17 ottobre 2009

''Il Papello. Cosa resta dei 12 comandamenti? Richieste davvero folli?''

Come in un film, come nel Il bene e il male di Martin Scorzese. Da una parte lo stato e dall’altro il crimine organizzato

di Nello Trocchia
da http://www.articolo21.info/

Da un parte chi lotta contro la mala senza infingimenti, dall’altra chi traffica o addirittura fa il doppio gioco.

Ma qui in scena c’è la realtà, alcuni uomini dello stato trattavano mentre altri uomini dello Stato combattevano le mafie strenuamente credendo fosse quello l’obiettivo comune. Due strategie e mentre le bombe ammazzavano, altri parlavano, incontravano, si prestavano. La storia del papello si può raccontare così: come il grande inganno consumato a danno di chi, generali, carabinieri, poliziotti, giudici, giornalisti, ha creduto la mafia il nemico da battere, le connivenze il livello da intercettare e debellare.

Un altro pezzo di stato allestiva, nella versione edulcorata, trattative, e , nella versione accusatoria, strade preferenziali per alcuni mafiosi in cambio di qualche boss consegnato e ‘finti’ successi. Ora mentre a Palermo e Caltanissetta sono ripartite le inchieste sulla trattativa e due uomini dello stato, allora al Ros, Mauro Obinu e Mario Mori, sono sotto processo per favoreggiamento, per il mancato arresto di Bernardo Provenzano e Marcello Dell’Utri è sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa (dopo una condanna di primo grado a 9 anni), restano troppi punti di domanda a cui dare risposta. L’interrogativo che accompagna la consegna del papello da parte di Massimo Ciancimino, figlio del sindaco mafioso di Palermo Vito, è uno solo.

Di quel papello cosa è stato? Quando la mafia si è inabissata e le istituzioni hanno abbassato il livello di guardia, di quel papello cosa è stato realizzato? Negli anni ’90 quando Don Vito Ciancimino ebbe tra le mani quelle richieste disse: " Erano punti troppo da testa di m..." Folli, irrealizzabili e ,per questo, Ciancimino ne fece altre più praticabili (elezione diretta dei giudici, abolizione monopolio sigarette). Ma se avessimo avuto in mano quel papello il legislatore avrebbe legiferato sui temi della mafia come ha fatto in questi anni? Il senatore Giuseppe Lumia ci aiuta in questa analisi. Cosa resta di quel papello? Quelle richieste folli nel 1992 sono diventate, nel silenzio della e sulla mafia, praticabili dopo?

Integrale intervista a Giuseppe Lumia:
http://www.articolo21.info/ECONEWS/lumiapapello.mp3

A parlar male dei fascisti si fa peccato

La prima sezione penale del tribunale di Roma ha condannato in primo grado girodivite.it per diffamazione nei confronti di Easy London e Forza Nuova

di Shining
da girodivite.it

Per tredici anni tutte le mattine bisogna affrontrare la solita routine e arrivare prima che rintocchi la campanella delle ottoetrenta. Poi arrivano gli esami di maturità e adesso si che è finita: finalmente sarò io a gestire le mie mattine, non me lo imporrà più nessuno, almeno per un po’. Adesso andiamo a scoprire e vivere il mondo!

La capitale inglese potrebbe essere un buon posto per questa esperienza, un luogo che di certo fa uscire dalla routine. Si arriva in una città che non è per forza in Inghilterra, ma in una terra franca, perché ci sono arabi, indiani, americani, africani, napoletani, catanesi e pure gente di posti come il Northumberland che non si sarebbero mai sentiti nominare prima di partire.

Londra è un pensiero affascinante, ma i soldi sono pochi. Qualcuno offre un’opportunità: «partite ragazzi – fa la sirena – e poi cogli sghei ci aggiustiamo. Abbiamo dei letti a Londra che ci potete pagare una volta che vi abbiamo trovato il lavoro».

