25 febbraio 2011

“Il mediterraneo dei gelsomini”, il presidio davanti Montecitorio

Incontriamo il rappresentante della Tavola della pace, Flavio Lotti, al margine del presidio di ieri davanti a Montecitorio intitolato “il mediterraneo dei gelsomini”

di Cesare Piccitto


“Le armi italiane sono oggi corresponsabili dei crimini che si stanno commettendo in Libia. Risulta esserci una vendita da parte dell'Italia di settantanove milioni di euro di armi leggere alla Libia. Una vendita che sarebbe avvenuta attraverso una triangolazione tra Italia, Malta e Libia. Tutto senza le necessarie autorizzazioni della Presidenza del consiglio né del ministero degli interni. Chiediamo, al parlamento e al governo, chiarezza e informazioni su queste vendite”.

Le Nazioni Unite, nel 1998, adottarono la Dichiarazione per promuovere e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali universalmente riconosciute. Oggi è il primo strumento dell'ONU, spesso dimenticato ma che riconosce l'importanza e la legittimità del lavoro dei difensori dei diritti umani, così come il loro bisogno di avere una protezione migliore.

"Tutti hanno diritto, individualmente e in associazione con altri, di promuovere e lottare per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello nazionale e internazionale" è uno dei principali articoli della dichiarazione ONU.

Le associazione e sindacati italiani ieri a Roma hanno reso vivi questi principi con un presidio per esprimere solidarietà al popolo libico, violentemente represso per aver espresso pacificamente il proprio dissenso al dittatore Gheddafi.

All'iniziativa c'erano tutte quelle sigle che vogliono far sentire il loro “basta” al massacro in Libia. Molte le firmatarie dell'appello, da Tavola della pace a Legambiente, da Amnesty international all'Arci, tutte in piazza per far sentire la loro contrarietà alla repressione violenta del popolo libico, e alla inerzia della politica estera italiana nei confronti dell'emergenza umanitaria che con il passare delle ore aumenta la sua tragica portata di vittime umane.

Concomitante con Roma altre piazze italiane hanno fatto sentire forte e chiara la loro voce. Tra le richieste condivise dal presidio: l'immediato invio di osservatori internazionali da parte del Consiglio diritti umani delle nazione unite e dell'Ue; il blocco della vendita di armi e la sospensione di ogni forma di cooperazione militare con i tutti i paesi che non rispettano la libertà di manifestare; l'apertura tempestiva di una inchiesta internazionale dell'Onu tesa a individuare, processare e punire i responsabile delle uccisioni e delle violenze contro i civili.

In piazza, anche per ribadire l'innegabile coinvolgimento dell'Italia con ciò che accade aldilà del mare. Le speranze e i timori, i successi e le tragedie delle sollevazioni arabe disegnano pure il nostro il futuro. Viviamo conficcati in mezzo al mediterraneo ed è da qui che è sempre venuta gran parte della nostra storia.

Dopo il presidio, prosegue Lotti, le manifestazioni non si fermeranno: “Invitiamo tutti i cittadini ad esporre la bandiera della pace dal balcone di casa propria. In segno di solidarietà con tutti i giovani che stanno rischiando la vita per la rivendicazione dei diritti fondamentali e inalienabili.”

E’ disponibile on line il paper di Alessandro Costa I rapporti tra Italia e Libia:
http://www.archiviodisarmo.it/siti/sito_archiviodisarmo/upload/documenti/67719_Costa_-_I_rapporti_tra_Italia_e_Libia.pdf

Il comunicato stampa dell'Archivio Disarmo sull'export di armi italiane alla Libia:
http://www.archiviodisarmo.it/siti/sito_archiviodisarmo/upload/documenti/44886_Comunicato_stampa_Libia_febbraio_2011.doc

24 febbraio 2011

La rivoluzione via internet: il web fa paura ai potenti

Presentato a Roma “I nemici della rete”, libro inchiesta sulle leggi bavaglio

di Cesare Piccitto
da liberainformazione.org

«Free facebook» è l'enorme scritta che campeggia in uno dei lati di piazza Tahrir, uno dei segni indelebili lasciato dai giovani egiziani durante i lunghi giorni della rivolta. L'inarrestabile “rivoluzione del web” incalza e fa cadere come in un domino tutti gli ultimi regimi nordafricani, più i regimi bloccano la voce della rete più forti diventano le reazioni delle piazze. «La rete solo se riesce a confluire negli altri media, solo se riesce a contaminare gli altri media può diventare determinante e protagonista dei cambiamenti sociali ovunque nel mondo». Sono le parole di Arturo di Corinto che aprono la presentazione del suo ultimo libro “ I nemici della rete” qualche giorno fa presso la Fnsi a Roma.

