9 novembre 2012

Vita da freelance: Perché lavorare in UK?

Perché ho deciso di cercare fortuna come giornalista a Londra. Perché il Guardian, a 6 giorni dalla pubblicazione di un articolo, ha già pagato



di Chiara Albanese
da http://www.valigiablu.it/

A sei giorni di distanza dalla pubblicazione di un articolo online, mi arriva la notifica via email. Il conto in sospeso tra me e il quotidiano inglese The Guardian, 90 sterline (circa 110 euro) per 4mila battute online, è stato saldato. Nessuna notula basata su calcolo algoritmico di battute, nessun codice identificativo dell’ordine, nessuna ora trascorsa al telefono per sollecitare il pagamento. Scenario fantascientifico per un giornalista freelance italiano. E che rinforza la soddisfazione per aver deciso di cercare la fortuna come giornalista a Londra. “Cambiare vita per i soldi? Triste…” osserva qualcuno.


La sofferenza e la politica

Nel corso dell’ultimo mese, nello spazio pubblico ha fatto irruzione – con modalità tanto intense da potersi definire violente – il corpo. Il corpo in carne e ossa, con tutta la sua vulnerabilità, dei cittadini di questo Stato

di Luigi Manconi
da http://abuondiritto.it/

Alcuni cittadini, si intende: un bambino conteso tra due genitori, un uomo sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio, i malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica e di altre patologie neuro-degenerative. Per una volta quei corpi – arti e volti, polsi e caviglie, muscoli e occhi– sono stati visibili sulle prime pagine dei quotidiani e nelle immagini televisive: sfacciatamente esposti, comunque inermi, sempre offesi. Il bambino strattonato e trascinato dalle maniere rudi di agenti di polizia su mandato dell’autorità giudiziaria ; le membra di Franco Mastrogiovanni, sedato dagli psicofarmaci e imprigionato dalle cinghie, fino alla prostrazione e alla morte; i fisici non abili e non potenti dei malati di Sla.


L’omicidio del prof. Bottari. La pista alternativa

Quindici anni fa assassinarono Matteo Bottari, noto gastroenterologo e docente del Policlinico universitario di Messina. Un omicidio eccellente, il secondo terremoto nello Stretto, quello mafioso. Le indagini non hanno ancora rivelato il movente né il volto degli esecutori e dei mandanti. Ma il Comandante dei Vigili Urbani, Calogero Ferlisi, al tempo alla Capitaneria di porto di Messina, esprime un timore: “Quel giorno, forse, potevo essere io l’obiettivo dei killer”

da http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

Il prossimo 15 gennaio saranno trascorsi già quindici anni da quella maledetta sera in cui fu assassinato a Messina il professore Matteo Bottari, stimato gastroenterologo del policlinico universitario.


Chi era davvero Pino Rauti

«Attentati a uffici, magazzini, cinema, linee ferroviarie»: chi era davvero Pino Rauti

di Giulio Salierno*
da http://www.carmillaonline.com/


Era ancora il turno delle sparate retoriche e fideistiche. Stavo per tornare di nuovo nel salone degli uffici quando vidi entrare in sezione Pino Rauti, il giovane leader della corrente spiritualista. Rimasi sorpreso. Non speravo che al dibattito potesse prender parte un uomo del suo calibro. Mi misi seduto in prima fila. Non volevo perdere neppure una parola del suo intervento. Alto, magro, ascetico, Pino Rauti si muoveva con passi lenti, misurati. Sembrava indifferente alla curiosità che destava. Mi ricordava un gesuita. Si accostò al tavolo della presidenza, chiese la parola e si sedette in attesa che gliela dessero. La sala si riempì di gente. La sua presenza aveva richiamato tutti quelli che prima, per sfuggire alla noia, si erano cacciati negli uffici. L’oratore di turno abbreviò il suo intervento per cedere subito il microfono a Rauti.