13 giugno 2012

UNA TARANTOLA IN RAI

Anna Maria Tarantola, dal primo ministro Monti Mario appena designata alla presidenza della tv di Stato, è sotto inchiesta giudiziaria per non aver impedito, nella sua qualità di vicedirettore di Bankitalia, l’immissione sul mercato bancario dei titoli tossici

di Gianni Lannes
da http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

Forse il varesotto con decenni di raccomandazioni e spintarelle si è montato la testa dopo aver preso ordini a quattr’occhi dal superiore Obama. Il capetto pro tempore - che in realtà non ha completato la specializzazione a Yale e non ha studiato effettivamente con il premio Nobel, Tobin, così come propagandato - ha la zucca vuota piena di banche. Solo in Italia può accadere una cosa simile: la casta parlamentare sotto ricatto non fiata, a parte il senatore Lannutti. Insomma, un’indagata sospinta dal sistema di potere al vertice della Rai: Anna Maria Tarantola, dal primo ministro Monti Mario appena designata alla presidenza della tv di Stato, è sotto inchiesta giudiziaria per non aver impedito, nella sua qualità di vicedirettore di Bankitalia, l’immissione sul mercato bancario dei titoli tossici che hanno messo sul lastrico migliaia di risparmiatori e imprenditori.

Accuse pesanti e documentate, che provengono dai magistrati della Procura della Repubblica di Trani, titolari oltretutto, dell’indagine su Moody’s nella quale è coinvolto il Presidente del Consiglio dei Ministri in carica (Continua a leggere)

Trapani: bandita la parola mafia

Il neo sindaco di Trapani: “non bisogna parlare di mafia perché si rischia di darle soltanto troppa importanza, i progetti dove si parla sempre e solo male della mafia, in realtà danno importanza ai mafiosi”

da girodivite.it
di Antonio Carollo

Secondo il neo sindaco di Trapani.ex generale dei carabinieri in pensione Vito Damiano, nelle scuole “non bisogna parlare di mafia perché si rischia di darle soltanto troppa importanza, i progetti dove si parla sempre e solo male della mafia, in realtà danno importanza ai mafiosi”, meglio fare corsi sui prodotti locali che sull’antimafia. Questa singolare dichiarazione ha innescato una tempesta di polemiche, come c’era da aspettarsi. Poi, in perfetto stile berlusconiano, il neo Sindaco ha controbattuto dicendo di non aver pronunciato quella frase e ha ricordato di aver svolto le funzioni di colonnello a Catania, sottintendendo che lui la mafia la conosce e l’ha combattuta. Ma la questione è: con quale disposizione d’animo, con quali provvedimenti il nostro neo sindaco intende perseguire la trasparenza nell’azione di governo e lo sviluppo della città tanto ripetuti in campagna elettorale .

Ebbene, nel programma con cui si è presentato agli elettori, una serie di dichiarazioni sull’efficienza, sull’onestà degli amministratori, sull’attenzione alle varie categorie, sui giovani, sulle opere infrastrutturali, eccetera, con richiami alle ragioni del cuore, all’amore per le proprie radici (per la genericità degli enunciati il programma del nostro Generale potrebbe andare bene - si fa per dire - per cento altre città), non c’è un cenno, una parola, una sfumatura che faccia riferimento al fenomeno mafioso, certamente presente nell’economia trapanese. Lo stesso può dirsi per gli altri due documenti resi pubblici prima delle elezioni: il curriculum e la lettera aperta ai trapanesi. Neanche sfiorata l’idea di un ferreo concreto controllo degli appalti, terreno molto appetito dalle cosche. Con questo non si vuol dire che il sindaco Damiano non terrà fede ai suoi principi di onestà, onore, disinteresse personale, professionalità.

Ma è perlomeno paradossale che in una città come Trapani un generale dei carabinieri, custode per antonomasia della legalità, non si ponga pubblicamente (per passare poi ai fatti), come sindaco, il problema di tenere a distanza ogni influenza mafiosa dagli affari della città e vada a dire agli studenti di mettere da parte la parola mafia, anziché concorrere, con la sua esperienza di servizio, alla diffusione tra i giovani della cultura antimafiosa e della legalità.

Le donne ebree di Binah, battono il listone e mostrano una vera svolta nella comunità romana

Sono le donne di Binah a aver vinto le elezioni nella Comunità ebraica romana

martedì, giugno 12th, 2012
da http://www.brogi.info/

ROMA - Le donne di Binah, con le loro 17 candidate contro i 20 del gran listone destra-sinistra, premiate da un’affermazione senza precedenti per un soggetto nuovo al suo primo turno: 8 elette. Più di qualunque altro raggruppamento, a partire da Per Israele del presidente della comunità ebraica romana che si è fermato a soli 7 eletti.

Nel dettaglio le donne di Binah hanno avuto 8 elette (sui 20 da eleggere), contro il resto del listone unico e cioè i 7 di Per Israele di Riccardo Pacifici, i 3 di Azad di Victor Magiar, il singolo di Sassun, più l’ex presidente Renzo Gattegna super-partes.

Otto elette e un 39% di voti sono certamente un successo clamoroso per una lista nuovissima di zecca, decisamente controcorrente che ha evidentemente attirato simpatie oltre i confini della lista femminile, certamente premiata dall’essere l’unica nota divergente in un panorama di generale concertazione.

Sabrina Coen, Silvia Mosseri e Ruth Palmieri – le prime tre elette – guidano così un gruppo di donne che elette per il consiglio nazionale dell’Ucei (un parlamentino di 52 membri di cui venti eletti a Roma) rappresentano una novità destinata a farsi sentire anche nel futuro a Roma. Con le due donne elette nel listone portano al 50% la rappresentanza femminile romana, che è un altro elemento da tener presente.

In un mondo come quello ebraico segnato spesso dalla tradizione e su alcuni versanti dalla conservazione questo plotone di elette andrà seguito con attenzione.