27 gennaio 2010

TG Emme del 20.01.2010

TG Emme: Notizie per un vero giornalismo.

Conduce: Marco Giandomenico

Redazione: Marco Giandomenico, Adriano Buongiorno, Marco Maracci, Lorenzo Misuraca.

Musica: M° Maracci

Rubrica dello show "Volevo fare i LEGO..." e della trasmissione TLT - Tana Libera Tutti sui 101.5 FM di CentroSuonoSport
(Il TG Emme va in onda il Lun - Mer - Ven intorno alle 17.30)

IL VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=kVag3vwVBBY

22 gennaio 2010

Zetalab RESISTE

Sgomberato dalla polizia, il centro sociale palermitano non rinuncia alla sua attività e raccoglie la solidarietà di cittadini e mondo politico. «Chiediamo di aprire un tavolo di trattativa con tutti i soggetti istituzionali convolti per chiarire le nostre posizioni»

di Cesare Piccitto
da il manifesto del 21.01.2010

PALERMO - Nonostante lo sgombero violento lo Zetalab resiste. Dopo la giornata di cariche, tafferugli e feriti, quella di ieri è stata la giornata della solidarietà e della volontà a continuare ad esistere. Crescono gli attestati di stima e solidarietà nei confronti degli sgomberati. In via Arrigo Boiton 7 ininterrottamente c'è la presenza pacifica di cittadini, militanti e dei rifugiati sudanesi; altre associazioni a supporto inviano loro coperte ed altre beni di prima necessità.
I feriti, che presentavano escoriazioni, contusioni e fratture, stanno meglio e i tre militanti arrestati sono stati immediatamente rilasciati. Dopo lo sgombero sembrano esserci dei margini per il confronto; tuttavia il clima non è ancora sereno.

Tra i primi esponenti politici a muoversi, l'assessore comunale Di Giovanni che ha proposto il trasferimento di occupanti e rifugiati in altra sede, ma il collettivo è inamovibile: «I rifugiati e le attività dello Zeta sono le due anime inscindibili del laboratorio - dichiara Cavalieri del collettivo zeta. - Consideriamo lodevole la volontà dell'assessore ma noi chiediamo un tavolo di trattativa, con tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda, dove poter far valere le nostre posizioni e le nostre richieste».

Nella situazione di in cui si trova il laboratorio i ragazzi non si perdono d'animo e annunciando nella conferenza stampa pomeridiana la volontà di proseguire normalmente le attività in strada.
Per venerdì prossimo al Laboratorio Zeta era in programma la proiezione del film, finanziato anche dal'Asgi, «Terra(e)strema» di Angela Giardina, Ilaria Sposito ed Enrico Montalbano e la presentazione del libro «Gli africani salveranno Rosarno. E probabilmente anche l'Italia» di Antonello Mangano.

Quello che sicuramente più colpisce l'opinione pubblica ed il mondo associativo, cittadino e nazionale, è la violenza messa in atto dalle forze dell'ordine per sgomberare il centro sociale.
Tra le prime a sollevare la questione è L'Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione) che rileva: «una inutile ostentazione muscolare che copre l'incapacità di affrontare i veri problemi di italiani e stranieri; esprimiamo profonda preoccupazione per l'operazione di polizia che ha portato allo sgombero del Laboratorio Z di Palermo, con conseguenti tafferugli tra polizia e manifestanti».

Successivamente, l'Asgi pone degli interrogativi, tutt'ora senza risposta: «Dove saranno collocati i rifugiati, senza casa, che da anni vivevano al LabZ? E' stato fatto un piano idoneo prima di decidere l'azione di forza?».

Le altre domande e interrogativi proviamo a girarli ad un'altra rappresentante istituzionale, la consigliera Nadia Spallitta, capogruppo de «L'altra storia» movimento che fa capo a Rita Borsellino: «E' indubitabile e innegabile l'apporto che il labzeta sta dando all'accoglienza e all'ospitalità nei confronti dei rifugiati politici».

Le chiediamo delucidazioni sull'associazione Aspasia e se ci sono i margini per trovare soluzioni alternative: «L'Aspasia gode già di altri edifici dove svolge le proprie attività: un edificio di circa 5000 mq, un edificio rustico su 3 elevazioni; oltre ad aver avuto diversi finanziamenti dal comune di Palermo questa associazione è attiva da tempo a Palermo e si occupa di attività per minori a rischio, anziani e servizi per l'infanzia».

Attività di servizio pubblico diverse da quelle svolte attualmente dallo zeta, per cercare di far chiarezza prossimamente la stesso gruppo si adopererà per una interrogazione consiliare, prosegue la Spallitta: «Serve far chiarezza e speriamo di ottenerla con una interrogazione. Vogliamo capire se c'è o meno questa reale urgenza da parte dell'Aspasia di avere i locali occupati dallo zeta e che tipo di attività di utilità pubblica questa vuol svolgervi al suo interno».
Altre voci del mondo politico unanimemente chiedono se non sia il caso di lasciar continuare a lavorare lo zeta, che non faceva altro che offrire ospitalità e assistenza là dove l'amministrazione pubblica non è riuscita a fare in tutti questi anni, cosi come ha fatto fino al 18 gennaio.
Risultati e integrazione da più parti riconosciuti con un apprezzabile lavoro se non addirittura insostituibile al momento.

