7 marzo 2009

Piacenza: Critica le ronde padane su Facebook e viene convocato in questura.

E' quanto accaduto ad un militante del Prc di Piacenza lo scorso week-end, rientrato a casa dopo aver preso parte alla contromanifestazione organizzata dalla Rifondazione comunista contro le ronde padane

da osservatoriorepressione.org

Il comunista, al termine della manifestazione di giovedi' scorso che ha visto momenti di tensione tra gli stessi militanti del Prc e la Digos, e' quindi rientrato a casa, commentando sul popolare social network quanto accaduto quella sera. La frase riportata su Facebook contro le ronde padane suonava come "siete dei razzisti: e' facile fare le ronde con 20 poliziotti di scorta" e non sembra essere piaciuta per niente alla questura di Piacenza che ha immediatamente convocato il giovane militante per "una chiacchierata".

Il capogruppo del Prc in consiglio comunale Carlo Pallavicini si e' subito mobilitato per difendere i suoi iscritti: "Questo e' un atto grave della questura- rileva il comunista- qui si tratta di intimidazioni sulla base di controlli della Polizia su un social network libero, su cui si puo' scrivere tutto, sempre pero' nei limiti della decenza".

Anche il segretario provinciale del Prc Roberto Montanari bolla l'atteggiamento della questura come "inappropriato, soprattutto perche' Facebook e' un network libero ed ognuno puo' esprimere la propria opinione". Diversa l'opinione della questura di Piacenza che, da fonti non ufficiali, fa sapere che la convocazione del militante del Prc rientra nell'ordinaria routine di controlli.

6 marzo 2009

Milano, viaggiando in tram

Durante un viaggio in tram alcuni zingari, con vestiti lisi e male odoranti, si avvicinano alla obliteratrice per timbrare i biglietti

26 febbraio 2009
da Claudio

Tirano fuori dalle tasche un po' di tagliandi e provano a inserirli ad uno ad uno fino a quando non hanno una timbratura valida per ciascuno. Una signora di mezza età, in piedi, si trova sul loro passaggio, borbotta qualcosa. Poi va per aprire il finestrino che si blocca, completamente spalancato.

Signora A: "Va bhe, così entra un po' di aria pura", dice ad alta voce.
Signora B: "Eh sì, non dovrebbero farli salire" risponde un'altra accanto."Non è solo per la puzza, toccano con le mani dove tocchiamo noi...
Signora A: "per questo metto i guanti", risponde ghignando.
Signora B: "Ci vorrebbero delle misure restrittive"
Signora A: "Certo. Alzano pure il rischio di epidemie, così sporchi"
Signora B: "D'altronde sono loro che vogliono vivere così. Hanno un sacco di sussidi, ma li rifiutano"

Smettono di parlare. Alla fermata successiva salgono alcuni uomini di colore. La prima delle donne, con sguardo torvo, si volta spesso a fissare quello più vicino a lei. E' giunta la mia fermata e nel frattempo ricordo che la radio al mattino diceva: "a Milano le polveri sottili hanno già sforato i livelli di guardia per più dei 35 giorni stabiliti dall'unione europea, nei primi due mesi dell'anno". Il pericolo è ormai solo una questione di punti di vista.

5 marzo 2009

Emendamento D'Alia è censura web

con una scusa sacrosanta (bloccare chi inneggia alla mafia, al terrorismo e alla violenza) si prepara a mettere il bavaglio alla rete

di Marco Bazzoni
da http://www.articolo21.info/index.php

Il Senatore Gianpiero D'Alia, con il suo emendamento all'articolo 50 del DDL 773

(pacchetto sicurezza), già approvato dal senato:

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emend&leg=16&id=392701&idoggetto=413875

Andrebbe ricordato che il reato di apologia e di istigazione a delinquere, è già previsto e punito dal codice penale, quindi chiunque ne venga accusato, viene processato, e se colpevole, condannato. Ovvio che il fine non quello, ma è di limitare la libertà di espressione e di opinione in rete. In pratica, sempre se questo emendamento non verrà ritirato, e quindi approvato definitivamente dalla Camera dei Deputati, se su un blog, social media, ad esempio Youtube o Facebook, ci sono commenti, articoli che commettono apologia di reato e istigazione a delinquere, esempio invitare ad non osservare una legge considerata sbagliata, e non vengono rimossi entro 24 ore, il provider è obbligato dalla legge a oscurarli, pena una sanzione da 50 mila a 250 mila euro:

