30 maggio 2009

Ostia premia Gelli poeta, è polemica

L´opposizione: cerimonia pagata con i soldi del Comune. Croppi: nessun finanziamento
Licio Gelli, maestro venerabile della loggia P2, condannato a 10 anni con sentenza definitiva della Cassazione per depistaggio sulla strage di Bologna, e a 12 anni per la bancarotta del Banco Ambrosiano



da Repubblica
Scheda I: Licio Gelli
Scheda II: P2 - Gelli

Ma all´associazione Anco Marzio di Ostia, che ha deciso di premiarlo per il suo "Dizionario poetico", questi precedenti non interessano, tanto che lo ha invitato a ritirare il riconoscimento nella cerimonia ufficiale del "Premio Città di Ostia", il prossimo 13 giugno.

E oggi, nell´aula consiliare del XIII municipio, sarà presentata la manifestazione, con la partecipazione annunciata del minisindaco Giacomo Vizzani, Pdl.

Nel centrosinistra è già scoppiata la rivoluzione. Il capogruppo del Pd in XIII Paolo Orneli e il consigliere comunale Paolo Masini, sempre Pd, annunciano due interrogazioni urgenti a risposta scritta, al presidente del municipio Vizzani e al sindaco Alemanno, ed una fiaccolata silenziosa di protesta per il 13 giugno. «Vogliamo sapere se Comune o XIII municipio - spiegano Orneli e Masini - hanno concesso patrocini o contributi, e di che importo, all´associazione Anco Marzio che organizza il Premio e chiediamo la ragione per la quale è stato concesso l´uso dell´aula consiliare del municipio per la conferenza di presentazione di questa deprecabile iniziativa».

«Siamo senza parole e indignati per la decisione dell´organizzatore del Premio città di Ostia, ma anche dell´amministrazione, di concedere fondi pubblici», denuncia Angelo Bonelli, dei Verdi. «Profondo sdegno» esprime anche l´associazione Severiana di Ostia. L´assessore comunale alla Cultura Umberto Croppi vuole subito chiarire: «Questa edizione del Premio non ha ricevuto nessun finanziamento dal Comune, mentre le passate amministrazioni lo hanno sostenuto ogni anno». «Ma sempre in virtù di emendamenti al bilancio presentati da consiglieri del centrodestra», ribatte Orneli, che ricorda come il presidente dell´associazione, Tonino Colloca, sia il padre del capogruppo Pdl in XIII, Salvatore, nominato da Vizzani consigliere delegato alla Cultura. «La giuria ha deciso autonomamente a chi destinare i propri riconoscimenti» dice Vizzani. E l´associazione Anco Marzio: «Licio Gelli nel 1996 è stato candidato al premio Nobel per la letteratura». «Ma dopo il premio a Gelli ci sarà il Nobel per la pace a Hitler?», chiede Stefano Pedica, segretario regionale Idv.

29 maggio 2009

Al rogo Saramago

La casa editrice Einaudi rifiuta il nuovo libro dello scrittore premio Nobel. Contiene alcuni giudizi molto severi su Berlusconi. L'autore definisce il premier delinquente e corruttore. E lo paragona a un capo mafioso

di Mario Portanova
http://espresso.repubblica.it/
Saramago: http://it.wikipedia.org/

Einaudi dice no al Nobel. Non pubblicherà la traduzione italiana del prossimo libro di José Saramago, autore presente con ben 20 titoli nel catalogo della casa torinese. Nel mondo editoriale si è aperto un caso: lo storico marchio, che ha sempre cercato di distinguersi per autonomia e tradizione all?interno della vasta galassia mediatica del Biscione di Arcore, ha fatto una scelta di mercato o ha imposto una censura?

La nuova opera, infatti, contiene giudizi a dir poco trancianti su Silvio Berlusconi, che di Einaudi è il proprietario. Così, a un certo punto del testo Saramago scrive: «Visto che sono pubblicato in Italia da Einaudi, di proprietà di Berlusconi, gli avrò fatto guadagnare qualche soldo». Una goccia nell?oceano del suo immenso patrimonio, che lui avrà usato «per pagarsi i sigari, supponendo che la corruzione non sia il suo unico vizio ». Il sentimento degli italiani per il Cavaliere, continua Saramago nel brano incriminato, «è indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale». Del resto, «nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?».

