22 gennaio 2010

Zetalab RESISTE

Sgomberato dalla polizia, il centro sociale palermitano non rinuncia alla sua attività e raccoglie la solidarietà di cittadini e mondo politico. «Chiediamo di aprire un tavolo di trattativa con tutti i soggetti istituzionali convolti per chiarire le nostre posizioni»

di Cesare Piccitto
da il manifesto del 21.01.2010

PALERMO - Nonostante lo sgombero violento lo Zetalab resiste. Dopo la giornata di cariche, tafferugli e feriti, quella di ieri è stata la giornata della solidarietà e della volontà a continuare ad esistere. Crescono gli attestati di stima e solidarietà nei confronti degli sgomberati. In via Arrigo Boiton 7 ininterrottamente c'è la presenza pacifica di cittadini, militanti e dei rifugiati sudanesi; altre associazioni a supporto inviano loro coperte ed altre beni di prima necessità.
I feriti, che presentavano escoriazioni, contusioni e fratture, stanno meglio e i tre militanti arrestati sono stati immediatamente rilasciati. Dopo lo sgombero sembrano esserci dei margini per il confronto; tuttavia il clima non è ancora sereno.

Tra i primi esponenti politici a muoversi, l'assessore comunale Di Giovanni che ha proposto il trasferimento di occupanti e rifugiati in altra sede, ma il collettivo è inamovibile: «I rifugiati e le attività dello Zeta sono le due anime inscindibili del laboratorio - dichiara Cavalieri del collettivo zeta. - Consideriamo lodevole la volontà dell'assessore ma noi chiediamo un tavolo di trattativa, con tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda, dove poter far valere le nostre posizioni e le nostre richieste».

Nella situazione di in cui si trova il laboratorio i ragazzi non si perdono d'animo e annunciando nella conferenza stampa pomeridiana la volontà di proseguire normalmente le attività in strada.
Per venerdì prossimo al Laboratorio Zeta era in programma la proiezione del film, finanziato anche dal'Asgi, «Terra(e)strema» di Angela Giardina, Ilaria Sposito ed Enrico Montalbano e la presentazione del libro «Gli africani salveranno Rosarno. E probabilmente anche l'Italia» di Antonello Mangano.

Quello che sicuramente più colpisce l'opinione pubblica ed il mondo associativo, cittadino e nazionale, è la violenza messa in atto dalle forze dell'ordine per sgomberare il centro sociale.
Tra le prime a sollevare la questione è L'Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione) che rileva: «una inutile ostentazione muscolare che copre l'incapacità di affrontare i veri problemi di italiani e stranieri; esprimiamo profonda preoccupazione per l'operazione di polizia che ha portato allo sgombero del Laboratorio Z di Palermo, con conseguenti tafferugli tra polizia e manifestanti».

Successivamente, l'Asgi pone degli interrogativi, tutt'ora senza risposta: «Dove saranno collocati i rifugiati, senza casa, che da anni vivevano al LabZ? E' stato fatto un piano idoneo prima di decidere l'azione di forza?».

Le altre domande e interrogativi proviamo a girarli ad un'altra rappresentante istituzionale, la consigliera Nadia Spallitta, capogruppo de «L'altra storia» movimento che fa capo a Rita Borsellino: «E' indubitabile e innegabile l'apporto che il labzeta sta dando all'accoglienza e all'ospitalità nei confronti dei rifugiati politici».

Le chiediamo delucidazioni sull'associazione Aspasia e se ci sono i margini per trovare soluzioni alternative: «L'Aspasia gode già di altri edifici dove svolge le proprie attività: un edificio di circa 5000 mq, un edificio rustico su 3 elevazioni; oltre ad aver avuto diversi finanziamenti dal comune di Palermo questa associazione è attiva da tempo a Palermo e si occupa di attività per minori a rischio, anziani e servizi per l'infanzia».

Attività di servizio pubblico diverse da quelle svolte attualmente dallo zeta, per cercare di far chiarezza prossimamente la stesso gruppo si adopererà per una interrogazione consiliare, prosegue la Spallitta: «Serve far chiarezza e speriamo di ottenerla con una interrogazione. Vogliamo capire se c'è o meno questa reale urgenza da parte dell'Aspasia di avere i locali occupati dallo zeta e che tipo di attività di utilità pubblica questa vuol svolgervi al suo interno».
Altre voci del mondo politico unanimemente chiedono se non sia il caso di lasciar continuare a lavorare lo zeta, che non faceva altro che offrire ospitalità e assistenza là dove l'amministrazione pubblica non è riuscita a fare in tutti questi anni, cosi come ha fatto fino al 18 gennaio.
Risultati e integrazione da più parti riconosciuti con un apprezzabile lavoro se non addirittura insostituibile al momento.

