26 dicembre 2009

Tg Emme del 16.12.2009

TG Emme: Notizie per un vero giornalismo

Conduce: Marco Giandomenico
Redazione: Marco Giandomenico, Lorenzo Misuraca e Dottor Alessandro Doria
Musica: M° Maracci

Rubrica dello show "Volevo fare i LEGO..." e della trasmissione TLT - Tana Libera Tutti sui 101.5FM di CentroSuonoSport(Il TG Emme va in onda il Lun - Mer - Ven intorno alle 17.30)

IL VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=xBR-AC5mHEo

La Russa e la Decima Mas

Che gli italiani abbiano perduto la memoria è grave, ma è ancora più grave che l’inconveniente capiti a un ministro della Repubblica che, dimenticando di vivere in uno Stato democratico nato dalle guerre e dalle lotte contro il nazifascismo, pensa, forse senza accorgersene, di essere nella Repubblica di Salò

da http://casarrubea.wordpress.com/
(clicca immagine per ingrandire)

Il nostro ministro della Difesa non è la prima volta che si lascia sfuggire, non sappiamo se per una genesi freudiana o per estrema consapevolezza provocatoria, frasi offensive per il popolo italiano. Sta di fatto che il 23 dicembre 2009, pronunciando un discorso augurale alle Forze Armate della Brigata Folgore, a Livorno, presenti alla caserma Vannucci, ha pronunciato queste testuali parole:

“…Tra i reparti schierati in questo piazzale c’è l’élite delle nostre Forze Armate, come il Comsubin della Marina [ndr: Comando Subacquei ed Incursori], erede della non dimenticata Decima Mas”.

Siccome siamo convinti che rinfrescare la memoria del ministro (e di quanti come lui fingono che la storia dell’Italia debba essere scritta chissà da quali altri versanti), gli fa sempre bene, gli ricordiamo, con questa breve raccolta di documenti approntata come dono augurale per la ricorrenza del Natale, che le guerre e la lotta di Resistenza per cacciare i nazifascisti dall’Italia e dall’Europa, è costata milioni di vite umane. Continua a leggere


23 dicembre 2009

Giampaolo Giuliani prosciolto dal procurato allarme

Giampaolo Giuliani è stato prosciolto dalle accuse di procurato allarme circa l'aver previsto un forte terremoto a Sulmona. Di più, il Gip ha riconosciuto la correlazione tra le emissioni di gas radon e la probabilità che si verifichi un terremoto



da http://www.byoblu.com

IL VIDEO:
http://www.youtube.com/watch

20 dicembre 2009

RadioStreet Messina intervista Alfio Caruso

Intervistato da Manuela Modica per "MessInScena" su RadioStreet Messina, il giornalista Alfio Caruso parla di Adolfo Parmaliana, il docente messinese che ha commesso suicidio come atto estremo di testimonianza della propria lotta contro la mafia. Caruso ha appena dato alle stampe un libro su questa vicenda, intitolato "Io che da morto vi parlo"

da il lume.it

L'AUDIO: radiostreet-messina-intervista-alfio-caruso.html

13 dicembre 2009

Obama, il discorso per il Nobel

La versione integrale tradotta del discorso tenuto dal presidente degli Stati Uniti per la consegna del Nobel per la pace

VIDEO: Obama, il discorso per il Nobel

"TgEmme"

edizione del 09.12.2009 TG Emme: Notizie per un vero giornalismo

Conduce: Marco Giandomenico
Redazione: Marco Giandomenico, Lorenzo Misuraca, Arnald, Daniela Ranieri, Dr. Ugo Qualunque e Stelvio
Musica: M° Maracci
Rubrica dello show "Volevo fare i LEGO..." e della trasmissione TLT - Tana Libera Tutti sui 101.5FM di CentroSuonoSport (Il TG Emme va in onda il Lun - Mer - Ven intorno alle 17.30)

Genchi e le prove che mancano

Gioacchino Genchi parla a Cervignano del Friuli, per presentare il suo libro. E sostanzialmente dice quello che molti pensano: che gli arresti di Gianni Nicchi e di Gaetano Fidanzati sono serviti per distrarre l’attenzione degli italiani dalle vicende di Berlusconi

di G. Palazzotto
da http://www.gerypalazzotto.it/

Il ragionamento, visto in campo lungo, non fa una piega. Se però proviamo a cambiare obiettivo qualche dubbio può venire a galla.