E via così, compreso il paragone finale tra Berlusconi e «un capo mafioso». Il libro è uscito a fine aprile in Portogallo, patria dello scrittore, e in Spagna. Si intitola, nelle rispettive lingue, ?Il quaderno?, come il blog che l'ottantasettenne Saramago tiene dall?anno scorso su Internet, ed è composto dai testi pubblicati sul Web tra il settembre 2008 e il marzo 2009.

L?edizione successiva doveva essere proprio quella italiana, ma il gran rifiuto di Einaudi ha riaperto i giochi, per la felicità di diverse case editrici concorrenti che guardano con interesse al testo dell?autore che ha vinto il Nobel per la letteratura nel 1998. La sua ultima opera è arrivata in libreria appena due mesi fa: si intitola ?Il viaggio dell?elefante? ed è l?epopea di un pachiderma indiano di nome Salomone che attraversa l?Europa del 1551, con tanto di convoglio reale a fargli da scorta. Attualmente è il quinto titolo più venduto di Einaudi, informa il sito della casa editrice. E qui si torna al problema: censura o mercato? Dall?e ntourage dello scrittore filtra soltanto la conferma che Einaudi ha rifiutato il testo, dicendosi interessata solamente alle opere narrative di Saramago e non ai suoi saggi.

Nell?ambiente editoriale, invece, viene citato esplicitamente il brano sui ?vizi? berlusconiani come pietra dello scandalo. Einaudi avrebbe chiesto all?autore di eliminarlo e quest?ultimo avrebbe fatto muro: fine della trattativa. Qualcuno ricorda un precedente simile, di pochi mesi fa, quando un altro autore Einaudi, Marco Belpoliti, ha finito per traslocare in casa Guanda con il libro ?Il corpo del capo?, dove il capo era sempre lui, Berlusconi. Certo, nessun editore al mondo manderebbe in libreria testi che parlano male, e così male, del padrone di casa. Nessun editore al mondo, però, ha un padrone di casa così ingombrante.

Anniversario della strage di Capaci. Pino Maniaci riceve il primo premio

“L'amministrazione comunale di Partinico, nell'ambito delle iniziative del 23 maggio in ricordo delle vittime della strage di Capaci ha deciso di istituire il I° Premio Legalità – Città di Partinico, in segno di riscatto e di rivincita dello Stato sulla mafia”

di Lorenzo Baldo
da Antimafiaduemila.com

Partinico (PA) - Sono le testuali parole scritte sulla lettera che ha conferito il I° Premio Legalità al direttore di Telejato, Pino Maniaci. “Animati da questo sentimento – prosegue la lettera indirizzata a Maniaci – abbiamo deciso di assegnare a Lei il premio per l'anno 2009, in quanto risorsa, libera, documentata e coraggiosa di un'emittente televisiva antimafia che è oggi un esempio positivo per la nostra Città, la Sicilia e tutto il Paese”.

La cerimonia è avvenuta in occasione del 17° anniversario della strage di Capaci presso la Villa Giovanni Falcone di Partinico alla presenza del sindaco Salvatore Lo Biundo, dell'assessore alla cultura Bartolomeo Parrino, del presidente del consiglio comunale, Gioacchino Albiolo. Ospite d'onore il segretario dell'Ordine Nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, che tanto si è battuto al fianco di Pino Maniaci nell'assurda querelle sul conferimento del tesserino di pubblicista al direttore di Telejato.

Nel ricevere la targa sulla quale si motiva la premiazione “per l'impegno profuso per la difesa e l'affermazione della legalità” Pino Maniaci ha ricordato al sindaco che il premio ricevuto non lo avrebbe comunque “protetto” dalla vigilanza di Telejato sulla sua amministrazione. La stessa vigilanza che verrà rivolta ai rischi della riapertura della distilleria Bertolino. Memorabile il saluto di Pino all'autorità ecclesiastica giunta in ritardo alla premiazione: “Salutiamo l'arciprete che ci ha garantito che non ci saranno più mafiosi nella Santa Romana Chiesa!”. Sudori freddi per l'arciprete che dopo aver incassato il colpo si è unito timidamente all'applauso per il direttore di Telejato.