Tra le voci più autorevoli, nel riconoscere il lavoro meritevole dello zeta in questi anni, c'è quella del professore Fulvio Vassallo, Paleologo dell'Università degli studi di Palermo.
In un lungo intervento di analisi, oltre alla condanna per lo sgombero violento del laboratorio Zeta, sottolinea la necessità di rivedere le conflittualità sociali:sono troppe le istituzioni, anche a livello nazionale, che trattano la questione immigrazione erroneamente come una pura questione di ordine pubblico: «Quanto successo oggi a Palermo è la prosecuzione delle operazioni di dispersione 'assistita'che abbiamo già visto a Rosarno, con una partecipazione attiva delle forze di polizia che in questa ultima occasione non hanno dovuto certo proteggere i migranti né hanno individuato per loro un alloggio, ma hanno soltanto distrutto un lavoro sociale che durava da anni, del quale altre istituzioni, pur nei limiti degli scarsi mezzi disponibili, avevano riconosciuto il valore e l'efficacia».

Il professor Vassallo prosegue riunendo insieme tutte le richieste che l'associazionismo palermitano sta cercando di evidenziare con ogni mezzo possibile in queste ore: «Chiediamo che la Prefettura e lo stesso ministero dell'interno intervengano per sanare questa situazione che produce un grave danno esistenziale e che potrebbe integrare gli estremi del rifiuto di un atto d'ufficio. Chiediamo ancora una volta che il Laboratorio Zeta di Palermo venga restituito alla sua destinazione sociale e continui ad essere riconosciuto come luogo di accoglienza dei migranti, e chiediamo ancora che tutte le istituzioni, compresa la Prefettura, facciano il loro dovere nei confronti dei rifugiati, riconoscendo nei fatti il diritto/dovere di accoglienza, sancito anche dalle direttive comunitarie che l'Italia non applica, tanto da negare un alloggio a quanti hanno avuto riconosciuto uno status di protezione internazionale».

Le richieste e le iniziative che si stanno svolgendo da subito dopo lo sgombero sono abbastanza chiare e alla luce del sole; manca adesso la volontà di dialogo e confronto da parte delle autorità preposte.

Fino a quel momento il collettivo, gestore dello zeta, non intende indietreggiare ulteriormente. Il presidio rimarrà davanti allo Zeta, se non si avranno segnali tangibili di una riappropriazione dei locali da parte degli occupanti; proseguiranno le iniziative pacifiche e non ultimo un corteo cittadino previsto per sabato 23 gennaio. La posizione dello Zeta è tutta leggibile a caratteri cubitali in uno striscione davanti al presidio «Qui siamo e qui resteremo».

21 gennaio 2010

Palermo ANNO ZETA

Sgomberato ieri sera il «laboratorio Zeta», il centro sociale di Palermo che in questi anni ha rappresentato il cuore pulsante della cultura alternativa della città. Un luogo in cui, da anni, trovano anche accoglienza decine di migranti. Un presidio ha cercato per tutto il giorno di evitare la cacciata. Cariche della polizia e momenti di tensione. In serata alcuni attivisti hanno avviato uno sciopero della fame

di Cesare Piccitto
da il manifesto del 20.01.2010
foto da http://www.globalproject.info/

Dove c'erano le porte aperte oggi ci sono i muri: Laboratorio Zeta a Palermo è stato sgomberato definitivamente ieri intorno alle 18.nL'avventura del centro sociale palermitano, iniziata nel 2001, ha subito l'ennesimo sgombero ma i volontari e militanti non vogliono andarsene e da subito hanno iniziato un presidio permanente davanti il centro sociale. Alcuni di loro sono anche saliti sul tetto. E' stata una giornata di tensione: cariche della polizia che hanno ferito due persone tra le più di trecento che si sono date appuntamento davanti al centro sociale per evitare lo sgombero. Due le eprsone condotte in questura. In serata alcuni attivisti hanno avviato uno sciopero della fame. Quella che era l'iniziale esperienza di «Zona extraterritoriale autogestita» è cresciuta diventando il noto Zetalab: una esperienza di autogestione connotata dalla convivenza con un gruppo di sudanesi tra i quali alcuni rifugiati politici, a svariate iniziative politico culturali. Da ieri questa particolare realtà rischia di diventare definitivamente storia.

E' iniziato tutto in mattinata con un imponente dispiegamento di forze dell'ordine davanti al Laboratorio Zeta. Insieme occupanti e decine di rifugiati politici sudanesi, che vivono all'interno della struttura, hanno cercato sin dal primo momento di resistere passivamente agli agenti impegnati nello sgombero.