Questo emendamento è incostituzionale, perchè va contro l'Articolo 21 della costituzione che dice: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione....." Se l'emendamento D'Alia non verrà stralciato, anche in Italia la libertà d'informazione su internet, sarà limitata a livelli della Cina. C'è un blog che Vi invito a visitare, ed è quello di Stefano Quintarelli, che in un suo post, analizza nei dettagli l'emendamento D'Alia:

http://blog.quintarelli.it/blog/2009/02/quel-biiip-di-biiip-ha-biiip-una-biiip-.html

In una nota di poco fa sull'agenzia Apcom, il Senatore D'Alia:
http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2009/02_febbraio/13/sicurezza_d_alia_a_di_pietro_mio_emendamento_non_censura_web,17971950.html,

risponde al post di Antonio Di Pietro:
http://www.antoniodipietro.com/2009/02/_il_senato_con_voto.html#comments, che accusava questo emendamento di censura, dicendo che il suo emendamento non censura il web.

Invece ha ragione Di Pietro!!! Inoltre D'Alia, sempre nella sua nota di agenzia, arriva addirittura a dire che i blog di Beppe Grillo e di Antonio Di Pietro sono pieni di sciocchezze, quando non è assolutamente così, dimostrando di non avere il minimo rispetto per le centinaia di migliaia di persone che accedono ogni giorno a questi blog. C'è ne fossero di blog così!!!

Infine, concordo pienamente con quanto dice Sonia Alfano, che in una nota di agenzia stampa, dice "che invece di oscurare internet, si potrebbe ad esempio riaprire le inchieste sulle stragi di Ustica, Via D'Amelio, Capaci, Piazza Fontana, e molte altre, e far avere alle vittime delle molteplici stragi italiane la giustizia che non hanno mai ottenuto".

4 marzo 2009

Scarpinato: senza intercettazioni il Paese sarà messo a tacere

Intercettazioni rivelano vero volto del potere quando opera nell'illegalità. Un passaggio dell'intervento del magistrato Roberto Scarpinato alla Casa di Cultura di Milano

da liberainformazione.org

[...] Le vicende che vengono fuori dalle intercettazioni sono vicende che ci raccontano una trasversalità, purtroppo, nella gestione di affari poco puliti e credo che non sia un caso che le intercettazioni siano diventate - come dire - il punto di attacco fondamentale del sistema politico. Oramai si è costituito un sistema di omertà blindato, testimoni non se ne trovano più, le poche persone che hanno osato raccontare alla magistratura i misfatti dei potenti hanno dovuto subire una via crucis che non ha risparmiato nemmeno i loro affetti più personali, faccio un nome per tutti, Stefania Ariosto.

Collaboratori non ce ne sono quasi più: ci sono collaboratori che raccontano episodi di criminalità da strada. I magistrati che hanno osato fare indagini sui potenti sono sottoposti a procedimento disciplinare sono stati trasferiti d'ufficio con procedure sommarie. Oggi l'unico momento di visibilità del mondo in cui viene esercitato il potere sono rimaste le intercettazioni. Le macchine che ci fanno ascoltare in diretta la vera e autentica voce del potere. E quando c'è un potere che opera nell'illegalità questo è diventato l'unico tallone d'achille che ci consente di vederlo.

Abbiamo un'opposizione inesistente, un giornalismo che non ha più spazi, una magistratura che viene sempre più addomesticata, l'unico momentno di visibilità democratica di come funziona il potere in Italia sono appunto le intercettazioni. Ed ecco perchè la riforma delle intercettazioni "deve passare" (vogliono farla passare, ndr): perchè da quel momento in poi non sapremo più quello che succede in questo Paese. La magistratura sarà privata degli strumenti fondamentali e il "discorso toghe rosse" non ci sarà più. Non ci saranno nè toghe rosse, nè toghe nere, nèe toghe di centro. Ci sarà quella impunità del potere di cui era consapevole il "dottor Azzecca-garbugli" quando gli dicevano "dobbiamo agire secondo legge" e lui rispondeva "ma che stiamo scherzado?".