26 maggio 2009

Radio Mafiopoli puntata n. 30: "Il sorriso di Bruno Caccia"

Mafiopoli, provincia d’Italia, è il paese dove siamo maestri a cominciare le storie sempre dalla fine. Senza una fine certificata non siamo capaci di leggere una storia, senza il brivido finale. Ci siamo disabituati a raccontarle le storie, siamo diventati maestri del confezionamento, facciamo i pacchetti con nastri e ceralacca più belli del mondo, abbiamo professionisti sempre in tourné che ci raccontano i morticome fossero un arcobaleno perché il bianco e nero invece ci dicono che è vecchio, il bianco o nero è addirittura troppo radicale, e si sa che a Mafiopoli c’è da essere chic

da radiomafiopoli.org

La scheda: Bruno_Caccia

Il testo: http://www.radiomafiopoli.org/?p=557

Il video: Puntata n. 30

25 maggio 2009

Plauso per l’operazione condotta contro Leonardo Badalamenti

Esprimiamo il nostro plauso per l’operazione condotta contro Leonardo Badalamenti, figlio di Tano, mandante dell’assassinio di Peppino. Quanto venuto a galla in queste ore successive all’arresto dimostra come la mafia costituisca una realtà internazionale ben associata a un nuovo modo illecito di fare economia che è diventato,però, quasi la regola e non l’eccezione

da Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Le nuove speculazioni imprenditoriali e finanziarie, tra l’altro coperte da una tendenza legislativa e governativa che finisce per legalizzare l’illegalità,costituiscono ormai il cuore pulsante del fenomeno politico-mafioso. Questo può essere solo un piccolo passo in avanti e gran parte del lavoro per sgominare l’intero sistema criminale, purtroppo, resta ancora da farsi.

Innanzitutto bisognerebbe risolvere la contraddizione istituzionale che vede da una parte coraggiosi e determinati componenti della magistratura e delle forze di polizia impegnati nell’impresa quasi impossibile di affermazione della giustizia e distruzione dei meccanismi della criminalità organizzata e dall’altra parte un apparato di governo corrotto che sfrutta la fatica dei primi per coprirsi la faccia mediaticamente e, nello stesso tempo, approva leggi e decreti che hanno il fine di ostacolarne di fatto il lavoro e facilitare le forme di appropriazione illecita del denaro pubblico.

Vista l’ottima carriera mafiosa di Leonardo Badalamenti e quella del fratello Vito, considerato uno dei più pericolosi latitanti d’Italia, aspettiamo di sapere se mai il percorso della confisca della casa di Tano a cento passi da Casa Memoria Impastato, sul corso di Cinisi, potrà finalmente avere un termine così da restituire l’immobile ai cittadini italiani per essere trasformato in un luogo-simbolo della lotta alla mafia.

23 maggio 2009

Il governo censura la campagna pubblicitaria dell'Ue

C'è una campagna pubblicitaria fatta dall'Unione europea per invitare i cittadini a votare che gli italiani non vedranno. Negli altri paesi sì, sui muri delle principali città d'Europa verranno affissi manifesti come quello raffigurante un massiccio castello da una parte e una verde siepe dall'altra, con la scritta: «Quanto devono essere aperte le nostre frontiere?»

di Simone Collini
da unita.it

Il Pd ha ora presentato un'interrogazione parlamentare al ministro delle Politiche comunitarie per chiedere al governo il perchè di questa censura. Il sospetto è infatti che alla base della decisione di non dare il via libera a questa campagna ci sia il fatto che non è in linea con i messaggi veicolati dal governo. «Gli italiani hanno il diritto di sapere per quale motivo il governo italiano ha rifiutato di diffondere nel nostro paese i manifesti della campagna», si legge nell'interrogazione presentata al ministro Andrea Ronchi dai deputati Pd Walter Verini, Alberto Losacco, Sandro Gozi e Jean Leonard Touad.

E il dito viene puntato proprio sul manifesto dedicato al tema dell'immigrazione, così poco in sintonia con la linea dei respingimenti. Ma ce ne sono anche altri che veicolano messaggi decisamente distanti dalle politiche del governo Berlusconi.

