10 marzo 2013

Corleone ricorda Placido Rizzotto “Eroe di coraggio e generosità”

Ucciso dalla mafia il 10 marzo 1948

 di Veronica Femminino
da http://www.blogsicilia.it/



Gli anni di reticenze e depistaggi non hanno avuto il sopravvento, e a 65 anni dalla sua morte Corleone e i siciliani non lo hanno dimenticato. Il 10 marzo del 1948, veniva rapito e brutalmente assassinato dalla mafia Placido Rizzotto, il partigiano e sindacalista della Cgil, una delle prime voci libere in una Terra da secoli oppressa dal malaffare. Erano tempi in cui di mafia non si parlava, nemmeno la si nominava. Chi lo faceva, la assimilava ad una indefinita ‘rispettabilità’ che impone il silenzio e avvelena le coscienze. Il corpo di Placido, buttato in una foiba di Rocca Busambra, venne recuperato solo nel 2009. Tre anni dopo, a seguito di accurate indagini, l’identificazione dei resti. Il 24 maggio del 2012, a Corleone si sono tenuti i funerali di Stato di uno dei più coraggiosi e appassionati figli della difficile Terra di Sicilia. Nel piccolo paese, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, si sono date appuntamento migliai di persone. Anche oggi, Corleone ricorda Placido Rizzotto con una serie di appuntamenti promossi dall’assessorato alle Risorse agricole e alimentari, in collaborazione con l’I.I.S.S. 



“Don Calogero di Vincenti” di Corleone, il Consorzio “Sviluppo e Legalità”, la Lega Coop Sicilia, la FLAI CGIL, e l’Istituto Regionale per gli Oli e il Vino. Noi vogliamo ricordare Placido Rizzotto riproponendovi la videointervista – che trovate in allegato – al nipote che porta il suo stesso nome, e che BlogSicilia ha incontrato nel maggio 2012. Un ritratto accorato, il suo, di quello zio che non ha mai conosciuto, unito alla consapevolezza “di portare un nome che è sempre stato il monito ad un senso di responsabilità nei confronti di questa Terra”. “Sono nato tre anni dopo la sua sparizione – racconta Placido Rizzotto – e non ho purtroppo avuto la fortuna di conoscerlo. Sono cresciuto sentendo parlare di lui. In famiglia abbiamo sempre saputo che era stato ucciso, anche perché le prime indagini lo avevano appurato. Da quando ho memoria, ogni qualvolta devo prendere una decisione importante, penso a come si sarebbe comportato mio zio, a cosa avrebbe fatto nel caso specifico”. Tanti dubbi ed interrogativi, e il bisogno di giustizia. “Nella nostra famiglia – precisa Rizzotto – c’è sempre stata una cultura diversa. Dai discorsi che sentivo da bambino, e dalle parole di mio nonno Carmelo, ho sempre percepito che la mafia non era soltanto un fenomeno generico ma un problema reale, e noi ne eravamo vittime, tra migliaia. Tutti i Rizzotto, dopo la morte dello zio, hanno combattuto affinché venisse fatta giustizia, non ci siamo mai arresi”. La storia di Placido Rizzotto è emblematica di quanto accaduto in Sicilia nel dopoguerra. Lo precisa il nipote: “Le lotte contadine, la rivolta proletaria al baronaggio agrario-mafioso. 

Nessun diritto esisteva qui. Nel corso del tempo le cose sono cambiate ma lentamente, perché la mafia ha sempre fatto leva sull’ignoranza per poter prosperare”. Nel secolo scorso i sindacalisti uccisi in Sicilia sono stati 42, secondo alcune fonti 47. Un dato ufficiale non c’è. “Venivano uccisi – dice Rizzotto – perché la mafia li temeva. E’ quanto accaduto a mio zio. Questi sindacalisti sarebbero stati la nuova classe dirigente. A loro invece, si è sostituita una classe affarista collusa con la mafia che ha condizionato negativamente la vita economica e politica dell’Isola”. Placido Rizzotto è stato un eroe, moderno, forse senza nemmeno saperlo. Nato nel 1914, aveva partecipato alla seconda guerra mondiale, e poi, dopo il ritorno a Corleone, presidente dei reduci e combattenti dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) di Palermo e, soprattutto, segretario della Camera del lavoro del piccolo comune del Palermitano. Nel Partito socialista italiano e nella Cgil aveva trovato amici e collaboratori con cui condividere la sua idea di una Sicilia libera. Ma non solo. Il nipote di Placido ci fornisce un ritratto per alcuni versi inedito. “Lo zio – ricorda – non era un comunista estremista. Molti non sanno che nutriva una profonda fede religiosa, frequentava la chiesa, prendeva parte alle celebrazioni religiose. Era presidente del Comitato dei festeggiamenti della Madonna della Rocca di Corleone. Per lui la ricerca del bene era pane quotidiano, dovere morale, desiderio irrinunciabile”. Impegno ed entusiasmo le sue doti naturali. “Era – conclude Placido Rizzotto – una persona buona e generosa. Attraverso il sindacato, distribuiva beni di prima necessità ai poveri. Era coraggioso ma soprattutto un uomo d’azione vero, uno che si rimboccava le maniche, che non aveva paura. Un punto di riferimento per i lavoratori i cui diritti venivano e sono spesso tuttora calpestati.”.

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