1 aprile 2013

Il genocidio in Guatemala sotto processo

Dopo trent’anni, l’ex-dittatore del Guatemala Efraìn Rios Montt, verrà finalmente giudicato in tribunale

di valentina veneroso
da http://www.iljournal.it/

Il paese centroamericano sarà dunque costretto a trovarsi faccia a faccia con gli orrori del passato, per affrontare un processo imperniato sul conflitto in cui morirono 200.000 persone. Rios Montt, in particolare, dovrà rispondere della morte di quasi duemila indigeni, da parte delle Kaibiles, le forze speciali antiguerriglia.





Perché aspettare tutto questo tempo per giudicare il golpista guatemalteco e le efferratezze di cui è responsabile? Fino allo scorso anno la sua appartenenza a un partito politico tra le fila parlamentari gli ha permesso l’immunità. 

Ma i giochi sono finiti per lui e per la prima un ex capo di Stato è portato a giudizio per genocidio da un tribunale nazionale. Un momento storico per il paese e il suo sistema giudiziario, anche se fuori dall’aula i sostenitori di Montt non mancano e dichiarano in una campagna, che il genocidio, in Guatemala, non c’è mai stato. Tra questi, anche l’attuale presidente ed ex militare, Otto Perez Molina, contro cui punta il dito la premio Nobel per la pace guatemalteca, Rigoberta Menchù, che lo accusa di “continuare ad annichilire i diritti delle comunità maya del paese”. 

Molina ha recentemente dichiarato che rispetterà la decisione dei giudici, seppure “tra il 1982 e il 1983 non furono commessi crimini contro l’umanità in Guatemala. Ci fu una guerra civile nella quale furono coinvolti i maya perché rappresentavano l’80% dei membri dell’esercito ma non si trattò di uno sterminio per ragioni razziali”. L’ONU, testimonia nel suo Rapporto della Commissione per il Chiarimento Storico, con le storie delle vittime, che Molina mente. I racconti da brivido che vi sono raccolti parlano di bambini uccisi a colpi di roccia, episodi di cannibalismo dei soldati e violenze contro le donne in stato di gravidanza, per mano dell’esercito. E’ difficile credere che, in casi come questi, ci sia ancora qualcuno con il coraggio di non chiamare le cose col loro nome.

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