Ecco questa è una cosa di cui siamo un pò tutti consapevoli e io e i miei colleghi assistiamo sgomenti a quello che sta accadendo perchè ci siamo battuti in questi anni con tutte le nostre risorse per cercare di arginare l'avanzare della criminalità mafiosa e della criminalità al potere e renderci conto che stanno facendo saltare gli ultimi anticorpi, che ci stanno disarmando, che stanno consegnando il Paese alla criminalità è qualcosa che ci lascia sgomenti, interdetti, e ci fa interrrogare sul senso del sacrificio di quelli che prima di noi si sono sacrificati con la vita per cercare di contrastare le mafie.

E io vi confesso che da qualche tempo ho difficoltà a partecipare, il 23 maggio e il 19 luglio, alle cerimonie per gli anniversari delle stragi di Capaci e via d'Amelio perchè quando vedo in prima fila a rappresentare lo Stato personaggi sotto precesso o condannati per mafia /corruzione io non mi sento di poter stare in quella stessa Chiesa, in quello stesso Palazzo, e mi chiedo come potranno i nostri ragazzi credere in uno Stato che ha queste facce.

Io credo che se la partita che si sta giocando in questi giorni sulle intercettazioni sarà perduta, non avremo soltanto una pessima riforma processuale, avremo uno squilibrio dei poteri in Italia. E' strano che una riforma abbia uno spessore di tipo costituzionale ma questo avviene perchè siamo in una situazione patologica, perchè in una sistuazione fisologica ci sono tutte una serie di anticorpi che consentono di controbilanciare gli abusi del potere: c'è un'opposizione parlamentare, c'è un giornalismo libero e indipendente, c'è una separazione dei poteri.

In un Paese come questo, invece, dove tutti questi anticorpi sono stati disinnescati e dove soltanto le macchine, le microspie svolgono la funzione di opposizione e di visibilità democratica, quando anche le macchine saranno messe a tacere, io credo che questo Paese sarà messo a tacere.

*(Roberto Scarpianto - Un passaggio dell'intervento sul tema intercettazioni - 24 febbraio 2009 - Iniziativa Casa di Cultura di Milano).

Il video: http://www.youtube.com/watch?v=nDe8URzQyPk

E’ arrivato il momento di dire basta

La scelta del Ministero della Difesa di approvare il progetto MUOS e di volerlo realizzare a Niscemi ha preoccupato moltissimo la città che rappresento

di Giovanni Di Martino*
da liberainformazione.org

Tale impianto di comunicazione,infatti, sviluppando con forte intensità un campo elettromagnetico, rappresenterà un serio pericolo per la salute della popolazione della città e dei centri vicini.
Il sito prescelto ricade all’interno della Riserva Orientata Sughereta di Niscemi e del SIC, (Sito di Interesse Comunitario) dove si trovano gli alberi di sughero secolari e una macchia mediterranea tra le più antiche al mondo.

Gli effetti nocivi sull’ecosistema sconvolgeranno l’habitat naturale del sito naturalistico, ma soprattutto, metteranno in serio pericolo la salute degli abitanti che si trovano a circa due chilometri dal sito.
Chi ha adottato tale decisione, molto probabilmente, non ha tenuto conto che Niscemi è inserita all’interno dell’area ad alto rischio ambientale per la vicinanza con il petrolchimico di Gela e che quindi ha già pagato un altissimo prezzo con una presenza consistente di patologie malformative e tumorali. E che dal 1991 possiede una base Nato con la presenza di 41 antenne che alimentano già un sistema di onde elettromagnetiche.

E’ arrivato il momento di dire basta a tutto questo. Anzi è arrivato il momento che i siciliani rivendichino il loro diritto di vivere la terra in modo organico e come un’isola di pace. L’ennesima condanna per la città di Niscemi e per tutto il territorio circostante si chiama Muos, ma ieri e ancora oggi si chiama Enichem, domani si chiamerà nucleare. La Sicilia si appresta a diventare la pattumiera del mondo e la vita dei cittadini stessi viene considerata indifferente agli organi nazionali che hanno approvato il progetto del Muos (prima nel 2001 e ratifica del 2006 Ministero della Difesa) e a quelli regionali (Assessorato Territorio e Ambiente) che per due anni ha tenuto nascosto l’ennesimo ecomostro che sarebbe arrivato sulla testa dei cittadini.

