10 marzo 2012

Telefonate fra il boss mafioso Cinà e Marcello Dell'Utri

Ecco le telefonate intercettate a metà degli anni Ottanta sull'utenza di Marcello Dell'Utri nell'ambito di un'inchiesta dei giudici di Milano sul fallimento di una società. Per i magistrati che hanno condannato Dell'Utri in primo grado quelle telefonate con un mafioso di Palermo sono gli eccezionali riscontri alle accuse dei pentiti arrivate molti anni dopo - 16 Aprile 2010

9 marzo 2012

Carcere: 66.632 detenuti ma solo 38.195 definitivi

Un documento che sarà posto alla votazione del Senato ci offre una fotografia delle carceri italiane agghiacciante: mancanza di diritti, tortura, sovraffollamento, suicidi. In Sicilia, se possibile, è ancora peggio



di Adriano Todaro
da http://www.girodivite.it/

Il nostro Paese, a causa delle penose situazioni di vita nelle carceri, continua a pagare anche in termini economici. Pur non avendo mai sottoscritto il reato di tortura, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha fissato, nel 1992, anche per l’Italia, un minimo di metri quadri per ogni persona detenuta. Se il detenuto è in una cella singola, deve poter disporre di almeno 7 metri quadri e 4 metri quadri quelli detenuti in celle multiple. Se si hanno a disposizione meno di tre metri quadri, allora è tortura. Senza dimenticare che l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo stabilisce che "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".

Ed è per questo che nel 2008, lo Stato italiano è stato condannato a versare 5 mila euro ad un detenuto perché non fu protetta la sua salute e, l’anno dopo, la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia a risarcire mille euro ad un detenuto bosniaco perché detenuto con altre quattro persone in una cella di 16 metri quadri. Nel 2001 indennità ad un tunisino perché rinchiuso in una cella di 11,5 metri quadri con altre due persone e a Lecce, nel 2012, risarcimento a quattro detenuti per "lesioni della dignità umana, soprattutto in ragione dell’insufficiente spazio minimo fruibile nella cella di detenzione".

Sono solo alcuni casi che però potrebbero diventare fenomeni di massa se i detenuti, in modo organizzato, cominciassero ad inviare alla Corte di Strasburgo, ricorsi su ricorsi. Il ministro Severino, per ovviare al sovraffollamento e all’eventuale risarcimento, continua a parlare di un piano con 11.573 nuovi posti nelle carceri come se il problema fosse solo quello di creare nuovi posti e non di far diminuire i detenuti in entrata.

Frattanto la Commissione dei diritti umani del Senato, ha offerto i numeri, ufficiali, relativi alle presenze nelle carceri italiane e in settimana metterà il documento ai voti.

Suicidi ‒ Cominciamo dai suicidi che nel 2011 sono stati 63 di cui 38 italiani e 25 stranieri. In tutto ci sono stati 186 persone decedute per cause naturali o da accertare (23). Nel 2010 i suicidi furono 65, i tentati suicidi 1.137, gli atti di autolesionismo 5.703, i decessi per cause naturali 108. Il totale dei morti in carcere negli ultimi 12 anni, supera le 2 mila unità: 1.954 fra i detenuti e 91 fra gli agenti di Polizia penitenziaria. Dal 2000 al 2012 si sono uccisi 700 detenuti e ben 85 agenti di Polizia penitenziaria.

Capienza e presenze ‒ Al 29 febbraio 2012 i posti disponibili nei 206 istituti penitenziari sono 45.742. I detenuti presenti a quella data sono 66.632 di cui solo 38.195 condannati definitivi.

Stranieri ‒ Gli stranieri presenti nelle carceri italiani sono 24.069. Il 20,1% è rappresentato da marocchini, il 14,9% da romeni, il 12,9% da tunisini, l’11,6% albanesi.

Svuota carceri ‒ Le cosiddette leggi svuota carceri (Alfano e Severino) hanno consentito l’uscita dal carcere di 5.140 persone. Nel 2006 con l’indulto del governo Prodi, la popolazione carceraria scese a 39 mila unità su circa 45 mila posti disponibili. Nel 2008 la situazione era già pericolosamente risalita. Il rapporto detenuti/posti era al 129,9%; nel 2009 al 148,2%. Oggi siamo al 145,6%.

