21 gennaio 2010

Palermo ANNO ZETA

Sgomberato ieri sera il «laboratorio Zeta», il centro sociale di Palermo che in questi anni ha rappresentato il cuore pulsante della cultura alternativa della città. Un luogo in cui, da anni, trovano anche accoglienza decine di migranti. Un presidio ha cercato per tutto il giorno di evitare la cacciata. Cariche della polizia e momenti di tensione. In serata alcuni attivisti hanno avviato uno sciopero della fame

di Cesare Piccitto
da il manifesto del 20.01.2010
foto da http://www.globalproject.info/

Dove c'erano le porte aperte oggi ci sono i muri: Laboratorio Zeta a Palermo è stato sgomberato definitivamente ieri intorno alle 18.nL'avventura del centro sociale palermitano, iniziata nel 2001, ha subito l'ennesimo sgombero ma i volontari e militanti non vogliono andarsene e da subito hanno iniziato un presidio permanente davanti il centro sociale. Alcuni di loro sono anche saliti sul tetto. E' stata una giornata di tensione: cariche della polizia che hanno ferito due persone tra le più di trecento che si sono date appuntamento davanti al centro sociale per evitare lo sgombero. Due le eprsone condotte in questura. In serata alcuni attivisti hanno avviato uno sciopero della fame. Quella che era l'iniziale esperienza di «Zona extraterritoriale autogestita» è cresciuta diventando il noto Zetalab: una esperienza di autogestione connotata dalla convivenza con un gruppo di sudanesi tra i quali alcuni rifugiati politici, a svariate iniziative politico culturali. Da ieri questa particolare realtà rischia di diventare definitivamente storia.

E' iniziato tutto in mattinata con un imponente dispiegamento di forze dell'ordine davanti al Laboratorio Zeta. Insieme occupanti e decine di rifugiati politici sudanesi, che vivono all'interno della struttura, hanno cercato sin dal primo momento di resistere passivamente agli agenti impegnati nello sgombero.

La situazione è rimasta tesa per tutta la mattinata fino a che le forze dell'ordine hanno avuto la meglio e concluso in maniera totale lo sgombero dei locali. Nel primo pomeriggio sembrava esserci in corso una trattativa tra occupanti comune e prefettura ma di fatto è aumentato lo spiegamento di polizia e carabinieri tutti in assetto antisommossa.

Alle 16.00 è stata indetta un'assemblea permanente del centro sociale proprio davanti all'edificio sgomberato, dove nel frattempo si era radunata una moltitudine di gente ed alcuni ragazzi hanno iniziato a montare delle tende per passare la notte. Sui tetti rimanevano gli attivisti, mentre la polizia si adoperava per murare tutti gli ingressi dell'edificio. Ma qualche ora dopo sono partite le cariche della polizia e dei carabinieri contro il presidio che stava protestando davanti al laboratorio. I manifestanti sono stati malmenati e cacciati dalla strada dove si trovavano. Il bilancio definitivo è di alcuni feriti tra i manifestanti e due militanti fermati; i rifugiati politici che lì avevano trovato ospitalità hanno deciso di passare la notte nel piazzale antistante insieme agli attivisti rimasti.

Il contenzioso tra gli occupanti dello Zeta e l'asociazione «Aspasia», che si contendono la gestione dei locali, si protrae ormai da circa un anno. Era il 22 aprile del 2009 quando arrivò la prima ingiunzione di sgombero, con tanto di ufficiale giudiziario, e nuovi inquilini pronti ad insediarvisi.
Lo Iacp, proprietario dell'immobile, aveva indetto una gara sull'affidamento di quei locali, vinta dall'associazione «Aspasia». Quest'ultima, per vie legali, ottenne l'ingiunzione di sgombero nei confronti degli attuali inquilini. Alla loro richiesta di lasciare i locali, i volontari dello Zeta risposero con un secco e perentorio: «preferiremmo di no».

Constatata la situazione di stallo, l'ufficiale giudiziario rinviò lo sfratto al 22 giugno 2009. Riguardo alle richieste dell' associazione Aspasia, lo Zetalab è da sempre chiaro: «Sono legittime, ma non è un nostro problema. E' lo Iacp che deve affidare a loro altri spazi di suo proprietà, non questo dove già ci siamo noi». Da giugno in poi è continuata la trattativa per cercare di mediare tutte le posizioni ed esigenze, ma ieri la brusca frenata: «Ci aspettavamo oggi il proseguio della trattativa ed invece ci siamo ritrovati l'ufficiale giudiziari e circondati da uno inverosimile spiegamento di forze dell'ordine», spiega Nino dello Zeta.

I ragazzi dello Zeta hanno comunque ottenuto, nella corso della giornata, la solidarietà fattiva di diversi esponenti politici del centro sinistra ed altri esponenti politici si sono da sempre opposti allo sgombero. Tra gli altri Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ha manifestato il suo netto dissenso.

Due rappresentanti dello Zetalab con Fabrizio Ferrandelli, Totò Cavalieri e Angela Giardina, hanno annunciato l'inizio dello sciopero della fame.Questa volta la battaglia sarà più difficile ma i ragazzi non demordono. Oltre alla politica hanno già incassato il sostegno di altri simpatizzanti: personalità pubbliche, deputati, consiglieri comunali e di circoscrizione. Poi artisti, musicisti, teatranti, docenti universitari, e ancora associazioni, centri sociali, collettivi... Ma soprattutto tantissime persone che ci tengono a ribadire che quella di Zeta è anche la loro storia.

Il collettivo è ben lontano dal gettare la spugna anche perché sentono il centro come parte integrante della loro stessa crescita personale. Nello Zatalab, sono stati presenti anche i loro libri, proiettati i lori video, hanno organizzato dibattiti; hanno partecipato ad incontri, cene, concerti, seminari; hanno provato i propri spettacoli e suonato la loro musica; hanno fatto crescere la biblioteca di quartiere.

Oltre ad essere una esperienza socio-culturale, è chiara, una forte connotazione di sperimentalismo che vi si fa al suo interno. Forme reali di partecipazione politica e socialità non mediata, una forma di attivismo che soprattutto ha segnato la crescita e lo sviluppo delle vite di chi quel centro ha fortemente voluto e oggi strenuamente vuol difenderlo. La presenza dello Zeta in città ha permesso di vivere meglio una Palermo in cui la cultura, gli spazi di socialità e scambio sono sempre più ristetti e relegati alla sfera del privato.

La cogestione degli spazi con la comunità sudanese, la scuola di italiano per stranieri, hanno rappresentato un modo diverso di vivere le trasformazioni del territorio, nella prospettiva della valorizzazione delle differenze e della lotta alle disuguaglianze.

La speranza degli occupanti e delle forze politiche intervenute a sostegno e che si riapra immediatamente un tavolo di dialogo e di trattativa tra tutti i soggetti coinvolti. Chiudere definitivamente lo Zetalab vorrebbe dire cancellare un'esperienza che sperimenta forme e pratiche culturali, sociali e politiche a Palermo; quella di Zeta è una storia collettiva, che sta dentro i percorsi di democrazia partecipata e di difesa dei diritti sociali che hanno segnato la città negli ultimi dieci anni.

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