27 dicembre 2012

Processo Farmacia, tre nuovi testimoni sul disastro ambientale

Il processo continuerà a gennaio, quando la pubblica accusa chiamerà a deporre gli ultimi sei testi. Poi sarà la volta delle parti civili, rappresentate da Santi Terranova, l'avvocato di Lentini esperto di reati ambientali. E, ancora, successivamente toccherà alle parti per la discussione 

da http://www.cataniatoday.it/

CATANIA - Si aggiungono altri tasselli al caso di Farmacia. A testimoniare durante il processo per disastro ambientale, è un tecnico addetto allo smaltimento e allo stoccaggio dei rifiuti di laboratorio nel plesso dell'edificio 2 della Cittadella. Il suo nome è Fabio Leone che già, anni fa, era stato interrogato. "Abbiamo notato- aveva dichiarato durante la prima deposizione- cumuli di liquami maleodoranti. 

Non furono rimossi, ma ricoperti di cemento". Adesso, invece, parla di sbiancamento e precisa " ma non so dire se si fosse trattato di materiale tossico". 

Fabio Leone è uno degli ultimi testimoni citati per la fase istruttoria dal Pm Lucio Setola. La sua testimonianza ha come scopo quello di provare lo stato di inquinamento ambientale dei locali della Cittadella che ospitano il laboratorio del Dipartimento, presunta causa della contaminazione dell'aria e della terra circostanti. Gli altri testimoni sono stati l'ex contrattista di ricerca Manuela Liotta e Carla Gennaro, ex studentessa costituitasi parte civile. 

La Liotta ha parlato di Francesco Paolo Bonina, uno dei docenti imputati: "Bonina si è occupato del problema 'puzza'. Ma una volta dovette mandarci a casa, credo nel dubbio e per evitare problemi". L'ex studentessa Carla Gennaro, invece, ha dichiarato: "I reflui degli esperimenti eravamo abituati a versarli nei lavandini. Solo con la gestione di Franco Vittorio cominciammo ad usare regolari contenitori".
  
Catania, il caso facoltà 

Trattativa, nell'inchiesta anche la mancata cattura del boss Santapaola

Si arricchisce di un nuovo tassello l'inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia: la mancata cattura del boss Nitto Santapaola 

di Aaron Pettinari
da  http://www.antimafiaduemila.com/index.php

Secondo i magistrati che stanno portando avanti l'indagine, i pm Di Matteo, Del Bene, Sava e Tartaglia, tra il 1992 e il 1993 il vertice del Ros avrebbe offerto un salvacondotto, oltre che a Bernardo Provenzano, anche al capomafia catanese. Gli inquirenti hanno recuperato alcune intercettazioni dell'aprile 1993.

In alcune conversazioni due mafiosi avrebbero parlato di un incontro recente col capomafia catanese quindi in un'altra registrazione all´interno di un ufficio di autotrasporti tenuto sotto controllo a Terme Vigliatore, nel messinese, sarebbe registrata persino la voce del boss. Gli interlocutori lo chiamavano “zio Filippo”. “So che hanno fatto un blitz a Milano per droga... - diceva -. E lì ci hanno messo Totò Riina, a me, Madonia, tutti lì, tutti catanesi, perciò alcuni sbirri pensano una cosa, altri ne pensano un'altra...”.

In un secondo colloquio intercettato lo stesso giorno, uno degli interlocutori dice all'altro: “Se non svieni e non lo dici a nessuno, io ti dico chi era quella persona che c'era qua dentro poco fa. Era Nitto Santapaola...”. Nonostante ciò non venne effettuato alcun blitz ed anzi gli uomoni dell'arma furono protagonisti di una sparatoria in cui fu coinvolto un ignaro passante, scambiato per il ricercato Pietro Aglieri. Un disguido, venne detto all'epoca. Per l'accusa un messaggio a Santapaola per proteggerne la latitanza che durò fino al 18 maggio, quando venne arrestato dalla Polizia. Adesso, queste intercettazioni sono state inserite nei cinque faldoni depositati agli atti dell´udienza preliminare del processo per la trattativa in corso a Palermo. 

«Paga o ti brucio vivo» I casalesi colonizzano il Nord

di Rosaria Capacchione

Rimini era la capitale del suo regno. San Marino la sede legale della sua banca. Due società specializzate nel recupero crediti il legame con Fincapital e con i clan più intraprendenti e ricchi della Campania. Lui è Francesco Vallefuoco, fino al 2010 un «normale» imprenditore sbarcato in Emilia Romagna: pieno di soldi e di donne, moglie al seguito e socia in affari, amante impegnata nelle sue stesse attività, collegamenti con la politica (campana) e i trafficanti d’influenze della repubblica del Titano. 

Tanto potente, Vallefuoco, da riuscire - era il 2008 - a imporre il suo pane alle mense scolastiche di San Marino. Prezzi bassi e infima qualità: fu così che l’appalto fu revocato e su di lui si accesero i riflettori delle procure di mezza Italia Continua a leggere

La Gabanelli sul caso dei due Marò

Le parole di Milena Gabanelli, nell'introduzione a una delle ultime puntate di Report, torna sul caso dei due Marò:



"Buonasera, prima di cominciare, i nostri due marò passeranno le feste a casa a condizione che fra due settimane vengano riconsegnati all'India. Un paese dove, se saranno condannati, rischiano la pena di morte. Allora, che cosa succederà in queste due settimane? Noi non siamo stati in grado di fare una legge elettorale, ma per una campagna elettorale potremmo essere capaci di qualunque cosa. Per una volta dimostriamo di essere un Paese dove a vincere è il diritto. E il diritto internazionale prevede che chi ha commesso reati venga processato nel suo paese. 

E' vero che non si trattava di un'operazione militare in senso stretto, è vero che la giurisdizione è complessa, ma sono i nostri connazionali, e come paese potremmo assumerci la responsabilità di non mantenere la promessa garantendo però all'India di fare le cose seriamente e quindi di processarli qui, e se ritenuti colpevoli e condannati, incarcerati qui, perché la c'è la pena capitale. Ma bisogna pensarci subito, bisogna farlo subito, senza aspettare che finiscano in pasto alla politica che li strumentalizza, li candida, li fa diventare eroi, rischiando così ancora una volta di dimostrare al mondo intero di essere un paese pasticcione e poco credibile".