Tra le voci più autorevoli, nel riconoscere il lavoro meritevole dello zeta in questi anni, c'è quella del professore Fulvio Vassallo, Paleologo dell'Università degli studi di Palermo.
In un lungo intervento di analisi, oltre alla condanna per lo sgombero violento del laboratorio Zeta, sottolinea la necessità di rivedere le conflittualità sociali:sono troppe le istituzioni, anche a livello nazionale, che trattano la questione immigrazione erroneamente come una pura questione di ordine pubblico: «Quanto successo oggi a Palermo è la prosecuzione delle operazioni di dispersione 'assistita'che abbiamo già visto a Rosarno, con una partecipazione attiva delle forze di polizia che in questa ultima occasione non hanno dovuto certo proteggere i migranti né hanno individuato per loro un alloggio, ma hanno soltanto distrutto un lavoro sociale che durava da anni, del quale altre istituzioni, pur nei limiti degli scarsi mezzi disponibili, avevano riconosciuto il valore e l'efficacia».

Il professor Vassallo prosegue riunendo insieme tutte le richieste che l'associazionismo palermitano sta cercando di evidenziare con ogni mezzo possibile in queste ore: «Chiediamo che la Prefettura e lo stesso ministero dell'interno intervengano per sanare questa situazione che produce un grave danno esistenziale e che potrebbe integrare gli estremi del rifiuto di un atto d'ufficio. Chiediamo ancora una volta che il Laboratorio Zeta di Palermo venga restituito alla sua destinazione sociale e continui ad essere riconosciuto come luogo di accoglienza dei migranti, e chiediamo ancora che tutte le istituzioni, compresa la Prefettura, facciano il loro dovere nei confronti dei rifugiati, riconoscendo nei fatti il diritto/dovere di accoglienza, sancito anche dalle direttive comunitarie che l'Italia non applica, tanto da negare un alloggio a quanti hanno avuto riconosciuto uno status di protezione internazionale».

Le richieste e le iniziative che si stanno svolgendo da subito dopo lo sgombero sono abbastanza chiare e alla luce del sole; manca adesso la volontà di dialogo e confronto da parte delle autorità preposte.

Fino a quel momento il collettivo, gestore dello zeta, non intende indietreggiare ulteriormente. Il presidio rimarrà davanti allo Zeta, se non si avranno segnali tangibili di una riappropriazione dei locali da parte degli occupanti; proseguiranno le iniziative pacifiche e non ultimo un corteo cittadino previsto per sabato 23 gennaio. La posizione dello Zeta è tutta leggibile a caratteri cubitali in uno striscione davanti al presidio «Qui siamo e qui resteremo».

21 gennaio 2010

Palermo ANNO ZETA

Sgomberato ieri sera il «laboratorio Zeta», il centro sociale di Palermo che in questi anni ha rappresentato il cuore pulsante della cultura alternativa della città. Un luogo in cui, da anni, trovano anche accoglienza decine di migranti. Un presidio ha cercato per tutto il giorno di evitare la cacciata. Cariche della polizia e momenti di tensione. In serata alcuni attivisti hanno avviato uno sciopero della fame

di Cesare Piccitto
da il manifesto del 20.01.2010
foto da http://www.globalproject.info/

Dove c'erano le porte aperte oggi ci sono i muri: Laboratorio Zeta a Palermo è stato sgomberato definitivamente ieri intorno alle 18.nL'avventura del centro sociale palermitano, iniziata nel 2001, ha subito l'ennesimo sgombero ma i volontari e militanti non vogliono andarsene e da subito hanno iniziato un presidio permanente davanti il centro sociale. Alcuni di loro sono anche saliti sul tetto. E' stata una giornata di tensione: cariche della polizia che hanno ferito due persone tra le più di trecento che si sono date appuntamento davanti al centro sociale per evitare lo sgombero. Due le eprsone condotte in questura. In serata alcuni attivisti hanno avviato uno sciopero della fame. Quella che era l'iniziale esperienza di «Zona extraterritoriale autogestita» è cresciuta diventando il noto Zetalab: una esperienza di autogestione connotata dalla convivenza con un gruppo di sudanesi tra i quali alcuni rifugiati politici, a svariate iniziative politico culturali. Da ieri questa particolare realtà rischia di diventare definitivamente storia.

E' iniziato tutto in mattinata con un imponente dispiegamento di forze dell'ordine davanti al Laboratorio Zeta. Insieme occupanti e decine di rifugiati politici sudanesi, che vivono all'interno della struttura, hanno cercato sin dal primo momento di resistere passivamente agli agenti impegnati nello sgombero.

La situazione è rimasta tesa per tutta la mattinata fino a che le forze dell'ordine hanno avuto la meglio e concluso in maniera totale lo sgombero dei locali. Nel primo pomeriggio sembrava esserci in corso una trattativa tra occupanti comune e prefettura ma di fatto è aumentato lo spiegamento di polizia e carabinieri tutti in assetto antisommossa.

Alle 16.00 è stata indetta un'assemblea permanente del centro sociale proprio davanti all'edificio sgomberato, dove nel frattempo si era radunata una moltitudine di gente ed alcuni ragazzi hanno iniziato a montare delle tende per passare la notte. Sui tetti rimanevano gli attivisti, mentre la polizia si adoperava per murare tutti gli ingressi dell'edificio. Ma qualche ora dopo sono partite le cariche della polizia e dei carabinieri contro il presidio che stava protestando davanti al laboratorio. I manifestanti sono stati malmenati e cacciati dalla strada dove si trovavano. Il bilancio definitivo è di alcuni feriti tra i manifestanti e due militanti fermati; i rifugiati politici che lì avevano trovato ospitalità hanno deciso di passare la notte nel piazzale antistante insieme agli attivisti rimasti.

