9 novembre 2012

Vita da freelance: Perché lavorare in UK?

Perché ho deciso di cercare fortuna come giornalista a Londra. Perché il Guardian, a 6 giorni dalla pubblicazione di un articolo, ha già pagato



di Chiara Albanese
da http://www.valigiablu.it/

A sei giorni di distanza dalla pubblicazione di un articolo online, mi arriva la notifica via email. Il conto in sospeso tra me e il quotidiano inglese The Guardian, 90 sterline (circa 110 euro) per 4mila battute online, è stato saldato. Nessuna notula basata su calcolo algoritmico di battute, nessun codice identificativo dell’ordine, nessuna ora trascorsa al telefono per sollecitare il pagamento. Scenario fantascientifico per un giornalista freelance italiano. E che rinforza la soddisfazione per aver deciso di cercare la fortuna come giornalista a Londra. “Cambiare vita per i soldi? Triste…” osserva qualcuno.




 No, non per i soldi, anche se per pagare l’affitto fanno comodo. Perché in Inghilterra c’è rispetto del lavoro, del tempo e impegno impiegati per consegnare un pezzo in tempo, oltre che maggiore trasparenza su come vengono calcolati i compensi per i giornalisti. Nel mercato anglosassone, la retribuzione viene determinata prima dell’assegnazione del pezzo. Il Guardian paga nella maggior parte dei casi un compenso fisso a pezzo (era 80 sterline nel 2010, ora aumentato a 90 per quanto riguarda la mia esperienza), e non è senz’altro tra i più generosi. La maggior parte delle pubblicazioni paga in base alla lunghezza del pezzo, solitamente tra 15 e 30 centesimi a parola, con bonifico diretto o assegno entro la fine del mese in cui l’articolo è stato pubblicato. Torniamo invece in Italia, dove al momento collaboro in modo continuato con 4 testate. Ognuna ha i suoi comandamenti. 


Chi paga una cifra fissa a articolo (30 euro senza alcuna considerazione della lunghezza o/e della complessità del tema), chi in base al numero di battute (per un pezzo di 4mila me ne vengono in tasca una quarantina), chi a spazio occupato nella pagina pubblicata (e le fotografie alta definizione aiutano), chi si affida alla decisione insindacabile del direttore (e speriamo che ce la mandi buona). E c’è chi mi manda il totale (e io fatturo), chi manda il totale (e io aspetto passivamente il pagamento), chi vuole il conto. E chi nulla. Prima o poi i soldi arriveranno. Solitamente poi che prima. Il tempo medio di pagamento é infatti di 3 mesi. Il che, visto da un’altra prospettiva, é comodissimo. Infatti a Natale ricevo i soldi di settembre, mese tradizionalmente ricco. Ma può andare molto peggio. A volte le notule si perdono nell’etere delle trasmissioni email. A volte i pagamenti saltano causa ferie dell’ufficio contabile. A volte i compensi dei freelance vengono decurtati per decisione centrale senza che il freelance ne sappia nulla. Giungla familiare per i freelance italiani. Che resta parte della cultura anche dopo 4 anni a Londra. Tanto che lo shock per la mail del Guardian a 6 giorni dalla pubblicazione è stato talmente forte che per superarlo sono qui a scriverne.

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