Mancanza agenti e magistrati ‒ Rispetto alla pianta organica prevista mancano, oggi, 6 mila agenti di polizia penitenziaria e 34 magistrati di sorveglianza. Mancano, inoltre educatori, psicologi, assistenti sociali.

Bambini ‒ In carcere ci sono 53 madri con 54 bambini in quanto la legge prevede che sotto i tre anni di età, i bambini stiano in carcere con la madre. Per ovviare a questa vergognosa norma, nell’aprile 2011, una legge porta a sei anni il limite di età dei figli sotto il quale è possibile la custodia fuori dal carcere. Per far questo sono necessarie strutture adeguate alla bisogna come le case-famiglia protette. Ma nel Paese dove si spendono soldi per acquistare cacciabombardieri, queste case non si costruiscono per mancanza di fondi. Ne esiste una sola, a Milano.

Italiani detenuti all’estero ‒ I cittadini italiani detenuti all’estero, secondo la commissione del Senato, sono 2.905.

E mentre le commissioni parlamentari "danno i numeri", nelle carceri italiane si continua a morire o a vivere come bestie, spesso senza i servizi basilari. In Sicilia, ad esempio, al 31 gennaio del 2012 sono complessivamente 7.454 (tra cui 200 donne e 1.574 stranieri) le persone detenute nei 27 istituti penitenziari, che hanno in totale una capienza regolamentare di 5.454 persone. A Palermo, al Pagliarelli, ci sono 1.280 detenuti per 858 posti; all’Ucciardone, che può contenere 391 persone, vi sono 565 reclusi. Tra le case circondariali più affollate, Agrigento che ospita 408 detenuti rispetto a una capienza di 260; Augusta (Siracusa), 548 rispetto a 357 posti; Catania Bicocca, con 257 reclusi rispetto a una capienza di 141. Nell’altra struttura di Catania, il carcere di Piazza Lanza, la capienza è di 361 persone ma i detenuti sono 558.

Identica, se non peggiore, la situazione nelle carceri minori. A Enna vi è una capienza di 120 detenuti ma vi sono rinchiuse 178 persone; a Mistretta (Messina), dove la capienza è di 16 persone, ve ne sono 39; a Piazza Armerina (Enna), dove la capienza è di 45 detenuti, ne sono presenti 93; a Gela (Caltanissetta), a fronte di una capienza di 48 persone, ve ne sono 67; a Messina sono in 417 a fronte di una capienza di 330; a Siracusa, dove la capienza è di 309 persone, vi sono 488 reclusi; a Termini Imerese (Palermo), a fronte di una capienza di 77 persone, ve ne sono ospitate 150; a Trapani, dove la capienza è di 324 persone, i detenuti sono 516.

Mancano, inoltre, 518 agenti di Polizia penitenziaria. Nel 2009 il ministro alla Giustizia, Angelino Alfano, sempre molto attento ai desiderata del suo padrone Berlusconi, fra uno studio e l’altro su come salvarlo dai processi, si era interessato anche delle carceri siciliane e aveva promesso un piano triennale con cifre mirabolanti: 1.800 assunzioni di agenti e 670 milioni stanziati per costruire, entro il 2012, undici nuovi istituti e venti padiglioni in strutture già esistenti, per un totale di 9.150 posti. Quel piano non ha mai preso l’avvio. In compenso Alfano è stato nominato segretario del Pdl dal suo principale.

Senza vergogna, continua a servire il suo principale mentre nelle carceri si muore.

La corte europea condanna l'Italia per i respingimenti. Ma con la nuova Libia cambierà davvero qualcosa?