Dice Genchi: Nicchi era uno che ormai contava poco e che forse si stava per costituire, tant’è vero che lo hanno preso a due passi dal Palazzo di giustizia.

E ancora: Fidanzati è vecchio, ha problemi di salute e, come è avvenuto altre volte, si farà qualche giorno di carcere, poi lo faranno uscire.

Quindi Nicchi e Fidanzati sono due mezze calzette e i veri boss sono altrove... Continua a leggere

Mafia: Sconfitta? Guardatevi attorno

In politica si può giocare a far le facce di bronzo su tutto: denari, donne, costumi privati e pubbliche virtù, conti dello Stato e della serva, sinistre, destre. Tutto. Tranne che sulla mafia per una questione di galateo, visto che ne ha ammazzati più Cosa Nostra che al Qaeda

di Claudio Fava
da ilmanifesto.it

Le parole andrebbero sorvegliate, disciplinate, rese sobrie e meticolose. Naturalmente di tutto ciò il governo, con rispetto parlando, se ne fotte. Se ne fotte dei tremila morti ammazzati e del comune senso del pudore. E ci annuncia in conferenza stampa che la mafia è stata debellata per supremo editto, sconfitta, sepolta per sempre, cacciata via dai libri di storia.

Ricordo, molti anni fa, quando al prefetto di Palermo Emanuele De Francesco scappò detto che ci si augurava di battere la mafia entro la fine del secolo. Mancavano una quindicina di anni e a quel prefetto, come si dice dalle mie parti, per quelle parole avventate mangiarono la faccia. Abbiamo scavallato il secolo e il millennio, e di Cosa Nostra parliamo ancora al presente. Adesso arrivano Alfano e Maroni come il gatto e la volpe, a raccontarci la loro favoletta pur di aver in cambio qualche titolo benevolente sui Tg di giornata.
Se invece i signori ministri vogliono davvero, non dico sconfiggere la mafia, ma consumare almeno qualche gesto di buona volontà avremmo un paio di suggerimenti per loro.

Primo: cacciar via dal governo il sottosegretario Nicola Cosentino. Senza aspettare che siano i suoi processi come nel Giudizio di Dio nel tardo Medioevo a costringerlo alle dimissioni per cause di forza maggiore. Ci sono sei pentiti che hanno messo a verbale di lui: era a disposizione della camorra. Cosentino si sarebbe potuto difendere spendendo qualche parola netta e definitiva non su se stesso ma sul clan dei Casalesi: mai fatto. Resta il candidato più autorevole alla presidenza della Regione Campania e il beniamino di Berlusconi quando c'è da indicare al mondo la vittima di un complotto di certa magistratura (comunista).

Secondo consiglio: cacciar via dalla finanziaria l'emendamento che permetterà di restituire ai mafiosi attraverso la vendita all'asta, i beni che qualche magistrato pignolo si è fissato di confiscare. Lo sanno anche i bambini che a quelle vendite chi si presenta a pagare in cash per riprendersi villette, terreni e fabbriche saranno i prestanome dei boss. Avveniva così ai tempi in cui i motoscafi confiscati ai contrabbandieri pugliesi venivano restituiti ai legittimi proprietari con la recita di un'asta pubblica. Accadrà anche con il bottino di guerra alla mafia con buona pace di Pio La Torre e Don Luigi Ciotti.

Terzo consiglio: chiedere a Silvio Berlusconi di dire pubblicamente, battendosi il petto, che Mangano non era un eroe bensì un mafioso. Uno dei peggiori. Uno di quelli che ammazzavano con le proprie mani anche se poi al processo si faceva ritrarre per agiografia ufficiale vestito da padrino e con il bastone in mano.

