29 luglio 2009

Il sacco del Lungomare di Catania

"400 mila metri quadri di sbancamento a 10 metri sul livello del mare, 56 mila metri quadri di centro commerciale e 48 mila mq di parcheggi a pagamento..."

da girodivite.it
di Associazione Città Insieme, Catania

Viabilità di scorrimento Europa-Rotolo. Chi l’avrebbe mai detto che sotto un tale fluido ed innocuo appellativo si nascondesse l’ennesimo grande sacco di Catania? Agli inizi degli anni 2000 l’allora sindaco Scapagnini parlava di “waterfront” per indicare di voler consegnare ai cittadini catanesi, ed ai pedoni in particolare, la fruibilità della costa del lungomare di Catania spostando la viabilità veicolare a monte. Si parlava ….. appunto.

Adesso ci troviamo a leggere un’inchiesta a firma di Antonio Condorelli e pubblicata l’8 luglio sul giornale “Quotidiano di Sicilia” in cui si denuncia che sotto il sopracitato appellativo si nascondono « 400 mila metri quadri di sbancamento a 10 metri sul livello del mare, 56 mila metri quadri di centro commerciale e 48 mila mq di parcheggi a pagamento spalmati tra una strada che doveva essere una via di fuga antisismica e un pezzo di costa lungo 1200 metri, in concessione per 38 anni ad un gruppo imprenditoriale ».

Su “La Sicilia” dell’11 luglio vi è un comunicato stampa di Orazio Licandro (componente segreteria nazionale del PDCI) che denuncia con molta determinazione tale scempio annunciando una conferenza stampa in cui porterà a conoscenza di “documenti” in suo possesso.

Il progetto, a quanto pare, è già in avanzato stato di esecuzione: è stato nominato il R.U.P, vi sono già le imprese aggiudicatrici (tra queste – si legge sempre nell’articolo – Vittorio Casale, immobiliarista di fiducia di Giovanni Consorte, e persino Luigi Rendo).

E noi cittadini che ruolo abbiamo avuto in tutto questo? Chi ci ha informati? Chi ha chiesto il nostro parere? In quale luogo pubblico si è discusso di questo progetto? Il Consiglio Comunale, quale massimo organo rappresentativo dei cittadini catanesi, perché non è mai stato convocato per discuterne?

Siamo trattati, noi catanesi, come delle comparse e ci sentiamo come stranieri a casa nostra. Pretendiamo delle risposte esaustive ed immediate da parte del Sindaco di Catania e dell’Assessore all’Urbanistica. Pretendiamo che il nostro bellissimo lungomare non si riempia di cemento ma che possa essere, invece, sempre più, meta di passeggiate tra viali alberati, giardini, bambinopoli.

Contro l’ennesimo scempio della città vogliamo quindi lanciare un appello:

1) Ai “media” locali e nazionali, affinché si facciano carico di questa vicenda per non farla cadere nell’oblio;

2) Ai cittadini ed alle associazioni di Catania, perché si uniscano al nostro grido di indignazione.

3) Ai Consiglieri Comunali di Catania, affinché si adoperino per conoscere tutti gli aspetti del progetto ed aprire un dibattito pubblico nella città.

CittàInsieme da parte sua non resterà a guardare. Se il silenzio tipico delle istituzioni di questa città continuerà ad incombere anche su questa vicenda, scenderà in piazza e Vi rimarrà ad oltranza. E coinvolgerà tutti quei cittadini e quelle libere associazioni che hanno davvero a cuore il bene di questa città.

A Palermo condannati i medici di Cosa nostra

Criminalità – Processo Gotha, dieci anni per Giovanni Mercadante, ex parlamentare regionale di Forza Italia che, secondo gli inquirenti, sarebbe legato a Provenzano

di Pietro Orsatti
da http://www.orsatti.info/

Palermo si è svegliata ieri con l’ennesimo shock in queste settimane di rivelazioni, inchieste e misteri. Questa volta non si tratta di un caso emerso dalle rivelazioni di Massimo Ciancimino su stragi e business, ma della sentenza del processo Gotha. Dopo oltre 17 ore di camera di consiglio, i giudici della II sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Bruno Fasciana, hanno condannato a 10 anni e otto mesi di carcere, per associazione mafiosa, l’ex deputato di Forza Italia Giovanni Mercadante. Braccio politico, secondo la tesi accusatoria, di Bernardo Provenzano.