Così si parte, speranzosi di una esperienza indimenticabile. E la si trova. Perché il guardiano del letto che ti hanno affidato è un tipo tatuato e con la pelata, anzi no: sono capelli troppo corti. E una mattina quello guarda davvero male uno che esce dall’ostello con la maglietta di Che Guevara.

«Ma in che razza di posto – ci si chiede - sono finito? Il guardiano e quegli altri pelatoni dei suoi amici non sono per niente simpatici. Ma non è così importante perché tanto sono tutto il giorno fuori a cercarmi il lavoro che mi avevano promesso. La cosa che però mi fa incazzare è che quando torno trovo il cesso che è uno schifo». Si torna da Londra avendo dato fondo a quei pochi soldi che nonni e zii hanno sganciato negli ultimi natali e compleanni, per quanto siano stati generosi dopo l’esame e ci si ritrova in Sicilia più poveri e pazzi di prima, convinti di essere stati fregati.

Un pomeriggio noioso, davanti al computer si accende una curiosità: vediamo un po’ che si trova sui simpaticoni che mi hanno convinto a partire...

Allora viene fuori che altri ospiti non hanno apprezzato i servizi offerti dalla Meeting Point, la società che possiede e gestisce gli ostelli di Londra. Altra gente è stata spedita da loro reclutati dalla Easy London, la stessa associazione a cui ci si è rivolti quando si era in procinto di partire.

Se ne parla con degli amici che fanno un giornale i quali dicono: «questa è la tua esperienza? Allora scrivi!».

Due anni dopo arriva la polizia a casa. Niente sceneggiate all’americana, una cosa di routine: giusto la notifica di un atto. Ma quanto basta per mettere in agitazione la famiglia, i vicini e tutta la gente onesta che osserva la scena e che non ha mai avuto problemi con la giustizia.

«Il signor Tano Rizza nato a – recita il documento sotto molti strati di timbri – bla, bla, bla e ancora bla, bla, bla è indagato in un procedimento giudiziario per violazione dell’articolo 595 del codice penale. Si cerchi un avvocato». L’ingiunzione del testo è kafkiana e il poliziotto non aggiunge nient’altro.

Comincia l’iter, ci si trova il legale e, giusto per dare un tocco di solennità e una carrettata di scomodità, il processo si celebra a Roma, piazzale Clodio. Al banco degli imputati il nuovo collaboratore di GiroDiVite insieme al suo direttore responsabile, accusati di diffamazione aggravata dall’utilizzo del mezzo della stampa; allo scranno del pubblico ministero un severo magistrato che chiede sei mesi di reclusione; alla parte civile i signori Maurizio Catena e Roberto Fiore, rispettivamente legali rappresentanti di Easy London e Forza Nuova, che sostengono di averci rimesso ventiquattromila euro e di volerli indietro.

Già, perché nell’articolo incriminato viene ribadito il segreto di pulcinella: Easy London è un’organizzazione collaterale a Forza Nuova, che raccoglie ragazzi e ragazze da tutta Italia per mandarli a dormire negli ostelli di proprietà di Roberto Fiore e dei suoi soci.

Su internet è disponibile un’ampia letteratura sulle vicende del signor Fiore, il quale ha trovato rifugio in Gran Bretagna quando in Italia volevano fargli scontare una condanna per banda armata. Durante gli anni sotto la Corona, Fiore si è occupato di due cose: di politica e di affari. Sul versante politico ha riunito diversi gruppi della destra estremista europea sotto le insegne dell’International Third Position. Cioè Terza Posizione Internazionale, un nome che ricorda tanto quello della sua antica creatura italiana “Terza Posizione”, disciolta di fatto nel settembre del 1980 quando la magistratura romana notificò diciotto ordini di cattura nei confronti dei suoi militanti. Altri non vennero notificati perché i destinatari si diedero in tempo alla latitanza. Sul versante degli affari, racconta il prefetto Ansoino Andreassi alla commissione parlamentare sul terrorismo nella seduta del primo dicembre 1999, «Roberto Fiore e Massimo Morsello, due noti personaggi già aderenti a Terza posizione rimasti a lungo latitanti a Londra, hanno lì avviato, nel corso degli anni, cospicue attività economiche».

