14 maggio 2009

Zetalab non si tocca

Una Palermo sotto sgombero. L'avventura del centro sociale palermitano è iniziata nel 2001. Da allora l'esperienza di «Zona extraterritoriale autogestita» è cresciuta: la convivenza con un gruppo di sudanesi, la libreria, il web-zine. Ma ora la storia potrebbe finire. Oggi una manifestazione

di Cesare Piccitto
il manifesto del 14.05.2009

Dal Viale della regione ad arrivare allo Zeta c'è poco più di un minuto a piedi, lo stesso tempo che hanno impiegato Nino, Totò e gli altri ragazzi a vedere, in quello che era un edificio abbandonato, quello che è oggi lo Zeta. Il pensiero correva veloce, diventava collettivo e nasceva l’occupazione. Era il 20 marzo 2001, si sono rimboccati le maniche, hanno sistemato la struttura abbandonata per renderla vivibile, incontrato persone, stabilito contatti e relazioni.
Sono usciti dalla loro individualità, hanno ridotto la distanza tra la vita privata e la vita sociale, tra la vita sociale e la vita politica. Quello fu il giorno dell'occupazione. Il comune denominatore era la volontà di creare uno spazio alternativo, nient’altro legava questi ragazzi: “Eravamo un gruppo di gente (per la maggior parte studenti) che proveniva da esperienze diverse: occupazione dell'università, box autogestiti alla facoltà di lettere, incontri seminariali sulla non-violenza, coordinamenti cittadini contro la guerra (in Kosovo)”.

Se apparentemente non c’era nessun collante nel gruppo, proprio di questa diversità fecero tesoro, riunendo insieme anarchici, comunisti, non-violenti, disadattati, curiosi... Anche il nome stesso ce lo lascia intuire, l’acronimo è già indice di laboratorio e contaminazioni: Zona ExtraTerritoriale Autogestita. Le scelte antagoniste non sono mai facili, per loro natura, ed a maggio arriva puntuale il primo sgombero.

Loro avevano creato uno “spazio aperto”, la polizia vi aveva piazzato un bel muro: “la stessa sera buttiamo giù il muro e rientriamo. Un po' di perplessità, una grossa carica emotiva.(La conseguenza di questa vicenda è stato un processo a quattro persone appena concluso con la piena assoluzione)”.

Come se nulla fosse riprendono le attività: “Gambe in spalla, si riparte con manifestazioni per gli spazi sociali, attività culturali, relazioni con altri soggetti politici attivi in città. Genova. L'importante esperienza del Forum Sociale Siciliano. Gente che ci sta vicino, gente che tira le pietre alle nostre finestre. Gente che abbandona, gente che passa e se ne va, gente che rimane”.

Una altra svolta importante per lo ZETA arriva nel marzo 2003: durante una rappresentazione teatrale si viene a sapere di un gruppo di 53 Sudanesi, richiedenti asilo politico, intenzionati a passare la notte davanti la Prefettura per rivendicare il diritto ad un'accoglienza dignitosa quale lo status di rifugiato prevede.

I sudanesi erano ospiti della struttura, mandata avanti da Biagio Conte, un frate che offre ospitalità a migranti e senzatetto; in seguito ad alcune divergenze sulla gestione della struttura, incompatibile con la loro attività politica volta a diffondere la conoscenza della drammatica situazione di guerra civile in atto in Sudan, tre di loro erano stati invitati a lasciare il centro, ed erano usciti seguiti dal resto della comunità.

Quelli dello zeta non ci hanno pensato, questa volta, meno di un minuto: “con lo spirito d'improvvisazione che ci caratterizzava offriamo loro il nostro spazio per una, due notti al massimo, giusto per avere un tetto sotto il quale organizzare le vertenze al Comune e alla Prefettura e sotto il quale dormire”.

