13 febbraio 2016

Referendum trivelle 17 aprile: 300 milioni buttati

Ieri il governo ha comunicato che il referendum sulle trivelle per la ricerca di petrolio nel mare Adriatico si terrà il 17 aprile 2016, senza accorpamento con le elezioni amministrative


da http://www.nextquotidiano.it
12 febbraio 2016

Il Consiglio dei ministri lo ha deciso nonostante gli appelli a non sprecare 300-400 milioni di euro che costerebbe organizzare la consultazione. Con l'obiettivo di farlo saltare per mancanza di quorum. Lo scorso settembre dieci regioni italiane (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) hanno chiesto l’abrogazione di un articolo dello «Sblocca Italia» e di cinque del decreto Sviluppo (questi ultimi si riferiscono alle procedure per le trivellazioni). Le Regioni interessate hanno così presentato sei quesiti referendari per fermare la prima fase di questa modalità di estrazione. Le richieste delle Regioni e dei comitati riguardavano l’abrogazione dell’articolo 35 del decreto Sviluppo e di alcune parti dell’articolo 38 del decreto «Sblocca Italia». Il Governo però, tramite una norma inserita nella Legge di Stabilità, ha di fatto “disinnescato” cinque dei quesiti presentati dalle Regioni. La proposta di referendum riguarda l’articolo 35 del decreto Sviluppo del 2012 (varato dall’allora governo Monti) e si chiede il ripristino del divieto di qualsivoglia attività di ricerca e estrazione di idrocarburi all’interno delle aree marine protette, in un raggio di 12 miglia marine dalle stesse e dalle coste italiane. La scelta che i cittadini avranno di fronte, qualora si andasse a votare per il referendum, è quindi quella di decidere se l’eventuale crescita economica del territorio dovuta alle concessioni delle trivellazioni sia un fattore più importante della tutela delle risorse naturali e dell’industria del turismo.


Contraccezione d’emergenza, questa sconosciuta

Sarà anche dovuto alla confusione di sigle, di nomi e soprattutto di giorni, fatto sta che in tema di contraccezione d’emergenza e di aborto chimico l’ignoranza, in Italia, sembra continuare a regnare sovrana

di Massimo Maiurana
da http://www.uaar.it/news/

A certificarlo un’indagine effettuata dall’istituto di ricerca Swg di Trieste da cui emergono dati inquietanti, non solo in riferimento alle utenti ma soprattutto in riferimento agli operatori del settore. Pare infatti che una donna su tre sia tuttora convinta che per acquistare la pillola del giorno dopo occorra la ricetta del medico, ma quel che è peggio è che la stessa convinzione ce l’ha ben un farmacista su sette. Eppure è dal maggio dello scorso anno che l’obbligo della prescrizione medica è stato eliminato grazie a una determina dell’Aifa, e con esso anche l’assurdo obbligo del preliminare test di gravidanza. In realtà la ricetta è ancora necessaria se a richiedere il farmaco è una minorenne, ma va precisato che comunque la legge non prevede né che la minore sia accompagnata da un adulto, né che occorra acquisire il consenso di chi ne esercita la potestà genitoriale.


Regeni, i servizi egiziani e Hacking Team

Vicino all’autostrada dov’è stato trovato il corpo di Giulio Regeni c’è un importante ufficio della polizia segreta egiziana. La stessa a cui la società milanese Hacking Team ha venduto il potente software di spionaggio Rcs in grado di sorvegliare ogni istante della vita informatica degli obiettivi. Certi affari diventano sempre più imbarazzanti
 

da http://toxicleaks.org/