14 marzo 2009

Salvatore Borsellino, strage di Via D'amelio e il mistero del castel Utveggio

Intervista realizzata il 7 marzo in Via DAmelio a Palermo a Salvatore Borsellino. Il mistero di Castel Utveggio e sui mandanti della strage del 1992

da orsatti63
Scheda: Strage di Via D'Amelio

13 marzo 2009

Lettera al prefetto di Palermo in solidarietà con Pietro Milazzo

Centinaia sono gli attestati di stima e di solidarietà, provenienti da tutte le categorie sociali e le parti politiche, a Pietro Milazzo, vittima dell’assurdo provvedimento dell’avviso orale emanato dal questore di Palermo

di k-p
da http://www.kom-pa.net

Al prefetto di Palermo

Da quarant’anni Pietro Milazzo, con costanza e determinazione, con la vocazione del sindacalista coerente e fedele alle sue idee di giustizia sociale e lotta alla mafia opera a Palermo, stimato, per la sua correttezza, persino dai suoi oppositori politici.

In prima linea tra i compagni di Peppino Impastato a fianco degli ultimi e degli esclusi sociali siano essi immigrati o senza casa, egli ha sempre agito nell’ambito dell’antimafia sociale nel tentativo di riscattare i più deboli dalla schiavitù della miseria e dalla sudditanza alla mafia, l’una e l’altra strettamente collegate da una perversa logica di potere sociale e politico.

Gli si contesta, “nell’avviso orale,” di essere tra gli organizzatori della imponente manifestazione palermitana per chiedere le dimissioni di Totò Cuffaro, condannato da un tribunale della repubblica, gli si contesta di essere tra gli organizzatori di molteplici manifestazioni, pacifiche e sempre non violente, a favore di coloro che lottano per rivendicare il diritto sacrosanto ad avere un tetto sopra la testa, senza rivolgersi, in modo clientelare, al politico di turno o al capo-popolo corrotto, gli si contesta di essere tra gli organizzatori di una pacifica e non violenta manifestazione contro la ingiusta guerra in Iraq, gli si contesta di essere tra gli organizzatori di manifestazioni contro lo sperpero dell’Amministrazione comunale che ha ridotto la città di Palermo in ginocchio.

Pietro Milazzo sindacalista nelle sue funzioni e nell’animo è sempre stato a fianco di coloro che rivendicano un diritto negato, anche al di là delle sue specifiche mansioni.

Egli, fedele al suo profondo spirito sindacale non ha mai smentito la sua innata vocazione “sociale e politica”.

Nel riconoscere a Pietro Milazzo l’incessante opera di stimolo alla società palermitana e siciliana, chiediamo al prefetto di Palermo che accolga la richiesta di revoca dell’”avviso orale”, presentata dallo stesso.

Palermo. 10 marzo 2009

Video: L'affaire Milazzo

11 marzo 2009

Radio Mafiopoli puntata n. 23: "Salvatore Borsellino e che stato è stato"

Salvatore Borsellino è uno di quei fiori rari di memoria attiva, di quelli per cui una perdita è soprattutto il dovere di un inizio. Lo incontro che è mattina già matura, nel suo ufficio, dove sorridono in foto suo fratello Paolo insieme a Giovanni Falcone. Inizia l'intervista

Da radiomafiopoli.org





Ascolta la 23a puntata: Salvatore Borsellino e che stato è stato

Silvia Baraldini: "importante, oggi, è la lotta contro la violenza alle donne"

Quando lotta vuol dire carcere. Intervista a Silvia Barladini. Molti di voi la conosceranno per una canzone di Guccini, “Canzone per Silvia”. “ L' America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura, la libertà, e dall' alto fiera abbraccia tutta quanta la nazione, per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione perchè di questa piccola italiana ora l' America ha paura”

di Giorgio Ruta
da ilclandestinonline

La Silvia del cantautore è Silvia Baraldini, il simbolo di un impegno estremo, di un egoismo schiacciato. Una storia, quella della Baraldini, cruda e rara che lei stessa ci racconta.

Lei ha passato molti anni in carcere, ma non tutti sanno la sua storia. La può raccontare?

