17 agosto 2009

Piersanti Mattarella visto dagli inglesi

Presentiamo in formato Pdf il rapporto annuale del consolato britannico a Palermo, datato 22 febbraio 1978, nel quale viene segnalato che Piesanti Mattarella è stato appena eletto presidente della regione siciliana il 9 febbraio. Il rapporto riguarda la situazione siciliana nel 1977 (gennaio-dicembre), anno in cui viene ammazzato il colonnello dei CC. Russo

da http://casarrubea.wordpress.com/

Per quanto riguarda la situazione politica il documento mette in risalto, con ironia tutta britannica, il fatto che unico elemento positivo del ‘77 sono state le dimissioni dell’on. Angelo Bonfiglio (Dc) da presidente del governo siciliano. Motivazione: l’immobilismo dell’Assemblea regionale (Ars).

A succedere a Bonfiglio si candida Rosario Nicoletti (Dc) con un progetto azzardato: costituire un governo siciliano con la partecipazione diretta del Pci. Gli inglesi definiscono la proposta “compromesso storico alla siciliana”. Ma l’ipotesi viene prontamente cassata dai vertici nazionali dello scudocrociato.

Si arriva alla fine ad una mediazione: la formazione del governo Mattarella appoggiato da tutti i partiti, Pci compreso (appoggio esterno). L’elezione di Mattarella coglie tutti di sorpresa perchè non era tra i condidati papabili. Mattarella è eletto da 71 deputati su 87. Gli unici scontenti sono i deputati fanfaniani della Dc che gli votano contro. I deputati del Pci si schierano compatti con Mattarella. La domanda che gli inglesi si pongono è molto chiara: che cosa ha ricavato il Pci da questo accordo? Probabilmente – rispondono- la presidenza di varie commissioni dell’Ars.

A poco meno di un mese dal sequestro Moro e dalla strage di via Fani (16 marzo 1978), la Sicilia è nelle condizioni di realizzare concretamente il compromesso storico, teorizzato da Enrico Berlinguer cinque anni prima. Fallito il tentativo di Nicoletti, risulta vincente la soluzione Mattarella, che riflette la situazione politica nazionale: l’appoggio esterno del Pci al governo Andreotti.

L’esperienza politica di Nicoletti, segretario regionale Dc dal ‘74 a tutto il 1982, appare fondamentale in quanto introduce l’apertura del mondo cattolico popolare al Pci. La sua linea entrerà in crisi soprattutto dopo l’assassinio di Piersanti Mattarella e culminerà con lo strano, improvviso e inspiegabile suicidio dello stesso Nicoletti avvenuto il 17 dicembre 1984.

Mattarella, sostengono i britannici, continua ad essere attaccato dai fanfaniani locali che lo accusano di disobbedire alle direttive della Dc nazionale. E’ una strada che Mattarella continuerà, con lucidità e coerenza, a seguire fino alla sua uccisione avvenuta il 6 gennaio 1980. Non a caso le elezioni nazionali del giugno ‘79 sanciscono la definitiva conclusione della collaborazione Dc-Pci.

Ma il principale problema dell’isola è la sua amministrazione “corrotta da cima a fondo”. Scrivono gli inglesi: “Se i politici o altri non raggiungono un accordo sulla divisione della torta, i fondi stanziati semplicemente non vengono spesi. Inoltre il popolo siciliano possiede una mentalità negativa e fatalistica che a suo dire è il risultato di secoli di dominazione straniera”. Ma, concludono, a un secolo dall’Unità d’Italia, questo argomento comincia a diventare poco convincente: non si capisce quali siano le cause e quali gli effetti.

L’8 marzo 1978, l’ambasciata di Roma, nella persona di A.C. Goodison, risponde al console britannico a Palermo I. H. May, dicendo che per capire la scena politica italiana è molto importante cogliere l’interrelazione tra la politica regionale e quella nazionale. Goodison rileva che “la soluzione di compromesso [di aver scelto Mattarella al posto di Nicoletti], avviata in Sicilia il 9 febbraio, in un certo senso precorre la linea seguita dalla Dc a livello nazionale negli ultimi mesi. Si tratta di un piccolo passo per il Pci, anche se non è stato incluso nel governo regionale siciliano”. (FCO 33/3567)

Per leggere il documento integralmente, clicca qui:
http://casarrubea.files.wordpress.com/2009/08/la-sicilia-vista-da-londra_-1978.pdf

Un golpe criminale si aggira per l'Italia

Riprendendo le parole di Pasolini, l'Italia sta marcendo da decenni in un fascismo in doppiopetto e in un regime mafiosocratico. I fatti più recenti lo dimostrano, una volta di più

di Alessio Di Florio
da http://www.peacelink.it/index.html

L'ultimo mese ha visto riemergere dalla nebbia della storia italiana un fantasma che l'accompagna dall'alba della Repubblica: il golpe. A partire dalla strage di Portella della Ginestra, passando per l'attentato a Togliatti e il golpe Borghese solo per ricordarne alcuni, periodicamente torna il rischio di un sovvertimento armato delle istituzioni. Che, puntualmente, si ferma ad un passo dal realizzarsi.