E lo stesso Andreassi aggiunge: «Abbiamo trovato riscontri sui finanziamenti da parte di Fiore e Morsello agli Hammer-Skin. I finanziamenti, riscontrati per il passato, appaiono ora attestati nella gestione di questo movimento, che è Forza Nuova, che agita temi di seria politica interna».

Per farla breve: Fiore scappa a Londra per non essere arrestato, lì in qualche modo fa fortuna e tra le altre attività compra degli appartementi che trasforma in ostelli, mentre al contempo consolida la sua rete di contatti nella destra radicale europea, all’epoca spesso organizzata in formazioni di nazi-skin. Coi soldi guadagnati nelle attività lecite finanzia i gruppi suoi alleati. Al momento di tornare in patria perché la pena è prescritta, mette al mondo la sua nuova creatura Forza Nuova, col cuore a Roma e il portafogli nella City.

Finita la digressione si torna all’aula di tribunale: condannati!

No, non i neofascisti che per legge un partito non dovrebbero neanche averlo e neanche chi ha trasformato l’agognata vacanza del neomaturato in un incubo, ma quelli che - insieme ad altri giornali e siti internet - hanno osato sollevare la questione.

Il fascismo oggi di rado usa il manganello per limitare la stampa, potendo minacciare ed attuare querele e cause civili. Repubblica e l’Unità ben lo sanno e il 3 ottobre hanno provato a informare, insieme al sindacato dei giornalisti, anche gli italiani che non leggono queste testate. Il pericolo per l’informazione in Italia esiste e avere sdoganato il fascismo ha contribuito a crearlo.

Chi è Augusta "Fascistorum" Montaruli?

Dalla città che un tempo si chiamava Augusta Taurinorum arriva Augusta "Fascistorum" Montaruli, l'ultima delle donne del presidente, quella che dovrebbe rappresentare il volto giovane e pulito del centrodestra. La fanciulla, coordinatrice nazionale dei giovani del PDL, è diventata l'emblema dei ragazzi del suo partito per aver "zittito", così dicono loro, Marco Travaglio in diretta ad Annozero, mentre in realtà ha solo coperto la voce del giornalista nel suo mirino urlando senza nemmeno rispondere alle domande che le erano state rivolte


di Luigi Nervo
da http://www.nuovasocieta.it/index.php

Conosciuta dai suoi sostenitori come "la passionaria del PDL", è già molto nota nell'ambiente universitario torinese e negli uffici della Questura per i suoi anni di militanza in alcuni gruppi giovanili neofascisti e per episodi di violenza a sfondo politico presso l'ateneo piemontese.
"Nooo. Non sono fascista. Sarebbe ridicolo, oggi" aveva detto la Montaruli a un giornalista del quotidiano "La Stampa" nel giugno dello scorso anno. In realtà, prima della svolta normalizzatrice che le ha permesso di entrare nei ranghi del PDL, il suo curriculum registra una lunga attività come coordinatrice di Azione Giovani, organizzazione nata dopo la svolta di Fiuggi su spinta degli storici MSI, Fronte della Gioventù, Fare Fronte, Fronte Universitario e Fronte Nazionale, ma anche del movimento studentesco Fuan nel quale in passato avevano militato alcuni dei presunti responsabili della strage di Bologna. Tutte organizzazioni finanziate con i soldi ricavate dalle tasse universitarie. In questi anni di militanza, orgoglio della Montaruli, ha partecipato a numerosi cortei di neofascisti che giravano per le strade di Torino portando striscioni con svastiche e croci celtiche e ha preso parte anche a dei pellegrinaggi a Predappio, città natale di Mussolini, come si vede in alcune foto dove fa il saluto romano insieme ai suoi compagni di viaggio.