Sono emigrata negli Stati Uniti perché sono emigrati i miei genitori e molto giovane sono rimasta coinvolta sia nel movimento contro la guerra che per quello dei diritti degli afroamericani. Attraverso quel coinvolgimento una ventina di anni dopo mi sono occupata della situazione dei detenuti politici afroamericani all’interno degli Stati Uniti. In quel contesto è stata decisa la liberazione di una donna, Assata Shakur, che era un importante leader del loro movimento e avevano bisogno anche dell’aiuto di persone bianche. Mi hanno chiesto l’aiuto e io sono tra quelle persone che hanno detto di si. Per questo sono stata arrestata e sono stata accusata non solo della liberazione, ma anche di associazione con varie organizzazioni rivoluzionarie del movimento afroamericano e sono stata condannata a 40 anni.

In Italia c’è stata una forte mobilitazione o no?

Moltissima. C’è stato il coinvolgimento delle persone in Italia, e non solo politiche, che si sono appassionate alla mia storia per vari motivi: perché ero una donna, perché ero in un paese straniero, perché le condizioni in prigione erano veramente dure. Perciò molte persone hanno partecipato per ragioni differenti e secondo me questo ha fatto la differenza.

Partecipazione che è dimostrata anche da una canzone di Francesco Guccini, cosa ha provato?

La canzone di Guccini l’ho ascoltato solo una volta ritornata in Italia, però molte persone mi scrivevano e mi dicevano della canzone e mi scrivevano pezzi di essa. Conoscevo le parole ma non la musica. Quando ho ascoltato finalmente la canzone mi ha impressionato perché era una bella canzone. Oltre all’importanza che poteva avere per me mi è piaciuta proprio la canzone e questo mi ha colpito.

Come esprime oggi l’impegno politico?

Lo esprimo a piccoli passi. Lavoro con l’ARCI, che si occupa non solo di cultura ma anche dei migranti, di pace e guerra, di legalità, di lotta contro la mafia. Penso oggi sia importante soprattutto la lotta contro la violenza alle donne.

Milano, istituita la commissione comunale antimafia

Libera: “Un segnale importante, non perdiamo l’occasione per fare luce sugli affari delle mafie”

Milano, 6 marzo 2009
da cittanuovecorleone

“Milano e la Lombardia sono il caso emblematico della ramificazione molecolare della ‘ndrangheta in tutto il Nord”: così si legge nella relazione sulla ‘ndrangheta, presentata nel febbraio 2008 dalla Commissione Parlamentare antimafia. Nonostante fosse stata approvata all’unanimità la relazione suscitò forti polemiche a Milano, sia a livello istituzionale che di opinione pubblica. In quel clima, le forze di minoranza avanzarono la proposta di istituire una Commissione d’inchiesta sul fenomeno mafioso a livello comunale, ma proprio un anno fa una prima iniziativa venne respinta.

Partì allora una campagna di sensibilizzazione civile prima e di raccolta di firme dei cittadini poi, promossa da Libera per invitare il Consiglio Comunale a rivedere la decisione presa. A distanza di un anno, l’importante risultato è stato finalmente raggiunto, perché il Consiglio Comunale di Milano ha votato, nella seduta di ieri sera, l’istituzione di una “Commissione d’inchiesta sugli interessi mafiosi attivi nel territorio milanese”. “Siamo contenti – ha dichiarato l’avvocato Ilaria Ramoni, referente di Libera Milano – per la decisione presa ieri sera del Consiglio Comunale. Era da tempo che chiedevamo l’istituzione di una Commissione comunale che servisse ad approfondire la questione delle infiltrazioni mafiose in città, anche in vista del prossimo Expo 2015. Anche la raccolta delle firme dei cittadini, promossa da Libera Milano, è sicuramente servita allo scopo”.

La Commissione è chiamata ad approfondire ambiti ampi e articolati: dalle eventuali infiltrazioni mafiose negli immobili di proprietà del Comune o nelle aziende partecipate, al racket della tratta degli esseri umani e della prostituzione, dal traffico delle sostanze stupefacenti ai fenomeni dell’usura e dell’estorsione, dalle morti bianche all’immigrazione clandestina, dagli affari delle mafie nostrane a quelli delle mafie straniere. Ulteriore compito dei commissari sarà la valutazione critica dell’impatto negativo delle mafie nel tessuto produttivo, economico e sociale del capoluogo lombardo, alla vigilia delle grandi opere connesse alla realizzazione dell’Expo 2015.
“È un segnale importante – ha sottolineato ancora Ramoni – perché anche qui, a Milano, si deve prendere coscienza del fatto che le mafie non sono un problema del sud del nostro paese, ma una realtà globale. Non possiamo perdere questa occasione per fare luce su tanti questioni che coinvolgono Milano così da vicino”.

