4 aprile 2011

Da parcheggio a centro commerciale A Catania non è reato

“Il fatto non sussiste”, nella calda Catania è arrivata l’assoluzione in primo grado per tutti gli imputati di abuso d’ufficio nel processo per la gestione dell’ufficio speciale creato da Silvio Berlusconi nel 2002

di Antonio Condorelli
da livesicilia

Trasformare con una scrittura privata un parcheggio antisismico in centro commerciale, a Catania è possibile, senza che il fatto costituisca reato. In questo caso a tirare un respiro di sollievo è l’imprenditore Ennio Virlinzi, socio dell’editore Mario Ciancio nella costruzione del parcheggio Europa, che sarà dissequestrato. Il tribunale etneo ha condiviso le tesi della consulenza co-firmata dall’ingegner Guido Moutier, professionista di altissimo profilo, già candidato presidente della provincia di Lucca per Forza Italia. La modifica di destinazione d’uso, da parcheggio a bottega, di parte della costruzione, non avrebbe avvantaggiato i privati imprenditori.

Al contrario i Pm Giuseppe Gennaro e Francesco Puleio, titolari dell’inchiesta, avevano ipotizzato l’esistenza di un’intesa tra costruttori ed amministratori nella gestione delle gare d’appalto. “Gare” avvenute aprendo in anticipo le buste, valutando in maniera contrapposta i medesimi progetti spesso copiati tra i concorrenti, ma anche accelerando le procedure in campagna elettorale.

Nello scioglilingua emergenziale non si contano a Catania le opere realizzate durante l’emergenza traffico ed abbandonate dopo l’inaugurazione. E’ il caso del parcheggio Obelischi, costato 8 milioni di euro, il Fontanarossa, 13,5milioni, tanto per fare un esempio. All’interno di un’intervista pubblicata in esclusiva da Livesicilia, l’ex assessore al Patrimonio del Pdl Pippo Arcidiacono ha parlato di un’eredità di €25mln di debiti per le casse comunali ma la Corte dei Conti non batte ciglio; il vice di Guido Bertolaso, Alberto Stancanelli, ha confermato di non aver ricevuto le relazioni trimestrali previste dall’ordinanza firmata da Berlusconi. Derogando alle normative antimafia è stato anche possibile aggiudicare, nell’indifferenza cittadina, il parcheggio Sanzio al cugino del boss La Rocca.

A chiudere il cerchio c’è la costruzione della cosiddetta “viabilità di scorrimento”, originariamente “via di fuga”, trasformata in corso di gara in mega centro commerciale che dovrebbe sorgere alle spalle del borgo di pescatori di S.Giovanni Li Cuti. L’impresa vincitrice della gara ha chiesto la nomina di un commissario ad acta per sbloccare le procedure burocratiche che vedono distratto il sindaco Raffaele Stancanelli. Carte alla mano fanno 400mila metri cubi di sbancamenti sul mare, e cemento a volontà. Ultimo regalo dell’emergenza traffico a Catania. Dove tutto è possibile.

Confermate le minacce a Lirio Abbate: la solidarieta' di Ossigeno e della FNSI

Il quotidiano "La Stampa" ha rivelato che Cosa Nostra voleva proprio uccidere il giornalista Lirio Abbate

Recenti intercettazioni ambientali del pentito Giovanni Brusca hanno confermato che gli attentati subiti quattro anni fa dal giornalista siciliano non erano episodici. C'era un piano. L’ultima conferma giunge dalle parole del boss Giovanni Brusca, intercettato in carcere mentre parla con la moglie ed i cognati. Brusca parla di alcuni omicidi che erano stati pianificati. Nel mirino anche l’ex pm Antonio Di Pietro e l’editore Carlo De Benedetti. Le indagini mettono in luce una sorta di patto federativo tra Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta per eliminare personaggi scomodi: politici, editori, magistrati e il giornalista dell’Espresso. Una relazione dei servizi segreti in possesso della Procura di Messina ricostruisce l'incontro tra un avvocato di Palermo e un esponente della 'ndrangheta. Durante il quale fu chiesto ‘’il favore’’ di eliminare "quel giornalista". Lirio Abbate, oggi giornalista di punta del settimanale ‘’L’Espresso’’, prima dell’ANSA, vive sotto scorta da quattro anni. Ha dichiarato al Fatto Quotidiano: "Cosa Nostra spara quando tocchi i suoi affari. Il problema nasce quando tocchi i 'colletti bianchi', gli insospettabili. Quando arrivi alla zona grigia, quella inesplorata fino a pochi anni fa. E fai i nomi".


La solidarietà di Ossigeno a Lirio Abbate e ad altri 21 giornalisti minacciati in Italia da gennaio 2011

