22 giugno 2011

Votazione alla camera passata sotto silenzio

report del 16-6-2011

Dal 20 Aprile Marco Pannella è in sciopero della fame

18 giugno 2011

Il Mediterraneo mistificato del Tao FilmFestival 2011

Doveva essere un CineFilmFestival all’insegna del dialogo interculturale nel Mediterraneo ma a Taormina, purtroppo, di dialogo mediterraneo si è visto assai poco

di Antonnio Mazzeo
da http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/

Modernamente “liquidi” gli enti locali titolari di quella che è stata per decenni una delle principali rassegne cinematografiche nazionali (la provincia di Messina e i comuni di Messina e Taormina), autorelegatisi a bancomat di distribuzione delle ingenti risorse finanziarie che tengono in vita la comatosa kermesse, ci ha pensato il main sponsor privato a imporre logo, ordini del giorno e contenuti alla 57^ edizione del festival in corso nella città siciliana.

La Fondazione Roma Mediterraneo del potente cavaliere-avvocato-professor Emmanuele Emanuele, sorta nel 2008 come costola della più nota Fondazione Roma (ex Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, importante azionista Unicredit), dopo le sedi di rappresentanza a Palermo e Rabat e le nuove di Valencia e Istanbul, sembra essere intenzionata a mettere radici a Taormina. La fondazione ha istituito quest’anno il Premio Award allo sviluppo del dialogo interculturale ed all’affermazione di una specifica identità mediterranea che sarà consegnato a un cineasta nella serata finale del festival di Taormina. In ringraziamento, con un ignoto atto amministrativo, le è stata intitolata la principale sala conferenze del palazzaccio dei Congressi, cuore operativo della rassegna cinematografica. Palcoscenico e riflettori invece per il banchiere-finanziere Emanuele, ospite d’onore dell’incontro “L’arte e la cultura in una società senza valori” all’interno del Campus formativo del festival destinato a centinaia di studenti liceali e universitari siciliani e non, grazie al contributo del Ministero della Gioventù. Un incontro in cui si è discusso assai poco d’arte e di cultura e nulla di Mediterraneo ma invece tanto e male di mafia e antimafia, causa la contestuale partecipazione del critico-polemista e sindaco di Salemi (Trapani), Vittorio Sgarbi.

Un’amicizia quella tra Emanuele e Sgarbi coronata dalla collaborazione della Fondazione Roma ad alcuni “progetti culturali” avviati a Salemi dall’attuale sindaco e che oggi si alimenta della mutua collaborazione alla 54^ Biennale d’Arte di Venezia, dove l’avvocato-professore è presidente del Comitato degli intellettuali del Padiglione Italia su nomina del ministro per i beni culturali, mentre il critico Sgarbi è curatore della sezione espositiva italiana. Il lungo sproloquio di Vittorio Sgarbi ha lasciato attonita una parte del pubblico. Adirato dall’ispezione avviata dalla Prefettura di Trapani per verificare l’esistenza di possibili infiltrazioni mafiose nella vita amministrativa della città di Salemi, Sgarbi è andato pesante contro prefetti, questori, giudici e professionisti anti-mafia. “Sono loro i veri mafiosi perché la mafia in Sicilia non esiste ormai quasi più, è lo Stato la vera mafia e l’antimafia, che è assai peggio della mafia, continua ad alimentare la sua leggenda bloccando l’economia dell’isola…”. Il cronista registra, spera inutilmente in uno stop di Emanuele o della direttrice della rassegna e moderatrice dell’incontro, Deborah Young, poi sbotta con un “vergogna, basta parlare così agli studenti” e viene impietosamente tacciato da Sgarbi di “mafioso, mafioso, mafioso, gente come te è la vera mafia in Sicilia” ma finalmente il dibattito-sceneggiata viene dato per chiuso.