Lo spazio non è ancora adatto per abitarci, viene lanciata una campagna di solidarietà che, grazie ad una sottoscrizione popolare, ha consentito l’autorecupero e la ristrutturazione degli spazi abitativi (bagni, lavanderia, cucina). I Sudanesi rimangono allo zeta e inizia un'esperienza di cogestione decisamente singolare tra difficoltà dovute alle barriere linguistiche e resoconti di storie tragiche. La questione dell'asilo politico, e più in generale dei migranti, diventa la loro questione politica. Queste sono solo alcune delle cose importanti che i ragazzi dello Zetalab hanno creato a Palermo, con le parole e con i fatti, denunciando la malapolitica con proposte culturali e il web. Dalla biblioteca, che contiene più di duemila volumi al web-magazine “kom-pa”, quest’ultima una delle più autorevoli fonti della controinformazione palermitana. Mezzo di denuncia e megafono delle attività dello centro. Alti e bassi, tensione e resistenze, sgomberi e rioccupazioni, pare che qualcuno voglia metter fine a questa bella e costruttiva storia. Il 22 aprile arriva un’ingiunzione di sgombero, con tanto di ufficiale giudiziario, e nuovi inquilini pronti ad insediarvisi. Lo IACP, proprietario dell’immobile, aveva indetto una gara sull’affidamento di quei locali, vinta dall’associazione “Aspasia”. Quest’ultima, per vie legali, ottiene l’ingiunzione di sgombero nei confronti degli attuali inquilini. Alla loro richiesta di lasciare i locali, questi ultimi risposero con un secco e perentorio: "preferiremmo di no”. Constatata la situazione di stallo, l’ufficiale giudiziario ha rinviato lo sfratto per il 22 giugno. Riguardo alle richieste legittime dell’ associazione Aspasia lo Zetalab è chiaro: “sono legittime, ma non è un nostro problema. E’ lo IACP che deve affidare a loro altri spazi di suo proprietà, non questo dove già ci siamo noi”.

Questa volta la battaglia sarà più difficile ma i ragazzi non demordono. Indicono una petizione online contro lo sgombero immediata la risposta dei simpatizzanti: viene firmata in meno di una settimana da oltre 1800 persone. C'è un po' di tutto. Personalità pubbliche, deputati, consiglieri comunali e di circoscrizione. Poi artisti, musicisti, teatranti, docenti universitari, e ancora associazioni, centri sociali, collettivi... Ma soprattutto tantissime persone che ci tenevano a dire che quella di Zeta è anche la loro storia.

Il collettivo è ben lontano dal gettare la spugna anche perché sentono il centro come parte integrante della loro stessa crescita personale. Nello Zatalab, sono stati presenti anche i loro libri, proiettati i lori video, hanno organizzato dibattiti; hanno partecipato ad incontri, cene, concerti, seminari; hanno provato i propri spettacoli e suonato la loro musica; hanno fatto crescere la biblioteca di quartiere.

Oltre ad essere una esperienza socio-culturale, è chiara, una forte connotazione di sperimentalismo che vi si fa al suo interno. Forme reali di partecipazione politica e socialità non mediata, una forma di attivismo che soprattutto ha segnato la crescita e lo sviluppo delle vite di chi quel centro ha fortemente voluto e oggi strenuamente vuol difenderlo.
La presenza dello Zeta in città ha permesso di vivere meglio una Palermo in cui la cultura, gli spazi di socialità e scambio sono sempre più ristetti e relegati alla sfera del privato.
La cogestione degli spazi con la comunità sudanese, la scuola di italiano per stranieri, hanno rappresentato un modo diverso di vivere le trasformazioni del territorio, nella prospettiva della valorizzazione delle differenze e della lotta alle disuguaglianze.

Il Laboratorio Zeta è un'altra idea di Palermo, di Italia e di Mediterraneo: “è un luogo da cui continuare a muoversi per interpretare il nostro presente e per inventarci il nostro futuro”.
Dell’esistenza dello Zeta ne erano e ne sono tutti al corrente. La politica dell’accoglienza praticata dal centro sociale è stata prima ipocritamente legittimata dalle stesse istituzioni che, pur non riconoscendolo ufficialmente, l’hanno inserito nell’elenco dei servizi agli immigrati presenti sul territorio, e che adesso l’hanno lasciato solo davanti allo sfratto.