8 marzo 2009

Radio Radicale: non spegnete quella voce

Nei giorni scorsi, con frivola e immotivata improvvisazione, il sottosegretario Romani ha dato notizia, in una seduta della Camera dei deputati, della intenzione del governo Berlusconi di chiudere Radio Radicale

di Furio Colombo
da unita.it

I radicali hanno aperto ieri a Chianciano il loro congresso. È un annuncio improvviso e alcuni che avrebbero voluto (è il mio caso) non potranno essere presenti. Vedo alcune ragioni per seguire oggi da vicino le iniziative dei radicali.


Alcune sono di assenso e alcune di dissenso ma una prevale su tutte.
In un mondo politico che appare esausto, e si richiude, in ripetizione alternativa di poche cose sfuocate per chi sta al governo, e di un senso di smarrimento per chi fa (o dovrebbe fare) opposizione, i radicali hanno una vitalità politica che li motiva ad essere presenti, contemporaneamente, in tanti campi e impegni e problemi, dal Tibet ai rom italiani, dai rumeni pestati in carcere ai detenuti in estenuante attesa di processo, dalle campagne già fatte (il tentativo quasi riuscito di rimuovere Saddam Hussein senza distruggere l’Iraq) al successo mondiale della moratoria sulla pena di morte.

A Chianciano avrei detto il mio disaccordo sul modo in cui i radicali propongono di contribuire a risolvere i problemi della giustizia. Manca - avrei insistito - l’ambientazione di un progetto così importante nell’epoca berlusconiana che ha deliberatamente distorto (o distorto in modo più grave) tutto ciò che si riferisce al mondo e agli operatori della giustizia.

Avrei ripetuto che - in un mondo di padronato che chiede e non dà - trovo punitivo l’atteggiamento nei confronti dei sindacati, benché ogni problema posto sia serio, importante e vada discusso a fondo. Farlo con i radicali vale la pena. Ricordiamoci che sono l’unico gruppo politico italiano ad avere dei caduti, come Antonio Russo, sul campo dei diritti umani e della libera testimonianza giornalistica di fatti destinati a restare altrimenti ignoti. Questo impegno, mantiene un senso e un punto di riferimento per l’intera politica italiana in un’epoca confusa e conflittuale, condannata alla ripetizione continua di eventi spesso inutili o quasi uguali.
Ma c’è un’altra ragione oggi, di essere vicini ai radicali, di partecipare al loro lavoro e soprattutto al loro impegno civile.

Nei giorni scorsi, con frivola e immotivata improvvisazione, il sottosegretario Romani ha dato notizia, in una seduta della Camera dei deputati, della intenzione del governo Berlusconi di chiudere Radio Radicale, la voce del Parlamento italiano, di cui trasmette in diretta tutti gli eventi e sedute, oltre alla cronaca completa di quasi ogni altro evento politico, senza riguardo alle diverse valutazioni di quegli eventi, senza rapporti con le convenienze, i desideri e gli ordini degli uni e degli altri. Se c’è una preferenza, a Radio Radicale, è per i senza potere. Chiudere una radio che riceve contributi pubblici in cambio dell’unico vero servizio pubblico che esista in Italia è un gesto grave, carico di minaccia e pericolo.

E anche un gesto odioso, se compiuto da un governo guidato dal capo e proprietario di un impero mediatico. Volete sapere se la Rai sarà in grado di subentrare? Invece di correre via dalla televisione quando i telegiornali di regime introducono gli umilianti minuti della «nota politica», fate lo sforzo di guardare e ascoltare almeno una volta.

È chiaro che dovremo prepararci a difendere in ogni modo la sopravvivenza dell’ultima finestra che impedisce all’Italia di soffocare nell’anidride carbonica della non notizia. Perciò gli auguri al Partito Radicale per il suo congresso, che meritava partecipazione e presenza, sono auguri all’Italia.