Il contenzioso tra gli occupanti dello Zeta e l'asociazione «Aspasia», che si contendono la gestione dei locali, si protrae ormai da circa un anno. Era il 22 aprile del 2009 quando arrivò la prima ingiunzione di sgombero, con tanto di ufficiale giudiziario, e nuovi inquilini pronti ad insediarvisi.
Lo Iacp, proprietario dell'immobile, aveva indetto una gara sull'affidamento di quei locali, vinta dall'associazione «Aspasia». Quest'ultima, per vie legali, ottenne l'ingiunzione di sgombero nei confronti degli attuali inquilini. Alla loro richiesta di lasciare i locali, i volontari dello Zeta risposero con un secco e perentorio: «preferiremmo di no».

Constatata la situazione di stallo, l'ufficiale giudiziario rinviò lo sfratto al 22 giugno 2009. Riguardo alle richieste dell' associazione Aspasia, lo Zetalab è da sempre chiaro: «Sono legittime, ma non è un nostro problema. E' lo Iacp che deve affidare a loro altri spazi di suo proprietà, non questo dove già ci siamo noi». Da giugno in poi è continuata la trattativa per cercare di mediare tutte le posizioni ed esigenze, ma ieri la brusca frenata: «Ci aspettavamo oggi il proseguio della trattativa ed invece ci siamo ritrovati l'ufficiale giudiziari e circondati da uno inverosimile spiegamento di forze dell'ordine», spiega Nino dello Zeta.

I ragazzi dello Zeta hanno comunque ottenuto, nella corso della giornata, la solidarietà fattiva di diversi esponenti politici del centro sinistra ed altri esponenti politici si sono da sempre opposti allo sgombero. Tra gli altri Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ha manifestato il suo netto dissenso.

Due rappresentanti dello Zetalab con Fabrizio Ferrandelli, Totò Cavalieri e Angela Giardina, hanno annunciato l'inizio dello sciopero della fame.Questa volta la battaglia sarà più difficile ma i ragazzi non demordono. Oltre alla politica hanno già incassato il sostegno di altri simpatizzanti: personalità pubbliche, deputati, consiglieri comunali e di circoscrizione. Poi artisti, musicisti, teatranti, docenti universitari, e ancora associazioni, centri sociali, collettivi... Ma soprattutto tantissime persone che ci tengono a ribadire che quella di Zeta è anche la loro storia.

Il collettivo è ben lontano dal gettare la spugna anche perché sentono il centro come parte integrante della loro stessa crescita personale. Nello Zatalab, sono stati presenti anche i loro libri, proiettati i lori video, hanno organizzato dibattiti; hanno partecipato ad incontri, cene, concerti, seminari; hanno provato i propri spettacoli e suonato la loro musica; hanno fatto crescere la biblioteca di quartiere.

Oltre ad essere una esperienza socio-culturale, è chiara, una forte connotazione di sperimentalismo che vi si fa al suo interno. Forme reali di partecipazione politica e socialità non mediata, una forma di attivismo che soprattutto ha segnato la crescita e lo sviluppo delle vite di chi quel centro ha fortemente voluto e oggi strenuamente vuol difenderlo. La presenza dello Zeta in città ha permesso di vivere meglio una Palermo in cui la cultura, gli spazi di socialità e scambio sono sempre più ristetti e relegati alla sfera del privato.

La cogestione degli spazi con la comunità sudanese, la scuola di italiano per stranieri, hanno rappresentato un modo diverso di vivere le trasformazioni del territorio, nella prospettiva della valorizzazione delle differenze e della lotta alle disuguaglianze.

La speranza degli occupanti e delle forze politiche intervenute a sostegno e che si riapra immediatamente un tavolo di dialogo e di trattativa tra tutti i soggetti coinvolti. Chiudere definitivamente lo Zetalab vorrebbe dire cancellare un'esperienza che sperimenta forme e pratiche culturali, sociali e politiche a Palermo; quella di Zeta è una storia collettiva, che sta dentro i percorsi di democrazia partecipata e di difesa dei diritti sociali che hanno segnato la città negli ultimi dieci anni.

19 gennaio 2010

I pasticci di Catania e dei Catanesi

Quanto tempo senza un bel post sul "comune" di Catania, che di comune e democratico ha ben poco...

da http://rockspolitik.blogspot.com/

VIDEO I: http://www.youtube.com/watch?v=zQ9KGxku0hc&feature=player_embedded

CATANIA - 2000/2010: DIECI ANNI di amministrazioni fallimentari che hanno portato Catania a quello che è ora. Certo, il bucòne di bilancio ancora c'è e cresce, anche se sono stati tappati i buchi più evidenti. E ovviamente non si parla di quelli per le strade, quelli ancora resistono per la gioia di meccanici e gommisti etnei.
Nonostante denunce, servizi su tv nazionali e internet, che non fanno che dissuadere i Catanesi dal votare sempre per le stesse persone, siamo ancora a questo punto.
Fortunatamente è di pochi giorni fà la notizia che saranno ricontrollate una per una le schede elettorali che nel giugno del 2008 decretarono l'elezione a sindaco di Catania di Raffaele Stancanelli che ottenne il 54% dei consensi. La prima sezione catanese del Tar Sicilia, dopo un anno e mezzo, ha accolto il ricorso di uno dei tre candidati a primo cittadino, Nello Musumeci, della Destra di Storace, che invece si fermò al 27%. Musumeci, all'indomani delle elezioni, chiese la verifica delle dei risultati elettorali ritenendo di avere riscontrato delle irregolarità in almeno diecimila schede. La verifica dovrà essere effettuata dalla Prefettura e si dovrà concludere entro il prossimo otto luglio. Spero proprio che si vada al ballottaggio.