Il pentito Nino Giuffrè fu il primo a segnalare la pericolosità dell’uomo politico siciliano già nel 2002: «Giovanni Mercadante è un creatura di Provenzano, dottore», questa la dichiarazione raccolta dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo del ruolo che il sessantenne medico radiologo avrebbe ricoperto all’interno di Cosa nostra. Ad accusarlo anche altri boss pentiti del calibro di Giovanni Brusca e Angelo Siino. Insieme a un altro medico, già condannato per mafia in due precedenti processi (Nino Cinà), Mercadante è considerato il medico di fiducia delle cosche e punto di riferimento di Cosa nostra nel mondo della politica. Indagato già in passato, la sua posizione venne archiviata per due volte. Solo nel 2006 a seguito dell’inchiesta Gotha è arrivato l’arresto. A carico dell’ex deputato, oltre alle dichirazioni rilasciate dai pentiti, si sono affiancate le intercettazioni ambientali realizzate nel box del capomafia Nino Rotolo, sito individuato dai clan per i loro summit. Nei colloqui il nome di Mercadante è emerso numerose volte in relazione sempre ad affari illeciti. E non solo. Secondo gli investigatori Mercadante avrebbe fornito «il proprio ausilio e la disponibilità della struttura sanitaria della quale era socio (l’Angiotac) per prestazioni sanitarie in favore degli associati mafiosi, anche latitanti, e la redazione di documentazione sanitaria di favore, ricevendo, in cambio, l’appoggio elettorale di Cosa nostra in occasione delle regionali in cui era candidato».

L’altro personaggio è sicuramente Cinà. Condannato già due volte per associazione mafiosa, «ma le condanne e la detenzione non hanno interrotto la sua partecipazione alle attività mafiose», dichiarano i magistrati. Sarebbe uno dei protagonisti della trattativa tra Stato e mafia, capo mandamento di Resuttana, «mediatore e pacificatore» nel periodo delle stragi del ’92 e poi, nel 2005, tentando di evotare di evitare lo scontro fra le cosche a seguito del rientro dei cosiddetti «scappati», mafiosi esuli negli Usa dai primi anni ‘80 per sfuggire alla mattanza dei corleonesi e richiamati a Palermo da Salvatore Lo Piccolo per cercare di mettere in atto la “scalata” ai vertici di Cosa nostra nella provincia. Ieri sono stati condannati anche il boss di Torretta, Lorenzino Di Maggio, ritenuto vicino ai capimafia palermitani Sandro e Salvatore Lo Piccolo; Bernardo Provenzano, accusato in questa occasione solo di tentata estorsione.

Clandestina? Non puoi essere madre

Il calvario dei riconoscimenti con le nuove norme sulla sicurezza. La prefettura di Prato lancia l'allarme

da http://iltirreno.gelocal.it/

PRATO. Gli stranieri dovranno mostrare il permesso di soggiorno per ogni atto di stato civile. Dall'8 agosto una norma del “pacchetto sicurezza” - quello che prevede l’arresto per i clandestini, più poteri ai vigili urbani, più competenze a sindaci e prefetti - rischia di creare un esercito di migliaia di bambini invisibili, irregolari, senza identità.

Gli atti di stato civile sono matrimonio, registrazione di morte e registrazione delle nascite. Se i clandestini non si potranno sposare nessuno alza la mano, ma se il babbo o la mamma non potranno riconoscere il proprio figlio, beh, allora è un caso. A Prato solo nei primi mesi del 2009, sono nati 412 bambini figli di genitori senza il permesso di soggiorno.

L'allarme della prefettura. A lanciare l’allarme sull’i mpossibilità per i genitori clandestini di riconoscere i propri figli al momento della nascita è stato Giovanni Daveti, il funzionario responsabile per gli affari che riguardano la comunità cinese per la prefettura di Prato. “Nel pacchetto sicurezza – ha detto Daveti – è inserita una norma che obbliga i clandestini a mostrare il permesso di soggiorno negli atti di Stato civile. Attualmente non abbiamo alcuna circolare che ci spieghi come comportarci nel dettaglio: dall’8 agosto, quando entrerà in vigore la legge, quindi noi avremo neonati che non potranno essere riconosciuti dai genitori, se entrambi clandestini. L’unica via praticabile sembra quella di affidarli ai servizi sociali. Solo nei primi sei mesi del 2009 a Prato sono nati 412 bambini in questa condizione”.