Durante gli anni della militanza aveva anche un sito, ilfronte.org, il cui nome riporta alla mente il terrorismo nero degli anni di piombo, che è stato poi oscurato in vista della svolta normalizzatrice. Nella pagina di presentazione si leggeva: "Sarebbe ipocrita, oltre che scorretto, nascondere la realtà. Ciò non significa tuttavia che il movimento giovanile sia totalmente appiattito sulle posizioni politiche espresse da Fini o dagli altri dirigenti del partito (anzi!). Noi di Azione Giovani Torino rivendichiamo espressamente la nostra autonomia su alcuni temi (come l'ingresso della Turchia in Europa, la lotta a favore del mutuo sociale... Ma potremmo citarne altri!), mantenendo molte delle vecchie tradizioni del Fronte della Gioventù di Torino (da qui il nome del sito ilfronte.org)". In queste poche righe viene delineato in modo chiaro e conciso di cosa si tratta: un movimento di ispirazione fascista, autonomo rispetto al partito politico di riferimento, ma molto vicino alle idee di altri gruppi neofascisti, come per esempio i circoli di Casa Pound. I contenuti del sito poi non lasciavano dubbi: in ogni pagina erano presenti banner con simboli nazisti e i post pubblicati contenevano foto e slogan dei protagonisti del ventennio fascista. Se la Montaruli diceva ad Annozero che la D'addario sarebbe la nuova icona della sinistra, i suoi "eroi", ai quali era dedicata un'intera sezione del sito, erano quelli della X Mas, il corpo militare della Repubblica Sociale Italiana di Salò, e persino Augusto Pinochet. "Lui sì andrebbe preso come simbolo" si leggeva a proposito del tiranno cileno.

La Montaruli si è poi contraddistinta tra i corridoi di Palazzo Nuovo per aver organizzato azioni violente contro i movimenti studenteschi orientati politicamente verso sinistra. Proprio lei, che si lamentava perché è costretta a girare con la scorta, che in verità è composta da energumeni dei movimenti neofascisti, e che sosteneva di non aver potuto dare un esame per colpa delle intimidazioni ricevute, ma a quell'appello non si era proprio iscritta. Con il suo fidanzatino, il picchiatore ben conosciuto dalla Digos Maurizio Marrone, umiliato e schiaffeggiato persino dai suoi camerati di Forza Nuova perché troppo badogliano, si è resa protagonista di diversi episodi di provocazione e ha spesso impedito, per mezzo di intimidazioni, l'attività ai gruppi studenteschi che considera nemici. Una delle ultime azioni violente dei Romeo e Giulietta in camicia nera, nonché una delle più gravi, è quella del marzo di quest'anno quando un gruppo di studenti stava manifestando contro la presenza di movimenti neofascisti negli spazi dell'università, peraltro contraria alla Costituzione (XII disposizione transitoria e legge Mancino). I camerati hanno attaccato i manifestanti, tra i quali erano presenti anche studenti che non appartenevano al Collettivo o all'Onda, e ha dato inizio a una vera e propria battaglia. Uno dei ragazzi è pure finito all'ospedale, secondo testimoni colpito con un pugno proprio da Marrone. La sua colpa? Essere antifascista.

Questa è quindi la vera faccia di Augusta Montaruli: una neofascista che, una volta entrata nei ranghi del PDL sostiene di non esserlo mai stata, ma fino a ieri inneggiava al duce.

Mi vergogno!!!Il Censis ha attribuito ad Agrigento il primo posto per mafia

Lettera aperta relativa a questa notizia http://www.ilsole24ore.com

di Mariagrazia Brandara*
da http://gaetanoalessi.blogspot.com/

Il Censis ha attribuito ad Agrigento il primo posto per mafia, la CGIL quello di capitale del lavoro nero, l’ISTAT l’ultimo posto nella scala econometria e per qualità della vita.La nostra provincia, per queste definizioni, sembra una terra senza speranza, eppure ha avuto ed ha figli intelligenti che sono passati o sono ancora in postazioni di potere dai quali avrebbero potuto, dovuto - ieri come oggi - aiutarla a fertilizzare le sue risorse materiali ed immateriali. Ed, invece, resta legata al palo del sottosviluppo visto il suo PIL, il portafoglio d’impresa, i livelli occupazionali.