VIDEO II: http://www.youtube.com/watch?v=n97G6qmv88Y&feature=player_embedded

Io riconterei anche quelle delle due passate elezioni... che, da cittadino, mi sembrano molto più sospette dell'ultima. D'altra parte il mercato dei voti non è più un mistero da tempo, peccato che come dissi in un vecchio articolo, molte persone si sono fatte comprare accontentandosi di una busta con un po' di spesa in cambio del voto.
La differenza tra queste persone e le puttane? Nessuna, tranne il fatto che l'unica violentata qui è Catania, S.Agata, e quei Catanesi che ancora lottano per una città degna di essere vissuta, quelli che non votano per partiti delinquenziali ma scelgono PERSONE in grado di far tornare il Capoluogo etneo un punto di riferimento verso l'alto.


Nel video all'inizio del post, si parla di tutti questi pasticci del comune di catania. Peccato che il tg in questione limiti il tutto a un malcontento dei "comunisti", quando anche esponenti di destra (quella vera, non quella finta filoberlusconiana) sono assolutamente refrattari a questo tipo di amministrazione scandalosa.

Voglio concludere questo articolo con un video girato ieri. Nelle rare volte che mi capita di usare l'auto in città, mi trovavo in via sant'euplio e c'era uno strano traffico: non il solito traffico catanese. Già avevo intuito il motivo di tale congestione, quindi, fotocamera alla mano ho ripreso tutto ciò: esempio del menefreghismo che come un virus, da 10 anni sta DILAGANDO da Palazzo degli Elefanti a tutti i cittadini.

VIDEO IV: http://www.youtube.com/watch?v=A1Z5HE1ONTY&feature=player_embedded

Ecco, un problema scoperto alla radice. Quante colpe ha l'AMT nei suoi innumerevoli disservizi?? Ne ha di certo, ma almeno il 70% dei ritardi avvengono a causa di quelli che usano l'auto per fare di tutto... e non scelgono l'autobus "perchè va troppo piano"... proprio a causa loro! E' un circolo vizioso, ma sta arrivando purtroppo il 5 febbraio, e ci sono altri "circoli" forse più dannosi anzichè no a cui pensare...

13 gennaio 2010

Edificio 2 di Farmacia: terminate le indagini preliminari

Le perizie richieste dal giudice sono state consegnate un mese fa: almeno fino al 2006 i laboratori di Farmacia erano a rischio

di Giuseppe Scatà
da ucuntu.org

Approfondimenti: http://invisibil.blogspot.com/search?q=caso+farmacia+catania

CATANIA - Le aule e i laboratori di Farmacia sono adesso sani e sicuri. E’ vero. E l’aria dell’edificio 2 è uguale a quella esterna, come detto pure dal rettore dell’Università di Catania, Antonio Recca. Ma per almeno sei anni, a cominciare dal 2000, in quello stesso edificio sono mancati i requisti di sicurezza per studenti, ricercatori, docenti e dipendenti vari. I quali talvolta inviavano, invano, lettere di protesta e denuncia. Inascoltate.

Questo è solo parte di quanto hanno scritto su un lungo documento di 90 pagine, consegnato il 30 Novembre, i periti del Ctu nominati dal gip Fallone del Tribunale di Catania, ed è quanto discusso nell’ultima udienza del 18.12 2009, udienza (incidente probatorio) che ha permesso alle parti di fare osservazioni proprio sull’ultima relazione dei periti. Questi hanno pure sottolineato in una chiara premessa che lo stato dei luoghi dell’edificio di Farmacia analizzato risulta notevolmente alterato al momento delle perizie, realizzate nel 2008. E ciò a causa dei seri interventi di messa in sicurezza fatti all’Università catanese tra il 2006 e il 2007. Difatti, gli eventi che sono oggetto delle indagini, ovvero i due filoni dell’inchiesta – disastro ambientale e omicidio e lesioni colpose – risalgono agli anni precedenti al 2006: 10 morti (tra cui Emanuele Patanè, autore di un importante memoriale scritto prima della morte a soli 29 anni) e 38 casi finora registrati di patologie gravi e meno gravi fra ricercatori e docenti, di tumore della tiroide, tumore polmonare, tumore del colon, cardiopatia dilatativa, linfoma di Hodking, Leucemia a cellule capellute. Attualmente, gli ambienti di Farmacia sono sicuri, come annunciato tre mesi fa dal rettore Recca, ma ciò è accaduto anche perchè le attività di laboratorio sono state sospese sei mesi prima. Per questo motivo il gip ordinò nell’ Ottobre 2009 il totale dissequestro della Facoltà, e dunque la ripresa veloce delle lezioni e delle normali attività di ricerca.