Il testo del ddl. Cosa accadrà dall'8 agosto? Di chi saranno figli i bambini che nasceranno se nessuno potrà registrarli? Gli effetti delle norme previste dall'articolo 1 comma 22 capo g (chiamato a sostituire due righe del D.Lgs. 286/1998) del decreto sicurezza
(L. 94/2009) fanno preoccupare. È previsto l'obbligo di presentare il permesso di soggiorno "agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati" per la richiesta degli "atti di stato civile o per l'accesso a pubblici servizi". Secondo il ddl sicurezza, non serve invece il permesso di soggiorno per motivi sportivi e ricreativi e per "l'accesso alle prestazioni sanitarie" e per quelle scolastiche obbligatorie. Gli atti civili rientreranno invece tra le prestazioni per cui è obbligatorio esibire il permesso, pena il reato di immigrazione clandestina.

I permessi di sei mesi. Qui interviene il Testo unico sull'immigrazione (articolo 19, Divieti di espulsione e di respingimento), che prevede permessi di soggiorno per maternità, ovvero concessi alle donne irregolari che, essendo incinte, hanno bisogno di essere sottoposte a cure e visite mediche. Tale permesso di soggiorno copre l'intera durata della gravidanza e i primi sei mesi di vita del bambino, non consente di lavorare e non è rinnovabile né convertibile. Ciò significa che allo scadere del tempo previsto dal permesso di soggiorno, la madre ritorna ad essere una irregolare unitamente a suo figlio che, però, ha il diritto di andare a scuola e di essere curato.

Anche senza documenti? La madre irregolare potrà denunciare la nascita di un figlio, in quanto titolare di questo permesso di soggiorno per sei mesi. L'associazione Save The Children sostiene però che una donna in gravidanza ha diritto al permesso di soggiorno temporaneo solo se dotata di passaporto. "L'inghippo della legge sta nel fatto che molte di queste donne non hanno documenti e quindi non gli può essere concesso il permesso di soggiorno", spiega Arianna Saulini.

Inoltre il permesso speciale sarebbe accordato alla madre ma non al padre, che se è irregolare non potrà riconoscere il figlio. Infine ottenere il permesso di soggiorno temporaneo per le donne in stato di gravidanza sarà molto più difficile. “Fino ad oggi – spiega Daveti - infatti una donna andava dal medico e si faceva fare un certificato dove si diceva che aspettava un bambino. Questo consentiva di avere un permesso di soggiorno in genere di 6 mesi. Oggi con i medici che possono denunciare i clandestini questa prassi sarà molto più difficile. Per le donne sarà un rischio troppo alto”.

L'Asgi (l'Associazione studi giuridi sull'immigrazione) sostiene infine che per il diritto internazionale tutti i bambini (quindi anche quelli nati da mamme clandestine) hanno diritto alla registrazione.

Un bel pasticcio. Lontano dalle “misure per rendere più sicura la vita dei cittadini” con cui il governo ha presentato il pacchetto sicurezza all’Italia. Ma del resto, la lingua italiana è chiara, i clandestini non sono cittadini.

Un anno dopo la scandalosa nomina di Cassata

Queste le parole dell'avvocato Fabio Repici per l'anniversario della scandalosa nomina del Dr. Cassata alla Procura generale di Messina

di Fabio Repici
da http://www.illume.it/

Esattamente un anno fa il peggior Consiglio superiore della magistratura della storia nominava il dr. Antonio Franco Cassata alla guida della Procura generale di Messina. In una frettolosissima ultima seduta del plenum del Csm a nulla valsero le parole accorate di uno sgomento Livio Pepino: Ma come possiamo? Uno con quel pedigree? Intendeva uno denunciato per essere stato amico di mafiosi, uno iscritto ad un circolo paramassonico della sua città (Barcellona Pozzo di Gotto, provincia di Messina, il circolo Corda Fratres) del quale al contempo era riverito socio perfino il capo di Cosa Nostra barcellonese (Giuseppe Gullotti, condannato con sentenza definitiva quale mandante dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano), uno che non si è mai trattenuto dall'entrare a gamba tesa per ostacolare indagini e processi a carico di amici (inclinazione tradotta col termine interventista da un membro del precedente Csm, che all'uopo dovette ricorrere alla fantasia metaforica del fratello letterato). La proposta passò a maggioranza.