Il Parlamento europeo ha approvato la campagna nelle scorse settimane, con il voto favorevole di tutti i gruppi, compreso il Ppe (quello di riferimento, a Strasburgo, del Popolo delle libertà). Poi i creativi si sono messi all'opera consegnando sei diversi manifesti, con messaggi tematici tradotti in 23 diverse lingue. Ma quelli con le scritte in italiano rimarranno negli armadi.

«Sembra che il ministro Ronchi, interrogato in merito, abbia definito tale campagna "inadeguata", dicendosi disposto a predisporne una propria», fa sapere Verini. «Corrisopndesse al vero», dice il deputato del Pd, «credo sia necessario ed urgente conoscere le reali motivazioni alla base di una decisione che sarebbe grave ed arbitraria. Una scelta che, alla luce anche delle posizioni di aperto contrasto assunte dal nostro esecutivo perfino con organismi sovranazionali, come avvenuto sul tema dell'immigrazione, rappresenterebbe una nuova conferma della scarsa sintonia del governo italiano con il comune sentire dell'Europa comunitaria».

18 maggio 2009

Interrogazione del Sen. Giuseppe Lumia sul caso Parmaliana

Interrogazioni

Al Presidente del Consiglio
dei ministri e
al Ministro della giustizia

Nella mattina del 2 ottobre 2008 il professore Adolfo Parmaliana, docente ordinario di Chimica industriale all'Università di Messina, cinquantenne, si è tolto la vita lanciandosi nel vuoto dal viadotto Patti Marina dell'autostrada Messina-Palermo, dopo aver lasciato la propria autovettura sulla corsia d'emergenza; il professor Parmaliana era nato

e viveva a Terme Vigliatore, paese di circa 7.000 abitanti confinante con Barcellona Pozzo di Gotto (Messina); fin da ragazzo il professor Parmaliana aveva dispiegato un appassionato impegno politico, che lo aveva portato negli anni a militare nel Partito comunista italiano e poi, fino a pochi anni fa, ad assumere il ruolo di segretario della locale sezione dei Democratici di sinistra; la militanza politica e civile del professor Parmaliana è stata spesa sempre e coerentemente al servizio della difesa della legalità, della tutela del territorio, della ricerca della giustizia e della lotta contro la criminalità politica e le infiltrazioni della mafia in seno alle istituzioni;

per il suo atteggiamento integerrimo e coraggioso, il professor Parmaliana si è spesso ritrovato isolato a lottare contro poteri forti che condizionano il corretto andamento delle pubbliche amministrazioni e perfino degli organismi di controllo, in primis l'autorità giudiziaria;

in particolare, da molti anni e fino all'ultimo il professor Parmaliana ha lamentato l'inerzia di cui si è sempre resa responsabile la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto a fronte delle denunce che egli aveva nel tempo formulato circa i reati commessi da pubblici amministratori, professionisti e altri personaggi di rilievo di Terme Vigliatore Continua a leggere

17 maggio 2009

Festival del giornalismo d'inchiesta: Il video di Roberto Saviano

Il video messaggio di Roberto Saviano che ha inaugurato il primo Festival del Giornalismo d'Inchiesta "A Chiare Lettere". Il video messaggio di Roberto Saviano.

da chiarelettere

14 maggio 2009

Zetalab non si tocca

Una Palermo sotto sgombero. L'avventura del centro sociale palermitano è iniziata nel 2001. Da allora l'esperienza di «Zona extraterritoriale autogestita» è cresciuta: la convivenza con un gruppo di sudanesi, la libreria, il web-zine. Ma ora la storia potrebbe finire. Oggi una manifestazione

di Cesare Piccitto
il manifesto del 14.05.2009

Dal Viale della regione ad arrivare allo Zeta c'è poco più di un minuto a piedi, lo stesso tempo che hanno impiegato Nino, Totò e gli altri ragazzi a vedere, in quello che era un edificio abbandonato, quello che è oggi lo Zeta. Il pensiero correva veloce, diventava collettivo e nasceva l’occupazione. Era il 20 marzo 2001, si sono rimboccati le maniche, hanno sistemato la struttura abbandonata per renderla vivibile, incontrato persone, stabilito contatti e relazioni.
Sono usciti dalla loro individualità, hanno ridotto la distanza tra la vita privata e la vita sociale, tra la vita sociale e la vita politica. Quello fu il giorno dell'occupazione. Il comune denominatore era la volontà di creare uno spazio alternativo, nient’altro legava questi ragazzi: “Eravamo un gruppo di gente (per la maggior parte studenti) che proveniva da esperienze diverse: occupazione dell'università, box autogestiti alla facoltà di lettere, incontri seminariali sulla non-violenza, coordinamenti cittadini contro la guerra (in Kosovo)”.

