10 marzo 2013

L’informazione si può fare quando ci si occupa della “casta”?

Benvenuto in politica, caro Beppe Grillo. Quando uno diventa un personaggio pubblico, specie se il più noto, deve dare per scontato che della sua vita tutto, ma proprio tutto, verrà analizzato e raccontato. E le domande che solleva l’inchiesta dell’Espresso restano tutte in campo

http://www.giuliocavalli.net/
di Giulio Cavalli



Scrivevo proprio qui qualche giorno fa delle normalizzazioni e delle strumentalizzazioni che Beppe Grillo (con la solita intelligenza utile) scrive per difendersi. Dicevo, appunto: E’ la politica, bellezza. Stavate arrivando e ora siete arrivati. Stefano Feltri riprende il tema (partendo proprio da qui) e lo sviluppa in modo interessante. Vale la pena leggerlo: Benvenuto in politica, caro Beppe Grillo. Quando uno diventa un personaggio pubblico, specie se il più noto, deve dare per scontato che della sua vita tutto, ma proprio tutto, verrà analizzato e raccontato. Sono le regole base dell’informazione e del giornalismo – quello più sano – che trova notizie e le racconta, lasciando poi al lettore il compito di farsi un’opinione. Funziona così, anche se chi magari vive soltanto sui blog, immune da ogni input sgradito, non se lo ricorda più. L’Espresso, ormai lo saprete, ha rivelato che l’autista-factotum di Grillo, Walter Vezzoli, ha aperto diverse società in Costa Rica per costruire un fantomatico restort eco sostenibile mai realizzato, in compagnia della cognata di Grillo (all’epoca compagna di Vezzoli) e di un imprenditore accusato – e assolto – per traffico internazionale di droga. L’inchiesta de L’Espresso, firmata da Vittorio Malagutti, Nello Trocchia e Andrea Palladino (il primo fino a poco tempo fa cronista finanziario di punta del Fatto Quotidiano, gli altri due collaboratori sia del Fatto che dell’Espresso) è, appunto, un’inchiesta.


Come ci vogliono fregare per altri vent'anni

C'è sempre stato qualcosa di Matteo Renzi che non mi ha mai convinto fino in fondo. Non si tratta del fatto che non lo infastidisse trattare i temi della politica nei luoghi del bunga-bunga piuttosto che nelle apposite sedi istituzionali, ma di qualcosa di più profondo, di più subliminale

da http://www.byoblu.com/



"Cambiare tutto perché non cambi niente" non è solo un modo di dire. E' una strategia di successo che non si è certo inventata Gelli, ma che ha ben formalizzato nell'ormai tristemente noto "Piano di Rinascita Democratica", balzato all'onore delle cronache ormai 30 anni fa e perlopiù realizzato nel silenzio generale dell'opinione pubblica, la quale si comporta come quella moglie che trova un capello biondo nel letto del marito (essendo lei mora) e lo lascia cadere indifferentemente al suolo perché scompaia nel sacchetto dell'aspirapolvere, insieme a una consapevolezza che le farebbe più male che bene. "La verità ti fa male lo so", diceva Caterina Caselli. Anche la libertà sa fare molto male. C'è sempre stato qualcosa di Matteo Renzi che non mi ha mai convinto fino in fondo. Non si tratta del fatto che non lo infastidisse trattare i temi della politica nei luoghi del bunga-bunga piuttosto che nelle apposite sedi istituzionali (che è una questione di trasparenza, un po' come se un impiegato ricevesse i fornitori a casa sua), ma di qualcosa di più profondo, di più subliminale.

Corleone ricorda Placido Rizzotto “Eroe di coraggio e generosità”

Ucciso dalla mafia il 10 marzo 1948

 di Veronica Femminino
da http://www.blogsicilia.it/



Gli anni di reticenze e depistaggi non hanno avuto il sopravvento, e a 65 anni dalla sua morte Corleone e i siciliani non lo hanno dimenticato. Il 10 marzo del 1948, veniva rapito e brutalmente assassinato dalla mafia Placido Rizzotto, il partigiano e sindacalista della Cgil, una delle prime voci libere in una Terra da secoli oppressa dal malaffare. Erano tempi in cui di mafia non si parlava, nemmeno la si nominava. Chi lo faceva, la assimilava ad una indefinita ‘rispettabilità’ che impone il silenzio e avvelena le coscienze. Il corpo di Placido, buttato in una foiba di Rocca Busambra, venne recuperato solo nel 2009. Tre anni dopo, a seguito di accurate indagini, l’identificazione dei resti. Il 24 maggio del 2012, a Corleone si sono tenuti i funerali di Stato di uno dei più coraggiosi e appassionati figli della difficile Terra di Sicilia. Nel piccolo paese, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, si sono date appuntamento migliai di persone. Anche oggi, Corleone ricorda Placido Rizzotto con una serie di appuntamenti promossi dall’assessorato alle Risorse agricole e alimentari, in collaborazione con l’I.I.S.S. 

Le stragi, le trattative e la Falange Armata

Nel decreto di rinvio a giudizio del gup Piergiorgio Morosini nel procedimento sulla trattativa Stato-mafia la presenza della Falange Armata si fa sempre più tangibile 

di Lorenzo Baldo
9 marzo 2013
da http://www.antimafiaduemila.com/



“Dall’esame delle fonti indicate si ricavano elementi a sostegno di una ipotesi di esistenza di un progetto eversivo dell’ordine costituzionale, da perseguire attraverso una serie di attentati aventi per obiettivo vittime innocenti e alte cariche dello Stato, rivendicati dalla Falange Armata e compiuti con l’utilizzo di materiale bellico proveniente dai paesi dell’est dell’Europa”. Nel decreto di rinvio a giudizio del gup Piergiorgio Morosini nel procedimento sulla trattativa Stato-mafia la presenza della Falange Armata si fa sempre più tangibile. “Nel perseguimento di questo progetto Cosa Nostra sarebbe alleata con consorterie di ‘diversa estrazione’, non solo di matrice mafiosa (in particolare sul versante catanese, calabrese e messinese). E nelle intese per dare forma a tale progetto sarebbero coinvolti ‘uomini cerniera’ tra crimine organizzato, eversione nera, ambienti deviati dei servizi di sicurezza e della massoneria, quali ad esempio Ciancimino Vito”. Il riferimento è alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino sul coinvolgimento del padre nelle vicende di Gladio, Ustica e del caso Moro.