L’edificio 2 di Farmacia dell’Università di Catania fu sequestrato dalla magistratura nel Novembre 2008, e nove persone, tra cui l’ex rettore Latteri, risultano indagate. Ma secondo i periti l’analisi condotta recentemente si muove su uno spazio ormai definitivamente modificato per via dei lavori effettuati dalla stessa Università “nel periodo compreso tra il 19/06/2006 ed il 18/02/2007 ed hanno comportato interventi di demolizione con asportazione dei materiali demoliti e di parte del terreno per l’esecuzione degli scavi necessari al posizionamento delle nuove strutture di carico (…) ed in particolare lo stato delle reti e dei sistemi di scarico dei reflui idrici e di ventilazione dei locali è risultato notevolmente differente da quello esistente al momento dei fatti a base del procedimento penale”.

Non solo. I periti del Ctu hanno aggiunto che tra il 2003 e il 2004, a seguito di continue lamentele, richieste e lettere di docenti e ricercatori, l’Università ricevette delle relazioni interne e pur leggendone la gravità del contenuto valutò il rischio chimico di grado moderato. I periti del giudice però hanno scritto nero su bianco che il rischio non poteva essere definito moderato, ma modesto o elevato, per l’elevatissima presenza di sostanze chimiche e agenti cancerogeni, per le lettere continue e circostanziate dei dipendenti, e in particolare per la relazione dell’ing. La Pergola, risalente al 2004, che chiedeva interventi urgenti per l’impianto di areazione, malfunzionante, e per gli scarichi non regolari di rifiuti tossici, gettati direttamente nei lavandini. Siamo dunque nel 2004. Patanè muore giovanissimo nel 2003, e già dal 2000 ci sono state segnalazioni di infortuni ai dipendenti dei laboratori per inalazione di vapori tossici. Nel 2005 c’è una nuova perizia di una ditta esterna, la It Group e nell’estate del 2006 si fa qualche intervento all’edificio, intervento non sufficiente. Ma solo nel 2007, scrivono sempre i periti del Ctu, e in urgenza, l’università rifà l’impianto di areazione e aspirazione, e gli scarichi dei rifiuti, che prima confluivano attraverso condutture comuni in vasche che mescolavano gli agenti chimici. Sette anni per mettere tutto in sicurezza.

“In quel contesto”, spiega l’avvocato Santi Terranova che difende il padre di Patanè e altri ex dipendenti malati, seguendo il filone dell’omicidio colposo, “questa valutazione moderata fu fatta probabilmente perchè così il datore di lavoro è esonerato dall’intraprendere maggiori e più significative misure di prevenzione e protezione, e dunque spende meno e si riconosce, di fronte a chi moriva o stava già male, meno responsabilità. Se si valuta invece un giudizio non moderato, ma più alto, modesto o elevato, come rimarcano gli stessi periti del giudice, il datore di lavoro è tenuto alla sorveglianza sanitaria dei lavoratori e ad attuare senza alcun ritardo tutti gli interventi per la messa in sicurezza.”

L’avvocato Terranova ci dice tra l’altro che parecchi studenti, ricercatori e alcuni professori, testimonieranno in tribunale che mai furono utilizzate mascherine e guanti all’interno del laboratorio, né mai applicate norme di sicurezza basilari, né mai fatti corsi di preparazione adeguati all’utilizzo di sostanze potenzialmente nocive. E che “non utilizzando scarichi adeguati alle sostanze usate, le quali invece erano gettate negli scarichi del lavandino, si è creata un piccola vasca nel terreno sotto l’edificio 2 di Farmacia che, essendo costituito da argilla, e dunque impermeabile- come provato dalla carta dell’area geologica disegnata dalla stessa Università di Catania – non assorbe i liquidi gettati dalle fogne a perdere, ma le raccoglie in una vasca naturale chiamata bicchiere. Dal bicchiere, come testimoniato dalla perizia del 2005 dell’IT Group, risalivano vapori tossici attraverso le stesse condutture dell’acqua e attraverso fessurazioni del solaio e delle pareti dovute a totale abbandono dei locali. Come detto sopra, i lavori effettuati nel 2006 portarono alla costruzione di scarichi più isolati, ma poiché la valutazione del rischio fu moderata, i lavori sono stati comunque inadeguati alla situazione” Secondo Terranova anche se non è dimostrabile scientificamente il rapporto di causa-effetto tra ambiente cancerogeno e tumore della singola persona - “è immediatamente relazionabile l’altissima percentuale di malattie e la loro tipologia occorse ai frequentatori dei locali con l’altissima presenza di vapori tossici respirati dai suddetti soggetti a causa della scarsa osservazione delle norme di sicurezza. Sebbene le polveri e le sostanze cancerogene siano presenti pure nelle strade cittadine, come ha precisato l’Università, non è ancora stata denunciata questa altissima percentuale di morti e malati all’interno di uno stesso luogo nel resto della città di Catania (scuole, uffici etc...) come invece avvenuto per l’edificio 2 di Farmacia”. Per l’avvocato il reato è quello di omicidio colposo plurimo, ovvero strage, e tra le prove che verranno fornite ai giudici, quella che farà da chiave di volta è il pc di E. Patanè, sul cui hard disk è stato rilevato quel memoriale originale, scritto appena prima della morte – a 29 anni – e le cui affermazioni, tra cui la conservazione di sostanze inquinanti in armadi arrugginiti e senza protezione, sono poi confermate dalle lettere di alcuni docenti inviate ai rettori nel corso degli anni e dalle testimonianze di ricercatori e studenti di Farmacia.