Ne è derivato l'annus horribilis per la giustizia a Messina ed anche per l'informazione. In giro per l'Italia, a corredo di un salace commento di Pepino su quella nomina, si rincorsero le parole scandalizzate di tanti magistrati lungo la mailing-list di Magistratura Democratica. Da tutta Italia, tranne che da Messina. Ancora oggi capita di incontrare addetti ai lavori che non trattengono l'indignazione per quella nomina: nei palazzi di giustizia di tutta Italia tranne che a Messina.

Qualche settimana dopo quella nomina ricevetti una mail dal mio amico Adolfo Parmaliana. Non riusciva a trattenere lo scoramento e concludeva: a seguito delle ultime decisioni del Csm medito di dimettermi da italiano, dopo essermi già da tempo dimesso da siciliano.

Neanche due mesi dopo Adolfo si tolse la vita, lanciandosi da un viadotto dell'autostrada Messina - Palermo, non prima di lasciare un'ultima lettera che, a rileggerla ancora oggi, continua ad essere un pugno nello stomaco: dopo una vita di lotta contro mafiosi e colletti bianchi mi sottraggo scientemente alla rappresaglia della malagiustizia barcellonese/messinese che vorrebbe farmela pagare.

Morto Adolfo, in quel modo, il volto ufficiale della giustizia messinese, la magistratura associata del distretto, partorì un singolare manifesto con cui si lamentava dell'ultima puntata di Blunotte di Carlo Lucarelli (ingiustificate ed indiscriminate accuse al rito peloritano e discredito di tanti magistrati laboriosi e giusti) e additò al pubblico ludibrio, con tanto di nome e cognome (come era d'uso nei tardi anni Settanta in volantini di tutt'altra provenienza), una delle cinque persone onerate espressamente da Adolfo Parmaliana di spiegare le accuse del suo memoriale.

Quel memoriale che i cittadini messinesi avevano dovuto leggere su internet o sulle testate nazionali, avendone disposto rigorosissima censura il quotidiano locale Gazzetta del Sud.

E cosa ne è stato dei principali processi in cui è stata impegnata la Procura generale di Messina del nuovo corso? Peggio che andar di notte.

Nel processo denominato Panta Rei (a carico dei mafiosi calabresi e dei loro alleati che per decenni - e forse ancora oggi - avevano messo sotto il loro controllo l'università di Messina), il sostituto del dr. Cassata con parole inequivoche ha abbandonato l'appello proposto dalla Direzione distrettuale antimafia contro l'assoluzione ottenuta in primo grado dal professore Giuseppe Longo (già sospettato e archiviato per l'omicidio del prof. Matteo Bottari) dall'accusa di associazione mafiosa.

Nel processo denominato Mare Nostrum (contro i clan mafiosi della fascia tirrenica messinese), poi, il surrealismo giudiziario ha preso il sopravvento. Ne è venuta fuori, perfino, su richiesta dei difensori del boss Gullotti (sempre quello, il consocio di Cassata nel circolo Corda Fratres), la testimonianza del P.m. del processo di primo grado, il dr. Olindo Canali, dopo la divulgazione di un memoriale anonimo poi riconosciuto (con un fax a Cassata) come proprio da quel magistrato (e nel memoriale schizzi di fango contro forze dell'ordine, contro alcuni suoi colleghi e perfino contro qualche eroico familiare di vittime di mafia).

Naturalmente, l'informazione cittadina ha fatto di tutto per attutire le conseguenze di quella testimonianza nocive per il sistema, allorché si seppe che per il dr. Canali erano state avviate dal Csm (perfino da questo Csm!, proprio insalvabile il soldato Canali...) la pratica per incompatibilità ambientale e funzionale e dalla Procura di Reggio Calabria un'indagine per falsa testimonianza e favoreggiamento del boss Gullotti.

Nei giorni scorsi è arrivata la notizia che il Csm ha formalizzato le contestazioni al dr. Canali (fra le quali anche le vicende riguardanti Adolfo Parmaliana) e lo ha convocato per il prossimo 15 settembre e chissà che in quell'occasione Canali non trascinerà con sé in un abbraccio mortale anche il dr. Cassata, del quale per anni è stato fedelissimo seguace. Tutti quelli che conoscevano Adolfo Parmaliana sanno che erano Canali e Cassata i primi due nomi che egli catalogava nella malagiustizia barcellonese/messinese. C'è voluto il cadavere di Adolfo per costringere le istituzioni ad alzare il velo. Ora gli stessi interessati per la prima volta temono di essere giunti al capolinea.