In queste settimane il fantasma del golpe è stato evocato da Scotti e Ciampi, uomini delle istituzioni nel 1992 delle stragi di mafia. Una strategia di sangue che puntava a destabilizzare il cuore delle istituzioni italiane. Una stagione di sangue e bombe che, improvvisamente, si è fermata nell'ottobre 1993, dopo il fallito attentato fuori dello stadio Olimpico di Roma durante Lazio - Udinese.

Ma in realtà, e tutti ne sappiamo mandanti, esecutori e complici (anche perché, in larga parte, siamo tra loro) c'è un golpe silenzioso che non si è mai fermato. Un golpe fatto di menzogne, connivenze criminali, repressione violenta, omertà, corruzione, cancellazione di ogni dignità personale che ha conquistato il cuore dello Stato Italiano, e ha annullato ogni possibilità di democrazia.

I tromboni per i teoremi di Ciancimino e i silenzi sul vertice massonico del 2 giugno 1992

Tutto il turbillon di dichiarazioni, comprese quelle di Ciampi e Scotti, sono successive alle parole di Totò Riina e all'ennesimo risveglio di Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, il sindaco del sacco di Palermo. Ancora una volta, come periodicamente accade, il pupillo del noto politico mafioso, è tornato a parlare del 'papello' del padre: la lista delle richieste di Riina allo Stato italiano per far cessare gli attentati fuori dalla Sicilia. Una trattativa così ben strutturata e avanzata che Riina trattò con Mori, che lo arrestò su consegna di Provenzano (ma qualche mese prima degli attentati fuori dalla Sicilia). Un papello che Ciancimino continua a millantare di avere a casa, e di poter consegnare alle procure quando vuole e che, diverse volte, si mostra ad un passo dal fare (fermandosi sempre su quel passo). E, ancora una volta, tutti a pendere dalle sue labbra, ad aspettare chissà quale mirabolante rivelazioni (sarà un caso che, due settimane dopo, è stato firmato il protocollo per la costruzione delle centrali nucleari tra EDF e Enel? Vogliono alimentarle con le balle di Ciancimino?). Poco è mancato che, dopo i dubbi avanzati da un procuratore, gli arrivassero le scuse ufficiali e solenni del Parlamento a camere riunite e a reti unificate. Ma, mentre si continuano su quella oscura stagione italiana, a dar fiato ai teoremi inconcludenti e fuori da ogni realtà dei Ciancimino e dei Travaglio su una delle poche vicende chiarite e limpide della storia d'Italia (l'arresto di Totò Riina), non viene squarciato il velo omertoso su quanto accadde dopo il 2 giugno 1992. Quel giorno, sul panfilo Britannia di proprietà della Regina Elisabetta, si riunirono i maggiori esponenti della finanza italiana (a partire da Prodi, Draghi, Amato e Ciampi). Quel giorno fu definitivamente stabilita la strategia di parte della massoneria italiana, che governa banche italiane ed inglesi (valgano gli esempi di Goldman Sachs e Merryl Linch su tutti) che mise in ginocchio l'economia italiana (decidendo anche la svendita all'estero di gran parte delle industrie italiane), a partire dalla speculazione monetaria di Geoge Soros che, in un solo giorno (16 settembre 1992), distrusse la lira.

Davanti a tutto questo, va ricordata la vicenda di Pino Masciari, il coraggioso imprenditore calabrese che ha denunciato il racket delle estorsioni. Per farsi ricevere da Napolitano è dovuto arrivare allo sciopero della fame, dopo che la scorta gli è stata revocata (la sua gravissima colpa è stata quella di andare nelle scuole e nei teatri a raccontare la sua storia e ad invitare altri a fare come lui). Pino sta vicendo la sua battaglia, al contrario di Piera Aiello, cognata della collaboratrice di Paolo Borsellino Rita Atria e animatrice di una delle migliori associazioni antimafia d'Italia. Piera ha scoperto di essere rimasta senza scorta quando due carabinieri l'hanno tradita, indicando ai boss di Partanna dove viveva, e la sua vita corre un fortissimo rischio.

Negli ultimi anni, tutti i garofani della politica italidiota hanno innalzato il vessillo della sicurezza e della lotta alla mafia. Ma, davanti a quanto vi abbiamo appena raccontato, stiamo ancora aspettando qualsivoglia cenno dal Ministero di Disgrazia e ingiustizia, lo stesso che si pavoneggia per ogni arresto di un mafioso (come se li arrestasse lui...) e in ogni possibile occasione pubblica. Come se si stava aspettando lui, novello Messia, per lottare contro la mafia. Continua a leggere

Ficarra ricorda Adolfo Parmaliana

da http://www.illume.it/

Durante il film festival di Ficarra, "Cortometraggi in libertà", viene ricordato Adolfo Parmaliana a dieci mesi dal suo suicidio. Proponiamo di seguito il servizio dell'evento pubblicato su MessinaWebTV

Il video: http://www.illume.it/video/217-ficarra-ricorda-adolfo-parmaliana.html