Non era certamente andata meglio prima la tavola rotonda sulle “rivoluzioni in nord Africa”. Per imprecisati “motivi tecnici”, gli organizzatori avevano modificato in extremis il programma, dividendo l’incontro in due diversi momenti. Il primo riservato ai giovani e brillanti cineasti Ibrahim El Batout, Habib Attia, Mourad Ben Cheikh, Leila Kilani e Soufia Issami, testimoni diretti del fermento sociale e culturale e dello spirito rivoluzionario che anima le nuove generazioni in Algeria, Tunisia, Marocco ed Egitto. Si è pensato bene però di concentrare l’attesissimo dialogo con il pubblico in poco meno di un’ora, per giunta dopo aver relegato la proiezione dei loro splendidi film (solo “tre e mezzo” le produzioni arabe in programma come amaramente sottolineato dal decano dei critici cinematografici siciliani, Citto Sajia) negli insostenibili orari del dopo pranzo. Il secondo appuntamento, invece, è stato di quasi due ore, una master class del finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar, socio di Silvio Berlusconi ed ex delegato ai rapporti istituzionali della Presidenza del consiglio con i capi di stato nordafricani (i “dittatori” Ben Ali e Moumar Gheddafi, tra gli altri). Al festival, tra l’altro, Ben Ammar è stato consegnato per la sua attività di produttore – caso più unico che raro nella storia delle rassegne internazionali - uno dei tre Taormina Arte Award. Il suo intervento autocelebrativo ha ammaliato il pubblico in sala. Parole commoventi per i giovani nordafricani che sfidano il Mediterraneo per “esercitare il diritto alla libertà e consocere la cultura europea ma ingiustamente respinti dalle politiche migratorie dell’Unione”, lui che il 24 marzo 2011 aveva accompagnato i ministri Maroni e Frattini per stringere una nuova alleanza politico-militare con la Tunisia per ridare il via ai respingimenti in Africa dei migranti. Un’ovazione ha suscitato poi l’annuncio che presto prenderanno il via le riprese di un film interamente dedicato alla storia del venditore ambulante Mohamed Bouazizi che si è ucciso lo scorso dicembre dandosi fuoco e denunciare con il suo sacrificio le violenti repressioni della polizia e dell’esercito di Ben Ali. “Abbiamo il dovere che i nostri figli non dimentichino quanto è accaduto in questi mesi in Tunisia e nel mondo arabo e dello storico processo di affermazione dei valori di libertà e democrazia”, ha dichiarato Ben Ammar.

Un’ora prima i giovani registi nordafricani si erano detti però un po’ meno ottimisti sulla linearità dei processi rivoluzionari in atto. “Il padrone è andato via ma i cani del padrone sono rimasti, abbaiano forte e cercano ancora di mordere”, ha spiegato il tunisino Mourad Ben Cheikh, autore del documentario Plus jamais peur (Mai più paura) su quanto accaduto in Tunisia nelle tragiche giornate del gennaio 2011. Modi antitetici di intendere la storia, la libertà, la democrazia e il cinema, che hanno costretto il FilmFestival ad evitare che si sedessero allo stesso tavolo registi e produttori indipendenti arabi e il magnate franco-tunisino. “Sì, è vero, ho lavorato per decenni in Tunisa sotto il governo di Ben Alì, ma è stata una scelta di realpolitik tesa a salvaguardare i miei affari e i salari delle maestranze, gli oltre 750.000 tunisini che in tutti questi anni ho impiegato per le produzioni dei miei kolossal”, si è giustificato Ben Ammar. “La location n nord Africa delle produzioni europee e nordamericane consente di ridurre le spese e ridistribuire ricchezza”, spiega il finanziere, omettendo che proprio le delocalizzazioni e le politiche neoliberiste imposte dalla finanza transnazionale hanno spinto centinaia di migliaia di giovani arabi a lottare per le “rivoluzioni democratiche”, come magistralmente documentato dallo splendido film Sul la planche della regista marocchina Leila Kilani presentato a Taormina, con al centro la decomposizione del tessuto economico e sociale generata dalla grande zona franza di Tangeri (una coproduzione Marocco-Francia-Germania).

