30 maggio 2009

Ostia premia Gelli poeta, è polemica

L´opposizione: cerimonia pagata con i soldi del Comune. Croppi: nessun finanziamento
Licio Gelli, maestro venerabile della loggia P2, condannato a 10 anni con sentenza definitiva della Cassazione per depistaggio sulla strage di Bologna, e a 12 anni per la bancarotta del Banco Ambrosiano



da Repubblica
Scheda I: Licio Gelli
Scheda II: P2 - Gelli

Ma all´associazione Anco Marzio di Ostia, che ha deciso di premiarlo per il suo "Dizionario poetico", questi precedenti non interessano, tanto che lo ha invitato a ritirare il riconoscimento nella cerimonia ufficiale del "Premio Città di Ostia", il prossimo 13 giugno.

E oggi, nell´aula consiliare del XIII municipio, sarà presentata la manifestazione, con la partecipazione annunciata del minisindaco Giacomo Vizzani, Pdl.

Nel centrosinistra è già scoppiata la rivoluzione. Il capogruppo del Pd in XIII Paolo Orneli e il consigliere comunale Paolo Masini, sempre Pd, annunciano due interrogazioni urgenti a risposta scritta, al presidente del municipio Vizzani e al sindaco Alemanno, ed una fiaccolata silenziosa di protesta per il 13 giugno. «Vogliamo sapere se Comune o XIII municipio - spiegano Orneli e Masini - hanno concesso patrocini o contributi, e di che importo, all´associazione Anco Marzio che organizza il Premio e chiediamo la ragione per la quale è stato concesso l´uso dell´aula consiliare del municipio per la conferenza di presentazione di questa deprecabile iniziativa».

«Siamo senza parole e indignati per la decisione dell´organizzatore del Premio città di Ostia, ma anche dell´amministrazione, di concedere fondi pubblici», denuncia Angelo Bonelli, dei Verdi. «Profondo sdegno» esprime anche l´associazione Severiana di Ostia. L´assessore comunale alla Cultura Umberto Croppi vuole subito chiarire: «Questa edizione del Premio non ha ricevuto nessun finanziamento dal Comune, mentre le passate amministrazioni lo hanno sostenuto ogni anno». «Ma sempre in virtù di emendamenti al bilancio presentati da consiglieri del centrodestra», ribatte Orneli, che ricorda come il presidente dell´associazione, Tonino Colloca, sia il padre del capogruppo Pdl in XIII, Salvatore, nominato da Vizzani consigliere delegato alla Cultura. «La giuria ha deciso autonomamente a chi destinare i propri riconoscimenti» dice Vizzani. E l´associazione Anco Marzio: «Licio Gelli nel 1996 è stato candidato al premio Nobel per la letteratura». «Ma dopo il premio a Gelli ci sarà il Nobel per la pace a Hitler?», chiede Stefano Pedica, segretario regionale Idv.

29 maggio 2009

Al rogo Saramago

La casa editrice Einaudi rifiuta il nuovo libro dello scrittore premio Nobel. Contiene alcuni giudizi molto severi su Berlusconi. L'autore definisce il premier delinquente e corruttore. E lo paragona a un capo mafioso

di Mario Portanova
http://espresso.repubblica.it/
Saramago: http://it.wikipedia.org/

Einaudi dice no al Nobel. Non pubblicherà la traduzione italiana del prossimo libro di José Saramago, autore presente con ben 20 titoli nel catalogo della casa torinese. Nel mondo editoriale si è aperto un caso: lo storico marchio, che ha sempre cercato di distinguersi per autonomia e tradizione all?interno della vasta galassia mediatica del Biscione di Arcore, ha fatto una scelta di mercato o ha imposto una censura?

La nuova opera, infatti, contiene giudizi a dir poco trancianti su Silvio Berlusconi, che di Einaudi è il proprietario. Così, a un certo punto del testo Saramago scrive: «Visto che sono pubblicato in Italia da Einaudi, di proprietà di Berlusconi, gli avrò fatto guadagnare qualche soldo». Una goccia nell?oceano del suo immenso patrimonio, che lui avrà usato «per pagarsi i sigari, supponendo che la corruzione non sia il suo unico vizio ». Il sentimento degli italiani per il Cavaliere, continua Saramago nel brano incriminato, «è indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale». Del resto, «nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?».

E via così, compreso il paragone finale tra Berlusconi e «un capo mafioso». Il libro è uscito a fine aprile in Portogallo, patria dello scrittore, e in Spagna. Si intitola, nelle rispettive lingue, ?Il quaderno?, come il blog che l'ottantasettenne Saramago tiene dall?anno scorso su Internet, ed è composto dai testi pubblicati sul Web tra il settembre 2008 e il marzo 2009.

L?edizione successiva doveva essere proprio quella italiana, ma il gran rifiuto di Einaudi ha riaperto i giochi, per la felicità di diverse case editrici concorrenti che guardano con interesse al testo dell?autore che ha vinto il Nobel per la letteratura nel 1998. La sua ultima opera è arrivata in libreria appena due mesi fa: si intitola ?Il viaggio dell?elefante? ed è l?epopea di un pachiderma indiano di nome Salomone che attraversa l?Europa del 1551, con tanto di convoglio reale a fargli da scorta. Attualmente è il quinto titolo più venduto di Einaudi, informa il sito della casa editrice. E qui si torna al problema: censura o mercato? Dall?e ntourage dello scrittore filtra soltanto la conferma che Einaudi ha rifiutato il testo, dicendosi interessata solamente alle opere narrative di Saramago e non ai suoi saggi.