Se apparentemente non c’era nessun collante nel gruppo, proprio di questa diversità fecero tesoro, riunendo insieme anarchici, comunisti, non-violenti, disadattati, curiosi... Anche il nome stesso ce lo lascia intuire, l’acronimo è già indice di laboratorio e contaminazioni: Zona ExtraTerritoriale Autogestita. Le scelte antagoniste non sono mai facili, per loro natura, ed a maggio arriva puntuale il primo sgombero.

Loro avevano creato uno “spazio aperto”, la polizia vi aveva piazzato un bel muro: “la stessa sera buttiamo giù il muro e rientriamo. Un po' di perplessità, una grossa carica emotiva.(La conseguenza di questa vicenda è stato un processo a quattro persone appena concluso con la piena assoluzione)”.

Come se nulla fosse riprendono le attività: “Gambe in spalla, si riparte con manifestazioni per gli spazi sociali, attività culturali, relazioni con altri soggetti politici attivi in città. Genova. L'importante esperienza del Forum Sociale Siciliano. Gente che ci sta vicino, gente che tira le pietre alle nostre finestre. Gente che abbandona, gente che passa e se ne va, gente che rimane”.

Una altra svolta importante per lo ZETA arriva nel marzo 2003: durante una rappresentazione teatrale si viene a sapere di un gruppo di 53 Sudanesi, richiedenti asilo politico, intenzionati a passare la notte davanti la Prefettura per rivendicare il diritto ad un'accoglienza dignitosa quale lo status di rifugiato prevede.

I sudanesi erano ospiti della struttura, mandata avanti da Biagio Conte, un frate che offre ospitalità a migranti e senzatetto; in seguito ad alcune divergenze sulla gestione della struttura, incompatibile con la loro attività politica volta a diffondere la conoscenza della drammatica situazione di guerra civile in atto in Sudan, tre di loro erano stati invitati a lasciare il centro, ed erano usciti seguiti dal resto della comunità.

Quelli dello zeta non ci hanno pensato, questa volta, meno di un minuto: “con lo spirito d'improvvisazione che ci caratterizzava offriamo loro il nostro spazio per una, due notti al massimo, giusto per avere un tetto sotto il quale organizzare le vertenze al Comune e alla Prefettura e sotto il quale dormire”.

Lo spazio non è ancora adatto per abitarci, viene lanciata una campagna di solidarietà che, grazie ad una sottoscrizione popolare, ha consentito l’autorecupero e la ristrutturazione degli spazi abitativi (bagni, lavanderia, cucina). I Sudanesi rimangono allo zeta e inizia un'esperienza di cogestione decisamente singolare tra difficoltà dovute alle barriere linguistiche e resoconti di storie tragiche. La questione dell'asilo politico, e più in generale dei migranti, diventa la loro questione politica. Queste sono solo alcune delle cose importanti che i ragazzi dello Zetalab hanno creato a Palermo, con le parole e con i fatti, denunciando la malapolitica con proposte culturali e il web. Dalla biblioteca, che contiene più di duemila volumi al web-magazine “kom-pa”, quest’ultima una delle più autorevoli fonti della controinformazione palermitana. Mezzo di denuncia e megafono delle attività dello centro. Alti e bassi, tensione e resistenze, sgomberi e rioccupazioni, pare che qualcuno voglia metter fine a questa bella e costruttiva storia. Il 22 aprile arriva un’ingiunzione di sgombero, con tanto di ufficiale giudiziario, e nuovi inquilini pronti ad insediarvisi. Lo IACP, proprietario dell’immobile, aveva indetto una gara sull’affidamento di quei locali, vinta dall’associazione “Aspasia”. Quest’ultima, per vie legali, ottiene l’ingiunzione di sgombero nei confronti degli attuali inquilini. Alla loro richiesta di lasciare i locali, questi ultimi risposero con un secco e perentorio: "preferiremmo di no”. Constatata la situazione di stallo, l’ufficiale giudiziario ha rinviato lo sfratto per il 22 giugno. Riguardo alle richieste legittime dell’ associazione Aspasia lo Zetalab è chiaro: “sono legittime, ma non è un nostro problema. E’ lo IACP che deve affidare a loro altri spazi di suo proprietà, non questo dove già ci siamo noi”.