Tarak Ben Ammar, a differenza del socio e amico Silvio Berlusconi, respinge l’idea di buttarsi nell’agone politico, scegliendo di governare il paese in odo sommerso, attarverso il controllo dei canali finanziari, dell’economia e soprattutto dei nuovi media “indipendenti”. “Sono un uomo di cultura, non amo la politica e escludo categoricamente di coinvolgere la mia persona e la mia vita nelle competizioni elettorali”, ha dichiarato Ben Ammar, “onorato” di poter lanciare proprio da Taormina il suo nuovo kolossal Black Gold (Oro Nero), incentrato sulla “scoperta” del petrolio nel regno di Arabia ma interamente girato in Tunisia dal regista Jean-Jacques Annaud e dall’attore Antonio Banderas. “Il cinema deve produrre denaro”, spiega Ben Ammar. “La Tv è la banca del cinema e sono le banche che finanziano le Tv e ciò spiega perché ho scelto di fare ingresso nel sistema bancario internazionale e divenire membo del consiglio di amministrazione di Mediobanca”. Se poi c’è spazio, ma senza disturbare i manovratori, può subentrare anche la “cultura”…

Si annuncia ancora più cinico e lacerante l’epilogo del FilmFestival del Mediterraneo negato, dimezzato e più volte mistificato da organizzatori e certi ospiti “di peso” della kermesse taorminese. Stasera, nello splendido scenario del teatro greco, la Fondazione Roma Mediterraneo di Emmanuele Emanuele consegnerà il suo Award al dialogo interculturale al regista palestinese Elia Suleiman, autore di importanti film di denuncia sulla condizione di un popolo oppresso da ormai 64 anni di occupazione israeliana. Riconoscimento meritato, peccato che tra i membri “d’onore” del comitato scientifico della fondazione per “la cooperazione culturale ed economica nel bacino mediterraneo” compaia l’ex ambasciatore d’Israele in Italia, Avi Pazner, portavoce per decenni dei più guerrafondai governi della storia nazionale e strenuo oppositore delle risoluzioni ONU che invocano il ritiro militare dai territori della Cisgiordania pre-1967. Le organizzazioni non governative che compongono il coordinamento italiano per il boicottaggio d’Israele hanno chiesto da Elia Suleiman di disertare il “tappeto rosso” di Taormina esprimendo ancora una volta il proprio sostegno alla lotta palestinese. Dall’area dello Stretto, con una lettera aperta, la Rete No Ponte ha chiesto al regista di rifiutare un “premio maledetto”. Un mese fa uno striscione in memoria del pacifista Vittorio Vik Arrigoni apriva a Messina il corteo nazionale contro il progetto di realizzazione del ponte sullo Stretto. “Restiamo umani”, si leggeva, come il titolo del suo blog che per lungo tempo ha testimoniato i crimini israeliani a Gaza. Come la recente operazione “Piombo fuso” o il sanguinoso assalto alla Gaza Flottilla che l’ex ambasciatore Avi Pazner ha rivendicato e giustificato di fronte alla stampa e alla diplomazia mondiale. Elia Suleiman non ha ancora risposto. A Taormina è atteso tra un paio di ore. Ma c’è ancora chi spera in un doveroso atto di obiezione, in nome dei diritti e della dignità umana e della pace giusta in Medio oriente.

Video intervento Sgarbi:
https://www.youtube.com/watch?v=yFD77aWRpxc&feature=player_embedded#at=21

Ferimento Laura: latitanti comune e universita'

Niente costituzione di parte civile né di comune né di Università al processo

di Giampaolo Denaro
da http://www.cataniaoggi.com/index.html

Niente costituzione di parte civile né di comune né di Università al processo per il ferimento di Laura Salafia, la ragazza rimasta ferita, il primo luglio dell’anno scorso in piazza Dante a Catania, a causa dei colpi di pistola sparati da Andrea Rizzotti contro Maurizio Gravino: dopo il clamore e il diluvio di parole, al momento di passare ai fatti le Istituzioni catanesi pensano ad altro. Unica parte civile è la famiglia della povera vittima, ancora oggi in un centro specializzato di Imola alla prese con una lunga e difficile terapia di riabilitazione dopo la lesione al midollo spinale prodotto da un colpo di pistola. Se ne riparlerà il 22 settembre prossimo, con la formula del rito abbreviato, davanti al Gup Lugi Barone, quando saranno sentiti due testimoni, fra cui Gravino, pregiudicato, salvatosi dopo essere stato colpito anche lui dai colpi di Rizzotti.

