30 maggio 2011

IL MOVIMENTO 'INDIGNADOS': CHI SONO E COSA VOGLIONO?

La primavera degli 'Indignados' si sta diffondendo oltre la Spagna ed oltre l'Europa: Parigi, Berlino, Bruxelles, Edimburgo, Buenos Aires, Bogotà, Città del Messico....e perfino Roma, Bologna, Reggio Calabria e così via

di Virginia Simbula
da http://www.we-news.com/

Ma chi sono e cosa vogliono gli 'Indignados'? Per scoprirlo occore leggere il contenuto del loro manifesto: Manifiesto "Democracia Real Ya", ossia Manidesto di "Democrazia Reale Ora"; di seguito il contenuto tradotto in italiano.

Manifiesto "Democrazia Real Ya": Siamo persone comuni. siamo gente come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, lavorare o per cercare lavoro, persone che hanno famiglia ed amici.

Persone che lavorano duramente ogni giorno per vivere e per dare un futuro migliore a chi le circonda. Alcuni si ritengono più progressisti, altri più conservatori. Altri credenti, altri no. Alcuni hanno un'ideologia ben definita, altri si sentono apolitici, ma tutti siamo preoccupati ed indignati per il panorama politico, economico e sociale che vediamo intorno a noi, per la corruzione di politici, imprenditori, banchieri....per l'impotenza del cittadino!

Questa situazione ci fa soffrire tutti i giorni. Ma se siamo tutti uniti, possiamo cambiarla. E' tempo di muoversi, è tempo di costruire insieme una società migliore. Pertanto sosteniamo fortemente che:

Le priorità di qualsiasi società avanzata devono essere: uguaglianza, progresso, solidarietà, libertà di accesso alla cultura, sostenibilità ecologica e sviluppo, il benessere e la felicità delle persone.

- Ci sono diritti fondamentali che dovrebbero essere protetti in queste società: diritto alla casa, occupazione, cultura, sanità, istruzione, partecipazione politica, libero sviluppo personale ed i diritti dei consumatori di accesso ai beni necessari per una vita sana e felice.
- l'attuale funzionamento del nostro sistema economico di governo non riesce ad affrontare queste priorità e costituisce un ostacolo al progresso umano.
- La democrazia (demos=popolo, crazia=governo) parte dal popolo perciò il governo deve essere del popolo. Tuttavia in questo Paese la maggior parte della classe politica non ci ascolta neppure. Le sue funzioni dovrebbero essere di portare la nostra voce alle istituzioni, facilitando la partecipazione politica dei cittadini attraverso i canali diretti che offrano i maggiori vantaggi per la società in generale, non per arricchirsi e prosperare a nostre spese, frequentando solo i dettami delle maggiori potenze economiche ed aggrappandosi al potere attraverso una dittatura partitocratica guidata dall'immutata sigla PPSOE.
- L'ansia e l'accumulo di potere tre pochi crea disparità, tensione ed ingiustizia, la quale porta alla violenza che noi respingiamo. L'obsoleto ed innaturale modello economico igente blocca la macchina sociale in una spirale che si consuma in se stessa arricchendo pochi e gettando nella povertà e scarsità il resto, fino al crollo.
- La volontà e lo scopo del sistema è l'accumulo di denaro, che ha la precedenza su efficienza e benessere della società. Spreca le risorse, distrugge il pianeta, crea disoccupazione e consumatori infelici.

I cittadini sono parte d'ingranaggio di una macchina progettata per arricchire una minoranza che neanche conosce i nostri bisogni. Siamo anonimi, ma senza di noi tutto questo non esisterebbe, siamo noi che muoviamo il ondo.

Se come società impariamo a non affidare il nostro futuro ad un astratto ritorno economico, che non torna mai a vantaggio della maggioranza, saremo in grado di eliminare gli abusi e le carenze che soffriamo tutti.

E' necessaria una rivoluzione etica. Abbiamo messo il denaro al di sopra dell'Essere umano e dobbiamo metterlo al nostro servizio. Siamo persone non prodotti di mercato. Io non sono solo ciò che compro, perchè lo compro e a chi lo compro."

Piccola riflessione personale: A quanto pare "Tutto il mondo è Paese"! Pare che anche i giovani italiani si stiano lasciando contagiare dalla primavera degli 'Indignados', infatti potete trovare notizie ed aggiornamenti sul movimento italiano, principalmente, sulla pagina Facebook degli 'Italian Revolution'.

Vorrei lanciare una provocazione: secondo voi è possibile che i giovani italiani siano disposti a scendere in piazza per rivendicare i loro diritti ad una "Democrazia Reale" oppure è molto più facile che si ritrovino in piazza per il casting del 'Grande Fratello'?

Io personalmente propendo per la seconda opzione, vista la diffusa apatia e disunità d'idee e d'intenti che è stato possibile constare ultimamente: i giovani ed in generale le persone che s'indignano in Italia, sono ancora molto poche e poi, da noi, arriverebbero in piazza anche i politici di professione a sfuttare l'occasione; in Spagna verrebbero sicuramente cacciati.