Quarto consiglio: dire che questo paese ha diritto alla verità, a tutta la verità, a nient'altro che la verità. Anche se questo esercizio di virtù costerà qualche carriera politica. La verità sulle stragi, sulle menzogne, sui complici, sugli affari segreti dei servizi segreti, sui mandanti, sugli esecutori, sui reticenti, sugli opportunisti. La verità senza aggettivi. Il giorno il cui potremo soppesarla sul palmo della nostra mano, nuda e definitiva, potremmo dire di aver cominciato a sconfiggere sul serio la mafia.

11 dicembre 2009

Strage di Piazza Fontana: 12 dic. 1969 - 12 dic. 2009

Quella data è lontana nel tempo e nella memoria collettiva ma non essendoci mai stata, fino ad oggi, una sentenza definitiva su quella strage rimane senza colpevoli e senza una verità giudiziaria.

E' la strage per molti, giornalisti e storici, con cui ha inizio la "strategia della tensione". Vedendo questo documentario ognuno può trarne il giudizio personale ed una verità condivisa di fatti che probabilmente nessun tribunale scriverà mai in una sentenza.

"La notte della repubblica" documentario a firma di Sergio Zavoli, oltre ad avere una alto valore storico, ha anche un eccellente valore giornalistico. Tra tutto il buon giornalismo d'inchiesta italiano, il programma tv di Zavoli, può inserirsi leggittimamente tra i migliori che la televisione italiana abbia mai trasmesso.

"La notte della repubblica" Parte 1:






Le altre parti puoi rivederle qui: http://it.youtube.com/user/expiero1979channel2

06 dicembre 2009

Le tante voci della democrazia che spera

Grande successo del No B-day. In piazza la voglia di un futuro e di una politica diversa lontano dalle mafie. Per Berlusconi l’urlo corale: «Fatti processare»

di Pietro Orsatti
da orsatti.info
Foto di Sebastiano Gulisano

Il simbolo di questa Italia che non si arrende al berlusconismo è questo piccolo e timido signore palermitano che esce di mattina presto dall’albergo e si mette a passeggiare per Roma. Un personaggio che difficilmente vedremo sugli schermi televisivi, ma che ogni pochi passi viene fermato per strada, salutato come un vecchio amico. Baci e strette di mani. Salvatore Borsellino è così, un uomo qualunque che si accende solo quando parla in pubblico. E uno con un obiettivo chiaro: la verità e la giustizia per le stragi del biennio terribile, quello del 1992/93. «Sono stato uno dei primi a non aver sottovalutato la capacità della Rete e di Facebook di coinvolgere e comunicare – spiega -, e non mi stupisco affatto che in pochi mesi, solo grazie al tam tam in Rete, si sia arrivati a una giornata come questa, con centinaia di migliaia di persone in piazza a chiedere le dimissioni di Berlusconi».

Salvatore è anche la persona giusta per chiedere qualcosa dell’altro evento di questo settimana, la deposizione in aula di Gaspare Spatuzza. «Certo che fa impressione sentire le parole di uno degli esecutori della la strage di via D’Amelio, di uno che ha ucciso mio fratello – prosegue -, ma sono anche consapevole della necessità di usare lo strumento dei pentiti per raggiungere la verità, per individuare mandanti e scenari di quella stagione. Quella strage è l’atto di nascita della Seconda Repubblica, questa manifestazione quel sistema di potere lo vuole mandare in pensione».