12 gennaio 2010

"Invisibile" su TGR Neapolis RAI 3

Articoli e telegiornali satirici. “Invisibile” è un blog di giornalismo dal basso costruito secondo la filosofia delle licenze collettive. Completa la struttura del sito una folta lista di link a pagine di informazione indipendente, con uno sguardo speciale rivolto alla Sicilia. La breve scheda a cura della redazione di Neapolis è andata in onda, su RAITRE, nella puntata dell'8 gennaio 2010

Tg Emme del 03.01.2010

TG Emme: Notizie per un vero giornalismo

Conduce: Marco Giandomenico
Redazione: Marco Giandomenico, Marco Maracci, Daniela Ranieri e Lorenzo Misuraca.
Musica: M° Maracci

Rubrica dello show "Volevo fare i LEGO..." e della trasmissione TLT - Tana Libera Tutti sui 101.5 FM di CentroSuonoSport
(Il TG Emme va in onda il Lun - Mer - Ven intorno alle 17.30)

IL VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=z5FqbSYybAs

Italia, su Facebook lanciata la prima manifestazione virtuale contro razzismo e xenofobia

I promotori dell'iniziativa sono aderenti, sostenitori e simpatizzanti di No Lega Nord Day

da peacereporter.net

Facebook scende in campo a difesa degli immigrati. Sabato 16 gennaio aderenti, sostenitori e simpatizzanti di No Lega Nord Day hanno deciso di indire la prima manifestazione virtuale di massa della storia contro il razzismo e la xenofobia.

Durante la giornata di sciopero virtuale, basterà mettere come proprio "stato" di Facebook la frase "DIVERSO...PERCHE'? STRANIERO...DOVE? ALTRO...QUANDO? Siamo tutti parte del medesimo respiro. Smettiamo di accettare, per ignavia, l'esclusione e l'invenzione di nuove differenze. Non respingere, Accogli!"

L'iniziativa ha raccolto in tre giorni più di 38 mila adesioni e altre 167mila persone sono state già invitate ad aderire.

Rosarno: "C'era una volta la mafia?"

I ragazzi del Liceo Scientifico di Rosarno, durante il corteo antirazzista, hanno cercato di esporre uno striscione anti-mafia ma sono stati bloccati da una parte del corteo. Lo striscione recava la scritta: Speriamo di poter dire un giorno "C'era una volta la mafia"

da kobrakhan74

Il video: http://www.youtube.com/watch?v=JrEAVPDckkY

Pier Paolo Pasolini, Profezia

A Jean Paul Sartre, che mi ha raccontato la storia di Alì dagli Occhi Azzurri

di Pier Paolo Pasolini

Il video: Profezia di Pasolini:la rivoluzione la faranno gli immigrati

Era nel mondo un figlio
e un giorno andò in Calabria:
era estate, ed erano
vuote le casupole,
nuove, a pan di zucchero,
da fiabe di fate color
delle feci. Vuote.
Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi
senza terra, di greti senza acqua. Coltivate dalla luna, le campagne.
Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio
scuoteva paglia nera
come nei sogni profetici:
e la luna color delle feci
coltivava terreni
che mai l’estate amò.
Ed era nei tempi del figlio
che questo amore poteva
cominciare, e non cominciò.
Il figlio aveva degli occhi
di paglia bruciata, occhi
senza paura, e vide tutto
ciò che era male: nulla
sapeva dell’agricoltura,
delle riforme, della lotta
sindacale, degli Enti Benefattori,
lui. Ma aveva quegli occhi.
La tragica luna del pieno
sole, era là, a coltivare
quei cinquemila, quei ventimila
ettari sparsi di case di fate
del tempo della televisione,
porcili a pandizucchero, per
dignità imitata dal mondo padrone.
Ma si può vivere là! Ah, per quanto ancora, l’operaio di Milano lotterà
con tanta grandezza per il suo salario? Gli occhi bruciati del figlio, nella
luna, tra gli ettari tragici, vedono ciò che non sa il lontano fratello
settentrionale. Era il tempo
quando una nuova cristianità
riduceva a penombra il mondo
del capitale: una storia finiva
in un crepuscolo in cui accadevano
i fatti, nel finire e nel nascere,
noti ed ignoti. Ma il figlio
tremava d’ira nel giorno
della sua storia: nel tempo
quando il contadino calabrese
sapeva tutto, dei concimi chimici,
della lotta sindacale, degli scherzi,
degli Enti Benefattori, della
Demagogia dello Stato
e del Partito Comunista..
...e così aveva abbandonato
le sue casupole nuove
come porcili senza porci,
su radure color delle feci,
sotto montagnole rotonde
in vista dello Jonio profetico.
Tre millenni svanirono
non tre secoli, non tre anni e si sentiva dinuovo nell’aria malarica
l’attesa dei coloni greci. Ah, per quanto tempo ancora, operaio di
Milano,
lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui ti venerano?
Quasi come un padrone.
Ti porterebbero su
dalla loro antica regione,
frutti e animali, i loro
feticci oscuri, a deporli
con l’orgoglio del rito
nelle tue stanzette novecento,
tra frigorifero e televisione,
attratti dalla tua divinità,
Tu, delle Commissioni Interne,
tu della CGIL, Divinità alleata,
nel meraviglioso sole del Nord.
Nella loro Terra di razze
diverse, la luna coltiva
una campagna che tu
gli hai procurata inutilmente.
Nella loro Terra di Bestie
Famigliari, la luna
è maestra d’anime che tu
hai modernizzato inutilmente. Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere
è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall’Africa
e tu ascolta ciò che per grazia il flglio sa. (Se egli non sorride
è perché la speranza per lui
non fu luce ma razionalità.
E la luce del sentimento
dell’Africa, che d’improvviso
spazza le Calabrie, sia un segno
senza significato, valevole
per i tempi futuri!) Ecco:
tu smetterai di lottare
per il salario e armerai
la mano dei Calabresi.
Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camice americane.
Subito i Calabresi diranno,
come malandrini a malandrini:
«Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!»
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe della Storia Antica,
voleranno davanti alle willaye.
Essi sempre umili
essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per
implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come
banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo
essi che credettero
in un Dio servo di Dio,
essi che cantarono
ai massacri dei re,
essi che ballarono
alle guerre borghesi,
essi che pregarono
alle lotte operaie...
...deponendo l’onestà
delle religioni contadine,
dimenticando l’onore
della malavita,
tradendo il candore
dei popoli barbari,
dietro ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri – usciranno da sotto la terra per rapinare –
saliranno dal fondo del mare per uccidere, – scenderanno dall’alto del
cielo
per espropriare – e per insegnare ai compagni operai la gioia della vita