L’accusa è di duplice tentato omicidio. Rizzotti dopo la tragedia sostenne agli investigatori di avere agito esasperato dalle beffe e gli insulti di Gravino per una relazione avuta in passato con sua nipote. Un caso drammatico, finito nel dimenticatoio degli enti pubblici catanesi, direttamente interessati da un vicenda che suscitò indignazione di tutta Italia. Di fatto, il comune ha licenziato il suo dipendente Rizzotti, ai tempi del fatto custode della chiesa di San Nicolò La Rena e niente più. A proporre istanza di costituzione di parte civile –respinta dal Gip- il comune di Sortino e l’associazione antiracket Acipas del comune siracusano. Un’altra pagina da dimenticare delle Istituzioni catanesi.

11 giugno 2011

Omicidio De Mauro: Riina assolto per ''insufficenza di prove''

La Corte chiede si proceda per falsa testimonianza contro Contrada, Zullino, Pietroni e Lupis

da http://www.antimafiaduemila.com/
di Aaron Pettinari

Dopo dieci ora di camera di consiglio la Corte d'Assise di Palermo, presieduta da Giancarlo Trizzino, ha assolto il boss mafioso Totò Riina per il sequestro e l'omicidio del giornalista de 'L'Ora', Mauro De Mauro, rapito il 16 settembre 1970 sotto la sua abitazione.

I giudici nel dispositivo di sentenza hanno fatto riferimento all'articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale che riguarda la “incompletezza della prova” con formula dubitativa. Ovvero quello che un tempo era l' assoluzione “per insufficienza di prove”.

Così è stata respinta la richiesta del carcere a vita fatta al termine della requisitoria dai pm Antonio Ingroia e Sergio De Montis. Inoltre la Corte ha trasmesso gli atti al Pubblico Ministero perchè proceda per falsa testimonianza nei confronti dell'ex funzionario del Sisde Bruno Contrada, dei giornalisti Pietro Zullino e Paolo Pietroni e dell'avvocato Giuseppe Lupis. Gli ultimi tre avrebbero avuto collegamenti con i servizi segreti e avrebbero avuto un ruolo depistante nelle indagini.

Presente alla lettura del verdetto, la figlia Franca, che attendeva giustizia da oltre 40 anni e che ancora una volta si trova costretta a restare nel dubbio e nell'incertezza riguardo ai motivi che hanno portato alla scomparsa del padre.

“La sentenza mi ha sorpreso – ha detto uscendo dall'aula bunker con grande dignità e amarezza - ascoltando la requisitoria dei pm De Montis e Ingroia pensavo che ci fossero più motivi di colpevolezza nei confronti di Riina, ma pare che non ce ne siano molti. Ci sono una serie di indizi. Sono molto turbata perchè dopo 40 anni non abbiamo ancora una risposta su quanto successe quel giorno, adesso aspetteremo altri 90 giorni per capire. Leggeremo le motivazioni della sentenza”. Poi ha aggiunto: “Il fatto che abbiano citato Lupis e Contrada apre uno spiraglio di non indifferenza nella vicenda di mio padre. E se i depistaggi su mio padre fossero dello Stato?”.
Dello stesso avviso anche il legale Francesco Crescimanno: “Non bastano 41 anni per fare emergere la verità è significativo che si siano ritenute false una serie di testimonianze, molte delle quali, cominciando da Bruno Contrada e proseguendo con alcuni giornalisti hanno manifestato chiare reticenze. Non sono dovute a vuoti di memoria o incompletezza dei ricordi ma una strategia di fumogeni. In questa vicenda, per un modo o per un altro, non si deve arrivare alla verità. In aula sono stati portati faldoni di carte ma all'interno dei quali non c'era un solo documento che riguardasse De Mauro, il che è assolutamente incredibile”.
E sulla non condanna di Riina ha aggiunto: “Nel corso del processo, fra alcuni collaboranti storici e da ultimo il pentito Naimo, si raggiungeva una prova sufficiente per ritenere la responsabilità di Salvatore Riina”. Il legale dei De Mauro, data l'assoluzione con insufficienza di prove ha quindi ipotizzato “che nella valutazione di un collegio attento e umanamente e tecnicamente attrezzato probabilmente non si è ritenuto che le propalazioni dei collaboranti non abbiano la concantenazione fra di loro che possano portare all'affermazione di responsabilità di Riina”. “Probabilmente non si è raggiunta la prova piena per cui vedremo quale delle formule del 530 secondo comma adopereranno nella motivazione. Bisogna vedere se è una prova incompleta o se c'è qualcosa nella prova che non consente di tenere un percorso assolutamente affidabile”.
Lungo l'intera durata del processo sono emersi diversi segnali di depistaggi che, secondo i pm, hanno frenato la ricerca della verità. Emblematico l'episodsio raccontato da Boris Giuliano al pm Ugo Saito, della riunione a villa Boscogrande che arenò di fatto l'inchiesta.
Due le piste emerse durante il lungo dibattimento: la misteriosa fine del presidente dell'Eni, Enrico Mattei, e il tentato golpe di Junio Valerio Borghese. De Mauro si era occupato di Mattei per la sceneggiatura del film di Francesco Rosi. Avrebbe inoltre raccolto informazioni confidenziali sul progetto eversivo neofascista. L'accusa ha unito le due piste giudicandole «convergenti».

