10 maggio 2010

Sui binari del razzismo

Segnalare eventuali passeggeri di etnia giudea che salgano sui treni delle Ferrovie dello Stato; riportare i dati anagrafici dei suddetti giudei nell’apposito formulario; trasmettere alle autorità competenti la segnalazione per i provvedimenti del caso...».

di Claudio Fava
da unita.it

Se ci capitasse tra le mani una circolare di questo tono, sappiamo cosa accadrebbe: notisti, editorialisti, intellettuali, parlamentari di questa o quella parte, direttori, professori, sacerdoti, sindacati, papi, vescovi, ambasciatori... tutti giustamente indignati per quel refuso di burocrazia razzista che refuso non sarebbe affatto: scriverebbero che in quel riferimento alla razza e ai giudei c’è lo specchio di un paese malato, ci sono i suoi umori profondi, l’instancabile ricerca di un diverso, di uno straniero su cui scaricare tossine e fatiche. In Europa ci direbbero, senza troppi fronzoli, che siamo diventati un paese di merda, razzista e omofobo, umile con i forti e miserabile con tutti gli altri. Avrebbero ragione? Certo che avrebbero ragione.

Com’è allora che nessuno s’è indignato quando due giorni fa è saltata fuori la notizia di questa schedatura? Identica, parola per parola, al virgolettato che vi ho offerto all’inizio di questa pagina. Con un unico irrilevante dettaglio: la parola “Rom” al posto di quella “giudeo”. È accaduto su uno dei treni regionali che da Roma battono lentamente le campagne e i Castelli: un modulo che invita i controllori a segnalare e, naturalmente, a schedare i passeggeri di etnia Rom. Sfugge la ragione di questa richiesta: per farli arrestare? Per invitare gli altri passeggeri a tenere la mano sul portafogli? Per cambiare vagone? Qual è il motivo per cui un controllore dovrebbe chiedere a un viaggiatore in regola con il suo biglietto se è o meno un Rom? Quale pensiero storto sta dietro quella richiesta? In quale paese vivono i dirigenti delle ferrovie che si sono inventati questo surrogato della stella gialla da attaccare alle giacche dei rom italiani?

E che razza (sì, razza) di gente siamo diventati noi italiani che ci strapperemmo i capelli se quel gesto di grossolana villanìa fosse stato esercitato contro gli ebrei, ma non alziamo nemmeno gli occhi dal giornale quando scopriamo che non di ebrei ma di zingari si tratta? Come ci hanno spiegato i nazisti settant’anni fa, il problema non sono gli ebrei, i neri o gli zingari ma il concetto alto e patriottico di razza. In quel patetico formulario distribuito dalle ferrovie italiane ciò che offende è proprio questo: la parola razza, la pretesa che un cittadino, un viaggiatore, un uomo possa essere identificato (e poi, forse, discriminato) per il sangue che si porta dentro, per il profilo del naso, la linea degli zigomi, il taglio degli occhi, il colore dei capelli…
In questo siamo cambiati. Abbiamo accettato, senza protestare, l’idea che esistano molte razze, e che dentro questa parola oscena ci siano ragioni oggettive di diversità: diversi i destini, diversi i diritti, diversa la dignità. Più o meno quello che accadeva mezzo secolo fa con i siciliani e i calabresi che s’imbarcavano su un vapore.

Mio figlio ha sei anni, lo abbiamo adottato. Cittadino italiano ma nato in una città dal suono strano. L’ho iscritto in palestra, e in attesa della sua prima gara è arrivata la formale richiesta della federazione sportiva: per essere tesserato e partecipare alle gare, il bambino dovrà produrre il permesso di soggiorno. Poco importa che mio figlio sia italiano, che non gli spetti esibire certificati nè permessi: ma se non lo fosse? Se un bambino di sei anni (turco, rom, ebreo, nero) vuole iscriversi in una piscina o in una palestra, cosa gli tocca fare e dire? E se a suo padre quel permesso è scaduto, cosa gli infliggiamo? Niente scuola, niente palestra, niente ospedale, accontentati di star qui, tra noi ariani, che per te è già tanto…

Insomma, il problema non sta nella zucca di qualche funzionario delle ferrovie, convinto che per tenere più pulite le tradotte dei treni locali è bene schedare i passeggeri. Il problema non è quell’eccesso di zelo un po’ ottuso, né la giustificazione subito fornita dalle Ferrovie Italiane («il modulo esiste, ma tanto non l’abbiamo mai usato...»): il problema è che dentro un paese di caste e razze noi ci stiamo bene. E’ un’immagine che ci protegge, ci conforta, ci fornisce alibi buoni per ogni nostra rabbia. Invece di cercare il nemico in alto, ci aiuta a trovarlo in basso. Anche negli scompartimenti dei treni regionali.

Padova - Grave sopruso nei confronti di ragazze rom

Carabinieri denudano ragazze rom in mezzo alla gente

da http://www.meltingpot.org/

Venerdì pomeriggio 29 aprile è pervenuta alla redazione di Radio Sherwood una telefonata, da parte di una studentessa che ha voluto denunciare un abuso nei confronti di alcune ragazze rom a cui ha assistito di persona.

La ragazza ha raccontato quello a cui ha visto in stazione a Padova, assieme ad altre persone, tra cui una giornalista allontanata dai carabinieri.

I fatti, come raccontati alla radio, riguardano un fermo da parte dei carabinieri di alcuni rom sospettati di avere della cocaina. In particolare le ragazze fermate sarebbero state spogliate, denudate e “visitate” dalle mani dei militari per tutto il corpo...

A testimonianza delle sue parole, la studentessa ha spedito a Radio Sherwood delle foto, fatte con telefono cellulare, che alleghiamo sia alla notizia, sia alla testimonianza audio della studentessa.

Foto e testimonianze: http://www.meltingpot.org/articolo5294.html

PARLA CON ME : il video criticato da Berlusconi

Parla con me del 06 maggio 2010 - La caustica performance di Ascanio Celestini, all'interno del programma di Serena Dandini, che ha suscitato la presa di posizione del Presidente del Consiglio

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=N5ik-e2x7E8

Tg3 linea notte, intervista Crocetta sui testimoni di Giustizia

Tg3 linea notte, intervista Crocetta sui testimoni di Giustizia

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=VCRV2ekrS_A