per insegnare ai borghesi
la gioia della libertà –
per insegnare ai cristiani
la gioia della morte
– distruggeranno Roma
e sulle sue rovine
deporranno il germe
della Storia Antica.
Poi col Papa e ogni sacramento
andranno come zingari
su verso l’Ovest e il Nord
con le bandiere rosse
di Trotzky al vento...

07 gennaio 2010

Tg Emme del 23.12.2009

TG Emme: Notizie per un vero giornalismo.
Conduce: Marco Giandomenico
Redazione: Marco Giandomenico, Adriano Buongiorno e Lorenzo Misuraca.
Musica: M° Maracci
Rubrica dello show "Volevo fare i LEGO..." e della trasmissione TLT - Tana Libera Tutti sui 101.5 FM di CentroSuonoSport
(Il TG Emme va in onda il Lun - Mer - Ven intorno alle 17.30)


Il video:
http://www.youtube.com/watch?v=OqOYTl2emTw

Piccole storie dimenticate: Pierantonio Sandri

Venerdi’ 8 gennaio presso la chiesa madre di Niscemi ci saranno i funerali di Pierantonio Sandri. La messa verrà celebrata da Don Luigi Ciotti

di Francesca Scaglione

Pierantonio era un ragazzo di 19 anni, odontotecnico, viveva con la madre a Niscemi, cittadina in provincia di Caltanissetta. La sera del 3 settembre 1995 succede qualcosa di inquietante. Il ragazzo non rientra a casa, di lui si perde ogni traccia, sparisce nel nulla. Iniziano le ricerche, ma niente. Si cerca in ogni modo di ricostruire il periodo precedente alla scomparsa per trovare dei collegamenti. L’unico dato che emerge è che una ventina di giorni prima di sparire, Pierantonio Sandri sarebbe stato coinvolto in una rissa durante una festa in piazza, ma fin da subito gli inquirenti hanno escluso ogni possibile nesso con la sua sparizione. Si comincia a pensare che forse Pierantonio “aveva visto qualcosa che non doveva vedere” e per questo, secondo qualcuno, andava eliminato. Le ipotesi si susseguono, ma non si trovano riscontri. Sembra incredibile ma una vita normale, di un ragazzo come tanti, improvvisamente diventa un mistero e di lui non si riesce a sapere più niente. La estenuanti ricerche della madre, Ninetta Burgio, che si è sempre rifiutata di lasciare Niscemi con la speranza di ritrovare suo figlio, cercandolo in ogni angolo possibile, non portano a nulla. Passano giorni, mesi, anni. Eppure qualcuno doveva sapere com’erano andate le cose, ma non avvertiva il bisogno di parlare, di mettere fine alla tragedia di una madre disperata, che ha fermato il tempo per tutti questi lunghi anni.

Si susseguono gli appelli, in molti chiedono che qualcuno parli e dica dove si trova il corpo di Pierantonio, per dare pace a lui e alla madre un luogo dove poter piangere il figlio. Ho conosciuto questa storia drammatica poco prima dell’estate, durante un comizio politico. Rosario Crocetta, allora sindaco di Gela in un suo comizio, raccontava di un ragazzo e dell’assurda vicenda che aveva coinvolto la sua famiglia. Quel racconto riassumeva stralci di una Sicilia disumana, terribile, dolorosa e ogni volta risuonava come un appello e un monito. Mi capitò ancora diverse volte di ascoltare questa vicenda, ma senza la capacità di riascoltare ciò che già conoscevo con indifferenza. Una storia che somiglia tanto ad un film, una pellicola di quelle in cui il finale è aperto, un finale che a volte non c’è.

Questa volta però non è andata così. Un pentito, dopo ben 14 anni ha fatto delle dichiarazioni indicando un luogo preciso in cui scavare. Li sono stati ritrovati dei resti. Dalle analisi è risultato trattarsi di Pierantonio Sandri. Nell’inchiesta c’è già almeno un indagato, che era minorenne all’epoca dei fatti.

