7 ottobre 2013

L'intelligence poco intelligente

I servizi segreti di mezzo mondo seguono preoccupati l’affare Telecom. Attraverso la rete italiana e la Sicilia passano i collegamenti per il Medio ed Estremo Oriente 

di Ennio Remondino

Capire qualcosa di spionaggio, andando oltre i film di James Bond, è privilegio di pochi. Conoscessi qualche spia vera, avrei davvero molto da chiederle. Ad esempio: non esiste una struttura, una “divisione” che si occupa di antiproliferazione e minacce finanziarie? L'acquisizione della rete telefonica fissa italiana da parte di azionisti stranieri non è una minaccia? A leggere in giro, così non sembrerebbe proprio.



Ad esempio: Giuseppe Oddo su il "Sole 24 Ore" ci racconta che la Sicilia è per le telecomunicazioni uno dei principali hub a livello mondiale assieme a Marsiglia.

Nell'isola confluiscono i cavi transoceanici di Telecom Italia da e per il Medio Oriente, da e per il subcontinente indiano, da e per l'Estremo Oriente verso Indonesia, Singapore, Filippine, Corea del Sud. «Global backbone» lo chiama il mondo, ed è l'infrastruttura di rete di Telecom, una rete anche fisica fatta da cavi sottomarini che s'intrecciano e collegano i continenti, smistamento dati, voci e video sul pianeta. Per dare la misura della delicatezza strategica della rete Telecom, dall'Italia transitano tutti i collegamenti verso Israele. Forte preoccupazione nel mondo grigio della sicurezza, ma facendo finta che nulla di grave stia accadendo. Ed ecco considerazioni un po' caricaturali dell'ex generale Carlo Jean a Corsera che, alla Catalano, ci dice che “sarebbe stato peggio dal punto di vista della sicurezza nazionale se il controllo della società, anziché in uno Stato come la Spagna, aderente alla Nato, fosse finito in Russia o in Cina”.

Meglio belli e ricchi che brutti e poveri, eccetera eccetera. Altra versione più nascosta e delicata ci dice che agli Usa non sarebbe dispiaciuto l'intervento del magnate egiziano Naguib Sawiris, accordo a cui stava lavorando il presidente di Telecom Franco Bernabè che, muovendosi su strade tanto insolite (un imprenditore egiziano), sapeva certo di avere le spalle ben coperte. Salvo il colpo basso di Telco. Sawiris - il candidato Cia lo definiscono alcuni - è un cristiano appartenente a una minoranza religiosa egiziana che è stata massacrata dai Fratelli musulmani e che gli Usa ritengono essenziale per l'assetto strategico del Nord Africa. La stessa fonte sostiene che con Sawiris sarebbe arrivato in Telecom, oltre che un'iniezione di capitale, un uomo gradito agli Usa molto più dei francesi e di Cesar Alierta, presidente di Telefonica spagnola.

E Telecom torna al centro della eterna partita tra intelligence, finanza e politica. Come nel 1997 quando si sviluppò una guerra tra grandi società industriali, grandi banche d'affari, un manipolo di piccoli e medi imprenditori ed i governi succedutisi dal 1994. I dettagli nel libro di Giuseppe Oddo e Giovanni Pons "L'Affare Telecom". Tra l'altro si legge che l'allora presidente del gruppo, Gian Mario Rossignolo. subì pressioni dal Sismi, l'allora servizio per la sicurezza esterna, perché fosse messo sotto ascolto in Sicilia il nodo delle comunicazioni verso il Medio oriente. Altro episodio di “attenzioni sospette” lo scandalo sull'attività di dossieraggio fatta dalla security di Telecom, presidenza Tronchetti Provera, contro esponenti del mondo dell'economia, dell'industria e del giornalismo.

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