A fare da sponda a Borsellino è Angelo Bonelli, presidente dei Verdi e sostenitore del No B-day. «Questa manifestazione è una grande novità sul piano politico – spiega l’esponente verde -, perché è stata convocata sul web e dimostra che i partiti sono stati superati dalla società e non è etichettabile come di sinistra o di destra, ma porta una ventata di aria fresca. Noi protestiamo anche per quei settemila morti per smog ogni anno che il governo passa sotto silenzio mentre Berlusconi è unicamente impegnato a garantirsi l’immunità terremotando la Costituzione». Verdi, Rifondazione, Italia dei Valori hanno sostenuto la grande manifestazione “viola” (il colore scelto a simbolo del popolo dei No B), accettando però di non intervenire dal palco. Una scelta che paga, anche secondo il leader dell’Idv Di Pietro, secondo il quale quello affluito a Roma è «un popolo senza bandiere e con tante bandiere che oggi vuole sapere chi ha voluto le stragi, chi ha trattato con la mafia e vuole una giustizia uguale per tutti e non persone che in Parlamento si fanno le leggi per non farsi processare».

E poi conclude: «Oggi è la prima giornata della democrazia che verrà». C’è anche Gioacchino Genchi, il superpoliziotto consulente di Why not e di tante inchieste comprese quelle sulle stragi, arrivato a Roma con un pullman di manifestanti da Brescia e un viaggio di sette ore. «La dimostrazione che c’è ancora un’Italia che pensa con la sua testa. Sono stanco morto per il viaggio, ma ieri mi sono caricato un scatolone del mio libro che uscirà lunedì e sono venuto con i ragazzi con cui ho fatto un’iniziativa in serata. Non potevo mancare», e con una sciarpa viola al collo segue il corteo. Un corteo enorme, da grandi occasioni. «La rivoluzione viola sta arrivando, noi vogliamo solo finire questa manifestazione e farla metabolizzare agli italiani, non puntiamo ad altro». Cosi Gianfranco Mascia, uno dei principali organizzatori del No-B Day. Forte anche la presenza in libera uscita di militanti e dirigenti del Pd. «Quando le persone si incontrano – ha dichiarato il vicepresidente del Pd Rosy Bindi – c’è sempre un valore aggiunto, ed è molto positivo che qui ci siano molte persone, soprattutto giovani e donne che ancora hanno una capacità di indignazione e reazione rispetto alla vita del Paese».

Intanto, mentre il corteo ancora non ha raggiunto piazza S. Giovanni, gli organizzatori annunciano più 350mila manifestanti. «Meno male che Gianfranco c’è», recita uno slogan rivolto al presidente della Camera Fini. E poi molti inviti al premier a farsi «processare». E mentre sfila questo popolo che non crede all’estraneità di Berlusconi dalle accuse rivolte solo ieri a Berlusconi e Dell’Utri dal pentito Gaspare Spatuzza, giunge la notizia degli arresti di due latitanti di spicco di Cosa nostra, Gianni Nicchi a Palermo e Gaetano Fidanzati a Milano. Alla notizia il pubblico applaude, contento. Anche se si insinua il sospetto di una coincidenza fin troppo evidente.

Nomade salva bimba di 2 anni e la porta alla polizia

La piccola, martedì mattina, si è vestita ed è scappata di casa, vagando tra i parcheggi dei controviali. Antonio De Barre, nomade sinti, l’ha vista e l'ha accompagnata nella caserma della Polstrada

di Marco Martignoni
da http://gazzettadireggio.gelocal.it/

REGGIO - Si è vestita, ha calzato un paio di stivaletti, ha aperto la porta di casa ed è uscita. Da sola, ha affrontato i pericoli della circonvallazione, attraversando viale Timavo. Sara (nome di fantasia per proteggerla, ndr) ha due anni e mezzo e ieri mattina, poco dopo le 8 è sfuggita al controllo dei genitori, vagando tra i parcheggi dei controviali, vicino all’area sgambatura cani di fronte all’ufficio postale.

Fino a quando, poco dopo le 9.30, è stata notata da Antonio De Barre, nomade sinti, che stava lavorando, per la cooperativa sociale l’Ovile, impegnato nella manutenzione delle aiuole che delimitano le aree di parcheggio.