Il resto sono solo inutili polemiche che sorgono in periodi pre-elettorali e non hanno alcun nesso causale e rispetto per chi amministra questa città e dice in modo forte il proprio no all’installazione del Muos. Ho chiesto all’Arpa di fare i dovuti controlli per verificare se il livello di onde elettromagnetiche ha già superato i limiti consentiti e che, in maniera non ancora ufficiale, probabilmente è già stato superato. Ho scritto Ministero della Difesa per chiedere chiarimenti su questo progetto americano ed emanato una direttiva sindacale per richiedere un ulteriore parere tecnico e bloccare l’iter. Ho chiesto personalmente che venga sospeso l’iter istruttorio per il rilascio dell’autorizzazione per l’inizio dei lavori, fino a quando non saranno date garanzie certezze sulla innocuità dell’impianto; di verificare personalmente, insieme ai sindaci dei territori limitrofi che i lavori non siano iniziati; l’intervento del governo regionale per bloccare il progetto. Il nostro ruolo, secondo il DPR n. 357/97 art.5 co.8 è notevolmente ridotto. Dice la Legge che: “Qualora, nonostante le conclusioni negative della valutazione di incidenza sul sito ed in mancanza di soluzioni alternative possibili, il piano o progetto, debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale ed economica”.

Con questo si ritiene, indispensabile, fare fronte comune e chiedere l’intervento degli organi regionali e fare valere il regime a Statuto Speciale che contraddistingue la Sicilia. Ringrazio personalmente tutti i sindaci e la deputazione regionale e nazionale che sono venuti a Niscemi e con i quali stiamo avviando un coordinamento degli amministratori per fare fronte comune contro il Muos. La città di Niscemi, il sindaco e la sua amministrazione, il consiglio comunale non accettano di essere vittime delle onde elettromagnetiche e schiavi di un mondo che trasforma la nostra terra in un mare di guerra. La manifestazione dello scorso 28 febbraio che ha portato in piazza 15 mila cittadini, tante mamme e giovani, è un esempio di quello che questa città, insieme a tutte le realtà che hanno a cuore la vita dei cittadini e dell’ambiente circostante, possono fare. Unirsi è l’unico mezzo per fare vivere la nostra gente e la nostra terra.

*sindaco di Niscemi

Da Verona a Bologna, se il conflitto è vietato

Il leit motiv è vecchio come il cucco: le manifestazioni intralciano il traffico, creano scompiglio, in qualche modo limitano qualche libertà di chi non aderisce a quella specifica manifestazione

di Cinzia Gubbini
da www.ilmanifesto.it

Si comincia così e si finisce alla direttiva Maroni, quella che prendendo spunto dai cortei con annessa preghiera islamica indette dalle comunità musulmane nel periodo della guerra a Gaza, si prende la briga di dare disposizioni a tutti i questori e i prefetti d'Italia: si definiscano criteri per «limitare l'accesso ad alcune aree particolarmente sensibili», si prevedano «forme di garanzia per eventuali danni».

Questo il 26 gennaio. Un mese dopo c'è già il primo indagato. Si chiama Pietro Milazzo (nella foto), è un dirigente regionale della Cgil siciliana e una ventina di giorni fa ha ricevuto un avviso di garanzia. Il reato contestato sull'avviso non c'è scritto. Ma probabilmente è il 650 del codice penale: inosservanza di provvedimento di autorità. È previsto l'arresto fino a tre mesi e un'ammenda pecuniaria. Ma cosa hanno fatto Milazzo e tutti quelli che, come lui, un pomeriggio sono andati a manifestare di fronte alla Prefettura di Palermo? Hanno sostato sul marciapiede antistante la Prefettura, dove da sempre si organizzano i presidi.

Proprio quello che la Questura aveva vietato di fare. «Ma io l'ho fatto lo stesso - racconta Milazzo - perché ritengo anticostituzionale che mi si dica dove devo manifestare, visto che non ci sono problemi di ordine pubblico». Una volta, forse. Ora Milazzo rischia di doversi difendere in tribunale. Tra l'altro la sua storia insegna in che modo la direttiva Maroni possa essere utilizzata.

La manifestazione «incriminata» infatti era in solidarietà con lo stesso Milazzo, che lo scorso settembre ha ricevuto un avviso orale dalla questura di Palermo - in base a una legge del '56 - in cui gli si intimava di modificare la sua condotta considerata pericolosa (è un attivista politico) specificando che, in caso contrario, rischia di incorrere in misure di prevenzione. Ora il «pericoloso» Milazzo, che insiste a manifestare sui marciapiedi, deve difendersi anche da una nuova accusa. Ma se questo accade a Palermo, la topografia delle prossime manifestazioni è in rapida ridefinizione.

