9 marzo 2012

Carcere: 66.632 detenuti ma solo 38.195 definitivi

Un documento che sarà posto alla votazione del Senato ci offre una fotografia delle carceri italiane agghiacciante: mancanza di diritti, tortura, sovraffollamento, suicidi. In Sicilia, se possibile, è ancora peggio



di Adriano Todaro
da http://www.girodivite.it/

Il nostro Paese, a causa delle penose situazioni di vita nelle carceri, continua a pagare anche in termini economici. Pur non avendo mai sottoscritto il reato di tortura, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha fissato, nel 1992, anche per l’Italia, un minimo di metri quadri per ogni persona detenuta. Se il detenuto è in una cella singola, deve poter disporre di almeno 7 metri quadri e 4 metri quadri quelli detenuti in celle multiple. Se si hanno a disposizione meno di tre metri quadri, allora è tortura. Senza dimenticare che l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo stabilisce che "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".

Ed è per questo che nel 2008, lo Stato italiano è stato condannato a versare 5 mila euro ad un detenuto perché non fu protetta la sua salute e, l’anno dopo, la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia a risarcire mille euro ad un detenuto bosniaco perché detenuto con altre quattro persone in una cella di 16 metri quadri. Nel 2001 indennità ad un tunisino perché rinchiuso in una cella di 11,5 metri quadri con altre due persone e a Lecce, nel 2012, risarcimento a quattro detenuti per "lesioni della dignità umana, soprattutto in ragione dell’insufficiente spazio minimo fruibile nella cella di detenzione".

Sono solo alcuni casi che però potrebbero diventare fenomeni di massa se i detenuti, in modo organizzato, cominciassero ad inviare alla Corte di Strasburgo, ricorsi su ricorsi. Il ministro Severino, per ovviare al sovraffollamento e all’eventuale risarcimento, continua a parlare di un piano con 11.573 nuovi posti nelle carceri come se il problema fosse solo quello di creare nuovi posti e non di far diminuire i detenuti in entrata.

Frattanto la Commissione dei diritti umani del Senato, ha offerto i numeri, ufficiali, relativi alle presenze nelle carceri italiane e in settimana metterà il documento ai voti.

Suicidi ‒ Cominciamo dai suicidi che nel 2011 sono stati 63 di cui 38 italiani e 25 stranieri. In tutto ci sono stati 186 persone decedute per cause naturali o da accertare (23). Nel 2010 i suicidi furono 65, i tentati suicidi 1.137, gli atti di autolesionismo 5.703, i decessi per cause naturali 108. Il totale dei morti in carcere negli ultimi 12 anni, supera le 2 mila unità: 1.954 fra i detenuti e 91 fra gli agenti di Polizia penitenziaria. Dal 2000 al 2012 si sono uccisi 700 detenuti e ben 85 agenti di Polizia penitenziaria.

Capienza e presenze ‒ Al 29 febbraio 2012 i posti disponibili nei 206 istituti penitenziari sono 45.742. I detenuti presenti a quella data sono 66.632 di cui solo 38.195 condannati definitivi.

Stranieri ‒ Gli stranieri presenti nelle carceri italiani sono 24.069. Il 20,1% è rappresentato da marocchini, il 14,9% da romeni, il 12,9% da tunisini, l’11,6% albanesi.

Svuota carceri ‒ Le cosiddette leggi svuota carceri (Alfano e Severino) hanno consentito l’uscita dal carcere di 5.140 persone. Nel 2006 con l’indulto del governo Prodi, la popolazione carceraria scese a 39 mila unità su circa 45 mila posti disponibili. Nel 2008 la situazione era già pericolosamente risalita. Il rapporto detenuti/posti era al 129,9%; nel 2009 al 148,2%. Oggi siamo al 145,6%.

Mancanza agenti e magistrati ‒ Rispetto alla pianta organica prevista mancano, oggi, 6 mila agenti di polizia penitenziaria e 34 magistrati di sorveglianza. Mancano, inoltre educatori, psicologi, assistenti sociali.

Bambini ‒ In carcere ci sono 53 madri con 54 bambini in quanto la legge prevede che sotto i tre anni di età, i bambini stiano in carcere con la madre. Per ovviare a questa vergognosa norma, nell’aprile 2011, una legge porta a sei anni il limite di età dei figli sotto il quale è possibile la custodia fuori dal carcere. Per far questo sono necessarie strutture adeguate alla bisogna come le case-famiglia protette. Ma nel Paese dove si spendono soldi per acquistare cacciabombardieri, queste case non si costruiscono per mancanza di fondi. Ne esiste una sola, a Milano.

Italiani detenuti all’estero ‒ I cittadini italiani detenuti all’estero, secondo la commissione del Senato, sono 2.905.

E mentre le commissioni parlamentari "danno i numeri", nelle carceri italiane si continua a morire o a vivere come bestie, spesso senza i servizi basilari. In Sicilia, ad esempio, al 31 gennaio del 2012 sono complessivamente 7.454 (tra cui 200 donne e 1.574 stranieri) le persone detenute nei 27 istituti penitenziari, che hanno in totale una capienza regolamentare di 5.454 persone. A Palermo, al Pagliarelli, ci sono 1.280 detenuti per 858 posti; all’Ucciardone, che può contenere 391 persone, vi sono 565 reclusi. Tra le case circondariali più affollate, Agrigento che ospita 408 detenuti rispetto a una capienza di 260; Augusta (Siracusa), 548 rispetto a 357 posti; Catania Bicocca, con 257 reclusi rispetto a una capienza di 141. Nell’altra struttura di Catania, il carcere di Piazza Lanza, la capienza è di 361 persone ma i detenuti sono 558.

Identica, se non peggiore, la situazione nelle carceri minori. A Enna vi è una capienza di 120 detenuti ma vi sono rinchiuse 178 persone; a Mistretta (Messina), dove la capienza è di 16 persone, ve ne sono 39; a Piazza Armerina (Enna), dove la capienza è di 45 detenuti, ne sono presenti 93; a Gela (Caltanissetta), a fronte di una capienza di 48 persone, ve ne sono 67; a Messina sono in 417 a fronte di una capienza di 330; a Siracusa, dove la capienza è di 309 persone, vi sono 488 reclusi; a Termini Imerese (Palermo), a fronte di una capienza di 77 persone, ve ne sono ospitate 150; a Trapani, dove la capienza è di 324 persone, i detenuti sono 516.

Mancano, inoltre, 518 agenti di Polizia penitenziaria. Nel 2009 il ministro alla Giustizia, Angelino Alfano, sempre molto attento ai desiderata del suo padrone Berlusconi, fra uno studio e l’altro su come salvarlo dai processi, si era interessato anche delle carceri siciliane e aveva promesso un piano triennale con cifre mirabolanti: 1.800 assunzioni di agenti e 670 milioni stanziati per costruire, entro il 2012, undici nuovi istituti e venti padiglioni in strutture già esistenti, per un totale di 9.150 posti. Quel piano non ha mai preso l’avvio. In compenso Alfano è stato nominato segretario del Pdl dal suo principale.

Senza vergogna, continua a servire il suo principale mentre nelle carceri si muore.

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