La situazione è rimasta tesa per tutta la mattinata fino a che le forze dell'ordine hanno avuto la meglio e concluso in maniera totale lo sgombero dei locali. Nel primo pomeriggio sembrava esserci in corso una trattativa tra occupanti comune e prefettura ma di fatto è aumentato lo spiegamento di polizia e carabinieri tutti in assetto antisommossa.

Alle 16.00 è stata indetta un'assemblea permanente del centro sociale proprio davanti all'edificio sgomberato, dove nel frattempo si era radunata una moltitudine di gente ed alcuni ragazzi hanno iniziato a montare delle tende per passare la notte. Sui tetti rimanevano gli attivisti, mentre la polizia si adoperava per murare tutti gli ingressi dell'edificio. Ma qualche ora dopo sono partite le cariche della polizia e dei carabinieri contro il presidio che stava protestando davanti al laboratorio. I manifestanti sono stati malmenati e cacciati dalla strada dove si trovavano. Il bilancio definitivo è di alcuni feriti tra i manifestanti e due militanti fermati; i rifugiati politici che lì avevano trovato ospitalità hanno deciso di passare la notte nel piazzale antistante insieme agli attivisti rimasti.

Il contenzioso tra gli occupanti dello Zeta e l'asociazione «Aspasia», che si contendono la gestione dei locali, si protrae ormai da circa un anno. Era il 22 aprile del 2009 quando arrivò la prima ingiunzione di sgombero, con tanto di ufficiale giudiziario, e nuovi inquilini pronti ad insediarvisi.
Lo Iacp, proprietario dell'immobile, aveva indetto una gara sull'affidamento di quei locali, vinta dall'associazione «Aspasia». Quest'ultima, per vie legali, ottenne l'ingiunzione di sgombero nei confronti degli attuali inquilini. Alla loro richiesta di lasciare i locali, i volontari dello Zeta risposero con un secco e perentorio: «preferiremmo di no».

Constatata la situazione di stallo, l'ufficiale giudiziario rinviò lo sfratto al 22 giugno 2009. Riguardo alle richieste dell' associazione Aspasia, lo Zetalab è da sempre chiaro: «Sono legittime, ma non è un nostro problema. E' lo Iacp che deve affidare a loro altri spazi di suo proprietà, non questo dove già ci siamo noi». Da giugno in poi è continuata la trattativa per cercare di mediare tutte le posizioni ed esigenze, ma ieri la brusca frenata: «Ci aspettavamo oggi il proseguio della trattativa ed invece ci siamo ritrovati l'ufficiale giudiziari e circondati da uno inverosimile spiegamento di forze dell'ordine», spiega Nino dello Zeta.

I ragazzi dello Zeta hanno comunque ottenuto, nella corso della giornata, la solidarietà fattiva di diversi esponenti politici del centro sinistra ed altri esponenti politici si sono da sempre opposti allo sgombero. Tra gli altri Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ha manifestato il suo netto dissenso.

Due rappresentanti dello Zetalab con Fabrizio Ferrandelli, Totò Cavalieri e Angela Giardina, hanno annunciato l'inizio dello sciopero della fame.Questa volta la battaglia sarà più difficile ma i ragazzi non demordono. Oltre alla politica hanno già incassato il sostegno di altri simpatizzanti: personalità pubbliche, deputati, consiglieri comunali e di circoscrizione. Poi artisti, musicisti, teatranti, docenti universitari, e ancora associazioni, centri sociali, collettivi... Ma soprattutto tantissime persone che ci tengono a ribadire che quella di Zeta è anche la loro storia.

Il collettivo è ben lontano dal gettare la spugna anche perché sentono il centro come parte integrante della loro stessa crescita personale. Nello Zatalab, sono stati presenti anche i loro libri, proiettati i lori video, hanno organizzato dibattiti; hanno partecipato ad incontri, cene, concerti, seminari; hanno provato i propri spettacoli e suonato la loro musica; hanno fatto crescere la biblioteca di quartiere.

Oltre ad essere una esperienza socio-culturale, è chiara, una forte connotazione di sperimentalismo che vi si fa al suo interno. Forme reali di partecipazione politica e socialità non mediata, una forma di attivismo che soprattutto ha segnato la crescita e lo sviluppo delle vite di chi quel centro ha fortemente voluto e oggi strenuamente vuol difenderlo. La presenza dello Zeta in città ha permesso di vivere meglio una Palermo in cui la cultura, gli spazi di socialità e scambio sono sempre più ristetti e relegati alla sfera del privato.

