23 luglio 2014

Augusta: Nudi in fila per fare la doccia

Nel centro di prima accoglienza di Augusta: uomini e donne a carponi sotto i getti delle condotte idriche. Senza paraventi e senza pudore

da http://www.webmarte.tv/



Promiscuità forzata. Cosi impone l'emergenza. Di sessi, di religioni, di etnia. Un mix che alle volte può diventare esplosivo. Come l'altra sera, quando decine di immigrati di nazionalità diverse, sotto lo stesso tetto, se le sono date di santa ragione per la spartizione dei posti in branda. Perchè anche in quelle circostanze vige la legge del più forte. Della razza più forte perchè la più violenta e col pallino della sottomissione. Uomini e donne, senza pudore. Vietato averne, non c'è tempo nè le condizioni logistiche per potersi vergognare di mostrare il proprio sesso. Uomini e donne, in fila verso le docce, a carponi, in ginocchio, pronti a ricevere quel getto d'acqua dolce atteso da giorni e giorni trascorsi in balia delle onde salmastre. Donne e uomini, senza distinzione d'età. L'unica nota di colore, semmai, le allegre ciabatte da spiaggia, le asciugamano variopinte legate ai fianchi. Uomini e Donne (più reality dei reality in tv) completamente nudi. Senza alcuna distinzione di sesso e di luogo di pertinenza dove poter nascondere le proprie nudità, il proprio sesso. Non si può stare in piedi. Solo accovacciati sotto il getto d'acqua. Questo passa il governo. Tra le condotte idriche alte un metro da terra (altro che docce!) abbeveratoi per animali, nè più nè meno, nessun separè tra la zona donne e la zona uomini. Tutti insieme nudi nello stesso cortile, a pochi metri le une dagli altri. Gli uomini sono i più non curanti, mostrano le proprie nudità e vanno carponi sotto i getti d'acqua. Le donne, qualche metro più in là, mantengono quel residuo di pudore rimasto, dopo settimane di convivenza forzata sui barconi, costipati, ammassati, ognuno sporco delle urine e del vomito dell'altro. Le donne si coprono prima con le mani, poi decidono di crearsi da sole una "capanna", con delle asciugamani formano un privè dove ad una ad una entrano nude per uscirne lavate e vestite. Qualche metro in là i maschi sghignazzano. Forse sorpresi di tanta pudicizia giorni fa "violata" dentro le stive dei barconi- fornace. Appena qualche mese fa fece scandalo la foto cronaca di giovani immigrati "colpiti" da getti d'acqua violenti, completamente ignudi, messi all'angolo nel cortile del centro di prima accoglienza. E, tra l'altro, dove sta la privacy? Ammesso che tutto questo dramma nel dramma si svolga all'interno di un cortile, non è proprio cosi. Donne e uomini dalla nuda pelle nera vengono sbirciati dalle finestre degli edifici circostanti, dalle grate del cortile, come per dire...Venghino signori, lo spettacolo sta per cominciare. Uno spaccato di vita terribile, scioccante che con la mente ti riporta obbligatoriamente indietro nel tempo di almeno 60 , 70 anni fa quando, con le stesse modalità e per fortuna scopi diversi, ci si metteva in fila, completamente ignudi, pronti a subire l'acqua bollente una volta entrati nelle "saune". Esagerazione nel paragone? Sicuramente il porto commerciale di Augusta non è nè Birkenau nè Auschwitz. Ma la sostanza non cambia, quando donne e uomini, insieme, vengono mandati in un luogo in cui devono svestirsi, fare la doccia, la disinfestazione e cose di questo genere. E poi, una volta spogliati, lavati e strigliati, (forse anche depilati?) l'incisione, meno male non sulla nuda carne, ma sul bavero, del numero di riconoscimento, il nuove nome di battesimo in terra Italia. E "Se questo è un uomo". Cosa potremmo aspettarci dal diario dei ricordi, un domani, quando tutto sarà finito, di un giovane siriano?

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