La segretaria della Cgil auspica un forum sugli effetti agrigentini del credito d’imposta e delle misure anticrisi del governo, sulla crescita delle imprese, del lavoro e dell’emersione del nero.Credo che un forum sul mercato del lavoro sia utile, giusto per cominciare da una parte, visto che esso rappresenta uno spaccato del più generale “status” di una provincia dove la mafia, la malavita, l’affarismo, l’illegalità hanno potuto espandersi e svilupparsi permeando parte dell’imprenditoria, pezzi della burocrazia, alcuni protagonisti della vita politica,ammorbando l’aria di questa comunità, avvelenando il presente ed uccidendo il futuro di tanti giovani.La mafia non è più né quella del feudo agrario o minerario, né quella del sacco edilizio. Oggi ha assunto i connotati di una vera e propria “borghesia” perché inquisiti risultano i livelli medio-alti delle caste professionali.Gli anticorpi sono deboli, insufficienti ed è per questo che l’anatema del Papa, l’azione della Chiesa, i successi della magistratura e delle forze dell’ordine, unitamente all’onestà di tanta gente, non bastano.

Non c’è solo un problema di controllo del territorio o di certezza della pena ma, principalmente, di assenza di cultura o coltura della legalità, del rispetto delle regole, di una concreta solidarietà fatta di “tenersi per mano” degli uomini e delle donne delle tante istituzioni che non sono e non vogliono essere apostrofati “professionisti dell’antimafia”.Essendo il possesso dei soldi divenuto un valore assoluto, sull’altare del dio danaro si ritrova tanta parte di questa società malata, pronta a tutto, anche a delinquere, minacciando o, comunque, rendendo difficile e perigliosa la vita di chi marcia e porta con sé altri valori ed altri altari.Non bisogna arrendersi e ritenere che risulta ineluttabile convivere con la mafia.Lo Stato può vincere solo se non ci saranno eroi da ricordare ma testimoni ed esempi di correttezza amministrativa, di trasparenza politica, di assunzione dei doveri degli operatori pubblici nei confronti della società, lottando e manifestando nell’agorà delle comunità, resistendo e denunciando un contatto mafioso, un tentativo di corruzione, un preavviso d’intimidazione.

C’è bisogno di coraggio per riscattarci da quel marchio d’infamia che cancella ogni bene e tutti gli altri meriti della politica, dell’imprenditoria, della burocrazia di questa nostra comunità – che pur ci sono – perché, voglio sottolinearlo, non tutto è mafia, non tutto è lavoro nero, non tutto è sottosviluppo.Ci sono eccellenze che vanno sostenute pur in un quadro dove le intimidazioni sono tante, mentre poche sono le indicazioni offerte alle forze investigative da parte di chi le subisce per sfiducia nello Stato; preciso: nella sua macchina operativa, priva di potenza motore (deficit di uomini, di mezzi, di finanziamenti utili come le cancellate intercettazioni telefoniche ed ambientali) ma non di buoni piloti che la guidano.Agrigento ha tante vittime di mafia anche per il tradimento da parte di alcuni uomini dello Stato-L’Unione Europea finanzia progetti di legalità che potrebbero aiutare, come sollecitato dal Prefetto Postiglione, la nostra provincia in tale direzione.Quanti sono i progetti presentati dalle pubbliche amministrazioni?Nessuno può aiutarci se non siamo noi a sentirci Stato e ad impegnarci nell’azione quotidiana, ovunque la esplichiamo, per liberarci di quell’infame primo posto per mafia.


* Già Deputata Regionale e Sindaco di Naro

* Esponente provinciale dell'Udc

Ciao Antonio

Capita nella vita di incontrare persone con le quali ti trovi a più agio che con altre. Capita perché scatta una specie di empatia istintiva che ti permette di riconoscere nell’altro alcuni tratti del tuo stesso essere. E’ come parlare la stessa lingua in una Torre di Babele senza confini.

di Laura Scafati

Possono nascere delle amicizie di lunga durata oppure solo incontri di poche ore, ma ne esci arricchita da quel “ qualcosa” in più che ti permette di andare avanti più agevolmente.
La mia amicizia con Antonio Russo è nata per caso ed è durata negli anni proprio per questa strana empatia a cui non so davvero dare una definizione più precisa.
Perché ne parlo? Per tanti motivi, ma soprattutto perché Antonio ancora mi manca.
Oggi, sono nove anni che non c'è più!