La signora Bugio, madre di Pirantonio Sandri ha dichiarato: “..sapere’, `conoscere’ anche verità dure e atroci significa ridare speranza e fiducia ad una comunità che deve sempre aprire gli occhi, perché a nessun altro suo giovane, a nessun altro Pierantonio,deve essere spezzata la vita, i sogni, la speranza e privarli del futuro. Pierantonio, come ho sempre gridato, è un bravo ed onesto giovane che stava crescendo per entrare nel mondo degli adulti. Mio figlio è cresciuto dentro una famiglia che lo aveva educato nel rispetto dei valori della solidarietà, dell’accoglienza e della legalità. Purtroppo anche per questo Pierantonio ha trovato la morte. Spero ed Auguro che la Magistratura e le Forze dell’Ordine sapranno fare anche piena luce sulle motivazioni, sulla storia di un giovane a cui è stata spezzata la vita e sono certa che questa città saprà ‘custodire’ i suoi giovani e alzare la testa, lottare sempre contro tutte le ingiustizie e le mafie. Continuerò con tutte le mie forze a portare avanti la battaglia per la legalità”.

Venerdi’ 8 gennaio presso la chiesa madre di Niscemi ci saranno i funerali di Pierantonio Sandri. La messa verrà celebrata da Don Luigi Ciotti.

06 gennaio 2010

DALLA STORIA DI RADIO SUD ALL'ECO DI RADIO AUT NASCE RADIO 100 PASSI

Il percorso delle radio libere in Italia negli anni 70 ha fatto storia. Ancor oggi si parla di Radio Alice ed in Sicilia di Radio Sud quali esempi di un modo diverso di fare informazione, oggi quasi scomparso

da http://www.radio100passi.net/crbst_0.html
(Le trasmissioni ufficiali, sia pur non definitive, inizieranno martedì 5 gennaio 2010 ascoltabile in streaming)

Con gli stessi intenti e con l’aiuto di alcuni fautori di Radio Sud, nasceva in seguito Radio Aut, ancor più ricordata, per la triste storia che la lega all’omicidio di Peppino Impastato.

Se in altre regioni d’Italia alcune di quelle emittenti sono in qualche modo sopravvissute, è il caso di Radio Popolare, in Sicilia d’esperienze come quelle non n’é rimasta più traccia.

Dopo anni di dominio dei grossi network commerciali che hanno spazzato le radio locali e tutti coloro che avevano fatto di quel mezzo una nuova forma d’espressione, oggi, la nascita di internet e delle web radio, sta facendo, sia pur inconsapevolmente, ripercorrere ai più giovani la strada delle radio libere interrotta dalle successive leggi, che, a danno della democrazia hanno favorito i grossi capitali.

In Sicilia:

• le voci dell’informazione sono poche ed in ogni caso omologate;

• radio, televisioni ed altri mezzi d’informazione sono a servizio di pochi e schiave della pubblicità;

•gli spazi culturali sono quasi inesistenti;

• i giovani artisti e la musica emergente non hanno mezzi di divulgazione;

• l’illegalità è vissuta come normale modo d’operare senza destare più indignazione;

•le mafie hanno indossato il doppio petto e sotto forma d’imprese si stanno radicando in tutta Europa.

Per questo, il gruppo che diede vita e lavorò a Radio Sud, ritiene opportuno che sia arrivato il momento di riavviare il percorso interrotto per: dare voce ai tanti che vogliono una Sicilia diversa, informare senza condizionamenti, dare spazio alle nuove proposte culturali ed alle forme d’espressione sommerse.

Riaprire Radio Sud o Radio Aut sarebbe stato anacronistico e nostalgico.

Per questo, per far sì che il loro patrimonio non vada disperso, ma si evolva unendo le esperienze di coloro che hanno dato vita alle radio libere degli anni 70, con le conoscenze che i più giovani hanno dei nuovi sistemi di comunicazione, nasce RADIO 100 PASSI.

La nuova emittente, che inizialmente parte come web-radio, (www.radio100passi.net), ma per abbracciare in seguito altre piattaforme, intende riavvicinare larghi strati di popolazione e di giovani all’impegno sociale rendendoli protagonisti.

Grazie al lavoro ed alla caparbietà di Felicia e Giovanni Impastato, all’impegno dei compagni di Peppino, ma anche delle tante associazioni ed iniziative nate in seguito in tutta Italia ed all'estero, la storia di quegli anni è diventata patrimonio di tanti, "Radio 100 Passi" vuole amplificarla e diffonderla.

Fautoti della nuova radio siciliana, l'associazione di promozione sociale e volontariato, "Rete 100 Passi" e “Associazione 100 PASSI network”, che coinvolgendo le associazioni e le emittenti nate in Italia ed all’estero sull’ispirazione di Peppino Impastato, intendono creare un circuito per diffondere in tutta Europa la cultura della legalità.

05 gennaio 2010

Milazzo, la stazione ferroviaria della vergogna!

L'unica cosa che funziona alla Stazione di Milazzo è una bilancia che, con soli 20 centesimi, permette ai viaggiatori di calcolare il loro peso prima della partenza. Sì, ma quale partenza se tutto il resto è fuori servizio? A svelare a tutta Italia le condizioni della Stazione Ferroviaria del centro tirrenico della provincia di Messina è un video pubblicato da corriere.it, il quotidiano online del Corriere della Sera, e registrato lo scorso 3 gennaio da Nino Luca. Un video-vergogna che mostra uno per uno i disservizi in cui incappano giornalmente gli sfortunati pendolari che si trovano a dover usufruire di quella stazione. Servizio e video di Nino Luca - Corriere della Sera

da http://danieleandaloro.blogspot.com/
da http://www.youtube.com/user/supan71