5 giugno 2009

Fallimento rivista Fava, pignoramento a giornalisti

Dopo circa 25 anni, il tribunale di Catania batte cassa e dispone il pignoramento dei beni dei responsabili del periodico "I siciliani"

da Ansa
Servizio TV: di Telejato

Palermo - Fondato dal giornalista Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia nel 1984.

Dopo l'assassinio, il figlio Claudio e alcuni redattori decisero di non abbandonare il progetto editoriale e per tre anni il quotidiano fu in edicola. La coraggiosa esperienza di denuncia dei cronisti catanesi si concluse nel 1987. Per alcuni debiti contratti all'epoca, Claudio Fava e un gruppo di giornalisti de I Siciliani, tra i quali Graziella Proto, ex presidente del cda, nei giorni scorsi hanno ricevuto la visita dell'ufficiale giudiziario che gli ha pignorato alcuni beni.

In solido dovranno pagare circa 90 mila euro: solo una parte della somma servirà a saldare le spese del giornale - carta e tipografia - e andrà agli eredi dei creditori, nel frattempo morti. Il resto servirà a pagare le spese del giudizio fallimentare e gli interessi.

"La giustizia - dice, ironico, Claudio Fava - arriva con implacabile solerzia. Dopo 25 anni. Evidentemente, dopo la morte del direttore, avremmo dovuto fare i conti e chiudere, invece di continuare a lavorare. Nessuno di noi, peraltro, in quel periodo percepì una lira di stipendio".

2 giugno 2009

Il “caso Catania” davanti al Tribunale di Roma

E’ incominciato, a Roma, il dibattimento pel processo – diffamazione a mezzo stampa – a carico di Marco Travaglio, Giuseppe Giustolisi, e Paolo Flores d’Arcais : autori, i primi due, dell’articolo “Arrivano i catanesi”, apparso su “MicroMega” (3/2006, pp. 95-103); e direttore, il terzo, di quella rivista. Il querelante, costituitosi parte civile, è il dott. Giuseppe Gennaro, Procuratore della Repubblica Aggiunto presso il Tribunale di Catania, già membro del C.S.M. (‘94-’98), e due volte Presidente dell’A.N.M. (1999 e 2006)


di Giambattista Scidà*
da http://pinofinocchiaro

*Magistrato. Ex Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania


Nonostante la grandissima notorietà delle parti, nessun giornale ha dato notizia del processo: neanche i giornali siciliani, malgrado la causa abbia ad oggetto il filone principale del cosiddetto “Caso Catania”, scoppiato sul finire del 2000 e mai venuto ad effettiva chiusura.

A rompere il concorde, universale silenzio non è valso nemmeno il colpo di scena che si dice abbia segnato l’udienza.L’ampiezza dell’autocensura dimostra come sia risibile l’additare nel “monopolio” dei media locali, tutti nelle stesse mani, il responsabile unico della non-informazione o disinformazione su Catania.Il monopolio è infesto, ma non è, esso, il problema.

Anche concentrata come ora, l’informazione locale, stampata e televisiva, non potrebbe né tacere fatti importanti, né mettere in circolazione notizie mendaci, se i media a diffusione nazionale non praticassero come una religione, esigente ed estremista, l’evitamento della questione catanese, della vera questione, che è madre di tutte le altre.

A Catania arrivano inviati di quotidiani e settimanali, ma solo per “raccontare” di Scapagnini e del dissesto, come opera di Scapagnini soltanto: “racconto” consentito e plaudito, come i libri permessi delle biblioteche parrocchiali di un tempo; ma senza accenni, assolutamente interdetti, né alla corresponsabilità, nel dissesto, di amministrazioni precedenti (che si tratta, anzi, di estollere al cielo) né quelle, fondamentali, della mancata repressione degli abusi.Se le grandi testate non praticassero rigoroso silenzio su Catania, e sulla vera questione catanese, che è quella della Giustizia, diverso sarebbe anche il comportamento, nei confronti dell’area etnea, del C.S.M., e del Ministero della Giustizia, e della Commissione Antimafia; diverso del pari quello dell’Ufficio che da Catania risponde a richieste del centro, di ragguagli e valutazioni.

Come si spiega l’autocensura generalizzata del giornalismo nazionale? è la politica locale a volerla, unanime sul punto, e forte di superbe proiezioni sul piano nazionale? sono, insieme con essa, grandi interessi? è, con l’una e con gli altri, una forza inafferrabile, che ama l’ombra?E quant’è, nei protagonisti dell’autocondanna al silenzio, la mancanza di vocazione al combattimento per la verità, l’indifferenza al pubblico bene, la libido adsentandi?

Lasciamo ad altri la risposta, per restringerci ad alcune constatazioni.

Questo coro di mutismi; questo sistema perfetto di silenzi concorrenti, è presidiato da molteplici dispositivi di blocco delle rarissime trasgressioni.Isolamento delle voci, dissuasione dal continuare, repressione giudiziaria, messa in moto da qualcuno degli “offesi”.

Proprio “MicroMega”, colpevole, nel 2001, di un intollerabile articolo di Antonio Roccuzzo, è stata indotta, per anni, al silenzio, e adesso, improvvisamente relapsa, come un’eretica tornata all’errore, é minacciata di rogo giudiziario.E intanto una specie di vuoto pneumatico è stato fatto, sin dall’inizio, attorno all’articolo di Travaglio e Giustolisi, che nessuno ha ripreso.

Anche nel campo opposto, della pubblicistica di Destra, alla disobbedienza ha fatto séguito il ricorso di magistrati alla magistratura: isolato, e senza fiducia, “Il Giornale” si è arreso, almeno una volta.

L’armata giornalistica, tacitamente attendata intorno a Catania, garantisce ai potenti del luogo la libertà di calcarla, e garantisce a forze esterne o quella di negarsi alle invocazioni di aiuto e per giunta di intervenire, ma in appoggio a coloro che dovrebbero essere fermati.

Se Catania è una città pestiferée – viene alla mente, con forza, il romanzo di Camus - il cordone di silenzio che la cinge è fatto perché il male non cessi; è fatto contro i Rieux che vorrebbero combatterlo: non per illusione di vincerlo, ma per l’onore del luogo.

Ne conosciamo taluni, che scrivono, invitti, su fogli di poche pagine, dalla diffusione a tre cifre, a volte conquistandosi con fatica quello stesso spazio; ne conosciamo, e teniamo ad onorarli: chapeau bas, galantuomini di Catania, davanti a questi nostri concittadini che non cessano di testimoniare per la verità, a loro personale rischio e pericolo!