In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza il pm Antonio Ingroia, non presente alla lettura della sentenza perché fuori Palermo, ha commentato: “Sono stupito da questa sentenza. Ero e resto convinto che l'impianto probatorio fosse solido, ma rispettiamo la sentenza che non condividiamo. Leggeremo le motivazioni e certamente faremo ricorso all'assoluzione. Evidentemente i giudici non hanno ritenuto adeguatamente provato l'impianto accusatorio anche se noi restiamo convinti del contrario. Leggeremo la sentenza con rispetto, come sempre. Seppure non condividiamo le conclusioni dei giudici”.

Aldrovandi, l'appello conferma le condanne

Tre anni e sei mesi ai 4 poliziotti per la morte del giovane nel 2005

da http://www.lettera43.it/

La corte d'Appello di Bologna ha confermato la pena sancita in primo grado dal tribunale di Ferrara per la tragica scomparsa di Federico Aldrovandi, il giovane morto il 25 settembre 2005 a 18 anni durante un intervento di polizia. Il tribunale ferrarese aveva condannato i quattro poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri a tre anni e sei mesi di reclusione.

LA MAMMA: «SENTENZA GIUSTA». La Corte d'appello ha anche applicato il condono per indulto di tre anni. La decisione è stata presa dopo quasi tre ore di camera di consiglio.
«È una sentenza giusta», ha commentato Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, «una sentenza che non poteva che essere confermata. È anche una sentenza utile che potrà cambiare qualcosa per impedire, nei processi che si stanno celebrando, il linciaggio delle vittime delle forze dell'ordine imputate. Siamo noi familiari a subire questo linciaggio nei processi dove vengono accusati i nostri cari che vengono sempre presentati e messi sotto accusa».

CON CUCCHI E UVA. Patrizia Moretti ne ha parlato alla presenza al suo fianco in aula di Ilaria Cucchi e Lucia Uva, sorelle rispettivamente di Stefano Cucchi e Giuseppe Uva, altri due giovani morti in circostanze ancora da chiarire, con le appartenenti alle forze dell'ordine sotto processo.

IL RICORSO DELLA DIFESA. I difensori dei quattro imputati hanno già annunciato ricorso in cassazione. L'avvocato Michela Vecchi: «Questa è una sentenza più che ingiusta, ricorreremo in cassazione per avere una verità diversa da quella che è stata confermata con questa decisione». Le fa eco Giovanni Trombini, altro difensore: «Io ci credo più che mai nella nostra verità. Perciò ricorreremo in cassazione».

IL PAPÀ: «L'ULTIMA CAREZZA DI FEDERICO». Erano presenti all'udienza solo due degli imputati, Paolo Forlani ed Enzo Pontani. Presente anche il padre di Federico, Lino Aldrovandi: «La conferma della sentenza è l'ultima carezza che ci ha dato Federico da lassù. Non posso che ringraziare tanti che hanno permesso di arrivare fino qui tra cui il pm Nicola Proto della procura di Ferrara». La stessa procura di Ferrara interpellata ha commentato: «Prendiamo atto con soddisfazione della conferma della sentenza».