Lo sfregio

Rosso sangue sulla faccia di Giovanni Falcone. A pochi giorni dall'anniversario della strage mafiosa di Capaci, ennesimo atto vandalico contro i murales dei ragazzi di Addio Pizzo Catania. Stavolta è toccato a quello di viale Ulisse. Poche le reazioni ufficiali. Solo Cittàinsieme ha subito organizzato una fiaccolata per mandare un messaggio chiaro e semplice: non ci arrenderemo mai alla mafia

di Leandro Perrotta
da http://www.step1.it/

Il volto di Giovanni Falcone sembra coperto di sangue. Il murales che ritrae il giudice ucciso dalla mafia è stato imbrattato dopo solo tre giorni dal 23 maggio, anniversario della sua morte e giorno dell'inaugurazione. Una secchiata di vernice rossa ha rovinato un lavoro durato due settimane, realizzato da Addiopizzo Catania in viale Ulisse. E non è la prima volta. Nelle scorse settimane anche la scritta che Addiopizzo aveva realizzato a Nesima è stata oggetto di atti vandalici. Ma questa volta il gesto ha ben altra violenza espressiva.

«Lo hanno fatto questa mattina, in una delle poche ore in cui qui non c'era nessuno» dichiara una ragazza di Addiopizzo. Lei, come tanti altri volontari dell'associazione antiracket, ha assistito nelle lunghe ore di lavoro l'artista Antonio “Anc” Barbagallo. Questa sera lei e gli altri ragazzi di Addiopizzo, si trovano davanti al murales nonostante lo sconforto. Ma non sono soli. La proposta di Cittàinsieme di un «appuntamento alle 20, per far capire che non ci arrenderemo mai», partita nel pomeriggio, ha portato un centinaio di catanesi davanti a quel muro sulla circonvallazione. Tanti i rappresentanti di associazioni, tanti i ragazzi, insieme a qualche giovane politico. Tutti concordano: «hanno sfregiato il volto di chi vuole una cultura della legalità a Catania», come dichiara lo stesso Simone Luca, presidente di Addiopizzo. Ma i volti non sono tristi: si sorride, si scherza, l'aria è carica di ottimismo, nonostante tutto. È quindi facile credere a Simone Luca quando aggiunge: «trasformeremo l'amarezza in determinazione per portare a termine il murales».

Di determinazione Addiopizzo del resto ne ha già dimostrata tanta. «Sembra quasi un botta e risposta», ci dice infatti Beppe, un altro volontario dell'associazione. Nelle ultime due settimane, ad ogni azione di Addiopizzo è corrisposto un atto vandalico. «La prima volta, nel murales realizzato a Nesima, è stata cancellata la frase “contro la mafia”, lasciando sul muro solo un ambiguo “l'amore per la memoria e l'impegno dell'azione”». La scritta è stata subito ripristinata, ma mentre si iniziava il murales con Falcone, arrivava un nuovo atto vandalico al murales di Nesima: «hanno aggiunto una p e una f alla parola mafia, in modo da farla diventare “paffia”. Sembrava una ragazzata». Poi sono arrivate le altre scritte.

«Il primo sfregio al murales di Falcone diceva: “viva gli amici di Silvione con la Croma della Fiat”». Falcone come è noto viaggiava su una Fiat Croma al momento dell'attentato, ma chi è Silvione? Berlusconi? Che messaggio vuole mandare l'autore degli atti vandalici? Si tratta sempre della stessa persona? «L'autore delle scritte sembra che conosca i nostri orari, che ci segua. Ed è comparsa la scritta “viva i giudici della circonvallazione”, in entrambi i murales, prima a Nesima e poi a Ognina».

Oggi invece rosso sangue sul volto di Giovanni Falcone. «L'effetto è voluto» ci dice Antonio, l'autore del murales, tanto che «anche le pietre sopra il muro sono sporche di rosso». La vernice è stata versata dall'alto.
Antonio sorride, lui che tanta fatica e impegno ha messo nell'opera, ma non ha idea su chi potrebbe essere il vandalo. «Potrebbe essere qualcuno con seri problemi di relazioni sociali, perché non credo che sia un intervento della mafia. Noi metteremo tutti i mezzi per trovare chi è stato, ma soprattutto per far durare quest'opera». Rifarà tutto da capo? «Il murales verrà ripristinato e cercheremo di non doverlo ripristinare più».

Tra gli intervenuti, le parole di condanna verso il gesto sono totali, ma l'ottimismo per il futuro non abbandona nessuno, a iniziare da Mirko Viola di Cittàinsieme, che è stato il primo «promotore» dell'incontro. «Abbiamo accolto con molto piacere l'invito dei ragazzi di Addio Pizzo di partecipare insieme a loro al dolore che stanno vivendo. Questo sfregio, a pochi giorni dall'anniversario della morte di Falcone, si ripercuote su tutti i catanesi onesti, e sarebbe normale lo sconforto. Ma avvenimenti come questi devono incrementare l'impegno che mettiamo nella vita quotidiana a favore della legalità».

Anche secondo Grazia Giurato, storico volto della società civile catanese, membro di Cittàinsieme e di numerose altre associazioni il gesto «manda un messaggio intimidatorio alla città tutta, non solo ai ragazzi di Addiopizzo, che sono contro la mafia e lottano per la cultura della legalità. Dobbiamo essergli vicini come oggi».

Simone Luca infine riassume l'impegno di tutti i ragazzi dell'associazione di cui è presidente. «Lo sfregio del volto di Giovanni Falcone rappresenta lo sfregio del volto di tutti i siciliani onesti. Hanno sfregiato il volto di chi vuole una cultura della legalità a Catania. Porteremo a termine il murales, perché il murales è per i catanesi e dei catanesi». L'autore degli atti vandalici non può che cedere il secchio di vernice davanti a tanta determinazione.

Una vita in Rai

Roberto Morrione: è stato direttore di Rainews24 dalla nascita della prima all news italiana in casa Rai