29 agosto 2010

Mc Donald's, Mc Puddu's e il problema dei Mc culurgiones

Il signor Puddu chiama Mc Puddu's il suo negozio e Mc Donald's lo diffida: scoppia la polemica contro i grandi grossi e cattivi. Interviene la Regione Sardegna

di Giampiero Zoffoli

Il 22 agosto l'agenzia di stampa Ansa ha battuto una notizia che ha fatto il giro d'Italia e un po' anche del mondo (è stata infatti ripresa dal "Guardian" inglese e anche da un paio di siti e blog coreani): McPuddu's sfida McDonald's. Insomma Davide, rappresentato da un piccolo imprenditore sardo (che vantava anche l'invenzione di McFruttu's) con un negozio a Santa Maria Navarrese era stato diffidato nientemeno che da Golia McDonald's. Solidarietà a Davide e fischi (con la sordina, non si sa mai) alla multinazionale dei fast food.

La storia finisce (o inizia) con la Regione Sardegna che prende posizione e pare difenderà nei tribunali il diritto di Puddu di chiamare il suo negozio McPuddu's basandosi anche sul fatto che "i culurgiones esistono da molto più tempo dei cheeseburger" come ha dichiarato l'assessore regionale dell'Agricoltura Andrea Prato. Il signor Puddu copre però con la scritta "censored" il "Mc" e lo sostituisce con un più italico e sardo "De Puddu's". A prescindere che i culurgiones ogliastrini (eccellenti ravioloni cuciti a mano di patate e formaggio) esistono forse dalla notte dei tempi è chiaro che aggiungere il prefisso Mc ad un servizio di ristorazione (oltretutto veloce) è un azzardo, visto che il marchio commerciale vale la "vita" di un prodotto e per una multinazionale rappresenta un valore quasi religioso.

"Non volevo sfruttare il marchio USA ma valorizzare il modo di mangiare veloce alla sarda a base di prodotti della nostra terra come i culurgiones (ravioli) in versione da passeggio", dichiara all'Ansa il giovane imprenditore sardo.

La Riforma Gelmini cancella "storia dell'arte"

La protesta degli insegnenti di Storia dell'Arte che hanno visto cancellare la materia dagli istituti tecnici e professionali. Chi curerà il patrimonio artistico italiano?

Gli insegnanti di STORIA DELL’ARTE della provincia di Varese
da http://www3.varesenews.it/

La Riforma Gelmini approvata qualche settimana fa dal Governo ha fortemente penalizzato la scuola italiana, soprattutto nell’ambito tecnico e professionale, andando a ridimensionare, accorpare o addirittura a cancellare intere discipline.
In questa politica di tagli, troppo spesso sconsiderati, è stata fortemente penalizzata anche la STORIA DELL’ARTE, quando invece gli organi istituzionali dell’UE ne hanno ormai riconosciuto la valenza formativa sul piano legislativo.

Con i nuovi quadri orari è stato purtroppo confermato quanto previsto nelle precedenti bozze: la decurtazione radicale della materia negli Istituti Professionali Turistici e negli Istituti Tecnici Grafici. Sembra incredibile ma tale disciplina è stata completamente eliminata in due tipologie di scuole che fino ad oggi la comprendevano nel proprio profilo formativo per un buon numero di ore (3 per ogni anno nel quinquennio del “Professionale Grafico” e 3+2+2 nel “Professionale Turistico”).

Da settembre i nuovi iscritti non avranno più la possibilità di vedere inserita questa materia nel proprio curriculum scolastico. Ci chiediamo quindi il perché. Quale logica abbia mosso il Ministro a optare per questo tipo di scelta.
Ci chiediamo come si possa eliminare in un istituto ad indirizzo turistico una materia volta a promuovere il patrimonio culturale che il nostro Paese possiede, considerato, tra l’altro, che il PIL del turismo culturale copre il 33% del PIL dell’economia turistica italiana per un valore di circa 54 miliardi di euro (Rapporto presentato da Federturismo Confindustria il 29 febbraio 2009).

A fronte dunque di una politica di rilancio del territorio, promossa, come si è visto recentemente anche dai cosiddetti bonus vacanze, il Governo non intende però formare degli operatori di settore sufficientemente preparati, impedendo agli studenti di acquisire gli strumenti basilari per questo tipo di attività. Quale valida accoglienza turistica potrà quindi offrire un “nuovo diplomato Gelmini” senza la conoscenza delle bellezze artistiche del proprio Paese?

Cancellare la STORIA DELL’ARTE significherà togliere un’opportunità qualificante per tutti gli studenti, slegare la scuola dal territorio e creare quindi figure professionali con forti deficit culturali e scarse competenze. Le stesse considerazioni si potrebbero fare per i nuovi Istituti Grafici.
La cancellazione di questa disciplina sicuramente avrà una ricaduta sulla preparazione globale degli studenti alla fine del percorso quinquennale. Il valore dell’arte, che da sempre in questo ambito di studi costituisce uno stimolo alla fantasia, all’originalità e alla creatività, è stato completamente disconosciuto. E’ stato infatti un grave errore di superficialità pensare di garantire solo con una formazione meramente tecnica una preparazione qualificante. Questi due ambiti non possono essere scissi.