A Bologna il prefetto ha deciso che - fino a settembre - non si può più manifestare nel centro storico dalle 14 del sabato fino a tutta la giornata della domenica. Niente più cortei nel week-end a piazza Maggiore, piazza del Nettuno, fino alla cosiddetta «T» (via Ugo Bassi, un tratto di via Indipendenza, via Rizzoli) circuiti storici per le dimostrazioni bolognesi. Giro di consultazioni in Prefettura anche a Verona, dove di volta in volta sindaco, prefetto e questore valuteranno se sia il caso di concedere il calpestio di massa del centro storico. Come esplicitamente previsto dalla direttiva Maroni, si valuterà anche se chiedere o meno una cauzione ai promotori, per tutelare il Comune da eventuali danni. Possibilità che ha fatto drizzare le antenne degli attivisti veronesi, visto che per la manifestazione antifascista del 17 maggio 2008, che aveva lasciato dietro di sé qualche scritta e una vetrina rotta, il sindaco Flavio Tosi aveva minacciato di chiedere 20 mila euro di danni.

Ma in materia di disciplina dell'ordine pubblico Tosi non è secondo a nessuno: proprio in questi giorni una sua ordinanza ha vietato ai supermercati la vendita di uova e farina nel giorno del corteo di Carnevale, per evitare ai dispettosi bambini di tirarsele appresso e imbrattare la perla dell'Unesco, il centro storico della città scaligera. Disposizioni sulla limitazione del centro storico sono attese anche a Vicenza. Il Prefetto ha avviato anche lì un giro di consultazioni. Il comitato No Dal Molin ha inviato una lettera in Prefettura per prendere posizione: «Riteniamo che non si possa svilire il ruolo della polis a mero "salotto"».

28/02/2009

3 marzo 2009

Caso Aldrovandi, si indaga su presunti depistaggi

«Questa nuova indagine parallela al processo per la morte di mio figlio dovrà far luce sulle tante ombre che restano: il processo si sta per concludere, e gli imputati sono quelli, i primi quattro poliziotti, e quelli restano. Altra cosa sono i favoreggiamenti, i depistaggi su cui la Procura sta indagando e per cui vi sono questi nuovi avvisi di garanzia, questa è la vera vergogna per questa città»

da ilsecoloxix.ilsole24ore.com

del 25 febbraio 2009

Patrizia Moretti, mamma di Federico, commenta così il terzo filone di inchiesta che la Procura ha aperto sui presunti ritardi e depistaggi delle indagini che seguirono la morte del ragazzo. Tre inviti a comparire e rendere interrogatorio sono stati, infatti, notificati in questi giorni a tre poliziotti, due dei quali già indagati nell'indagine bis.

La novità di questa tranche di indagine è rappresentata da Luca Casoni, capoturno delle Volanti la mattina della tragedia, chiamato in causa dalla Procura per un colloquio telefonico che ebbe con il capoturno della centrale operativa Marcello Bulgarelli: in quel colloquio, la mattina della tragedia, la registrazione del dialogo tra i due poliziotti venne interrotta dopo che Casoni avrebbe detto «stacca». Questa circostanza emerse ad una udienza del processo in corso per la morte del ragazzo, e il pm Nicola Proto ora vuole chiarire il perché di quell'interruzione.

Entrambi sono indagati per concorso in favoreggiamento, mentre il terzo poliziotto «invitato a comparire» agli interrogatori di venerdì prossimo è Paolo Marino, ex dirigente della Upg, l'ufficio volanti, all'epoca della tragedia. Gli verrebbe contestata una omissione d'atti d'ufficio per un colloquio telefonico con il pm di turno di quella mattina, Mariaemanuela Guerra, in cui - secondo l'ipotesi d'accusa - avrebbe indotto in errore il magistrato: Marino testimoniò al processo che fu il magistrato a non volersi recare sul posto per il sopralluogo dopo la morte del ragazzo, ma l'ex pm, che poi lasciò l'inchiesta per «incompatibilità», si difese con una lettera al Csm in cui smentì il dirigente.

Bulgarelli e Marino stessi erano già indagati da un anno e mezzo per presunti depistaggi e ritardi nelle indagini, assieme ad altro terzo poliziotto indagato, nell'indagine per cui sono ormai scaduti i termini e dunque la Procura dovrà decidere a breve su tutte queste posizioni.

Approfondimenti: caso Federico Aldrovandi