La Corte europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo ha condannato l'Italia per i respingimenti verso la Libia

da http://fortresseurope.blogspot.com/

Era il 6 maggio del 2009, e alle motovedette italiane venne dato per la prima volta l'ordine di invertire la rotta. E di riportare in Libia i naufraghi che avevano intercettato in mare 35 miglia a sud di Lampedusa. Sul molo di Tripoli li aspettava la polizia libica, con i camion container pronti a caricarli, come carri bestiame, per poi smistarli nelle varie prigioni del paese. A bordo di quelle motovedette c'era un fotogiornalista, Enrico Dagnino, che ha raccontato la violenza di quell'operazione. Poi fu censura. In Libia vennero respinte altre mille persone in un anno. Ma nessuno vide. E nessuno si indignò.

Fortuna che a Roma uno studio di avvocati non ha mai smesso di crederci, e tramite alcuni buoni contatti in Libia, è riuscito a raccogliere le procure di 24 di quei respinti, undici eritrei e tredici somali. Sono stati loro a denunciare il governo italiano di fronte alla Corte europea. Per essere stati espulsi collettivamente e senza identificazione, per non aver avuto il diritto a un ricorso effettivo davanti a un tribunale, e per essere stati respinti in un paese terzo, la Libia di Gheddafi, dove sono stati incarcerati in condizioni inumane e degradanti e in alcuni casi sottoposti a torture. Quei due avvocati sono Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci. Oggi raccolgono il frutto del lavoro di quasi tre anni di processo Continua a leggere

I ministri banchieri delle Grandi Opere

Tagli draconiani a pensioni e stipendi, annunci di “massimo rigore” nella spesa pubblica, ma il nuovo governo non sembra intenzionato ad abbandonare il modello delle Grandi Opere di Berlusconi & soci



da http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/
Pubblicato su Bollettino – Italia Nostra, n. 467, novembre 2011

Il primo appuntamento del nuovo CIPE, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, ha autorizzato il finanziamento di 4,8 miliardi di euro per il rilancio dei cantieri di alcune delle più controverse infrastrutture programmate dai precedenti esecutivi. Tra esse spiccano il secondo lotto della linea ferroviaria ad alta velocità Genova-Tortona (il cosiddetto “Terzo valico”, 1,1 miliardi); la tratta Av Treviglio-Brescia (919 milioni); il Mose di Venezia (600 milioni). Opere che trasferiscono ancora una volta ingenti risorse pubbliche a favore della ristretta cricca di società di costruzioni e istituti bancari nazionali. Con gli immancabili conflitti d’interesse che però non sembrano turbare l’unanimismo pro-Monti di forze politiche e media.

“Quindici miliardi per le infrastrutture e lo sviluppo. È il nostro modo di essere banca”, recitava l’inserzione pubblicata qualche tempo fa nelle maggiori testate nazionali da Intesa Sanpaolo, il grande gruppo bancario di cui è stato amministratore delegato il neo-superministro dell’Economia, delle infrastrutture e dei trasporti, Corrado Passera, nonché vicepresidente del consiglio di sorveglianza, la responsabile al Welfare Elsa Fornero. “Tanti progetti avviati anche grazie a BIIS, la banca del nostro Gruppo dedicata alle infrastrutture, l’innovazione e lo Sviluppo”, chiariva la manchette.

Proprio la BIIS ha avuto come Ad e direttore generale Mario Ciaccia, chiamato a ricoprire il ruolo di viceministro del collega-banchiere Passera. È proprio sotto la sua direzione che BIIS-Intesa è divenuta la principale banca finanziatrice delle Grandi Opere in Italia. “Abbiamo erogato finanziamenti all’Anas per la realizzazione della terza corsia del Grande Raccordo Anulare di Roma, per un importo di 390 milioni di euro; e del secondo lotto della Salerno-Reggio Calabria, per oltre 430 milioni di euro”, ha dichiarato Ciaccia in un’intervista a Specchio Economico. “Siamo presenti nel Passante di Mestre con un investimento di 800 milioni di euro e abbiamo favorito la realizzazione di parcheggi in varie città per un importo di 130 milioni. Abbiamo attuato il collocamento e la sottoscrizione di parte dell’emissione obbligazionaria della ex società Infrastrutture Spa per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Milano-Napoli, per un importo di 320 milioni di euro. Siamo i consulenti per la realizzazione e gestione delle autostrade Brescia-Bergamo-Milano e delle Tangenziali esterne di Milano, rispettivamente per 1,6 e 1,4 miliardi di euro”. Per la cronaca, Intesa Sanpaolo è azionista per il 39,7% di Autostrade lombarde, soggetto promotore della BreBeMi, mentre BIIS è tra gli arranger del project financing da oltre 1,9 miliardi per i lavori autostradali. Banca Intesa, poi, controlla il 5% del capitale di Tem, a cui si aggiunge uno 0,25% di azioni in mano direttamente a BIIS.

