19 novembre 2011

Fassino e Sel privatizzano l'acqua

Fassino e Sel privatizzano l'acqua,continua lo spregio alla volonta' espressa con il referendum

di Checchino Antonini

Polemica sulla vendita del 40%, con voto favorevole di Sel, della Finanziaria Comunale che si chiamerebbe “Beni Comuni Torino”; ma la cui gestione avverrebbe tramite le fondazioni bancarie e l’azionariato diffuso.

Ennesima polemica tra il partito di Vendola e i referendari. Stavolta succede a Torino dove Sel, nella battaglia politica sulla “maxy holding” ha deciso di votare a favore della vendita del 40% di azioni Amiat, Trm e Gtt. E il comitato locale per l’acqua bene comune ha bocciato a sua volta il documento e gli emendamenti di Sel - alla cui redazione ha partecipato anche uno dei giuristi estensori dei quesiti referendari - perché sono «un insieme di affermazioni alternative e di concrete concessioni ai poteri forti e al mercato. La Finanziaria Comunale si chiamerebbe “Beni Comuni Torino”; ma la gestione partecipativa avverrebbe tramite le fondazioni bancarie e l’azionariato diffuso - «con il paradossale risultato di far comprare ai cittadini ciò che è già di loro proprietà». Una proposta esplicitamente rifiutata dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua nell’assemblea di luglio, quella che ha indetto la manifestazione del prossimo 26 novembre a cui il partito del governatore delle Puglie aderisce.

La contropartita che Sel domanda a Fassino è la trasformazione di Smat in azienda di diritto pubblico come da anni chiede il movimento. Una scelta che avrebbe consentito di risparmiare 27 milioni di Ires che sarebbero restati all’azienda e alla città. Ma, per i referendari, a sinistra esistono «gravi ritardi culturali (non riuscire ad emanciparsi dall’ideologia dominante negli ultimi trent’anni) e politici (l’incapacità di cogliere una mutazione lenta ma profonda del senso comune)» che stanno facendo perdere la battaglia contro la privatizzazione delle aziende comunali di servizi. «Purtroppo anche Sel, a Torino come in Puglia, non riesce a sottrarsi a questa deriva. Questi motivi ci fanno pensare a una intrinseca debolezza politica di chi punta a un’ improbabile “riduzione del danno”.

Resta il fatto che i casi Torino e Puglia sono troppo rilevanti perchè il Forum non chieda a Sel una riaffermazione chiara ed esplicita delle posizioni pubblicamente assunte di aperto contrasto alla privatizzazione dei servizi pubblici locali». (per approfondire: www.acquapubblicatorino.org).

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