Questa volta la battaglia sarà più difficile ma i ragazzi non demordono. Indicono una petizione online contro lo sgombero immediata la risposta dei simpatizzanti: viene firmata in meno di una settimana da oltre 1800 persone. C'è un po' di tutto. Personalità pubbliche, deputati, consiglieri comunali e di circoscrizione. Poi artisti, musicisti, teatranti, docenti universitari, e ancora associazioni, centri sociali, collettivi... Ma soprattutto tantissime persone che ci tenevano a dire che quella di Zeta è anche la loro storia.

Il collettivo è ben lontano dal gettare la spugna anche perché sentono il centro come parte integrante della loro stessa crescita personale. Nello Zatalab, sono stati presenti anche i loro libri, proiettati i lori video, hanno organizzato dibattiti; hanno partecipato ad incontri, cene, concerti, seminari; hanno provato i propri spettacoli e suonato la loro musica; hanno fatto crescere la biblioteca di quartiere.

Oltre ad essere una esperienza socio-culturale, è chiara, una forte connotazione di sperimentalismo che vi si fa al suo interno. Forme reali di partecipazione politica e socialità non mediata, una forma di attivismo che soprattutto ha segnato la crescita e lo sviluppo delle vite di chi quel centro ha fortemente voluto e oggi strenuamente vuol difenderlo.
La presenza dello Zeta in città ha permesso di vivere meglio una Palermo in cui la cultura, gli spazi di socialità e scambio sono sempre più ristetti e relegati alla sfera del privato.
La cogestione degli spazi con la comunità sudanese, la scuola di italiano per stranieri, hanno rappresentato un modo diverso di vivere le trasformazioni del territorio, nella prospettiva della valorizzazione delle differenze e della lotta alle disuguaglianze.

Il Laboratorio Zeta è un'altra idea di Palermo, di Italia e di Mediterraneo: “è un luogo da cui continuare a muoversi per interpretare il nostro presente e per inventarci il nostro futuro”.
Dell’esistenza dello Zeta ne erano e ne sono tutti al corrente. La politica dell’accoglienza praticata dal centro sociale è stata prima ipocritamente legittimata dalle stesse istituzioni che, pur non riconoscendolo ufficialmente, l’hanno inserito nell’elenco dei servizi agli immigrati presenti sul territorio, e che adesso l’hanno lasciato solo davanti allo sfratto.

Un caso di “strana schizofrenia” delle istituzioni; una brusca inversione di rotta che da qualche tempo si respira in città, attacchi continui nell'ultimo anno ad esponenti del movimento e al comitato di lotta per la casa sono segnali che vanno nella stessa direzione, quella del tentativo di azzeramento dei conflitti sociali e della normalizzazione di una città che è tutt'altro che normale. La ragione di tutto ciò dunque, passa anche per l’identificazione delle questioni: non tecnico-giuridiche, ma probabilmente politiche e sociali. L’area della sinistra antagonista italiana, negli ultimi tempi soprattutto, è tutta sotto sgombero. Con un governo occupato a imbrigliare le libertà individuali e collettive e che scivola pian piano verso una nuova versione delle leggi razziali i centri sociali sono tra i primi spazi a pagarne le conseguenze. Lo abbiamo già visto negli ultimi tempi: dallo sgombero del “Cox 18” a Milano fino al sud Italia con quello dell’Excarcere sempre a Palermo. Dove lo sgombero è diventato effettivo e la dove viene tutt’ora sventolato politicamente al fine di un ritorno elettoralistico. Chiudere lo Zetalab vorrebbe dire cancellare un'esperienza che sperimenta forme e pratiche culturali, sociali e politiche a Palermo; quella di Zeta è una storia collettiva, che sta dentro i percorsi di democrazia partecipata e di difesa dei diritti sociali che hanno segnato la città negli ultimi dieci anni.