La cogestione degli spazi con la comunità sudanese, la scuola di italiano per stranieri, hanno rappresentato un modo diverso di vivere le trasformazioni del territorio, nella prospettiva della valorizzazione delle differenze e della lotta alle disuguaglianze.

La speranza degli occupanti e delle forze politiche intervenute a sostegno e che si riapra immediatamente un tavolo di dialogo e di trattativa tra tutti i soggetti coinvolti. Chiudere definitivamente lo Zetalab vorrebbe dire cancellare un'esperienza che sperimenta forme e pratiche culturali, sociali e politiche a Palermo; quella di Zeta è una storia collettiva, che sta dentro i percorsi di democrazia partecipata e di difesa dei diritti sociali che hanno segnato la città negli ultimi dieci anni.

19 gennaio 2010

I pasticci di Catania e dei Catanesi

Quanto tempo senza un bel post sul "comune" di Catania, che di comune e democratico ha ben poco...

da http://rockspolitik.blogspot.com/

VIDEO I: http://www.youtube.com/watch?v=zQ9KGxku0hc&feature=player_embedded

CATANIA - 2000/2010: DIECI ANNI di amministrazioni fallimentari che hanno portato Catania a quello che è ora. Certo, il bucòne di bilancio ancora c'è e cresce, anche se sono stati tappati i buchi più evidenti. E ovviamente non si parla di quelli per le strade, quelli ancora resistono per la gioia di meccanici e gommisti etnei.
Nonostante denunce, servizi su tv nazionali e internet, che non fanno che dissuadere i Catanesi dal votare sempre per le stesse persone, siamo ancora a questo punto.
Fortunatamente è di pochi giorni fà la notizia che saranno ricontrollate una per una le schede elettorali che nel giugno del 2008 decretarono l'elezione a sindaco di Catania di Raffaele Stancanelli che ottenne il 54% dei consensi. La prima sezione catanese del Tar Sicilia, dopo un anno e mezzo, ha accolto il ricorso di uno dei tre candidati a primo cittadino, Nello Musumeci, della Destra di Storace, che invece si fermò al 27%. Musumeci, all'indomani delle elezioni, chiese la verifica delle dei risultati elettorali ritenendo di avere riscontrato delle irregolarità in almeno diecimila schede. La verifica dovrà essere effettuata dalla Prefettura e si dovrà concludere entro il prossimo otto luglio. Spero proprio che si vada al ballottaggio.

VIDEO II: http://www.youtube.com/watch?v=n97G6qmv88Y&feature=player_embedded

Io riconterei anche quelle delle due passate elezioni... che, da cittadino, mi sembrano molto più sospette dell'ultima. D'altra parte il mercato dei voti non è più un mistero da tempo, peccato che come dissi in un vecchio articolo, molte persone si sono fatte comprare accontentandosi di una busta con un po' di spesa in cambio del voto.
La differenza tra queste persone e le puttane? Nessuna, tranne il fatto che l'unica violentata qui è Catania, S.Agata, e quei Catanesi che ancora lottano per una città degna di essere vissuta, quelli che non votano per partiti delinquenziali ma scelgono PERSONE in grado di far tornare il Capoluogo etneo un punto di riferimento verso l'alto.


Nel video all'inizio del post, si parla di tutti questi pasticci del comune di catania. Peccato che il tg in questione limiti il tutto a un malcontento dei "comunisti", quando anche esponenti di destra (quella vera, non quella finta filoberlusconiana) sono assolutamente refrattari a questo tipo di amministrazione scandalosa.

Voglio concludere questo articolo con un video girato ieri. Nelle rare volte che mi capita di usare l'auto in città, mi trovavo in via sant'euplio e c'era uno strano traffico: non il solito traffico catanese. Già avevo intuito il motivo di tale congestione, quindi, fotocamera alla mano ho ripreso tutto ciò: esempio del menefreghismo che come un virus, da 10 anni sta DILAGANDO da Palazzo degli Elefanti a tutti i cittadini.

VIDEO IV: http://www.youtube.com/watch?v=A1Z5HE1ONTY&feature=player_embedded

Ecco, un problema scoperto alla radice. Quante colpe ha l'AMT nei suoi innumerevoli disservizi?? Ne ha di certo, ma almeno il 70% dei ritardi avvengono a causa di quelli che usano l'auto per fare di tutto... e non scelgono l'autobus "perchè va troppo piano"... proprio a causa loro! E' un circolo vizioso, ma sta arrivando purtroppo il 5 febbraio, e ci sono altri "circoli" forse più dannosi anzichè no a cui pensare...