Nove anni nei quali la sua voce non si è più sentita, nove anni nei quali nulla è stato fatto per far luce sul suo assassinio, nove anni nei quali gli è stato impedito di continuare a combattere contro tutte le ingiustizie che lo facevano stare male.
Una persona scomoda senza dubbio, ma una delle più belle persone che abbia mai conosciuto.
Il nostro incontro è avvenuto in un momento difficile della nostra vita.
Io mi arrabattavo nel cercare di rendere meno difficile il presente ai miei due figli, lui si arrabattava nel cercare di sbarcare un lunario che era sempre in rosso.
Io gli dicevo che forse sarebbe stato il caso di scendere a qualche compromesso pur di mangiare e lui mi rispondeva che qualsiasi digiuno era preferibile alla vendita dei suoi pensieri.
Lui mi parlava della portiera del suo stabile, che lo aveva quasi adottato e gli preparava dei quantitativi industriali di minestrone così qualcosa per scaldarsi lo trovava sempre.
Io gli raccontavo di tanta pasta con il tonno e tanto pane e mortadella, che erano divenuti i pasti preferiti della mia famiglia.

Un bel giorno abbiamo deciso di fare una cena da me con il suo minestrone e con le mie ciriole riempite di mortadella e da quel momento abbiamo iniziato a parlare senza più smettere….
Tra noi c’era solo una grande amicizia; un affetto fraterno che lega a doppio nodo chi si trova bene o male a “ remare sulla stessa barca”
Lui mi parlava di guerre lontane, di bambini mutilati dalle mine anti- uomo, di civili torturati e dei crimini di guerra.
Io gli parlavo di bambini costretti a lavorare fin da piccoli in questa nostra società definita civile, di donne costrette ad abortire perché non avevano la possibilità di assicurare una vita decente ai propri figli, di tante persone emarginate perché considerate diverse e di tanto altro ancora.
E tra un discorso ed un altro ci ritrovavamo alle 5 della mattina senza aver sentito il peso delle ore che passavano.

Nei momenti “ migliori” la pizza con la nutella addolciva le nostre parole.
Ma si, la pizza con la nutella…..un lusso che potevamo concederci raramente e quando avveniva era proprio una gran festa!
Antonio voleva toccare con mano la realtà che conosceva solo attraverso notizie pervenute da fuori.
Voleva toccare con mano perché pensava che un giornalista dovesse prima vivere una realtà per poi descriverla……e ci è riuscito!
Ha girato quasi tutti i teatri di guerra: Algeria, Rwanda, Zaire, Bosnia e Kossovo e la Cecenia.
Lui, semplice free lance dal momento che ha sempre rifiutato la tessera di giornalista poiché odiava le caste, è riuscito a vivere in pieno quella realtà di orrori.
Ai suoi rientri in Italia, il suo viso era sempre più scavato ed i suoi occhi passavano una tristezza infinita…..ma lui voleva essere presente!
Poi è arrivato il 16 ottobre 2000 che ha segnato la fine dei suoi viaggi, delle sue cronache, delle sue parole e ha fatto smettere di battere quel cuore pieno di amore.
Antonio è morto in una maniera atroce con un sistema spesso usato dai Servizi Segreti russi.
Il suo corpo all’apparenza non presentava ferite perché un pesante oggetto gli era stato schiacciato sul petto fino alla rottura di quattro costole con conseguente emorragia interna che gli ha causato la morte.
A differenza di quanto inizialmente ipotizzato il suo corpo non fu trovato nella strada che portava da Tbilisi verso la gola di Pankisi, bensì sulla strada che dalla capitale georgiana porta al confine con l’Armenia.
Guarda caso su questa strada c’è la base russa di Vasiani!
E sempre - guarda caso - nel suo ultimo intervento pubblico, Antonio aveva parlato del possibile uso dei proiettili all’uranio impoverito in Cecenia e lo aveva fatto durante una conferenza sull’impatto ambientale della guerra in Cecenia che la Federazione Russa aveva fortemente contrastato, arrivando ad accusare il presidente Georgiano Shevarnadze di collaborare con il terrorismo.