di Alberto Spampinato

Dare solidarietà a Lirio Abbate, per noi di Ossigeno, sarebbe come darla a noi stessi. Perciò ci limitiamo a dare a Lirio un forte abbraccio, anche se, essendo egli un po’ orso, ciò può metterlo in imbarazzo più di una minaccia. Lirio è il nostro Primo Osservatore. E’ la pietra su cui è stato costruito l’Osservatorio. Chi non consoce la storia di Lirio, chi non ha letto i suoi libri e i suoi articoli, non conosce il lato d’ombra in cui si svolge la vicenda del potere in Italia. La sua storia personale dice da sola il motivo per cui è nato Ossigeno: dare visibilità e sostegno a chi nel campo del giornalismo fa il lavoro più difficile, a chi prende il fuoco con le mani, a chi maneggia le notizie più scomode, a chi invece di autocensurarsi accetta consapevolmente di correre un rischio e poi, spesso, resta isolato, fatica a trovare comprensione e solidarietà perfino fra gli stessi giornalisti. Ognuno di noi conosce qualcuno di quei giornalisti che in questi quattro anni in cui Lirio ha vissuto sotto scorta è venuto a insinuare,senza alcuna pezza d’appoggio, che le minqacce nei suoi confronti fossero una montatura. Sembra proprio che non siano. Era già evidente, ed ora le ultime notizie filtrate dalle indagini giudiziarie lo confermano come una prova del nove. Eppure la tentazione dell’isolamento, di mantenere il dubbio, un “ma” che esime dall’impegno e dalla solidarietà anche a dispetto della realtà, resta ed è dura a morire. S’è visto, duole costatarlo, anche rispetto a queste rivelazione sui progetti di Cosa Nostra per eliminarlo. Quanti giornali e quanti giornalisti hanno dato la notizia? Pochi. Quanti giornalisti hanno scritto delle minacce mafiose a Carlo De Benedetti e ad Antonio Di Pietro ma hanno omesso il nome di Lirio e le minacce contro di lui, che pur provengono dalla stessa inchiesta? Si fa fatica a capire come ciò possa accadere senza suscitare alcuna reazione, come possa spiegarsi sul piano della professionalità giornalistica prima ancora che dell’etica. Aggiungo un’altra domanda: quanti giornali hanno scritto che dall’inizio dell’anno ci sono stati almeno 21 episodi di minacce e intimidazioni nei confronti di giornalisti in Italia? Risponderò io: nessuno. Eppure Ossigeno li ha contati, raccontati, descritti , documentati, ha spiegato che i giornalisti coinvolti sono molti di più. Finché in Italia accadranno queste cose, ci sarà molto lavoro per Ossigeno e per i suoi amici e sostenitori.

Natale (FNSI): " Solidarietà a Lirio e vigilanza attiva della FNSI"

“Le informazioni fornite da Francesco La Licata su ‘La Stampa’ in merito ai legami tra mafia, camorra e ‘ndrangheta per l’eliminazione fisica del collega Lirio Abbate, di alcuni importanti editori, di politici e di magistrati di frontiera – ha dichiarato Roberto Natale, presidente della FNSI - fanno pensare ad un progetto stragista di enorme proporzione. La malavita organizzata starebbe, dunque, alzando di nuovo il tiro per riprendere la strategia degli attentati degli anni Novanta. Questo va assolutamente fermato ed il Sindacato dei giornalisti impegnerà tutte le sue forze e le sue energie, per chiedere a voce alta che le istituzioni e la politica tutta si impegnino per stroncare, ove venissero confermate queste informazioni, ogni tentativo di destabilizzazione democratica. Al collega Lirio Abbate, più volte nel mirino della malavita, la fattiva solidarietà della Fnsi”

La 'ndrangheta in Toscana

di Cesare Piccitto
da liberainformazione.org

"La presenza della 'ndrangheta, come quella della camorra, in Toscana non è assolutamente una novità". Le parole di Ciconte non contengono esitazioni sull'argomento. Il docente, esperto delle dinamiche mafiose, prosegue: "la presenza della criminalità organizzata in Toscana è da far risalire ad almeno 15-20 anni fa".

La Toscana non è un isola felice. Se qualcuno lo immagina, ancora, come un territorio immune deve ricredersi. ''Anche in Toscana e' presente la 'ndrangheta, sono presenti i casalesi, e' presente cosa nostra. E' ovvio che la 'ndrangheta in Toscana c'e', ma certo non e' cosi' forte come in Lombardia e in Piemonte. Pero' io non dormirei sogni tranquilli''. L'identico allarme è stato lanciato da Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, a margine di un incontro sul tema delle mafie a Firenze.

A dircelo sono, tra gli altri, le recenti operazioni investigative condotte nel territorio. Nel 2004 l’operazione "Decollo bis", porta all’arresto di 112 persone su ordine del Gip di Catanzaro, ma già ulteriori sentori di presenza mafiosa in Toscana, venivano segnalati da due articoli apparsi su due importanti quotidiani usciti nel gennaio del 2000 e nell’ottobre del 2003. Per ordine di Giuseppe Crea della cosca Rizziconi, nel 2008, un imprenditore senese veniva sottoposto ad ogni genere di vessazione. Nel febbraio 2010, nella provincia di Siena, la 'ndrangheta è coinvolta in un traffico di immigrati clandestini in una inchiesta eseguita dalla squadra mobile di Reggio Calabria porta all'arresto di 67 persone.

Nel maggio dello stesso anno le cosche, mettono le mani negli introiti dello smaltimento dei rifiuti. A scoprirlo la squadra mobile della questura di Cosenza che arresta sette esponenti di questa organizzazione. Secondo gli inquirenti, un esponente di spicco di Confindustria di Lucca, sarebbe stato il raccordo tra i calabresi e il mondo degli appalti in Toscana. Gli ultimi fatti sono emersi un'indagine del pm antimafia Ettore Squillace Greco che è sfociata nell'agosto 2010, con otto arresti eseguiti dagli inquirenti a Montepulciano. Una delle cause scatenanti, dell'infiltrazioni mafiose in Toscana, è stata la pessima legge dei "soggiorni obbligati". Nel 1994 la Commissione antimafia approvò la relazione, in tal senso, del senatore Smuraglia. Il documento indicava il soggiorno obbligato come uno dei motivi che avevano determinato la presenza di mafiosi in questo territorio. "Ad una presenza così antica ed acclarata della mafia non corrisponde ancora una adeguata risposta della società civile, che timidamente inizia a destarsi" - conclude Ciconte.