Un caso di “strana schizofrenia” delle istituzioni; una brusca inversione di rotta che da qualche tempo si respira in città, attacchi continui nell'ultimo anno ad esponenti del movimento e al comitato di lotta per la casa sono segnali che vanno nella stessa direzione, quella del tentativo di azzeramento dei conflitti sociali e della normalizzazione di una città che è tutt'altro che normale. La ragione di tutto ciò dunque, passa anche per l’identificazione delle questioni: non tecnico-giuridiche, ma probabilmente politiche e sociali. L’area della sinistra antagonista italiana, negli ultimi tempi soprattutto, è tutta sotto sgombero. Con un governo occupato a imbrigliare le libertà individuali e collettive e che scivola pian piano verso una nuova versione delle leggi razziali i centri sociali sono tra i primi spazi a pagarne le conseguenze. Lo abbiamo già visto negli ultimi tempi: dallo sgombero del “Cox 18” a Milano fino al sud Italia con quello dell’Excarcere sempre a Palermo. Dove lo sgombero è diventato effettivo e la dove viene tutt’ora sventolato politicamente al fine di un ritorno elettoralistico. Chiudere lo Zetalab vorrebbe dire cancellare un'esperienza che sperimenta forme e pratiche culturali, sociali e politiche a Palermo; quella di Zeta è una storia collettiva, che sta dentro i percorsi di democrazia partecipata e di difesa dei diritti sociali che hanno segnato la città negli ultimi dieci anni.

Intanto la mobilitazione contro lo sgombero: è partita oggi la manifestazione, una lunga maratona, “voci corpi e suoni contro lo sgombero”. Si inizia alle 17:00 con una “maratona teatrale”; a seguire una “jam session musicale”, una mostra fotografica, una di pittura e una videoproiezione continua. Sarà inoltre presentato il Dossier: “Zetalab non si tocca”. Tale dossier verrà successivamente presentato presso il tavolo ufficiale che lo IACP ha proposto di allestire nelle prossime settimane. La speranza è che tale incontro, con tutti i soggetti coinvolti, possa in qualche modo trovare soluzioni adeguate a tutte le esigenze.



- SCHEDA -

Un laboratorio culturale con un cuore migrante

Attualmente il centro accoglie circa trenta immigrati; all'interno vi si organizzano attività culturali, mentre un piccolo bar rappresenta l'unica fonte di sostentamento per l'intera struttura.
Pur distinguendosi per aver accolto in questi otto anni di attività circa cinquecento persone, organizzato centinaia di iniziative, aver allestito una biblioteca con migliaia di volumi. Pietra angolare, del lavoro dello zeta, è sicuramente il lavoro fatto con i migranti e per i migranti. Un grosso archivio dentro il centro è catalogata tutta una attività su: Diritto d’asilo ai migranti, documenti riguardo la nascita del RAS (rete antirazzista siciliana), controinformazione sulle notizie dai CPT (Trapani e Lampedusa soprattutto), autoproduzioni, ecc.

Accanto al lavoro sociale si affiancherà, recentemente nel 2007 un osservatorio denominato “Kom – Pa”. Come definito dagli stessi autori, provenienti dallo ZETA e da altri collettivi con finalità similari, è un osservatorio transmediale, uno strumento di indagine e riflessione critica sulla trasformazione della Città. Tra le ultime vicende trattate dal network, quella di Pietro Milazzo, sindacalista palermitano che si è visto recapitare a casa un “avviso orale” da parte della prefettura perché organizzatore di troppe manifestazioni. “Kom-pa” rispecchia la visione di una informazione dal basso, siciliano ma non “siciliano centrico”. Nasce e vive a Palermo e guarda il mondo e, al tempo stesso, guarda il mondo per capire Palermo; è un web-magazine: un sito web che raccoglie contributi trasversali sulle tematiche che costituiscono, oggi, il terreno di scontro tra le derive della metropoli e le resistenze dei territori. All’interno l’interessantissimo canale video tematico “Kom- zilla” che spazia dalle tematica care allo ZETA non trascurando contenuti culturali di diversa tipologia.

Radio Mafiopoli puntata n. 29: "Edizione straordinaria: Nicchi sa scrivere!"

Settimana a Mafiopoli di 40 in fila per sei col resto di 2: 40 gli anni rifilati, 6 i boss pisellati, il resto di 2 è di resto bum bum. A Palermo 6 presunti appartenenti alla famiglia mafiosa di Carini (che non vuol dire per forza simpatici) sono stati condannati. Le condanne riguardano Antonino Pipitone (7 anni e 8 mesi), il padre Angelo Antonino Pipitone e lo zio Vincenzo Pipitone che hanno avuto sei anni a testa così come i fratelli Calogero e Giuseppe Passalacqua. Sei anni anche per Giulio Comello

da radiomafiopoli.org

Il video: http://www.youtube.com/watch?v=B5-mEbDeSqc