Roma: Assolti gli studenti arrestati e denunciati per gli incidenti del 14 dicembre

Tutti assolti, con la formula "per non aver commesso il fatto", gli otto ragazzi finiti sotto processo per gli scontri avvenuti a margine delle manifestazioni avvenute il 14 dicembre scorso mentre al Senato era in corso il voto di fiducia al Governo

da http://www.osservatoriorepressione.org/

Lo ha deciso la IV sezione del tribunale penale collegiale, presieduta da Stefano Meschini, che non ha così accolto le richieste di condanna che erano state formulate dal pm Giuseppe Corasaniti fino a un massimo di un anno e otto mesi.

La sentenza, emessa nei confronti di Sacha Montanini, Angelo De Matteis, Nicola Corsini, Gerardo Morsella, Federico Serra, Andrea Donato, Alice Niffoi e Riccardo Li Calzi, è stata accolta con applausi da alcuni amici e familiari degli imputati presenti in aula. In sostanza, quindi, per il collegio, gli otto imputati non hanno nulla a che vedere con i disordini scoppiati quel giorno nel centro.

Il 13 giugno presso 1° Sezione penale , ci sarà il processo a carico degli altri 4 compagni denunciati.

Le mani di Cosa Nostra nel settore ortofrutticolo

Undici milioni di euro sequestrati dalla Dia di Trapani a due imprenditori del settore ortofrutticolo. Avrebbero avuto rapporti con Cosa Nostra e i Casalesi. Stabilivano i mezzi da utilizzare per i trasporti dei prodotti

di Danila Giardina
da http://www.iquadernidelora.it/index.php

Sequestro record per due imprenditori del Trapanese: la Direzione Investigativa Antimafia di Trapani ha disposto il provvedimento, su richiesta della Dda di Palermo, nei confronti di due fratelli di Petrosino (TP), imprenditori del settore ortofrutticolo, per un valore di undici milioni di euro. Antonio e Massimo Antonio Sfraga, rispettivamente di 45 e 38 anni, erano stati arrestati nello scorso aprile per illecita concorrenza con minaccia e violenza aggravata per avere agevolato organizzazioni mafiose, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Napoli nell'ambito del procedimento ''Schiavone Francesco + 73''.

Le indagini che hanno portato al sequestro hanno fatto emergere un accordo tra clan di Cosa Nostra mirato a raggiungere il monopolio del trasporto dei prodotti ortofrutticoli.

L'operazione ''Party'', messa a punto dalla Dia di Trapani, aveva già evidenziato la contiguità con ambienti della criminalita' organizzata ed il coinvolgimento degli Sfraga in reati di usura e intestazione fittizia di beni. In particolare, gli Sfraga sarebbero risultati figure di primo piano nei rapporti con le famiglie Riina e Provenzano, in combutta con altri soggetti - alcuni dei quali appartenenti al clan dei Casalesi. Gli Sfraga stabilivano quali ditte si sarebbero dovute occupare del trasporto su camion dei prodotti ortofrutticoli sia nei mercati di Catania e Gela (Caltanissetta) e della Sicilia Occidentale, che nei mercati di Fondi (Latina), Aversa (Caserta) e Giugliano in Campania, nelle tratte dalla Sicilia verso la Campania, il Lazio ed altre zone del territorio nazionale.

Chiedi la rettifica alla RAI per la disinformazione sul Referendum? Finisci in questura...

da http://www.agoravox.it/

Ha dell'incredibile quello che è successo stamane ad alcuno membri di Valigiablu.it - il gruppo nato dalla volontà d'Arianna Ciccone (leggi l'intervista) per protestare contro la disinformazione in RAI.

Stamane si sono ritrovati fuori i cancelli RAI di Viale Mazzini per appendere uno striscione in stoffa con su scritto: "Cara Rai, l'informazione sui referendum è un tuo dovere e un nostro diritto (se poi azzeccate le date nei Tg è meglio). Valigia Blu". Una forma di protesta contro i reiterati errori del TG1 e del TG2 sulle date del prossimo Referendum.

Alla vista dello striscione una guardia privata della Rai ha chiamato la Polizia che ha condotto il gruppetto in Questur; qui sono stati identificati e lo striscione sequestrato. Dopo oltre un'ora sono stati tutti rilasciati.

Dinanzi a tutto cilò si resta basiti: cosa hanno fatto di male? Perché è stata vietata una pacifissima forma di protesta. E allora tornaro in mente parole di qualche anno fa su come inzia un regime...

01 giugno 2011

Il blogger condannato per stampa clandestina