Alla presenza di un raccolto pubblico si è parlato di quest'ultima pubblicazione e dello stato della rete oggi in Italia e nel mondo. Inevitabile il collegamento con la recente attualità del Nordafrica, completamente ridisegnato dalle rivolte ancora in corso. La rete è la moderna frontiera della libertà e della democrazia. Luogo che apre canali di condivisione e scambio, internet è un diritto irrinunciabile, e la sua tutela l’unità di misura di un Paese civile. Nella corsa al digitale, però, l’Italia è il fanalino di coda dell’Occidente e il ritardo accumulato rischia di condannare i nostri figli a crescere in un Paese da terzo-mondo.

Questo libro è un’inchiesta accurata e coraggiosa. Arturo Di Corinto e Alessandro Gilioli svelano il lato oscuro di una catena di ottusità e interessi: leggi che sono al limite della censura, una burocrazia che è un pachiderma mangiasoldi, un’opposizione politica maldestra che nasconde la difesa di lobby intoccabili, fondi destinati all’innovazione che restano congelati nelle casse dello Stato, l’astio di una certa casta di giornalisti che vede tremare una tradizione di privilegi. Ma in un’Italia in affanno, gli autori raccontano anche le storie dei pochi illuminati che hanno visto nel web una risorsa, non soltanto per le proprie tasche, indicando così la strada perché il futuro non resti per noi soltanto un’ipotesi. Nel corso della presentazione inevitabile, anche, il dibattito sulle differenti visoni del web all'interno delle società attuali.

Alessandro Giglioli, coautore del libro: «Il web, come stiamo vedendo dagli ultimi avvenimenti, non è il protagonista assoluto. Quelle rivolte nascono usando come strumento il web – prosegue Giglioli – sono rivolte esplose non da un momento all'altro, ma che hanno dietro un lavoro di controinformazione svolto per anni dai giovani attraverso l'uso dei blog. La rivoluzione online vera è: la capacità di produrre apertura mentale, è la capacità accumulata nel tempo di squarciare le visioni comuni, è la capacità di fare emergere una rinnovata concezione del vivere all'interno della stessa socialità». Tra gli intervenuti Paolo Gentiloni, attuale responsabile comunicazione del PD, si sofferma sull'aspetto politico italiano che oggi frena più di tutti lo sviluppo del web in Italia.

Gentiloni sottolinea che: «C'è una lunga storia di inimicizia nei confronti del web soprattutto di questo governo. E' impossibile non vedere – prosegue – che questo governo coincide con una grande azienda che si occupa e produce broadcasting». «E' tragicamente naturale – prosegue Gentiloni – che questa classe dirigente abbia tutto l'interesse ad evitare una crescita troppo rapida della rete in Italia». Michele Mezza, giornalista Rai, si sofferma sull'aspetto globale nuovo che la rete via via sta assumendo.

«Il web si sta tramutando sempre più nel megafono di una nuova classe sociale che negozia col potere con nuovi linguaggi. Dobbiamo considerare – prosegue – un età media sui 25-35 anni va affermandosi come nuova classe dirigente e ciò sta avvenendo nel mondo quasi dappertutto». Santo Della volpe, giornalista TG3, nell'intervento di chiusura si sofferma sulla necessità, dettata del web, di rinnovare la professionalità giornalistica: «Il web oggi per il giornalismo riveste una posizione fondamentale e irrinunciabile. Innanzitutto come fonte, ma soprattutto fa emergere la necessità di una cambio di professionalità della mia categoria. Serve cambiare il ruolo del giornalismo e del giornalista – prosegue Della Volpe – il giornalista resta sempre e comunque il mediatore fondamentale ma non può non avere oggi una diversa preparazione tecnica-culturale differente rispetto alle generazioni precedenti».