Nell?ambiente editoriale, invece, viene citato esplicitamente il brano sui ?vizi? berlusconiani come pietra dello scandalo. Einaudi avrebbe chiesto all?autore di eliminarlo e quest?ultimo avrebbe fatto muro: fine della trattativa. Qualcuno ricorda un precedente simile, di pochi mesi fa, quando un altro autore Einaudi, Marco Belpoliti, ha finito per traslocare in casa Guanda con il libro ?Il corpo del capo?, dove il capo era sempre lui, Berlusconi. Certo, nessun editore al mondo manderebbe in libreria testi che parlano male, e così male, del padrone di casa. Nessun editore al mondo, però, ha un padrone di casa così ingombrante.

Anniversario della strage di Capaci. Pino Maniaci riceve il primo premio

“L'amministrazione comunale di Partinico, nell'ambito delle iniziative del 23 maggio in ricordo delle vittime della strage di Capaci ha deciso di istituire il I° Premio Legalità – Città di Partinico, in segno di riscatto e di rivincita dello Stato sulla mafia”

di Lorenzo Baldo
da Antimafiaduemila.com

Partinico (PA) - Sono le testuali parole scritte sulla lettera che ha conferito il I° Premio Legalità al direttore di Telejato, Pino Maniaci. “Animati da questo sentimento – prosegue la lettera indirizzata a Maniaci – abbiamo deciso di assegnare a Lei il premio per l'anno 2009, in quanto risorsa, libera, documentata e coraggiosa di un'emittente televisiva antimafia che è oggi un esempio positivo per la nostra Città, la Sicilia e tutto il Paese”.

La cerimonia è avvenuta in occasione del 17° anniversario della strage di Capaci presso la Villa Giovanni Falcone di Partinico alla presenza del sindaco Salvatore Lo Biundo, dell'assessore alla cultura Bartolomeo Parrino, del presidente del consiglio comunale, Gioacchino Albiolo. Ospite d'onore il segretario dell'Ordine Nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, che tanto si è battuto al fianco di Pino Maniaci nell'assurda querelle sul conferimento del tesserino di pubblicista al direttore di Telejato.

Nel ricevere la targa sulla quale si motiva la premiazione “per l'impegno profuso per la difesa e l'affermazione della legalità” Pino Maniaci ha ricordato al sindaco che il premio ricevuto non lo avrebbe comunque “protetto” dalla vigilanza di Telejato sulla sua amministrazione. La stessa vigilanza che verrà rivolta ai rischi della riapertura della distilleria Bertolino. Memorabile il saluto di Pino all'autorità ecclesiastica giunta in ritardo alla premiazione: “Salutiamo l'arciprete che ci ha garantito che non ci saranno più mafiosi nella Santa Romana Chiesa!”. Sudori freddi per l'arciprete che dopo aver incassato il colpo si è unito timidamente all'applauso per il direttore di Telejato.

26 maggio 2009

Radio Mafiopoli puntata n. 30: "Il sorriso di Bruno Caccia"

Mafiopoli, provincia d’Italia, è il paese dove siamo maestri a cominciare le storie sempre dalla fine. Senza una fine certificata non siamo capaci di leggere una storia, senza il brivido finale. Ci siamo disabituati a raccontarle le storie, siamo diventati maestri del confezionamento, facciamo i pacchetti con nastri e ceralacca più belli del mondo, abbiamo professionisti sempre in tourné che ci raccontano i morticome fossero un arcobaleno perché il bianco e nero invece ci dicono che è vecchio, il bianco o nero è addirittura troppo radicale, e si sa che a Mafiopoli c’è da essere chic

da radiomafiopoli.org

La scheda: Bruno_Caccia

Il testo: http://www.radiomafiopoli.org/?p=557

Il video: Puntata n. 30

25 maggio 2009

Plauso per l’operazione condotta contro Leonardo Badalamenti

Esprimiamo il nostro plauso per l’operazione condotta contro Leonardo Badalamenti, figlio di Tano, mandante dell’assassinio di Peppino. Quanto venuto a galla in queste ore successive all’arresto dimostra come la mafia costituisca una realtà internazionale ben associata a un nuovo modo illecito di fare economia che è diventato,però, quasi la regola e non l’eccezione

da Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Le nuove speculazioni imprenditoriali e finanziarie, tra l’altro coperte da una tendenza legislativa e governativa che finisce per legalizzare l’illegalità,costituiscono ormai il cuore pulsante del fenomeno politico-mafioso. Questo può essere solo un piccolo passo in avanti e gran parte del lavoro per sgominare l’intero sistema criminale, purtroppo, resta ancora da farsi.

Innanzitutto bisognerebbe risolvere la contraddizione istituzionale che vede da una parte coraggiosi e determinati componenti della magistratura e delle forze di polizia impegnati nell’impresa quasi impossibile di affermazione della giustizia e distruzione dei meccanismi della criminalità organizzata e dall’altra parte un apparato di governo corrotto che sfrutta la fatica dei primi per coprirsi la faccia mediaticamente e, nello stesso tempo, approva leggi e decreti che hanno il fine di ostacolarne di fatto il lavoro e facilitare le forme di appropriazione illecita del denaro pubblico.

Vista l’ottima carriera mafiosa di Leonardo Badalamenti e quella del fratello Vito, considerato uno dei più pericolosi latitanti d’Italia, aspettiamo di sapere se mai il percorso della confisca della casa di Tano a cento passi da Casa Memoria Impastato, sul corso di Cinisi, potrà finalmente avere un termine così da restituire l’immobile ai cittadini italiani per essere trasformato in un luogo-simbolo della lotta alla mafia.