Lo studio della STORIA DELL’ARTE non può essere eliminato da un indirizzo scolastico orientato ad uno sbocco artistico. Ancora una volta questa scelta ci è apparsa quanto mai inspiegabile. Non solo agli insegnanti, però, questi tagli sono sembrati insensati.
In difesa della disciplina sono intervenuti qualche mese fa il FAI, la Redazione del TG3 nazionale, l’Onorevole Paola Frassinetti nella VII Commissione Cultura per la Riforma della Scuola, l’Associazione nazionale degli Insegnanti di Storia dell’arte chiamata in audizione presso la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati e perfino il Presidente della Repubblica.

Nessuna voce è mai stata ascoltata. Nonostante le 4268 firme dell’appello rivolto al Ministro dell’Istruzione nessun cambiamento è stato apportato rispetto alle prime bozze della Riforma.
Il nostro patrimonio artistico/culturale vale davvero così poco da poter essere trascurato anche nelle scuole che dovrebbero conservarlo e tutelarlo come radice culturale profonda della Nazione?

Catania: Experia un anno dopo lo sgombero

Quasi un anno dopo lo sgombero dell'ex cinema occupato Experia, i locali utilizzati dai militanti del centro popolare restano abbandonati

di Gregorio Romeo
Contributo fotografico di Laura Carli

Lo spazio dell'Antico Corso dove erano organizzati corsi di palestra, doposcuola, momenti di aggregazione per i giovani del quartiere, ora è un edificio fantasma. Ma l'attività del centro popolare Experia continua, fra le strade del quartiere e nel cortile della chiesetta in via Idria. Con la speranza che in autunno si possa trovare una soluzione definitiva.

Il video: http://www.youtube.com/watch?v=h5ZcGDdp2Bo

Elezioni anticipate. Il piano di Berlusconi per mettere il bavaglio alla Rai

Berlusconi vuole davvero andare al voto subito? Probabilmente si, e noi di Blitz siamo in grado di svelarvi una parte del piano attorno al quale sta lavorando con i suoi fedelissimi

di Giuseppe Giulietti
da http://www.blitzquotidiano.it/

Berlusconi, come è noto, è in primo luogo un grande organizatore ed un imprenditore delle tv, per queste ragioni ha già messo a punto un piano per mettere in azione “le squadre d’azione Berlusconi” sul territorio e contestualmente ha definito le mosse per mettere sotto controllo le principali piazzi mediatiche.

Nei primi giorni di settembre si svolgerà il Consiglio di amministrazione della rai, al direttore Masi è stato assegnato il compito di cacciare il direttore di Rai News Mineo e di portare in dote alle camice verdi di Bossi questa testata come pegno di un rinnovato patto di amore e di fedeltà
.Nella stessa seduta sarà liquidato persino il direttore di Rai due Liofredi , un grande amico di Fedele Confalonieri, per mettere al suo posto la signora Petruni, già inviata al seguito di Berlusconi del tg1, a lei e alla sua squadra sarà assegnato il compito di chiudere Anno Zero o di cacciare gli odiati Santoro, Ruotolo, Vauro, Travaglio.

Contestualmente saranno messe in atto tutte le misure possibili per bloccare il lavoro di Rai tre e per colpire i programmi della Gabanelli, di Fazio, di Floris, di Lucarelli, di Iacona.
Se tutto ciò non dovesse bastare già si pensa ad un bis del regolamento della commissione di vigilanza, quello che oscurò tutte le trasmissioni durante la campagna elettorale per le recenti amministrative, anzi se il voto dovesse essere fissato per il prossimo novembre è molto probabile che di quelle trasmissioni i cittadini non potranno più vedere neanche la prima puntata.

Per impedire brutte sorprese nella sede della commissione di vigilanza parlamentare sulla Rai stanno anche studiando come impedire l’ingresso in commissione dei due parlamentari che, come previsto dai regolamenti, dovrebbero essere assegnati al nuovo gruppo che fa capo al presidente Fini e, di conseguenza, sottratti al Pdl. Una simile modifica, per altro obbligatoria, costringerebbe i berlusconiani a ricercare altrove i voti necessari a far passare questa nuova edizione della legge bavaglio.

Ne inventeranno una al giorno pur di contrastare l’applicazione del regolamento e di lasciare lo spazio dovuto ai rappresentatnti di Futuro e libertà.
A questo progetto sta lavorando uno specifico gruppo di lavoro, che mantiene saldi rapporti con figure chiave delle autorità di garanzia e con il Ministero delle comunicazioni, in modo tale da mettere a punto una micidiale macchina di propaganda, capace di dare sempre e comunque la parola al capo supremo e di eliminare o di ridurre al minimo tutte quelle voci che potrebbero creare disturbo ed ostacolare la vittoria finale.
Ai cinici, ai distratti, a quelli che non si sono mai occupati del conflitto di interessi ricordiamo solo che Berluscono i suoi miracoli politici ed elettorali li ha sempre realizzati nelle ultime tre settimane delle sfide elettorali.

Le opposizioni, comprese quelle di destra, faranno bene a non trascurare questo”piccolo particolare” e a definire, almeno su questo punto, una strategia comune, altrimenti, primarie o non primarie, neppure il mago Merlino potrebbe avere la minima possibilità di battere il mago Silvio.