La banca amministrata da Ciaccia è attiva nel settore ferroviario anche attraverso il controllo diretto di Cofergemi, la società che si occupa della linea Genova-Milano (proprio quella “premiata” dal CIPE). BIIS è inoltre advisor dell’autostrada regionale Cremona-Mantova (project financing da 430 milioni) e della Pedemontana Veneta, l’autostrada che collegherà le province di Bergamo, Monza, Milano, Como e Varese. La stessa banca per le infrastrutture controlla il 6,03% della società di gestione della Pedemontana e contestualmente si occupa dell’arranging del debito, stimato in circa 3 miliardi di euro su un costo complessivo dell’opera di 4,7 miliardi. Nell’agosto 2010, BIIS ha poi concesso un credito di 15,7 milioni ad Invester, la finanziaria dell’imprenditore lombardo Rino Gambari, primo socio privato della Brescia-Padova, ricevendo in pegno le quote di proprietà della società autostradale. Della “Serenissima”, Intesa Sanpaolo già detiene il 6% del capitale attraverso la controllata Equiter.

In Liguria, la banca di Ciaccia, Passera e Fornero ha intrapreso una partnership con Regione e amministrazione comunale di Genova per lo sviluppo di grandi progetti come la Gronda di Ponente, il rafforzamento delle infrastrutture portuali e l’immancabile “Terzo valico” (oltre 7 miliardi di investimenti). BIIS ha pure sottoscritto crediti per un miliardo di euro a favore delle imprese impegnate nei lavori della nuova Fiera di Milano ed è arranger di alcuni dei più detestabili programmi destinati alla Sicilia, come il “miglioramento dell’adozione idrica” di Siciliacque Spa (investimenti per 564 milioni) e la realizzazione dei termovalorizzatori da parte di un pool d’imprese a guida Falck (1,2 miliardi) e Sicil Power (450 milioni).

Dulcis in fundo, il mostro del Ponte sullo Stretto di Messina, celebrato da tempi immemorabili da Ciaccia e dalle banche di riferimento. BIIS è un polmone finanziario importante dei Signori del Ponte. Divenuta capofila del pool di banche che ha rilasciato la garanzia fideiussoria per la partecipazione alla gara ad Eurolink, il consorzio d’imprese aggiudicatario dell’appalto (linee di credito per 350 milioni di euro), il 21 luglio 2009, Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo ha fatto sapere per bocca del suo amministratore delegato di essere pronta a intervenire direttamente nel finanziamento dei lavori del Ponte. “Sono stati stanziati 1,3 miliardi e noi siamo pronti a mettere quello che serve e poi eventualmente a sindacarlo”, ha spiegato Ciaccia.

Il neoviceministro non nutre dubbi sul potere taumaturgico del dirottamento di massicce risorse pubbliche a favore delle grandi opere consacrate dalla legge Obiettivo. Il 3 febbraio 2010, intervenendo al convegno dell’Istituto latino-americano su “La cooperazione economica pubblico-privato”, Ciaccia l’ha sparata più grossa di Berlusconi: “Investendo 50 miliardi di euro l’anno così da coprire un fabbisogno infrastrutturale di 250 miliardi, il minimo per far fronte alla crisi economica ed energetica e riprendere lo sviluppo, si potrebbero ipotizzare nell’arco di un quinquennio circa 3,5 milioni di nuovi posti di lavoro”. Come dire che con i 5 miliardi stanziati dal CIPE di Monti potrebbero essere generati 350mila occupati…