Ne aveva del coraggio Antonio!
Malgrado sia morto a soli quaranta anni, posso dire con certezza che è vissuto come voleva vivere e non è da tutti!
Certo mi manca, come manca a chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo, ma sono certa che, prima o poi, ci ritroveremo a mangiare insieme quella pizza con la nutella che per noi rappresentava un lusso.
Tanta pizza con la nutella Antò condita dalla tua coerenza, dalla tua generosità e da quel grande amore che provavi per tutti coloro che subivano ingiustizie.
Un abbraccione ed un ciao

11 ottobre 2009

Agnese Borsellino AnnoZero 8 ottobre 2009

AnnoZero Lettera Di Agnese Borsellino

Manifestazione per la libertà di stampa e d'espressione, Roma 3 ottobre 2009

In 300.000 a Piazza del popolo per chiedere una maggiore libertà d'espressione non solo attraverso la stampa e la tv. Editing Tati Simmi Riprese Priscilla Raffaella Macellari

da tatisimmi

Video: http://www.youtube.com/watch?v=QG65yUDPx7U

Barak Obama accetta il Nobel per la Pace (sub ITA)

Il discorso di Barak Obama in occasione dell'assegnazione del Premio Nobel per la pace. Discorso sottotitolato in Italiano a cura di Reset Informazione.

da resetinformazione

Video: http://www.youtube.com/watch?v=qUNHXkZrRCw

Manette per il superlatitante Santo La Causa

Catania. Era in corso un “summit di mafia d'alto livello” quando i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale catanese sono intervenuti con un blitz

di Aaron Pettinari
da http://www.antimafiaduemila.com

L'incontro tra i boss si stava tenendo in una villetta nelle campagne di Belpasso e a finire agli arresti sono stati elementi di rilievo del Gotha mafioso di Catania. Tra questi spicca sicuramente il superlatitante Santo La Causa, ritenuto dagli inquirenti come il reggente del clan Santapaola-Ercolano, inserito nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d'Italia e già condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa.

Ad accusare La Causa sono diversi pentiti che lo indicano come il «capo di tutti i gruppi di Cosa nostra a Catania». Secondo un collaboratore l'ex latitante era «uno in grado di fare tremare Catania, per carisma ed intelligenza». La sua nomina a «reggente» sarebbe stata decisa nel carcere. A lui, sostiene l'accusa, facevano riferimento tutti i capisquadra dei rioni di Catania e provincia. La Causa svolgeva la funzione di collettore delle estorsioni, assegnando stipendi e avvicinando parenti dei pentiti per convincerli ad interrompere la collaborazione. Presente al summit assieme a lui anche il latitante Carmelo Puglisi, inserito nella lista dei 100 più pericolosi, accusato di aver avuto un ruolo negli attentati nei cantieri dell'imprenditore Andrea Vecchio.

Altri “pezzi da novanta” arrestati nell'operazione sono Enzo Aiello, storico uomo di fiducia del boss Benedetto Santapaola, e Venerando Cristaldi, fratello di Salvatore, considerato uno dei capi del rione Picanello. Tra i fermati ci sono anche Sebastiano Laudani, ritenuto ai vertici del clan noto come "Mussu di ficurinia", Rosario Tripodo, Ignazio Barbagallo, il proprietario della villetta del residence “Le ginestre”, Antonina Botta e l'incensurato Francesco Platania. Gli inquirenti erano certi della riunione grazie ad una lunga attività investigativa, svolta con mezzi di intercettazione ambientale e microspie.

