono''. E poi Saviano conclude amarante: ''L'Italia non pensa alla mafia, pensa ad altro, al lavoro precario, alle intercettazioni. l'Italia crede che il problema mafioso sia uno dei problemi, non il problema''. In ogni caso, ribadisce, ''Gomorra non lo riscriverei, non ne posso piú, non ho alcuna simpatia per questo libro. Per me è peggiorato tutto, è esploso''.
''Oggi, in tempo di crisi - spiega lo scrittore - la camorra è fortissima perchè' ha la liquidità. Sta entrando nelle grandi banche internazionali che non avendo liquidità accettano denaro sporco. Ne entra cosí tanto di denaro sporco nelle banche che la camorra determinerà la politica di queste banche quando ci sarà la ripresa. La camorra sta ipotecando il futuro del nostro continente''. Secondo lo scrittore, ''cio' che fa paura alla camorra non sono io, ma il mio lettore.
Questo loro non lo vogliono''. E poi Saviano conclude amarante: ''L'Italia non pensa alla mafia, pensa ad altro, al lavoro precario, alle intercettazioni. l'Italia crede che il problema mafioso sia uno dei problemi, non il problema''. In ogni caso, ribadisce, ''Gomorra non lo riscriverei, non ne posso piú, non ho alcuna simpatia per questo libro. Per me è peggiorato tutto, è esploso''.
04 febbraio 2009
Radio Mafiopoli n. 19: "Io ho paura"
Io ho paura, ma non ho paura di avere paura. Ho paura di questa sensazione liquida che ti entra nelle ossa più intime, di avere amici che ci pensano prima di girare le chiavi nella macchina. Ho paura di essermici abituato alla paura, di guardare solo per vedere, di ascoltare per sentire, di dovermi tenere da conto questo disturbo cronico viscidamente instabile
da radiomafiopoli.org
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01 febbraio 2009
E’ morto Giuseppe Gatì, il giovane che “ridimensionò” Sgarbi
Vi ricordate il ragazzo che ad Agrigento si presentò alla presentazione del di Sgarbi apostrofando duramente il Sindaco di Salemi e definendolo “pregiudicato” perchè condannato in via definitiva per truffa allo stato? Era Giuseppe Gatì, siciliano e fortemente convinto della necessità di cambiare questa terra di Sicilia e questa politica delle collusionida osservatorio-sicilia.it
Era Giuseppe Gatì, perchè ieri, in un banale incidente sul lavoro, ennesima “morte bianca”, che gli è occorso all’interno del caseificio di proprietà del padre, è morto folgorato da una scarica elettrica, probabilmente a causa di un filo scoperto di cui non se ne era accorto.
Ma Giuseppe Gatì pensiamo, rimarrà nel ricordo di quanti, siciliani onesti e laboriosi, rifiutano la politica spettacolo e collusa della casta siciliana, e di quanti coombattono il sistema siciliano feudale fatto di tangenti, assistenzialismo, truffe e servilismo. Sarà ricordato, ne siamo certi, soprattutto da quei giovani che come lui combattono contro un sistema deviato per riaquistare dignità ed onore.
A ricordare Giuseppe Gatì, l’associazione vittime della mafia a cui operava. ” ”E’ con immenso dolore che vogliamo unirci alla tragedia della famiglia di uno dei più valorosi ragazzi conosciuti nel nostro cammino: Giuseppe Gatì. Avevamo offerto a lui il nostro sostegno quando, preoccupato per le reazioni che le sue grida “Viva Caselli, viva il pool antimafia” davanti al Sindaco di Salemi avevano suscitato, si era rivolto a noi.
E’ morto questa mattina, a poco più di vent’anni.
Il dolore per la sua morte è qualcosa di difficilmente spiegabile in parole perchè Giuseppe era diventato parte del nostro mondo e delle nostre battaglie e per questo si era conquistato la nostra stima ed il nostro affetto. Ci ha seguito ovunque e sostenuto sempre, spesso incontrando difficoltà ed ostacoli davanti ai quali non si è mai fermato. Ha condotto le sue battaglie investendo risorse ed energie fino al limite delle proprie possibilità dimostrando un valore ed una tenacia difficili da trovare.
Per questo ci eravamo affezionati a lui ed avevamo deciso di sorreggerlo e difenderlo dagli attacchi, fisici e verbali, che aveva ricevuto.
Sappiamo che il dolore della sua famiglia e dei suoi affetti più cari è inconsolabile ed insanabile ma vorremmo invitarli a lasciare che la fierezza per aver cresciuto un ragazzo con i sani valori che ha dimostrato avere prevalga sul dolore.
Di Giuseppe noi ricorderemo il coraggio, la fierezza e la forza delle sue idee”.
La contestazione a Sgarbi:contestazione Sgarbi ad agrigento
Ma Giuseppe Gatì pensiamo, rimarrà nel ricordo di quanti, siciliani onesti e laboriosi, rifiutano la politica spettacolo e collusa della casta siciliana, e di quanti coombattono il sistema siciliano feudale fatto di tangenti, assistenzialismo, truffe e servilismo. Sarà ricordato, ne siamo certi, soprattutto da quei giovani che come lui combattono contro un sistema deviato per riaquistare dignità ed onore.
A ricordare Giuseppe Gatì, l’associazione vittime della mafia a cui operava. ” ”E’ con immenso dolore che vogliamo unirci alla tragedia della famiglia di uno dei più valorosi ragazzi conosciuti nel nostro cammino: Giuseppe Gatì. Avevamo offerto a lui il nostro sostegno quando, preoccupato per le reazioni che le sue grida “Viva Caselli, viva il pool antimafia” davanti al Sindaco di Salemi avevano suscitato, si era rivolto a noi.
E’ morto questa mattina, a poco più di vent’anni.
Il dolore per la sua morte è qualcosa di difficilmente spiegabile in parole perchè Giuseppe era diventato parte del nostro mondo e delle nostre battaglie e per questo si era conquistato la nostra stima ed il nostro affetto. Ci ha seguito ovunque e sostenuto sempre, spesso incontrando difficoltà ed ostacoli davanti ai quali non si è mai fermato. Ha condotto le sue battaglie investendo risorse ed energie fino al limite delle proprie possibilità dimostrando un valore ed una tenacia difficili da trovare.
Per questo ci eravamo affezionati a lui ed avevamo deciso di sorreggerlo e difenderlo dagli attacchi, fisici e verbali, che aveva ricevuto.
Sappiamo che il dolore della sua famiglia e dei suoi affetti più cari è inconsolabile ed insanabile ma vorremmo invitarli a lasciare che la fierezza per aver cresciuto un ragazzo con i sani valori che ha dimostrato avere prevalga sul dolore.
Di Giuseppe noi ricorderemo il coraggio, la fierezza e la forza delle sue idee”.
La contestazione a Sgarbi:contestazione Sgarbi ad agrigento