Se e quando ciò dovesse accadere, tuttavia, sarà impossibile provarne soddisfazione. Solo piangerò una lacrima in più per Adolfo. Sarei stato perfino disponibile a mettere la firma perché la carica di Procuratore generale per il dr. Cassata diventasse vitalizia, pur di poter restituire Adolfo ai suoi figli, a sua moglie ed ai suoi genitori. Nell'impossibilità di ciò fuori dai sogni di queste calde notti d'estate, rimane solo l'impegno per non vanificare il sacrificio di un uomo coraggioso e di uno scienziato valentissimo.

Tremila case per undicimila famiglie con l'abitazione rasa al suolo

Parla il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente: "Come facciamo pagare le tasse se l'Aquila è una città fantasma?"

di Pino Finocchiaro
da http://pinofinocchiaro.blogspot.com/

"Sono preoccupato, io parlo di tasse, il premier parla di case in costruzione. Che vuol dire? Che il governo ha già deciso di non accogliere il nostro appello e ci imporrà di pagare le tasse sin dal'inizio dell'anno prossimo?"

Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente ha deciso, aspetterà sino a domattina per chiedere un incontro ufficiale con il commissario per il terremoto, Guido Bertolaso.
Il timore di Cialente è che si minimizzi l'importanza della moratoria sul pagamento delle tasse, continuando in una campagna mediatica che punta sulla ricostruzione rapida, anche se non per tutti: "Ma come facciamo a pagare le tasse se l'Aquila è una città fantasma? ci ha detto Massimo Cialente.
"Io ho quasi dodicimila nuclei familiari con la casa crollata. Le case che il governo riuscirà a realizzare prima dell'inverno non saranno più di tremila. Solo una famiglia su quattro potrà accedere alla nuova casa".

"Quel che il governo non vuol capire è che gli aquilani prima si alzavano tutte le mattine per andare a lavorare. Adesso non hanno più un luogo fisico dove lavorare, né le abitazioni dove trovare ristoro al termine della giornata. La nostra economia è in sofferenza, noi non ce la facciamo più - ha proseguito Cialente. "E per me il Governo non ha capito cosa realmente è accaduto il 6 aprile all' Aquila".

"Se devono lasciarci in questa situazione non indosserò più la fascia tricolore da sindaco - aveva già detto Cialente - la restituirò al capo dello Stato e la riprenderò solo quando vedrò che questo Paese ci è vicino".
Ed ha insistito:"Noi che cosa chiediamo? Di essere trattati come tutti gli altri. Vale a dire. In Umbria, dopo un anno e mezzo hanno ricominciato a pagare le tasse. Quello che non avevano pagato nel periodo successivo al dramma che li aveva colpiti, lo restituiscono ancora adesso in 120 rate, vale a dire in dieci anni, e solo per il 40 per cento. Noi dovremmo cominciare dal primo gennaio a ripagare il cento per cento. Ma soprattutto ricominceremmo a pagare le tasse da subito, dal primo gennai".

E Massimo Cialente lo ha ripetuto chiaro. "Se, domani, in sede di Commissione Finanze e Bilancio della Camera- ha detto Cialente - non passeranno due emendamenti, la proroga di altri sei mesi del pagamento dei tributi, e la dilazione in 24 rate per un arco temporale di dieci anni con una forfettizzazione del quaranta per cento sarei costretto a riconsegnare la fascia tricolore al capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
"Vorrei però che non si pensasse che si tratti dello strappo di un sindaco. Insomma. Non siamo in condizione di tirare fuori questi 23 milioni di euro almese come città. Perché la città non c'è. 11.200 abitazioni sono crollate. La città è una città fantasma".

Numerose le prese di posizione in favore del sindaco del'Aquila. "Siamo solidali con Massimo Cialente" ha detto Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21. "Per questo la nostra associazione martedì andrà al'Aquila per incontrare gli amministratori locali. Ci auguriamo che quotidiani e tv continuino a tenere i riflettori accesi su quel che accade all'Aquila. Ci sembra giusto sottolineare il ruolo di quegli inviati che sin dall'alba del 6 aprile sono arrivati all'Aquila consentendo agli italiani di comprendere appieno la gravità della tragedia che si stava consumando in Abruzzo".