Intanto la mobilitazione contro lo sgombero: è partita oggi la manifestazione, una lunga maratona, “voci corpi e suoni contro lo sgombero”. Si inizia alle 17:00 con una “maratona teatrale”; a seguire una “jam session musicale”, una mostra fotografica, una di pittura e una videoproiezione continua. Sarà inoltre presentato il Dossier: “Zetalab non si tocca”. Tale dossier verrà successivamente presentato presso il tavolo ufficiale che lo IACP ha proposto di allestire nelle prossime settimane. La speranza è che tale incontro, con tutti i soggetti coinvolti, possa in qualche modo trovare soluzioni adeguate a tutte le esigenze.



- SCHEDA -

Un laboratorio culturale con un cuore migrante

Attualmente il centro accoglie circa trenta immigrati; all'interno vi si organizzano attività culturali, mentre un piccolo bar rappresenta l'unica fonte di sostentamento per l'intera struttura.
Pur distinguendosi per aver accolto in questi otto anni di attività circa cinquecento persone, organizzato centinaia di iniziative, aver allestito una biblioteca con migliaia di volumi. Pietra angolare, del lavoro dello zeta, è sicuramente il lavoro fatto con i migranti e per i migranti. Un grosso archivio dentro il centro è catalogata tutta una attività su: Diritto d’asilo ai migranti, documenti riguardo la nascita del RAS (rete antirazzista siciliana), controinformazione sulle notizie dai CPT (Trapani e Lampedusa soprattutto), autoproduzioni, ecc.

Accanto al lavoro sociale si affiancherà, recentemente nel 2007 un osservatorio denominato “Kom – Pa”. Come definito dagli stessi autori, provenienti dallo ZETA e da altri collettivi con finalità similari, è un osservatorio transmediale, uno strumento di indagine e riflessione critica sulla trasformazione della Città. Tra le ultime vicende trattate dal network, quella di Pietro Milazzo, sindacalista palermitano che si è visto recapitare a casa un “avviso orale” da parte della prefettura perché organizzatore di troppe manifestazioni. “Kom-pa” rispecchia la visione di una informazione dal basso, siciliano ma non “siciliano centrico”. Nasce e vive a Palermo e guarda il mondo e, al tempo stesso, guarda il mondo per capire Palermo; è un web-magazine: un sito web che raccoglie contributi trasversali sulle tematiche che costituiscono, oggi, il terreno di scontro tra le derive della metropoli e le resistenze dei territori. All’interno l’interessantissimo canale video tematico “Kom- zilla” che spazia dalle tematica care allo ZETA non trascurando contenuti culturali di diversa tipologia.

Radio Mafiopoli puntata n. 29: "Edizione straordinaria: Nicchi sa scrivere!"

Settimana a Mafiopoli di 40 in fila per sei col resto di 2: 40 gli anni rifilati, 6 i boss pisellati, il resto di 2 è di resto bum bum. A Palermo 6 presunti appartenenti alla famiglia mafiosa di Carini (che non vuol dire per forza simpatici) sono stati condannati. Le condanne riguardano Antonino Pipitone (7 anni e 8 mesi), il padre Angelo Antonino Pipitone e lo zio Vincenzo Pipitone che hanno avuto sei anni a testa così come i fratelli Calogero e Giuseppe Passalacqua. Sei anni anche per Giulio Comello

da radiomafiopoli.org

Il video: http://www.youtube.com/watch?v=B5-mEbDeSqc

06 maggio 2009

Radio Mafiopoli puntata n. 28: "Lo strano caso dell’ingegnere Lo Verde"

Alla fine ce l’hanno insegnato loro che il trucco sta tutto nel leggere i segnali. Sarà per questo, forse, che a qualcuno fa tanto comodo farceli arrivare sempre spaiati i segnali convincendoci poi che siano i modi dell’informazione. C’era una volta l’Italia dell’ingegnere Lo verde. Non è l’inizio dell’ennesima fiction sugli ingegneri in corsia o una puntata di Fantozzi che latita tutti, l’ingegnere Lo verde è una delle chiavi di quel bordo scivoloso del 1992 su cui a Mafiopoli si è costruita la seconda repubblica. Una repubblica a forma di buccia di banana

da radiomafiopoli.org

Video: Lo strano caso dell'ingegnere Lo Verde