30 dicembre 2013

Fuck Weddings. Come si vende il matrimonio.

Le donne sognano il matrimonio in abito bianco, bouquet, velo, strascico e marito sornione all’altare. Questo è quello che dice lo stereotipo e a giudicare dalla proliferazione di programmi tv sul tema sembrerebbero in molti gli interessati a mantenerlo vivo, a venderlo come un sogno contemporaneo, senza tenere minimamente in conto l’effettivo calo delle unioni 

da http://comunicazionedigenere.wordpress.com

E’ un cortocircuito catto-fascio-capitalista. Il modello della famiglia etero che pensa a popolare il Paese e intanto compra e consuma per esserne all’altezza.






Fin da piccole alle bambine viene suggerito dai film, dai cartoni animati, dai giochi, quale sarà uno dei loro obiettivi nella vita.Comprare un vestito principesco per sposare un uomo mentre ancora si è in età da marito ( le zitelle esistono ancora, anche se si chiamano single). I giochi “sul matrimonio” sono infatti orientati esclusivamente per il mercato femminile. E l’aspettativa matrimoniale inculcata fin da piccole si ritrova nella confortante immagine media che reclamizza atelier di abiti o accessori da sposa. Si mescolano le trite rappresentazioni della moda ( pose innaturali, sguardo tetro, presunta eleganza del muso offeso ) con la necessità conformista di non essere troppo provocanti, eccentriche, diverse. Il meccanismo sembra essere: se una donna decide di sposarsi deve accettare in toto tutto il pacchetto.

In Italia c’è un solo modo di sposarsi ed è quello tra eterosessuali. Le pubblicità “matrimoniali” rispecchiano ovviamente la negazione dei diritti a coppie non etero e propone solo coppie bianche uomo-donna. Senza voler ridurre il campo di lotte LGBTQI alla semplice rivendicazione del matrimonio tra persone omosessuali, ma è chiaro che dalle pubblicità “sul matrimonio” si tagla fuori una larghissima fetta della popolazione. Ci sono delle variazioni sul tema. Pubblicità rivolte esclusivamente a donne, perchè, come per i giocattoli dell’infanzia, il matrimonio è un campo semantico e culturale femminile. Le donne che “incastrano gli uomini”, le donne che “si vogliono far sposare”, le donne che piangono ai matrimoni, le donne che spendono mesi alla ricerca del “abito perfetto”.

Qui sotto qualche esempio di spose con sciatica. Pose da moda spicciola, patinatura principesca. Le sposine col velo sul culo o l’ironia da matrimonio. Le testimonial “vip” semisconosciute, con la faccia tumida da sesso o la panciona sexy gravida e un passato da vallette televisive. Questo il panorama medio dell’immaginario da matrimonio. Dall’estero però qualche novità arriva. E’ la nuova campagna pubblicitaria di Stone Fox Bride, atelier newyorchese di abiti da sposa, che con il lancio “Fuck Weddings” ha realizzato una serie di scatti irriverenti per la nuova collezione.



La ragazza a sinistra è Jemima Kirke, una delle protagoniste della serie GIRLS di Lena Dunham, interpreta una delle coppie ideali dell’atelier, che rappresenta allo stesso modo coppie etero e omo. Tra le altre, spicca anche la foto di ragazzotti pelosi coperti di merletti. Tra i vari accessori, anche il kit di sopravvivenza della damigella.

Non ci sono spogliarellisti vestiti da poliziotto o torte a forme di pene come nel peggiore dei clichè, ma libri di Judy Blume ( narrativa per teenagers scanzonata e progressista – temi come masturbazione, sesso, divorzio ) incenso al Nag Champa, fasci di lavanda per profumare la casa, oli essenziali rilassanti ed immancabili sex toys ( per lei e per la coppia etero o omo ).

Magari anche queste proposte matrimoniali saranno basate su stereotipi, ma per lo meno sono più divertenti e originali.

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