Secondo gli investigatori i boss si erano riuniti per prendere importanti decisioni su spartizioni di potere, appalti, assetti strategici ma anche scelte gravi. "Da tempo abbiamo registrato delle fibrillazioni all'interno della cosca Santapaola - spiega il procuratore capo di Catania, Vincenzo D'Agata - per la crescita eccessiva della cosca rivale dei Cappello in città. Un summit di questa portata significa che si stavano studiando strategie di risposta di altissimo livello". Al momento dell'irruzione La Causa avrebbe abbozzato una fuga salvo poi arrendersi dopo un serie di colpi d'arma da fuoco sparati in aria per intimidiazione.

Sull'arresto è intervenuto anche il presidente di Confindustria Lo Bello che ha detto: “La brillante operazione antimafia a Catania che ieri ha portato alla cattura di nove mafiosi, fra cui due superlatitanti, conferma l'elevato valore professionale e la spiccata capacità investigativa del nucleo operativo dei carabinieri di Catania, che ha inflitto un duro colpo alle cosche della città etnea". “Ulteriore elemento di soddisfazione – ha aggiunto - è l'arresto di un soggetto rinviato a giudizio perché ritenuto uno dei responsabili degli attentati all'imprenditore Andrea Vecchio, segno anche questo della capacità dello Stato di dare risposte e certezze a chi decide con coraggio di denunciare il racket delle estorsioni. Questo brillante risultato deve stimolare ancora di più tutti gli imprenditori siciliani a scegliere di passare dalla parte della legalità, ribellandosi alla pretesa di sottomissione".

Intervista a Salvatore Borsellino: ''Perche' parlano adesso?''

“Perché parlano soltanto adesso?”. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha visto la puntata di Annozero su via D’Amelio, sui misteri di quella terribile stagione

di Roberto Puglisi
da livesicilia.it

Dentro gli è rimasta appiccicata una domanda. La domanda di molti. Perchè soltanto adesso, per esempio, l’ex guardasigilli Claudio Martelli, rammenta certe circostanze che imboccano una strada senza uscita? Il senso delle sue dichiarazioni è unico e incontrovertibile: Paolo Borsellino sapeva. Fu messo al corrente della trattativa tra la mafia e lo Stato, o pezzi sparsi delle istituzioni.


Salvatore Borsellino, già, perché?

“C’è da capire il motivo di queste rivelazioni inattese dopo diciassette anni. Forse alcuni soggetti vuotano il sacco ora, perché ci sono giudici che sull’argomento stanno lavorando egregiamente. Allora parlano, sperando di non essere chiamati dal magistrato sotto altra veste”.

Suo fratello fu ucciso perchè era a conoscenza della trattativa?

“Sì, lo dico dal 2005. Prima mi hanno preso per pazzo. Poi, mi hanno oscurato”.

A suo fratello avrebbero potuto presentare il tutto non come un tentativo d’accordo, ma d’infiltrazione.

“Non lo so, non ho la sfera di cristallo. Paolo era un uomo integerrimo, difficilmente si sarebbe prestato ai giochi di palazzo, con gli occhi pieni delle scene atroci di Capaci. Era morto da poco Giovanni Falcone, il suo migliore amico. Non dimentichiamolo”.

Cosa altro non dobbiamo dimenticare?

“Che Marcello Dell’Utri ha chiesto una commissione d’inchiesta sulle stragi”.

E che c’entra?

“Mi chiedo: lancia un messaggio a qualcuno, o vuole sapere cosa hanno in mano i giudici?”.

Toriamo alla trattativa. Il giudice Borsellino si sarebbe messo di traverso?

“Paolo aveva un grande rispetto per le istituzioni. Però non si tirava indietro. Ricorda la sua denuncia sullo smantellamento del pool?”.

Come dimenticarla…

“Rischiò una sanzione pesantissima e conseguenze gravi, per il rispetto della verità”.

E non avrebbe accettato alcuna intesa.

“Mai. L’avrebbe contrastata con tutte le sue forze, fino all’ultimo respiro. Infatti…”.

Infatti?

“Lo hanno tolto di mezzo”.