L’uomo, ha preso per mano la piccola, l’ha rincuorata coprendola con la sua giacca, accompagnandola al più vicino posto di polizia: la caserma della Polstrada di Reggio che si trova proprio in viale Timavo. Lì, l’ha «consegnata» agli agenti che si sono immediatamente attivati per cercare di rintracciare i genitori della bambina. Continua a leggere

Dell'Utri, troppo nervoso, perde le staffe ed offende una giornalista

La giornalista di Radio Popolare e del FATTO, Antonella Mascali fa domande su Vittorio Mangano e il senatore Dell'Utri alza la voce, perde le staffe ed offende

IL VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=Rb-q6KGLVUs

Suona la campana per Nicchi. Video arrivo in questura ed i cori di Addiopizzo

Sarebbe stato un insolito via vai di sacchetti della spesa a “tradire” il boss mafioso Giovanni Nicchi, arrestato questo pomeriggio in un appartamento nei pressi del tribunale di Palermo dalla sezione catturandi della squadra mobile di Palermo

di C. Di Gesaro e F. Scaglione
da http://www.fascioemartello.it/

Palermo - Il covo è un appartamento di pochi metri quadri «dignitoso ma molto modesto», come spiegano gli inquirenti, ufficialmente disabitato la cui proprietaria, un’anziana donna, è morta qualche tempo fa.

Nicchi, come accertato dagli investigatori, si trovava in via Juvara soltanto da ieri sera. A fare scattare il blitz degli uomini della sezione catturandi, guidati da Mario Bignone, sarebbe stato l’arrivo di un sacchetto della spesa portato da un giovane. Il ragazzo, che non è stato identificato, dopo avere portato la spesa al latitante ha lasciato l’appartamento.

Oggi, poco dopo le 15, è scattato il blitz, gli uomini hanno avuto la certezza che all’interno dell’appartamento al primo piano ci fosse proprio Giovanni Nicchi, ricercato dal giugno del 2006. «Certamente si trattava di un covo provvisorio -spiega il dirigente della catturandi Bignone- non possiamo, però, dare ulteriori spiegazioni perchè è coperto da segreto investigativo». La sensazione degli investigatori che Nicchi fosse in via Juvara è diventata certezza ieri sera.

Ma gli uomini della catturandi hanno preferito aspettare prima di agire. Nicchi, riferiscono, al momento dell’arresto non ha proferito parola. «Ha soltanto mostrato sorpresa -dice Mario Bignone- Ma dal momento dell’arresto non ha detto nulla». Un uomo incappucciato ci confida il senso di “smarrimento e di terrore dimostrato” dal giovane boss durante l’ammanettamento.

Il boss sta lasciando la questura verrà trasferito nel carcere di Pagliarelli dove trascorrerà la sua prima notte in cella. Appena uscite le macchine con a bordo gli arrestati sono esplose le grida provenienti da un gruppetto di persone, presumibilmente parenti: alcuni hanno gridato per tentare di comunicare con gli arrestati, altri invece hanno iniziato a pronunciare offese nei confronti dei poliziotti.
In serata il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso si è recato alla mobile, per congratularsi con il questore Alessandro Marangoni. Il procuratore ha poi incontrato gli agenti della sezione Catturandi.



Suonata anche questa volta la campanella e questa volta sotto gli occhi di tutti, come potrete vedere dal video che abbiamo allegato. I poliziotti della catturandi si sono sporti dalla finestra ed anno dondolato il campanaccio dorato tra gli applausi della folla. Con l’arresto del superlatitante inserito nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi, si è rinnovata una consolidata tradizione della polizia di Palermo: ogni volta che un ricercato di spicco viene assicurato alla giustizia, viene aperta la finestra della stanza del dirigente della sezione ‘catturandi’ della Squadra mobile palermitana e uno scampanellio annuncia ufficialmente alla cittadinanza l’avvenuto arresto di un boss.

Altro rituale, durante il trasporto in questura le vetture con a bordo i mafiosi passano di proposito in via Notarbartolo passando per l’albero Falcone, “una forma di rispetto e omaggio nei confronti del magistrato assassinato in un agguato di stampo mafioso”. Il questore Marangoni a tal proposito ha ribadito,” passiamo da li di proposito perchè chinino la testa in segno di rispetto”.